February 4, 2009

Solo un padre

Filed under: La condizione maschile, Uomini e giornali, La Grande Madre terribile - Administrator @ 10:13 am

La bella intervista di Fabio Barzagli al Telegiornale della Toscana di Italia7.
In difesa della possibilità di vedere, frequentare, far crescere ed educare sua figlia.
La trovate cliccando QUI

La Redazione

December 1, 2008

Padre italiano sfida i terroristi per portare il latte alla bimba da due giorni chiusa in una stanza con la madre

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 11:29 am

a cura della Redazione

Ecco due articoli e le foto che raccontano la vicenda

in La Repubblica.it: Emanuele Lattanzi è celebre in India per le ricette che prepara nell’hotel Oberoi ha sfidato i terroristi per portare il latte alla bimba da due giorni chiusa in una stanza con la madre Il cuoco italiano riabbraccia la figlia “Ho vissuto due giorni in un incubo” L’Unità di crisi della Farnesina: “Madre e figlia stanno ragionevolmente bene” di Giovanni Gagliardi

da Il Giornale.it:
“E ora il cuoco-eroe festeggia: «Mia figlia è nata un’altra volta»” di Maria Grazia Coggiola

March 4, 2008

Eroi

Filed under: La condizione maschile, Uomini e giornali, Il Selvatico - Administrator @ 1:14 pm

di Paolo Mombelli

Un operaio si sente male nel ripulire un’autocisterna che trasporta materiale chimico, quattro uomini si calano nell’autocisterna per soccorrerlo,muoiono in cinque. Eroi. I vigili del fuoco, intervistati dai giornalisti dei tg, invitano chiunque si appresti a soccorrere una persona in un ambiente a rischio a “tenere sotto controllo l’istinto” a favore di un intervento d’aiuto ragionato ed effettuato in regime di sicurezza. Eroi. Uomini che muoiono per altri uomini e uomini che insegnano agli uomini come soccorrere gli uomini in pericolo di vita. Eroi,gli uni e gli altri. Per istinto e per professione. Eroi, uomini del dono, gente per cui la vita ha senso soltanto se vissuta con gli altri e per gli altri Maschi adulti, uno di loro è quello, bambino fino a ieri pomeriggio, della foto di Oliviero Toscani pubblicata su Donna Moderna della settimana scorsa. E’ cresciuto in fretta quel bambino, voleva riscattarsi dal predestino di carnefice, ed ora che è vittima riposa in pace. Eroi, questione di DNA maschile, quel lungo pezzo di sequenza del DNA che a Toscani è sfuggito. Una svista, grave però, per un fotografo, maschio.

December 2, 2007

Il clima peggiora? Colpa dei maschi, naturalmente!

Filed under: La condizione maschile, Uomini e giornali - Administrator @ 8:58 pm

di A. Ermini

Singing in the rainProsegue senza sosta la campagna internazionale di criminalizzazione/colpevolizzazione del genere maschile. Questa volta è il governo svedese ad aver presentato alla Commissione per lo Sviluppo sostenibile dell’Onu, la ricerca “A study on gender equality as a prerequisite for sustainble development” realizzata da tale Gerd Jonhsson-Latham. Compiaciuto, ne da prontamente notizia l’immancabile Il Manifesto, con un articolo del 30/11/07 di Marinella Correggia dal titolo “Clima, sono gli uomini la vera minaccia”.
Ai maschi viene imputato di percorrere più chilometri in auto, di mangiare più carne, di frequentare troppo i ristoranti, di usare di più cibi pronti, di possedere più yacht, e chi più ne ha più ne metta. Tutto quello che fa un maschio è negativo, insomma, e l’unica salvezza per il clima è che trasformi in senso femminile i suoi comportamenti. E le donne?
Si ammette che certo, le donne spendono molto di più in beni di consumo, addirittura 20 volte di più degli uomini per i prodotti d’igiene, ma la giustificazione è pronta. Le abitudini femminili avrebbero minor impatto sul clima, anche se molto dannose a livello locale, e poi molte spese femminili sarebbero in connessione col ruolo materno e dunque non si tratterebbe di consumismo individuale.
I maschi invece, quando guidano auto e camions lo fanno per divertimento, mica per lavoro dei cui frutti usufruiscono largamente mogli e figli. E quando guidano per diporto sono sempre e rigorosamente soli, mai che abbiano accanto la famiglia con suocera o l’amante. E gli yachts? Li usano solo per se stessi, i maschi inquinatori. (more…)

January 15, 2007

Il coraggio di Gabriele

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 4:27 pm

di C. Brivio

I coniugi RomanoSu La repubblica di oggi 12 gennaio, Gabriele Romagnoli, nell’articolo dal titolo: Il nemico in condominio”, in prima pagina e a seguire in terza, scrive fra l’altro:
“I coniugi Romano,(…), ci costringono a ripensare affermazioni scontate. La prima è che l’uomo sia un animale socievole. (…). La seconda certezza che ci conviene smantellare è che la violenza venga da lontano, da un meandro oscuro o un ambiente deviante.(…). (…) Inoltre bisogna fare piazza pulita della terza convinzione: che la violenza sia, se non esclusivamente, almeno in prevalenza appannaggio maschile. Gli inquirenti cercavano l’uomo (o gli uomini). Perfino il sopravvissuto, nella sua affaticata testimonianza, descriveva soltanto l’uomo, quasi avesse rimosso l’Angela sterminatrice come un’allucinazione. Eppure lei è quella che (ecc., ecc.)”.
Dunque oltre a un ripensamento sulla naturale socievolezza umana e sulla violenza che è estranea alla normalità quotidiana, Romagnoli invita a ripensare anche l’attribuzione della violenza esclusivamente alla natura maschile. I fatti di Erba dimostrano che la violenza è prerogativa di entrambe i generi. Ma questa evidenza non era consapevolezza presente in ogni cultura, in ogni tempo, laica o religiosa che fosse? e alla portata di chiunque guardi alla realtà con gli occhi aperti? Come è possibile dunque che diventino “scontate” affermazioni che chiunque esperimenta quotidianamente essere false (vedi La colonna infame in www.maschiselvatici.it/menu/atti.htm)? E perché solo Gabriele Romagnoli trae dagli eventi di Erba questa conclusione antica come l’Umanità? Forse il problema più che di acutezza nel capire è di coraggio nel dire.

January 13, 2007

Il vero soffitto di cristallo

Filed under: La condizione maschile, Uomini e giornali, La Grande Madre terribile - Administrator @ 8:34 am

di A. Ermini

Non è quello, ormai, che impedisce alle donne che meritano di accedere agli ambiti posti di potere. E’ un altro, è quello che nasconde una verità sconvolgente e misconosciuta, che solo raramente emerge sulla nostra stampa tutta dedita a pubblicare le cifre (falsificate, e basta guardarsi le statistiche Istat), sulla violenza domestica maschile come prima causa dei decessi femminili.
La verità è che le violenze domestiche coinvolgono entrambi i generi. Panorama dell’8 gennaio pubblica un articolo, “Quando è l’uomo ad essere malmenato”, di Gian Antonio Orighi, da cui questa verità taciuta inizia ad emergere.
Riporto solo i dati secchi:

- Spagna. Secondo l’annuario statistico della polizia, i maschi rappresentano il 22 % dei morti ammazzati all’interno delle mura domestiche e il 44% del totale della violenza fra partner, sposati e non. Eppure la Spagna di Zapatero ha recentemente votato una legge che, a parità di reato, commina ai maschi pene superiori che alle femmine, in nome della lotta “contro la violenza maschile”, che sarebbe stato meglio chiamare per “l’impunità femminile”. Per varare queste leggi antimaschili furono portate cifre iperboliche di 2 milioni di donne maltrattate , ma secondo l’annuario statistico della polizia le denunce presentate ai commissariati sono state solo 49.237. (more…)

January 10, 2007

Un altro dono maschile. Questa volta in divisa

Filed under: Uomini e giornali, Il Selvatico - Administrator @ 11:16 am

di A. Ermini

Giovanni L'AltrelliIeri pomeriggio erano finiti in mare con la loro automobile a Rodi Garganico
Foggia, Carabiniere salva due donne ed un bambino da annegamento
Il militare stava transitando in auto insieme ai genitori quando ha visto l’incidente e si è gettato prontamente in acqua
Foggia, 4 gen. (Adnkronos) - Un carabiniere di San Severo, in provincia di Foggia, Giovanni L’Altrelli, libero dal servizio, ha salvato due giovani donne e un bambino che ieri pomeriggio, a causa di una sbandata, erano finiti in mare con la loro automobile a Rodi Garganico.

L’Altrelli non si e’ perso d’animo e si e’ gettato prontamente in acqua. Il violento impatto fortunatamente aveva aperto il lunotto posteriore dell’automobile e il carabiniere ne ha approfittato, infilandosi all’interno dell’abitacolo che stava affondando lentamente e che per di piu’ veniva trascinato dalla corrente.
Ha afferrato subito il bimbo e lo ha portato a riva, affidandolo ai suoi genitori e poi si e’ rigettato in acqua per prendere le due donne che nel frattempo stavano tentando di uscire seguendo la via del lunotto posteriore. Le onde fortissime pero’ stavano spingendo l’auto contro le rocce. L’Altrelli ha aiutato le due donne a uscire e a raggiungere la riva. Poi, nonostante il freddo intenso, ha perfino accompagnato con l’auto i feriti in ospedale dove per fortuna sono state riscontrate solo alcune contusioni. Nel frattempo sono giunti i colleghi della Stazione di Rodi Garganico che, con la collaborazione dei Vigili Urbani, hanno recuperato la Ford Puma.

January 9, 2007

L’uomo del treno

Filed under: Uomini e giornali, Il Selvatico - Administrator @ 6:33 am

di A. Ermini

Wesley Autrey
Si è buttato tra i binari per salvare la vita a uno studente. E’ accaduto alla stazione di Harlem, a New York: protagonista un 50enne di colore, che nel momento in cui si è accorto che il giovane, in preda a convulsioni era precipitato dalla banchina, innanzitutto lo ha rianimato poi, visto che stava arrivando un convoglio si è gettato con il proprio corpo sul giovane lasciando che il treno passasse sulle loro teste.

Il cinquantenne protagonista dell’episodio che riportiamo non si considera un eroe, nè un angelo. Ed infatti non lo è, almeno per come angeli ed eroi sono vissuti nell’immaginario collettivo, supermen inarrivabili o uomini tutti dediti al bene. E non è, secondo me, neanche un “buon cittadino che conosce i propri doveri civici”, perchè nessun dovere civico può imporre a chicchessia di rischiare la vita per qualcun altro. Lo impone invece l’etica maschile, quella che ogni maschio sente (o almeno sentiva fino all’era del calcolo universale di derivazione femminil/materna) dentro di sè, come suo sentire maschile slegato dalle leggi umane e da manieristi “spiriti civici”. Solo in questo senso è eroe, simbolo di ciò che vive dentro tanti maschi, anche fra quelli emarginati, anche fra quelli che delinquono. Ed infatti anche Wesley Autrey, in un certo senso fu un “delinquente”. Aveva infatti combattuto in Vietnam. Era uno di quelli di cui ci si vergognò a lungo, sputacchiati per le strade, abbandonati a se stessi dai governi e dal popolo, dopo quella esperienza traumatica che ha spezzato per sempre la psiche di molti ex combattenti. Non è in discussione se quella fu guerra per la libertà o imperialista, ma solo la tremenda ingiustizia con cui furono accolti al ritorno in patria. Uomini che dapprima furono istruiti ad uccidere e che poi furono gettati nella spazzatura, come ormai si fa comunemente coi maschi anche in altri campi della vita. Onore dunque a quel nigger che un tempo sparò e ora, con lo stesso spirito, ha salvato una vita umana. E dopo, anche questo è da sottolineare, si è per prima cosa premurato di rassicurare le sue due bimbe. Già, perchè il buon padre di famiglia non è quello che cambia i pannolini, come vuole la vulgata di moda, nè quello che si ritrae perchè : “Mi capisca, tengo famiglia”, ma quello che offre esempi e rischia.

July 28, 2006

Papa boys e Calcio boys

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 3:16 pm

PAPA BOYS E CALCIO BOYS
Aprile 2005: tutto il mondo si mobilita per la morte di Papa Giovanni Paolo
II; grandi folle, stimate in milioni di persone, a Roma per i funerali:

Luglio 2006: grandi feste popolari in tutte le piazze d’Italia, e
massimamente a Roma, per l’Italia Campione del mondo di calcio.

Due avvenimenti di segno diverso, sacro l’uno profano l’altro; molto
distanti anche i “protagonisti”, un gigante dello spirito universalistico
della Chiesa in un caso e un gruppo di giovanotti del nostro tempo (e che
non è il caso di additare a modello di vita) nell’altro, ma con più di un
elemento in comune.
Hanno catalizzato il bisogno identificazione popolare in simboli forti,
intorno ai quali ritrovare un legame comunitario e un’identità sempre più
a rischio.
La modernità secolarizzata ha tentato di derubricare la religione a fatto privato ed intimistico e di sbiadire il concetto di Patria o di Nazione, inteso come portatore di virus nazionalistico di conflitti. Ha tentato di sostituire gli antichi legami comunitari col “contratto sociale” in nome della razionalità calcolante, di allentare le identità fino a farle scomparire in nome di un individuo astratto e a-storico, di sostituire gli antichi simboli coi nuovi effimeri segni delle merci elevate a nuovo feticcio. Possiamo dire con soddisfazione che, nonostante tutto, il tentativo sta fallendo perchè, evidentemente, urta contro qualcosa di costitutivo della natura umana.
E come lo scorso anno gli intellettuali più alla moda, come ed esempio Asor Rosa, esibirono la loro snobbistica “superiorità” nei confronti del popolo di cui si vantano
peraltro di essere i veri interpreti, così quest’anno su La7 il direttore di Liberazione, P. Sansonetti, storceva la bocca e faceva le faccette di fronte al tripudio di bandiere tricolori al Circo Massimo.
Non hanno capito nulla, e non è la prima volta.
Ma c’è anche un’altra cosa importante che nessun osservatore ha
sottolineato. La ripresa dello spirito comunitario, la spinta a ritrovarsi
a celebrare tutti insieme (uomini, donne, bambini) eventi come quelli
ricordati, avviene intorno a personaggi e simbologie maschili e paterne.

Il padre ed il fallo come simbolo , ritornano dunque nell’immaginario
collettivo da cui si volevano cacciare, e ritornano non in nome
dell’oppressione e della prepotenza come decenni di pressione mediatica
hanno cercato di inculcarci in mente, ma come fonte di unificazione e di
ricchezza spirituale e materiale, ed anche, perfino nel lutto del
funerale, come fonte di speranza e gioia di vivere.
A. Ermini

July 19, 2006

UOMINI E GIORNALI, UNA PICCOLA RICERCA SUL CAMPO

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 9:44 pm

Uomini e giornali, una piccola ricerca sul campo
di A. Ermini

Il 4 luglio 2006 sono avvenuti due fatti paralleli, terribili per crudeltà e violenza. Non entriamo nel merito del dolore, incommensurabile, che hanno causato e nemmeno delle cause che possono averli determinati. In questo articolo ci limitiamo ad osservare come la stampa dia spesso un rilievo diverso ad episodi di questo tipo, a seconda del genere di appartenenza dei protagonisti.

A Macerata un uomo ha strangolato la moglie, l’ha legata e poi gettata, ancora viva, dentro un cassonetto. A Prato, una donna ha ucciso a revolverate il marito, da cui viveva separata, che si era recato a casa sua per portarle i denari dell’assegno mensile.
Ecco come alcuni quotidiani del 5 luglio hanno trattato le notizie.
Repubblica on line: il fatto di Macerata è presente, quello di Prato no.
La Repubblica (cartaceo): Macerata sulle pagine nazionali con titolone, Prato nelle pagine regionali, con un refuso significativo. L’articolo, di Laura Montanari, esordisce così: Le ha sparato….., e non gli ha sparato. Viene naturale, insomma, attribuire i ruoli di carnefice e vittima rispettivamente al maschile e al femminile, anche quando è il contrario.
Corriere on line: Macerata in grande evidenza, Prato seminascosto fra le brevi di cronaca.
Il Corriere della Sera (cartaceo): Macerata in evidenza con foto. Prato assente.
Il Giornale: Macerata con titolo su molte colonne e foto. Prato con trafiletto di fianco al primo.
Il Corriere di Firenze: impaginazione praticamente identica a quella de Il Giornale.
Liberazione: Macerata con articolo che inizia in prima e prosegue nell’interno. Il fatto diventa occasione per riparlare della violenza maschile sulle donne, figlie piccole comprese, ad opera di maschi. Vengono elencati tutti i fatti di cronaca da inizio anno e riproposte le solite statistiche. Nelle ultime due righe del pezzo si legge che gli omicidi al femminile sono pochissimi, per lo più quando la donna decide di porre fine alla relazione, e incidentalmente si cita ad esempio il fatto di Prato.
Dal punto di vista puramente giornalistico, abbiamo sempre sentito dire che la “notizia” si ha quando il padrone morde il cane, non quando il cane morsica il padrone, con ciò intendendo che non interessa ciò che è scontato e ripetitivo. Se è vero, e sicuramente lo è, che gli uomini uccidono le donne molto più frequentemente del contrario, si sarebbe dovuto dare maggior risalto al fatto di Prato rispetto a quello di Macerata. Evidentemente, allora, non è la rilevanza della notizia decidere dello spazio attribuibile ai due episodi. D’altra parte, qualsiasi direttore o semplice redattore di quotidiano, si rifiuterebbe sdegnato di ammettere che valuta più importante la vita di una donna rispetto a quella di un uomo. Se non altro, perché il politically correct lo vieta (teoricamente), e dunque neanche questa può essere la spiegazione del perché di tanta differenza nel trattamento dei due fatti.
Rimane un’altra spiegazione. Che l’evidenziare la violenza maschile e nascondere o minimizzare quella femminile sia funzionale all’ideologia, questa si veramente “corretta”, del genere “colpevole” e di quello “innocente”, così introiettata da essere ormai un riflesso condizionato, per esercitare il quale non c’è bisogno di alcun manovratore dall’alto, di nessun Grande Vecchio che dia ordini o disposizioni.

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