di Cesare Brivio
Da Repubblica sappiamo (vedi qui articolo su Repubblica.it) che dire: “Carcere, per dirigerlo serve un uomo” e ancora “”sarebbe meglio una gestione al maschile” si incorre in una denuncia penale e relativo indennizzo (diecimila euro), per offesa alla dignità di genere e discriminazione. Bene! Donne, genere santissimo, che cosa non si fa per voi! Si torna a tirar fuori persino il reato di opinione? Per gli audaci e gli allegri, dilagheranno forse le barzellette, e forse nascerà un samizdat umoristico (che carogne però!). Per i predisposti alla tristezza e i remissivi, invece, il Cielo non voglia!, una paranoia depressiva: “Taci, che la donna ti ascolta”; un mugugnare pallido e assorto davanti alla Trionfante. Che invece, quando, allegrissima ed energetica, fa riempire a pagamento i muri e le riviste patinate d’Italia con la foto di un bambino nudo, indicandolo con una didascalia come carnefice di una bimba fotografata nuda al suo fianco , il tutto perchè sia chiaro che il bimbo ha la “colpa” di appartenere al genere maschile, sembra scatenare il consenso del pubblico. Di certo il silenzio delle Istituzioni, oggi evidentemente determinatissime alla tutela della dignità di genere. Magari anche a costo di qualche discutibile bello strappo alle libertà fondamentali. Ma il fine giustifica i mezzi, o no? Però peccato che, proprio nel merito della dignità dei generi, la Giustizia si interessi persino della correttezza politica del pensiero dei cittadini, ma solo, appunto, oggi. Perché con la valanga di articoli, tiggì, talkshow, conferenze, interviste, istituzioni, statistiche, film, manifesti e foto, costruiti a denigrare sistematicamente e quotidianamente, da decenni, il genere maschile, a citare in giudizio e ottenere cospicui indennizzi da tutti coloro che col pestaggio morale antimaschile ci hanno, fino ad oggi, fatto carriera, ci si sarebbe potuti davvero campare, e campare bene, in tanti.