October 8, 2009

CAMILLERI E IL PADRE

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 12:57 pm

di Armando Ermini

Su “Il fatto quotidiano” del 4 ottobre, Andrea Camilleri, brillante scrittore dichiaratamente di sinistra, ha rilasciato un’intervista sul PD che contiene il seguente passaggio:

Domanda: Insomma non ce la fanno perché non sanno chi sono?
Risposta di Camilleri: “Per quelli che vengono dal partito che aveva un pater familias duro e severo in cui tutti si riconoscevano, la perdita del padre e la sua damnatio memoriae hanno prodotto una repellenza viscerale per quel modello. Hanno insomma rinnegato i padri. E così sono leader dimezzati fin dall’inizio.”

Parole sacrosante quelle di Camilleri. I leaders del Pd (ma cosa pensa dei leaders delle altre formazioni di sinistra?) hanno rinnegato i padri. Passi per alcuni di quelli politici, visto che anche un certo Stalin veniva appellato con quel titolo. Il fatto è però, ci dice Camilleri, che (more…)

September 18, 2009

Uomini, maschi, eroi.

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 11:54 am

Tenente Antonio Fortunato
Sergente maggiore Roberto Valente
Primo caporal maggiore Matteo Mureddu
Primo caporal maggiore Davide Ricchiuto
Primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami
Primo caporal maggiore Massimiliano Randino.

September 12, 2009

Così in fondo senza nemmeno accorgercene siamo andati

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 7:37 pm

di Cesare Brivio

Uno di questi primi giorni di settembre guardavo per caso il programma “etologico” di Licia Colò sul tre. Il tema: strategie di seduzione degli animali. L’etologo maschio presente, sulla strategia maschile, dice che nel maschile umano, il corrispondente della coda del pavone “è la parola, che significa poi l’arte, la musica, la poesia, la filosofia, la religione, ecc.”. Noi diciamo lo Spirito. Immediatamente Licia Colò lo interrompe e lui, mangiata la foglia: “certo, non tutti la pensano così!”. Licia Colò non risponde e indispettita passa a parlare di altro. Incidente chiuso. Mia conclusione: parlare dello spirito come espressione della seduttività maschile verso la femmina è tabù e i maschi oggi si vergognano quando violano il tabù. Si vergognano del proprio spirito.

Così in fondo senza nemmeno accorgercene siamo andati.

September 9, 2009

Verità e “chi per lei vita rifiuta”

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 12:37 pm

di Cesare Brivio

Riporta, Corriere della sera.it dell’8 settembre 2009 (vedi qui), la notizia della morte di un tunisino di 42 anni che, condannato per violenza sessuale, si è sempre dichiarato innocente e a prova disperata di questa sua innocenza ha rifiutato cibo e acqua finchè gravissimo è morto in ospedale dove era stato ricoverato in fin di vita. Oggi i maschi devono portare le prove per dimostrare di essere innocenti in caso di accuse di una donna. E spesso trovano come unica possibile prova per testimoniare la propria innocenza, la prova suprema della propria morte tramite suicidio. La morte di questo tunisino sconosciuto, illumina la condizione maschile e spiega tanti suicidi di maschi. E i media nemmeno si sentono in dovere di citarne il nome.

August 12, 2009

Il cupio dissolvi di Umberto Veronesi

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 12:53 pm

di Armando Ermini

L’illustre prof. Umberto Veronesi, oncologo, ex ministro della Salute, a lungo corteggiato dal centro sinistra per la candidatura a sindaco di Milano, è la rappresentazione perfetta del maschio politicamente corretto che più corretto di così non si può: politicamente liberal, non credente in
Dio ma di assoluta fede nella scienza, antirazzista, antiproibizionista in fatto di droghe, maniaco della prevenzione (è uscita dai tipi della RCS una sua opera di ben 16 volumi che vorrebbe trasformare la nostra vita in un elenco infinito di esami diagnostici e misure antisettiche), eugenista, entusiasta della fecondazione artificiale in qualsiasi forma anche per donne single o coppie omosessuali, favorevole alla clonazione ed alla eutanasia (ha definito le persone come Eluana “morti viventi”), profeta della futura umanità bisessuale (dichiarò a Il Riformista, agosto 2007, che fortunatamente “l’uomo viene perdendo le sue caratteristiche maschili più rozze”), ovviamente a favore del diritto d’aborto ed a maggior ragione dell’introduzione della Ru 486 come elemento
di libertà delle donne di cui si è fatto paladino, etc. etc. etc.
L’esimio professore, c’era da scommeterci visto il quadro, teorizza l’assoluta uguaglianza fra i sessi in nome dell’orrore per le differenze (”io sono per la soluzione massimalista: le donne al pari dell’uomo, senza mezze misure”), ma contemporaneamente è convinto della superiorità delle donne, sia di pensiero che biologica.
Scrive il 10 agosto 2009 su Repubblica che è la donna a riportare ordine nel caos, e che il pensiero femminile è per molti aspetti superiore a quello maschile. Va da sè che il paragone dal punto di vista biologico non si pone neanche, perchè la donna può avere figli senza un padre ma non così
viceversa e soprattutto potrà in futuro clonare se stessa al contrario del maschio. Al quale infatti, sempre secondo l’illustre, non rimane che riproporre il primordiale modello di violenza aggressiva. Al massimo, come sta accadendo, la potrà rivolgere contro se stesso, suicidandosi. Da tutto
ciò discende che il futuro sarà al femminile. “Natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era…non c’è da temere, le donne non si fermano”. Come antirazzista non c’è male!
Insomma un cupio dissolvi, un’orgia masochistica di disistima nel proprio genere d’appartenenza (ma naturalmente non di se stesso), accoppiata con una ruffianesca esaltazione delle donne così accentuata che salta subito agli occhi trattarsi di un tragico inganno che, se dovesse realizzarsi, le getterebbe in una solitudine spaventosa.
Ma le imbecillità che rasentano (si fa per dire) la patologia psichiatrica di un soggetto che affoga nell’edipico (lui stesso ammette di essere cresciuto nel culto materno), non ci spaventano più di tanto. Siamo abituati alle dichiarazioni insensate di tanti pavoni. Quello che preoccupa è che un personaggio (non dico uomo per non offenderlo) con simili idee, sia stato nominato Ministro e che tanti politici (Fassino e D’Alema, per esempio) e uomini di cultura (Dario Fo’), sempre prontissimi a spezzar lance contro ogni dichiarazione in odor di razzismo, abbiano fatto a gara ad esaltarne figura e idee come possibile sindaco di Milano. E sgomenta, ma non sorprende, che un grande quotidiano nazionale autonominatosi campione della lotta contro ogni discriminazione, ospiti abitualmente i suoi vaneggiamenti discriminatori e razzisti.
C’è materia su cui riflettere per i cittadini votanti e per i lettori di quel quotidiano, maschi ma non solo. Speriamo lo vogliano fare senza nascondere, ancora una volta, la testa sotto la sabbia come gli struzzi, e inizino a guardarsi intorno, fra amici, conoscenti, parenti. Vedranno un mondo molto diverso da quello descritto sui giornali. E si renderanno conto, anche, di alcune gravi ambiguità contenute negli articoli, sia pure meritori per molti aspetti, di quei pochi giornali (Il Foglio, L’Avvenire) che hanno criticato Veronesi.

August 10, 2009

Massacri suicidi dei padri

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 10:24 am

di Cesare Brivio

(Qui la notizia di cronaca cui ci si riferisce)

Di questi amarissimi tempi, sedicenti tempi di libertà e democrazia, maschi e padri traducono talvolta in atti di sanguinaria follia, la folle violenza delle leggi, delle istituzioni, della cultura dominante; leggi, istituzioni, cultura, antimaschili e antipaterne. Un contesto totalitario ed ostile, costruito sulle fandonie del racconto femminista, che letteralmente costringe oggi maschi e padri a diventare matti. Per poi giustificare su questi episodi di follia nuove ingiustizie antimaschili e antipaterne: un regime di violenza istituzionalizzata spacciata per conquista e progresso sociale. La responsabilità oggettiva di questi massacri suicidi, è di chi, avendo responsabilità politiche ed istituzionali, e nella elaborazione culturale, ha taciuto da decenni su questa situazione insostenibile, e anzi ha contribuito a costruire questa fabbrica legale della follia maschile. Esautorando per legge e prassi giuridica, i maschi e i padri di ogni voce in capitolo, basti pensare alla vita dei propri figli concepiti, e buttandoli come stracci fuori di casa, fuori degli affetti filiali e muliebri, spesso sulla base di veri e propri capricci spacciati per diritti sacrosanti della donna. Una società che annienta i padri che può poi aspettarsi? Chi annienta l’altro e chiama l’annientamento giustizia nei tribunali, quale comprensione e giustizia può aspettarsi, se non la reazione di un cuore e di una mente annientata dal dolore e dall’ingiustizia? Maschi e padri, ottimi padri e ottimi mariti, appassionati della loro famiglia, il sogno e l’ideale della vita, a cui hanno sacrificato fino all’ultima energia e capacità di se stessi, dati in balia della follia irresponsabile di sedicenti addetti ai lavori, imbevuti di ideologia femminista. Basta pensare alla giaculatoria recitata al TG1 delle 20.30 di sabato 1 agosto, dallo psichiatra “mediatico”, a spiegazione di una tragedia di questa portata. E’ con queste feroci e assurde banalità, da guerra tra i generi, che si parla del dolore umano? di questo dolore? È questo il livello di umanità, consapevolezza e competenza professionale che sa esprimere la società nei suoi rappresentanti ufficiali? Basta pensare ai “guerrieri” e alle “amazzoni” che girano intorno alle famiglie in difficoltà, che hanno come unica cifra di lettura e intervento l’assunto del maschio-genere-criminale e si sono autoeletti interpreti della guerra contro i padri e i maschi; ministri della guerra contro il genere maschile, l’unica che si sta vincendo davvero e a rovina di tutti, al servizio della nuova ideologia profeminist del potere. Per intimidire tutti i padri, per tenere tutti zitti e tutti buoni, fare strame di chi ha la schiena dritta e il cuore integro di padre e marito appassionato. Tutti zitti e tutti buoni, tranne le furbissime, a cui si dà voce e si apre la strada per ogni arbitrio, tra gli applausi e gli incitamenti di chi le ha arruolate a puntellare il proprio potere. Maschi distrutti nella considerazione sociale, privati del lavoro, della casa, dei figli, della famiglia, del futuro, della dignità, sulla base di menzogne studiate a tavolino per cavarne vantaggi di ogni genere in sede giudiziale. Chi gioca sul piano politico e culturale ad annientare la paternità e la responsabilità paterna in famiglia, rilanciando su ogni tragedia familiare, campagne di repressione e criminalizzazione maschile e paterna, chi gioca questo gioco infame, è sulla sua testa che ricade la responsabilità del sangue di queste vittime e la rovina della società.

July 12, 2009

Scienziati “mannari”

Filed under: Bioetica, La condizione maschile - Administrator @ 10:21 am

di Cesare Brivio

Riportano tutti i giornali di questi primi di luglio 2009 la notizia che si possono costruire spermatozoi maschili a prescindere dal maschio e padre concreto: la nascita non sarà derivata da un uomo ma da un cocktail di sostanze combinate in laboratorio. Il tutto “a fin di bene”: curare l’infertilità. Ma è curare l’uomo sostituirlo? Sostituire non è anche negare, rimuovere? E allora siamo certi che si possa chiamare cura di funzioni umane malate quella cura che si traduce nella loro sostituzione con altro? È curare l’umano o sostituire l’umano? Perchè se curare non è reintegrare nella originaria funzionalità, bensì sostituirla allora l’attività di cura si apre al rischio di una concezione della cura e della guarigione secondo cui in sostanza l’umano e il suo limite è il male e il bene è tutto ciò che può sostituirlo artificialmente. La cura coincide con la costruzione di un uomo nuovo. Ne deriva un rovesciamento assoluto dei valori per cui l’uomo nuovo è il fine e l’uomo reale il mezzo. E si aprono abissi di orrore: nel secolo appena trascorso ampiamente tutto già visto, e sperimentato. Da questi abissi di orrore si può percepire in pieno il valore della costruzione di una coscienza e di una forza maschile che vi si oppone. E dico maschile, anche se maschi sono questi “scienziati mannari”, dato che ahimè il femminismo è, a torto o a ragione, ma è un dato di fatto, usato come la nuova declinazione del progressismo in quanto ideologia vincente che dà legittimità etica a questo tipo di scienza il cui obiettivo è “denaturare l’umano”. A ben vedere è il senso della originaria promessa: “sarete simili a Dio” e gli attori originari e la trama si ripropongono, in totale evidenza e coerenza. L’essere creatura è ritenuto insopportabile e il dato creaturale non è più evidenza di una relazione d’amore iscritta nella carne. C’è bisogno di persone che si ispirano in particolare a S. Benedetto e di comunità sul tipo di quelle cistercensi capaci di coniugare il rispetto del creato con la partecipazione all’opera di creazione di Dio. A mio avviso erano fior di selvatici.

July 6, 2009

Omosessualità, genere maschile e bisogno di padre

Filed under: Fondamenta, La condizione maschile - Administrator @ 9:04 am

Pubblichiamo un intervento di Paolo Ferliga uscito sull’ultimo numero della rivista Social News.

Spesso nel dibattito pubblico, che avviene soprattutto sui media, la questione dell’omosessualità viene affrontata in modo semplicistico e riduttivo. Da una parte c’è chi ritiene l’omosessualità una forma di perversione, una malattia che debba essere curata perché chi ne soffre possa finalmente conseguire una sessualità normale, dall’altra c’è chi afferma che l’omosessualità è un genere a se stante, del tutto equivalente, dal punto di vista psicologico e emotivo, all’eterosessualità. Entrambe le posizioni esprimono un approccio ideologico al problema, approccio che risponde più al bisogno di sicurezza di chi parla, che a uno sguardo scientifico sul fenomeno indagato.
Come ricorda Michel Foucault nella sua Storia della sessualità, i Greci dell’epoca classica non contrapponevano, come due tipi di comportamento radicalmente diversi, l’amore per il proprio sesso e quello per l’altro. Piuttosto quello che contava per loro, dal punto di vista morale era la differenza tra un uomo temperante e padrone di sé e un uomo che si abbandona ai piaceri. Per comprendere la psicologia dei Greci la nozione di omosessualità si rivela pertanto del tutto inadeguata. Spesso i giovani attraversavano, in particolare negli ambienti aristocratici, una fase in cui esprimevano le loro pulsioni sessuali verso un maschio, per poi passare nella maturità a una relazione tendenzialmente monogamica con una donna. L’amore di un uomo per un altro uomo, aveva notevole importanza dal punto di vista affettivo e psichico, all’interno delle relazioni di amicizia maschile. Basti ricordare la vicenda di Achille e Patroclo narrata da Omero. Dal punto di vista culturale tale amore si esprimeva poi nella relazione tra maestro e allievo assumendo un significato e una valenza di tipo eminentemente pedagogico. L’amore di un maschio per un maschio si presentava quindi come un orientamento funzionale a strutturare l’amicizia tra giovani e il rapporto di filiazione con un maestro. Anche tra Socrate e i suoi allievi circolava Eros, del tutto privo però di rapporti sessuali. Come spiega Platone nel Simposio, Socrate aiuta i suoi discepoli a trasformare la pulsione sessuale, legata all’affetto che provano per lui, in ricerca della verità e del bene. Eros, liberato dalla sua relazione con il corpo, diviene così il principale alleato del filosofo.
Dal punto di vista psicologico quello che possiamo imparare dall’esperienza dei Greci è che la conoscenza e l’amore per il proprio genere è indispensabile per una formazione piena della propria identità e funzionale allo sviluppo di una personalità matura.
La definizione invece dell’omosessualità come di un genere a se stante rompe l’unità e la ricchezza simbolica del campo maschile. Prima che venisse isolato e separato dal genere maschile l’orientamento omosessuale, avere delle pulsioni di tipo omosessuale non implicava necessariamente essere omosessuale.
Solo dopo questa nuova definizione diventa possibile la domanda, che spesso un giovane maschio si pone: non sarò forse omosessuale? Come spiega Claudio Risé nel suo ultimo libro, La crisi del dono, trasformare un orientamento sessuale in un’identità di genere è particolarmente pericoloso soprattutto durante l’adolescenza, un’età fluida per eccellenza, in cui la personalità di ciascun individuo è ancora in formazione. L’invenzione del genere gay, finalizzata nelle intenzioni a tutelare gli omosessuali dalla discriminazione, finisce invece per isolarli e impoverire la vitalità e la creatività del mondo maschile.
In questo senso la posizione di Freud è ancora oggi interessante. “L’indagine psicoanalitica si rifiuta con grande energia di separare gli omosessuali come un gruppo di specie particolare dalle altre persone. Essa, studiando eccitamenti sessuali diversi da quelli che si manifestano, sa che tutte le persone sono capaci di scegliere un oggetto sessuale dello stesso sesso e hanno anche fatto questa scelta nell’inconscio.” (Opere vol. 4, p. 460)
Freud dunque non considera l’omosessualità come una malattia. La contrappone però a una sessualità “normale”, che presuppone il superamento del complesso di Edipo. Per questo motivo tende a considerarla come una forma di attaccamento a comportamenti sessuali arcaici legati a livelli psicologici pregenitali. La maturità piena presuppone l’incontro con l’altro e quindi, dal punto di vista sessuale, con l’altro genere. Il prevalere della posizione omoerotica è radicato, secondo Freud, nella mancanza di un padre forte nell’infanzia.
In conclusione questa sembra essere oggi la questione centrale. La debolezza del campo maschile si coniuga con una figura di padre sempre più debole, spesso assente dalla vita dei figli per propria responsabilità o perché escluso da un sistema che in caso di separazione o divorzio, lo allontana dai figli. Nell’esprimere la propria omosessualità, molti uomini esprimono il loro amore per il mondo maschile e per un padre che sentono assente. Rinchiudere questo amore dentro lo schema rigido di un’identità predefinita impoverisce ancora di più le potenzialità del genere maschile. Solo la libera ricerca di quanto il proprio orientamento, omosessuale o eterosessuale, possa arricchire e dare senso alla propria vita, può invece contribuire alla felicità personale.

Paolo Ferliga

May 29, 2009

Carlo Parlanti è anche nostro fratello

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 1:09 pm

di Cesare Brivio

Mi sembra doveroso intervenire per Carlo Parlanti (per ogni aspetto sulla vicenda vedi il sito). Carlo Parlanti è un italiano, ingiustamente accusato di violenze sessuali da una donna, sottoposto a procedimenti giudiziari illegali, e ingiustamente detenuto in carceri USA e in condizioni terribili. E mi sembra giusto intervenire con le parole della sua compagna Katia. Un silenzio da cortina di ferro è sulla sua vicenda. Una delle tante carcerazioni ingiuste che hanno invece visto attivarsi le Autorità italiane e tante persone che non accettano di cedere al sopruso della Giustizia ingiusta. Perché questo silenzio, ormai connivente? Noi diamo voce alla compagna di Carlo Parlanti che in una recente e-mail scrive:

“Ci sono due donne nella prigione di Avenal qualche mese fa erano in tre, che perseguitano i detenuti, e in particolare Carlo Parlanti, sono delle guardie. Se Carlo ha un immagine dello striscione posto per lui allo Stadio nella partita della Roma o un articolo con una manifestazione con la bandiera italiana, loro glielo sequestrano, e Carlo non può fare alcuna protesta sennò rischia l’isolamento. Quello che agli altri è permesso a Carlo è negato, e tutto tace. Usano spesso praticare torture psicologiche e fisiche nella prigione di Avanal. Incredibile? Non credete alle torture fisiche? Se vi fanno dormire in un capannone per 4 anni con altre 399 persone, in brande da tre in cui il tuo materasso è una sottile patina di gomma piuma e magari tu sei anche malato di sciatalgia, non è forse una tortura? Se hai la piorrea e quindi necessiti almeno di una pulizia dei denti ogni tre mesi e ti lasciano due anni, se ti va bene, senza la pulizia, non è forse una tortura? Se entri in una prigione sano e dopo qualche mese hai l’epatite C non è forse una tortura? Se ti mandano all’ospedale per una sospetta TBC, poi ti dicono che hai probabilmente un tumore e ti terrorizzano psicologicamente per accettare l’asportazione di mezzo polmone e quando con tutto il coraggio e la paura che hai rifiuti e sai dopo mesi che invece non hai nessun tumore, non è forse una tentata tortura fisica e sicuramente tortura psicologica? Se nei giorni che sei in ospedale nonostante tu sia in una cella, ovvero in ala di questo ospedale adibito a prigione, con tanto di sbarre e sei legato con le catene alle caviglie attaccato al letto, non la chiammi tortura? Potrei scrivere pagine e pagine e non trovereste un argomento per dimostrare che non è tortura. Se poi subisci tutto questo e tutti sanno che sei innocente anche il PM che ti ha voluto condannare accettando prove false, cosa pensi? Cosa è? Torniamo alle due donne, per di più sono delle donne con 7 divorzi alle spalle, con molta probabilità anche molto arrabbiate con il mondo maschile e vengono messe come guardie in un ala del carcere con uomini accusati di Violenza? Cos’è la tortura? Io vorrei chiedere ai giornalisti della Calfornia il perchè succede tutto questo e cosa hanno da dire in merito, per quanto su riferito sto cercando di avere un appuntamento con il warden della prigione di Avenal, per avere delle risposte, ho fissato un appuntamento con il PM Gilbert Romero per avere delle spiegazioni, incontrerò delle persone che spero possano aiutare Carlo, il 4 giugno mi recherò in California, ma questi miei appuntamenti che potrebbero essere la salvezza di un innocente si potrebbero trasformare in un grande buco nell’acqua se vengo lasciata da sola. Ho bisogno del Vostro aiuto di tutti, le cose da fare in maniera urgente sono: le traduzioni delle denunce e del rapporto criminologico, assistenza linguistica sul posto, aiuto con contatti mediatici in California,aiuto con un buon contatto politico in USA, appoggio dei nostri Media, che finalmente parlassero di una cosa seria, di una detenzione ingiusta dall’altra parte del mondo, di un innocente che sta pian piano morendo che ogni giorno viene violentato e torturato, della sua famiglia che soffre. Di un uomo Carlo Parlanti che ha la sola colpa di essersi fidato delle persone sbagliate.
Perfavore aiutatelo e aiutatemi ad aiutarlo. Katia Anedda”

February 19, 2009

I padri e la crisi

Filed under: Uncategorized, La condizione maschile - Administrator @ 9:04 am

Di Paolo Mombelli

Riprendere il lavoro dopo la polmonite, a guidare betomiere. La cava chiude, dovrà andare ogni giorno a 40 km per lavorare e forse soltanto per qualche mese, se le cose non prenderanno una piega diversa. Moglie e due figli piccoli a carico.
Sei mesi fa lavorava 2 ore al giorno di straordinario, in ferriera. Adesso lavora 10 ore al giorno e il giorno dopo è a casa. Fa di tutto, nel frattempo, piccoli lavori da muratore, tinteggiatore, giardiniere. Moglie e due figli piccoli a carico.
Ha perso la moglie (38 anni) improvvisamente, un malore, a fine estate. Responsabile degli operai di un’officina meccanica, 250 operai. In due mesi diventeranno 150. Tocca a lui scegliere chi deve essere licenziato. 1.800 euro al mese. Senza la moglie, due figli piccoli a carico.
Un papà va dal maestro di tennis, i suoi due bambini sono bravi, hanno passione per questo sport. Ha perso il lavoro, non potrà più mandarli a lezione. Moglie e due figli piccoli a carico.

Decine di padri hanno già perso il lavoro, e senza prospettive. Moglie e figli a carico.

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