July 6, 2009

Omosessualità, genere maschile e bisogno di padre

Filed under: Fondamenta, La condizione maschile - Administrator @ 9:04 am

Pubblichiamo un intervento di Paolo Ferliga uscito sull’ultimo numero della rivista Social News.

Spesso nel dibattito pubblico, che avviene soprattutto sui media, la questione dell’omosessualità viene affrontata in modo semplicistico e riduttivo. Da una parte c’è chi ritiene l’omosessualità una forma di perversione, una malattia che debba essere curata perché chi ne soffre possa finalmente conseguire una sessualità normale, dall’altra c’è chi afferma che l’omosessualità è un genere a se stante, del tutto equivalente, dal punto di vista psicologico e emotivo, all’eterosessualità. Entrambe le posizioni esprimono un approccio ideologico al problema, approccio che risponde più al bisogno di sicurezza di chi parla, che a uno sguardo scientifico sul fenomeno indagato.
Come ricorda Michel Foucault nella sua Storia della sessualità, i Greci dell’epoca classica non contrapponevano, come due tipi di comportamento radicalmente diversi, l’amore per il proprio sesso e quello per l’altro. Piuttosto quello che contava per loro, dal punto di vista morale era la differenza tra un uomo temperante e padrone di sé e un uomo che si abbandona ai piaceri. Per comprendere la psicologia dei Greci la nozione di omosessualità si rivela pertanto del tutto inadeguata. Spesso i giovani attraversavano, in particolare negli ambienti aristocratici, una fase in cui esprimevano le loro pulsioni sessuali verso un maschio, per poi passare nella maturità a una relazione tendenzialmente monogamica con una donna. L’amore di un uomo per un altro uomo, aveva notevole importanza dal punto di vista affettivo e psichico, all’interno delle relazioni di amicizia maschile. Basti ricordare la vicenda di Achille e Patroclo narrata da Omero. Dal punto di vista culturale tale amore si esprimeva poi nella relazione tra maestro e allievo assumendo un significato e una valenza di tipo eminentemente pedagogico. L’amore di un maschio per un maschio si presentava quindi come un orientamento funzionale a strutturare l’amicizia tra giovani e il rapporto di filiazione con un maestro. Anche tra Socrate e i suoi allievi circolava Eros, del tutto privo però di rapporti sessuali. Come spiega Platone nel Simposio, Socrate aiuta i suoi discepoli a trasformare la pulsione sessuale, legata all’affetto che provano per lui, in ricerca della verità e del bene. Eros, liberato dalla sua relazione con il corpo, diviene così il principale alleato del filosofo.
Dal punto di vista psicologico quello che possiamo imparare dall’esperienza dei Greci è che la conoscenza e l’amore per il proprio genere è indispensabile per una formazione piena della propria identità e funzionale allo sviluppo di una personalità matura.
La definizione invece dell’omosessualità come di un genere a se stante rompe l’unità e la ricchezza simbolica del campo maschile. Prima che venisse isolato e separato dal genere maschile l’orientamento omosessuale, avere delle pulsioni di tipo omosessuale non implicava necessariamente essere omosessuale.
Solo dopo questa nuova definizione diventa possibile la domanda, che spesso un giovane maschio si pone: non sarò forse omosessuale? Come spiega Claudio Risé nel suo ultimo libro, La crisi del dono, trasformare un orientamento sessuale in un’identità di genere è particolarmente pericoloso soprattutto durante l’adolescenza, un’età fluida per eccellenza, in cui la personalità di ciascun individuo è ancora in formazione. L’invenzione del genere gay, finalizzata nelle intenzioni a tutelare gli omosessuali dalla discriminazione, finisce invece per isolarli e impoverire la vitalità e la creatività del mondo maschile.
In questo senso la posizione di Freud è ancora oggi interessante. “L’indagine psicoanalitica si rifiuta con grande energia di separare gli omosessuali come un gruppo di specie particolare dalle altre persone. Essa, studiando eccitamenti sessuali diversi da quelli che si manifestano, sa che tutte le persone sono capaci di scegliere un oggetto sessuale dello stesso sesso e hanno anche fatto questa scelta nell’inconscio.” (Opere vol. 4, p. 460)
Freud dunque non considera l’omosessualità come una malattia. La contrappone però a una sessualità “normale”, che presuppone il superamento del complesso di Edipo. Per questo motivo tende a considerarla come una forma di attaccamento a comportamenti sessuali arcaici legati a livelli psicologici pregenitali. La maturità piena presuppone l’incontro con l’altro e quindi, dal punto di vista sessuale, con l’altro genere. Il prevalere della posizione omoerotica è radicato, secondo Freud, nella mancanza di un padre forte nell’infanzia.
In conclusione questa sembra essere oggi la questione centrale. La debolezza del campo maschile si coniuga con una figura di padre sempre più debole, spesso assente dalla vita dei figli per propria responsabilità o perché escluso da un sistema che in caso di separazione o divorzio, lo allontana dai figli. Nell’esprimere la propria omosessualità, molti uomini esprimono il loro amore per il mondo maschile e per un padre che sentono assente. Rinchiudere questo amore dentro lo schema rigido di un’identità predefinita impoverisce ancora di più le potenzialità del genere maschile. Solo la libera ricerca di quanto il proprio orientamento, omosessuale o eterosessuale, possa arricchire e dare senso alla propria vita, può invece contribuire alla felicità personale.

Paolo Ferliga

February 24, 2009

L’identità

Filed under: Uncategorized, Fondamenta - Administrator @ 10:47 pm

E’ un teatro, una vita del profondo che occorre.
Per i ragazzi. Per me. Per tutti.

Dopo l’ultima curva dico, dopo aver digrignato sorrisi ci sarà pur altro!
Il luogo delle profondità, trafficato più spesso da spaventosi mostri che da angeli di luce è sconosciuto comunque. Umido, buio. Maleodorante.
E’ all’incipit fanghiglia dei tempi passati con trapassati.
Dove il Fallo non offrendo svilisce.
Dove il cuore non amando zittisce.
Questo era.

Ora invece, Padre, ti posso, a macchie, frequentare.
Libero ti offro un ‘Identità.
L’ho conquistata vomitando dolore.
E’ tutto quello che ho.
E’ tua, Padre. Tutta tua.

Davide Giandrini

February 17, 2009

La settimana per i padri

Filed under: Fondamenta - Administrator @ 9:00 am


La Settimana per i padri

Lunedì 16 marzo ore 20.45
Cinema Teatro “Politeama” P.zza Mons.Bianchi - Manerbio (BS)

Conferenza sul tema del padre

Relazioni:

Il segno del padre nel destino dei figli e della comunità
Prof. Paolo Ferliga, docente di Storia e Filosofia al liceo classico “Arnaldo” di Brescia, docente di Psicologia dell’Educazione alla Facoltà di Medicina dell’Università di Milano Bicocca, psicoterapeuta, autore de “Il segno del padre” (Moretti & Vitali Ed.), www.paoloferliga.it

Adolescenti tra dipendenze e libertà: il ruolo del padre nella prevenzione
Prof. Antonello Vanni, educatore e studioso di problematiche adolescenziali, docente di Lettere, autore di “Adolescenti tra dipendenze e libertà. Manuale di prevenzione per genitori, educatori e insegnanti” (San Paolo Ed.), www.antonello-vanni.it

Introduzione: dr. Paolo Mombelli, psichiatra, psicoterapeuta
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Giovedì 19 marzo ore 18.30 - c/o Chiesa Parrocchiale di Manerbio (BS)
Santa Messa per la festa del papà e Rito della Benedizione dei figli chiesta dai padri. Presiede e celebra mons. Tino Clementi, parroco di Manerbio
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Sabato 21 marzo ore 21.00 - c/o Piccolo Teatro P.zza C.Battisti - Manerbio (BS) con il patrocinio del Comune di Manerbio
“PARSIFAL” - Spettacolo teatrale scritto e interpretato da Davide Giandrini tratto dall’omonimo libro di Claudio Risé per la regia di Franco Palmieri musiche di Arvo Part, Zbigniev Preisnier, www.davidegiandrini.it

Accompagneranno la serata le cornamuse di Alberto Buizza (musicista)
Ingresso libero, spettacolo adatto per adulti e ragazzi dai 12 anni in poi

February 16, 2009

Oggettività del bene

Filed under: Uncategorized, Fondamenta - Administrator @ 3:38 pm

di Cesare Brivio

Sulla base di quanto ho letto sulle scelte di chi si è trovato a decidere di questioni di vita o di morte altrui, ho capito che la differenza non è tanto nel vissuto soggettivo, ma solo se uno poi ha privato della vita l’altro o no. Un esempio? Un operaio della Beretta mi raccontò un giorno di quando, diciottenne, ad El Alamein faceva controguerriglia agli Inglesi. Una notte gli capitò di intercettare e sorprendere una pattuglia di incursori inglesi che i suoi commilitoni, e lui stesso, ferirono a baionettate (tutto doveva avvenire in assoluto silenzio, all’arma bianca). Il suo inglese, il suo nemico, era stato da lui ferito ad un rene, era a terra e regola di ingaggio voleva che lui lo finisse al fine di proteggere il rientro della pattuglia da ogni eventuale allarme da parte del ferito. Stava per finirlo come riteneva giusto, almeno fino a quel momento, quando lo guardò negli occhi e non lo uccise, anzi lo trascinò nelle retrovie. Mi fece vedere con orgoglio la fotografia di quell’inglese salvato con famiglia, fotografia che l’inglese gli spedì a fine guerra. Mi disse che era felice di non averlo ucciso, e che non l’aveva ucciso solo per uno sguardo negli occhi sostanzialmente casuale. Una buona scelta dunque, ma istintiva, in sostanza fortuita. Per tanti, proprio per questo, forse “immeritevole”. Eppure assolutamente virtuosa, nei fatti. Penso che questa scelta virtuosa, quand’anche fosse ritenuta “immeritevole”, è a maggior ragione comunque virtuosa quando è di un governante in nome del suo popolo. Non mi interessa conoscere le motivazioni del Presidente del Consiglio nella decisione di salvare la vita di Eluana. Il valore del gesto non dipende da queste. E ritengo pertanto che non siano in nulla rilevanti le diverse interpretazioni che se ne dà dalle più varie parti politiche. Mi basta che non abbia ascoltato il generale consiglio a tacere, non abbia acconsentito alla decisione di morte, al silenzio e all’inerzia e abbia cercato invece di salvare la vita a Eluana: nei fatti non ha trascinato tutti gli italiani, me compreso, nella corresponsabilità collettiva di una scelta terribile e dal valore simbolico assimilabile alle tragedie di cui la Storia fa citazione, per sempre, a vergogna o a merito di un popolo. Non è un caso che il leitmotiv di tutti i favorevoli ad “accompagnare Eluana alla fine”, a cui importano più le buone intenzioni che le azioni, sia, anche dopo la sua morte, e ossessivamente, la richiesta del silenzio: i fatti, a differenza delle intenzioni, restano.

February 14, 2009

I padri e la vicenda Englaro

Filed under: Fondamenta - Administrator @ 12:20 pm

di Armando Ermini

Non conosco Beppino Englaro e non giudico l’autenticità dei sentimenti di un uomo costretto per diciassette lunghi anni a convivere con la tragedia di una figlia in stato vegetativo persistente.
Intorno alla sua figura di padre però, che ne fosse o meno consapevole non mi interessa, si è svolta una vicenda parallela a quella di Eluana che necessita di essere letta nel suo significato.
Giornali e giornalisti di solito impegnatissimi a tuonare contro il patriarcato come il sistema oppressivo per eccellenza e contro i padri concreti come incarnazione della prevaricazione autoritaria, si sono eretti all’improvviso a paladini del padre e della paternità. Valga per tutti come
esempio, ma molti altri potremmo farne, il titolo de Il Manifesto di domenica 8 febbraio che recitava a tutta pagina, con annessa foto di Beppino Englaro, “IN NOME DEL PADRE”.
È lo stesso giornale che qualche anno orsono (more…)

February 4, 2009

Il maschio oggi

Filed under: Fondamenta, La condizione maschile, Il Selvatico - Administrator @ 11:58 am

Si è aperta una nuova sezione nel sito dei maschi selvatici, intitolata “Il maschio oggi”.

Questo è il link: Il maschio oggi

Il primo articolo è
Il maschio oggi, i suoi obiettivi, l’amore e le donne, la famiglia e la società…
Intervista ai Maschi Selvatici a cura di una donna, M. V., laureanda sulla “questione maschile” in Comunicazione Interculturale per la Cooperazione e l’Impresa (gennaio 2009)

Buona Lettura. La Redazione

December 3, 2008

Dio non esiste, dunque godi

Filed under: Fondamenta - Administrator @ 6:37 pm

di Paolo Mombelli

Ateismo - perché i bambini sono gustosi“Dio non esiste, goditi la vita”.Con l’aggiunta di un “probabilmente”(non si sa mai,l’imponderabile,la psicologia e il politically correct esigono il loro tributo),all’inizio del prossimo anno sui bus di Londra e forse di altre città inglesi queste scritte campeggeranno al posto della solita pubblicità.Pagate da associazioni atee,stanche di essere discriminate da appartenenze religiose ed espressioni di fede.Ma : 1) o Dio non esiste e la diceria della sua esistenza non sarebbe giunta ai giorni nostri (e quindi non ci sarebbe bisogno di affermare il contrario di qualcosa che non si sarebbe mai imposto come credibile) 2) o Dio esiste e quindi il bisogno di urlarne la non esistenza è un modo estremo e paradossale di implorare la fede in Lui,cercando apparentemente conferma ma inconsciamente disconferma della propria posticcia e difensiva blasfemia.
Il problema si risolve da sè , non ha bisogno di studi sociologici o psicologici.
Il problema vero,quello che non si risolve da sè,è quello collegato al mercato e alla pubblicità,alla deregulation,all’assenza di valori e di etica,per cui ognuno,pagando, può pubblicare quasi ovunque quasi tutto e il suo contrario,magari anche contemporaneamente (un messaggio in chiaro ed uno subliminale).Uomini e padri,questa è la sfida,il nostro terreno di battaglia.I valori,l’etica,le regole.E l’amore per la vita e per gli altri, che ci impongono l’urgenza di un impegno.”La castità del guerriero…”

November 29, 2008

Grembiulini

Filed under: Fondamenta - Administrator @ 3:25 pm

di Armando Ermini

Strano paese il nostro.
Governi e opposizioni, come sempre, si scambiano le parti e ciò che era bandiera degli uni, quando viene sventolata dagli altri diventa nel migliore dei casi un falso problema, comunque ininfluente anche se fino a poco prima lo si era giudicato di alto valore simbolico. Mi riferisco per la precisione alle divise scolastiche uguali per tutti, gli ormai famosi grembiulini, che da simbolo di una scuola che non dovrebbe discriminare vengono derubricati ad abile mossa governativa per dissimulare altre e sostanziose differenze a cui non si vuole mettere mano.
Ora, che tali differenze (di classe, di ceto, di censo) esistano, è una verità incontrovertibile e non sarà certamente il grembiulino ad annullarle. E d’altra parte la scuola da sola non può bastare a farlo, quand’anche le si volesse assegnare questo compito diciamo così improprio e al di sopra delle sue possibilità concrete. Eppure i grembiulini un senso preciso lo hanno: “Voi potete essere figli di professionisti o di operai, di ricchi commercianti o di disoccupati, ma a scuola siete tutti uguali, e dentro la scuola quelle differenze cerchiamo per quanto possibile di non farle pesare”, sembrano dire i grembiulini uguali per tutti. Negli anni ’50, quando la scuola la frequentavo io, era proprio così, e quella scuola fatta di almeno in apparenza di “uguali” sotto la guida del Maestro unico, ha avuto non pochi meriti nel riscatto dei ceti meno favoriti, che nell’accedere ad un livello sia pur basso di alfabetizzazione, trovavano un motivo d’orgoglio e uno strumento concreto di miglioramento della propria condizione. Tanto che la divisa scolastica era un segno di riconoscimento e di differenziazione rispetto a chi la scuola non la frequentava. Questi pensieri mi sono venuti alla mente durante un viaggio in Nepal, paese poverissimo e di quasi esclusiva economia agricola, osservando con quanta contentezza le miriadi bambini che lo popolano, indossano la loro divisina e, altro che mamma in Suv, si sobbarcano ogni giorno anche molte ore di cammino su sentieri e mulattiere ripidissime per andare nella loro scuola, posta di solito nel villaggio più importante della zona. Ai trekkers di passaggio ogni bimbo domanda sempre :”School pen?” nella speranza di “conquistare” una penna a sfera, ed alla sera sui muretti dei villaggi, davanti alle case, si vedono bambini impegnatissimi a fare i compiti sui loro quadernetti sgualciti ed austeri.

I risultati sono tangibili. All’ingresso di un villaggio sono entrato in una piccola, povera, pasticceria dove erano un uomo giovane e un ragazzino di circa dieci anni. L’uomo era silenzioso, quasi intimidito. Il ragazzino invece, che sapeva far di conto e conosceva un po’ d’inglese, ha preso seriamente in mano la situazione e si è messo ad illustrare i prodotti (sorprendentemente buoni) e contrattare il prezzo con un messaggio non espresso ma molto chiaro: “io so come trattare, ho gli strumenti per farlo e il futuro mi appartiene”.
Ecco, invece di perderci in polemiche sterili e strumentali, dovremmo tornare a conferire alle cose il loro vero valore, con un bagno di umiltà che ci coinvolga tutti quanti.

March 31, 2008

Il segreto del pomodoro
ovvero
Il Selvatico sostiene la Vita

Filed under: Fondamenta, Il Selvatico - Administrator @ 11:42 am

di Roberto Pelusio

Pomodori selvaticiLunedì visito la serra di un amico,
una foresta tecnologica e ordinata di migliaia piante di pomodoro vigorosissime.
Ad un certo punto gli chiedo: “Ma come è fatta la piantina quando ti arriva e la metti in terra?”
Risponde: “Le piantine all’origine sono due, una è la varietà che vedi e che dà il pomodoro, l’altra è una varietà selvatica, si piantano tutt’e due insieme poi a un certo punto la prima viene innestata sul selvatico.”
Chiedo: “Perché?” e lui tira fuori il pane di terra sotto uno di questi giganti, un intreccio solidissimo e vigoroso di radici bianche e un tronco che regge a malapena i due grossi rami della varietà ibrida.
Dice “La varietà selvatica è quella nascosta che sostiene e dà il nutrimento su cui cresce quello che vedi, senza queste radici col cavolo che ottieni quello che vedi!”

March 28, 2008

Il padre, la vita, la famiglia

Filed under: Fondamenta, Bioetica - Administrator @ 1:18 pm

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