November 5, 2009

PRESUNTO COLPEVOLE

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Sulla pelle dei bambini
PRESUNTO COLPEVOLE
La fobia del sesso e i troppi casi di malagiustizia
Edizioni Chiarelettere 2009

a cura di Armando Ermini

“Nei programmi televisivi, terreno di una sconfortante banalizzazione spacciata per approfondimento,…..viene sempre proposta una breve fiction introduttiva nella quale gli attori interpretano quei ruoli che sono già definiti dal subconscio collettivo: il bambino molestato, sempre posto in penombra, generalmente seduto su un letto, in modo che sia chiaro il collegamento; la presenza femminile telegenica e rassicurante dell’eroina di turno, sia essa poliziotta o assistente sociale; il turpe individuo di mezza età con la barba mal curata che assolve al ruolo di maniaco”.

Ho riportato in apertura questo passo a pag. 247 del libro perché con poche efficaci parole indica quale sia il vero significato di ciò che sta accadendo intorno allo spinoso tema della pedofilia, significato che va molto al di là di procedure poliziesche e giuridiche che lasciano amplissimo margine agli errori e che sono benissimo descritte in questa pregevole opera di controinformazione.
Viviamo, su questo sito lo si dice da anni, in una società formalmente democratica in cui però, in realtà, la presa del potere sulle persone è sempre più onnipresente e raffinata e si avvale di diversi strumenti, culturali e organizzativi, che producono il (non) stupefacente risultato di stimolare la psicosi di massa ma non di incidere per davvero sul bubbone malefico, in questo caso il fenomeno pedofilia. Anzi, più la psicosi di massa dilaga, più innocenti vedono distrutta la vita propria e quella dei figli, meno credibile diventa la Giustizia e quindi, in definitiva, più facile per i pedofili veri continuare indisturbati nelle loro turpi pratiche, se non altro perché risorse ingenti, di personale ed economiche, vengono distolte per dare la caccia ai fantasmi. Tanto da far scrivere all’autore che
“la battaglia contro la pedofilia in Italia non si fa. Se ne fa una rappresentazione simbolica….”.

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May 21, 2009

Vivere verticale

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Davide Giandrini stà lavorando ad un nuovo spettacolo che sarà disponibile a partire da fine settembre 2009 nella versione per le scuole (elementari e medie) e per il teatro serale.

Di seguito una breve nota di Davide sullo spettacolo:

“Per Caso, e ormai da diversi mesi mi trovo davanti la montagna: film, canzoni, storie, racconti… di montagna. E persone.
L’amico Marco, uno dei più grandi alpinisti italiani è stato in Patagonia 23 volte, sulla torre Centrale del Paine… non è uno spericolato e neanche un superman alla ricerca di imprese eroiche…
Lui dice anzi che la montagna insegna l’impresa della normalità… della misura, la tua misura, fin dove devi e fin dove puoi farcela… insegna a frequentare la paura che suggerisce il limite.
Dice che la montagna ti stuzzica la virtù della prudenza e del coraggio…
Dice anche che la bellezza della montagna ti commuove, e che la commozione ti addolcisce.
Là sopra, quando dormi appeso ad un chiodo con il sedere a 4000 metri di altezza impari a conoscere il cuore tuo e quello dei due amici che sono con te…
In montagna i ritmi cambiano, i pensieri rallentano…e in tutto quello spazio vuoto l’impresa è sentire che il Silenzio ti vuole bene, da sempre…

Non conosco lo spettacolo che farò: di certo la traccia sarà fatta dalle conversazioni tra me e Marco che continuo a registrare. Userò le parole, mi auguro comiche e profonde, userò la chitarra… e alcuni splendidi video, che Marco ha girato, tra le aquile e il sole.”

April 23, 2009

La crisi del dono. La nascita e il no alla vita

Filed under: Uncategorized, Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 9:57 am

E’ uscito il nuovo libro di Claudio Risé: La crisi del dono. La nascita e il no alla vita (San Paolo Edizioni, 2009)

La crisi del dono (Dalla Premessa)
L’aborto non è solo materia di cronaca quotidiana, e di battaglia politica. Esso non inizia, come è noto, con le leggi che lo legalizzano, così come non era un delitto “come un altro” quando era considerato un crimine. La polemica politica sull’aborto è quindi giusta, ma quasi sempre inadeguata. Perché lo considera soprattutto come un fare male, un malaffare, senza indagare la sua natura in quanto malessere, essere nel male, in una situazione di forte disordine e disagio. Per la precisione in quella patologia che porta a rifiutare uno dei tratti più caratteristici della vita umana: il continuo cambiamento, e la sua continua trasformazione, in incessante sviluppo, dalla nascita fino alla morte.
Questo tratto dinamico della vita dell’uomo è particolarmente difficile da accettare nel disagio psichico forse più diffuso oggi: le nevrosi e psicosi ossessive, accompagnate dalle fantasie di controllo totale della realtà, e nutrite dalla celebrazione acritica dell’onnipotenza tecnoscientifica svolta dalla comunicazione di massa.
Il momento dell’esistenza più rappresentativo dell’irruzione del cambiamento, dell’avvento del nuovo, è quello della nascita. (more…)

April 3, 2009

UGUALI MAI, quello che tutti sanno sulle differenze tra i sessi ma non osano dire

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di STEVEN E. RHOADS

Lindau, Torino 2006

A cura di Armando Ermini

Queste differenze fra uomini e donne possono in parte venire spiegate dagli ormoni e da altre differenze fisiologiche e chimiche. Pertanto esse non spariranno, a meno che non ci si metta ad armeggiare con le nostre nature biologiche fondamentali (dall’introduzione)

Il miglior pregio del libro di Rhoads consiste nel fatto che non cerca di spiegare, o meglio piegare, i fatti concreti alla luce di una verità precostituita, dunque ideologica, ma al contrario li assume come realtà fattuale e da qui parte per cercarne una spiegazione che con quelli si accordi. Per fare ciò, oltre ad una imponente bibliografia, usa una mole impressionante di dati e di ricerche statistiche senza tralasciare di sottoporre ad esame critico quelli in contraddizione fra di loro.
Ne risulta un lavoro che potrà lasciare interdetto chi non crede che siano solo la biologia e i livelli di testosterone a determinare fondamentalmente l’approccio al mondo degli individui e che con essi si possa interamente spiegare la psicologia umana, o colui che arriva a conclusioni simili a quelle dell’autore riguardo a ciò che sarebbe utile fare per il bene di tutti ma a seguito di analisi diverse, o ancora chi con quei suggerimenti non fosse in sintonia per qualsivoglia motivo, ma nessuno potrà negare una cosa. L’approccio sociocostruttivista alla differenza fra maschi e femmine elaborato, massimamente in USA, dal femminismo dell’uguaglianza e fatto proprio anche dalle grandi Agenzie internazionali, in primis quelle legate alle Nazioni Unite (1), ne esce completamente distrutto.
Non è vero, questa la tesi centrale che il libro dimostra, che il sesso sia ininfluente o quasi rispetto alle aspettative, alle scelte di vita, alle passioni ed alle priorità di donne e uomini concreti, e che le differenze che si manifestano pervicamente siano da ricercare nella cultura “patriarcale” che avrebbe emarginato le donne consegnandole ad uno stato di subalternità psicologica e sociale in virtù di una educazione sessista autoriproducentesi di generazione in generazione.
Secondo i teorici del “genere” come costrutto culturale, una educazione androgina renderebbe maschi e femmine sostanzialmente identici, al di là delle trascurabili diversità corporee.
Dimostrando, dati alla mano, che così non è, Rhoads mette in discussione non solo una teoria accademica, il che potrebbe non interessare molto, ma soprattutto le concrete misure politiche e legislative varate dai governi sulla base di quella teoria. E questo tocca donne e uomini nel loro quotidiano, fino a tentare di forzarne le scelte e modellarne (o meglio manipolarne) la psiche.
Inutile dire che quando viene imposto un progetto ideologico di ingegneria psichica e sociale, a soffrire sono sia le persone i cui impulsi profondi non sono in sintonia con esso, sia la società nel suo complesso che non riesce più a trarre da ciascun soggetto il meglio di sé.
Paradossalmente a rimetterci di più sono le donne, perché il soggetto androgino vagheggiato da questo filone del femminismo rifiuta in primo luogo proprio ciò che è più eminentemente femminile, l’istinto innato e biologicamente determinato alla maternità e alla cura dei piccoli, tanto da poter affermare che in realtà il femminismo, svalutando proprio questi aspetti del femminile fino a giudicare parassita colei che ama dedicarsi alla casa e ai figli (Simon de Beauvoir) , è di fatto contro la donna.
Rhoads non rifiuta affatto l’affermarsi femminile nella sfera pubblica e lavorativa, ma al tempo stesso constata che decenni di progetti educativi scolastici (programmi, libri di testo etc.) e culturali imposti dal femminismo non hanno scalfito, se non marginalmente, la propensione delle donne a mettere matrimonio e figli al centro della propria vita, anche a costo della carriera ed anche , con le ovvie eccezioni, fra i ceti più acculturati e ricchi. Nello stesso tempo la rivoluzione sessuale sembra essersi dimostrata un boomerang per le donne, più vulnerabili nei sentimenti e meno propense degli uomini a rapporti occasionali che le espongono, a maggior ragione in caso di eventuali figli, al sovraccarico di lavoro e responsabilità ed ai pericoli tipici delle famiglie senza padre (secondo chi scrive, gli esiti a lungo termine non sono positivi neanche per gli uomini per un accumularsi di motivi che non è questa la sede per analizzare).
Comunque, lungi dal costituire un modello culturale socialmente costruito o imposto, la propensione femminile al matrimonio ed a rapporti stabili risponde, secondo Rhoads che adotta il punto di vista della psicologia evolutiva, a precise strategie di sopravvivenza della specie. Costituisce infatti il modo migliore per garantire sicurezza e tranquillità alla prole ed a se stesse, e considera come logica in questo senso l’attrazione per gli uomini socialmente affermati e dominanti, in quanto visti come più adatti ai compiti di protezione che da loro si aspettano. Il fatto che siano cambiate molte condizioni materiali di esistenza è ininfluente sulla psiche, il cui nucleo duro si è formato e consolidato lungo molti millenni di esistenza. Tanto è vero, sostiene, che è uniforme in tutte le società in ogni epoca storica ed in tutti i ceti sociali e culturali, anche nei più “evoluti” dove ci si potrebbe aspettare di constatare approcci e aspettative diversi da quelle tradizionali.
E se questo è vero per il mondo femminile lo è anche per quello maschile, che nonostante tutte le pressioni a cui è stato sottoposto ha conservato inalterati i caratteri fondamentali di sempre. Propensione alla competizione con gli altri maschi, bisogno di sentirsi e di essere percepiti come dominanti, surplus di energia fisica che necessita di sbocchi, minor propensione , rispetto alle femmine, verso i compiti di cura del “nido” e di accudimento della prole. Anche in questo caso Rhoads fa risalire questi caratteri a strategie di sopravvivenza della specie, che avrebbero fornito al maschio la dote di secernere una maggiore quantità di testosterone, tale da metterlo in grado di adempiere a compiti più difficili per la femmina, più legata alle funzioni materne.
Fra le propensioni maschili funzionali alla strategia evoluzionista è anche quella di diffondere il più possibile il proprio seme, ossia accoppiarsi con molte femmine, per assicurarsi la discendenza. Propensione che, come quella femminile di cui ho detto sopra, non viene giudicata da un punto di vista morale ma esaminata sotto il profilo del bene della società nel suo complesso. In questo senso, ci dice l’autore, è positivo che le energie maschili non siano mortificate ma piuttosto incanalate e messe al servizio del progetto familiare. Se il maschio percepisce la sua importanza per moglie e figli, sarà portato dalla sua stessa natura che ama la sfida, a far di tutto per adempiere alle funzioni di sostegno economico (e non) e di protezione.
In un certo senso – scrive Rhoads- nei matrimoni tradizionali uomini e donne ottengono esattamente quello che entrambi vogliono. Come è stato osservato precedentemente, per descriversi, gli uomini scelgono aggettivi come dominante, deciso, indipendente. Le donne preferiscono amorevole, comprensiva, generosa.
Ma se il matrimonio significa mettere insieme queste diverse predisposizioni, non ci si dovrebbe stupire se si scopre che il primo [l’uomo] è, in un certo senso, il capofamiglia. Ruolo d’altra parte che dovrebbe essere esercitato in modo non dittatoriale e ampiamente aperto all’influenza della moglie.
Se è vero che la civiltà ha bisogno di uomini orientati alla famiglia e se si prendessero sul serio le differenze fra i sessi, non si dovrebbero cercare nuovi modi d’indebolire il ruolo storico dell’uomo all’interno della famiglia - conclude.

(1) Si veda su questo il volume “La donna a una dimensione” (Marietti 1820) di Alessandra Nucci, di cui ci siamo già occupati in http://www.maschiselvatici.it/abbiamoletto/nucci.htm

September 12, 2008

Dedicato a mio padre…

Filed under: Uncategorized, Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 10:21 am

Ettore ci scrive: “Spero che la mia iniziativa venga apprezzata e sostenuta da voi.
Tenete conto che io, che non ho avuto un padre, ora sono padre di due figli, e che per nulla al mondo consentirò mai che soffrano quello che ho sofferto io…”

Segnaliamo volentieri la sua bella iniziativa e il gruppo che dedica a suo padre per pubblicarne le poesie.
francescosilvestripoeta

di Ettore Lomaglio Silvestri

Non è facile parlare di mio padre, perché?
Perché io non l’ho praticamente conosciuto.. .
Per 24 anni ho inseguito la sua voce, la sua immagine, il suo sguardo, la
sua mano…
Forse tre o quattro volte ricordo di avergli parlato…
Pochi minuti, flash indimenticabili
80 anni di storia…
erano per me giovane uomo
ma lontani lontani (more…)

July 14, 2008

Libri: Lottare e amare

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 5:47 pm

Anselm Grun
LOTTARE ED AMARE
Come gli uomini possono ritrovare se stessi
Edizioni San Paolo srl. 2004

A cura di Armando Ermini

“……mi viene incontro la forte maschilità di Gesù. Gesù è un uomo che assume la propria parte, anche se tutti quanti attorno si pongono contro di lui………combatte per l’uomo che ha rinnegato il suo essere uomo”,

scrive Anselm Grun (frate benedettino, filosofo, teologo, economista, psicologo) a proposito dell’archetipo del Salvatore, appunto il Cristo, che chiude riassumendoli tutti in sé, la carrellata sugli archetipi del maschile tratti, tutti, da personaggi biblici. Il pellegrino, il padre, il condottiero, il martire, l’amante, il guerriero, il re, il selvatico e così via. Diciotto personaggi, diciotto archetipi, diciotto modi di essere maschi molto diversi fra di loro, in ciascuno dei quali ogni uomo può rintracciare una parte di sé, magari nascosta o dimenticata, tanto più oggi che il maschile vive una crisi d’identità forte. Lo scopo dichiarato del libro è di offrire uno spunto di riflessione agli uomini contemporanei per ritrovare se stessi, per accedere ciascuno al proprio sé. Quelle di Grun sono storie analizzate con gli strumenti della religione intrecciati con la psicologia analitica junghiana e il suo pensiero si inserisce a pieno titolo nel filone cui partecipano anche Robert Bly e Claudio Risè. Se in più di un’occasione Grun muove forti appunti anche alla Chiesa Cattolica, criticata per aver “ceduto” ad uno spirito buonista e compassionevole lontano dalla spiritualità e dalla psicologia maschili (è chiaro l’accenno ad una certa femminilizzazione della Chiesa, anche se non usa mai questo termine), e quindi incapace di attrarre gli uomini, non per questo ci presenta modelli di eroi senza macchia. Anzi, ogni personaggio è chiamato, per conquistare una vera maschilità, a fare i conti con la propria ombra. Ombra che ha esercitato un influsso negativo nella vita concreta di ciascuno di loro, fatta anche di cadute, tradimenti, ferite, traendo lezione dalle quali gli uomini della Bibbia, e dunque anche ciascuno di noi, si sono potuti rialzare e e riprendere la strada per divenire se stessi. Strada che deve condurre ogni uomo ad entrare in contatto con la forza maschile, l’aggressività, la sessualità, la passione, ma anche la disciplina e “l’anima”, la così detta parte femminile nel maschio, per integrarle in una virilità compiuta, la quale non può prescindere da due poli: il combattere e l’amare.

“L’uomo che solamente combatte diventerà facilmente un Don Chisciotte che ha sempre bisogno di nemici per percepire se stesso. L’uomo che oltrepassa il combattere e si dedica solo all’amore non imparerà mai davvero ad amare. ….L’amore ha bisogno anche di forza, per poter sviluppare tutto il suo potenziale di fascino e di felicità. ”

Scrive ancora Anselm Grun nell’ultima pagina del libro:
“Ti auguro che, riflettendo su quanto hai letto, tu senta la tua forza maschile, e che ti possa rallegrare di essa, che tu provi piacere a sviluppare la tua forza, e che volentieri tu sia uomo. ”

In “Maschio amante felice” Claudio Risè sviluppa sul maschile ragionamenti analoghi e identico è l’auspicio di un maschile forte e integro, per il bene proprio e della comunità in cui opera, a dimostrazione che si può partire da approcci diversi per arrivare a conclusioni analoghe.

May 25, 2008

Il Calderas

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a cura di Armando Ermini

Carlo Sgorlon
Il Calders
Mondadori, 1988

Sgorlon è scrittore secondo me straordinario nel far rivivere nei suoi personaggi la ricerca di quanto più è ancestrale nell’uomo, che non può rinunciare ai suoi miti pena l’azzeramento di senso.
Il Calderas (il Calderaio) è la storia di un ragazzo zingaro, che inizia in un villaggio slavo poco prima della Grande Guerra e termina in Friuli con la fine della Seconda Guerra Mondiale e con la Resistenza ai nazisti.
Un lungo arco di tempo durante il quale il piccolo Sindel, orfano dei genitori e cresciuto dal vecchio Vissalòm in un carrozzone (il wurdon) errante da un luogo all’altro come costume di quel popolo, sperimenta il senso profondo di libertà del nomadismo ma anche la privazione della mancanza di radici, di un luogo delle origini cui fare riferimento dentro di sé. Non gli bastano le scarne e improbabili leggende che gli narra Vissalòm, e arriva all’amara conclusione che il suo è un popolo senza vera storia, perché non ha scrittura e quindi parola. Disperso nel mondo, vive il presente senza un disegno ed una prospettiva per il futuro, perennemente estraneo alle temibili leggi dei gagè, gli stanziali, ma non per questo privo di un ferreo codice d’onore e di proprie leggi interiori, quelle della tradizione, tramandate verbalmente e vissute di padre in figlio fin dalla notte dei tempi. (more…)

April 29, 2008

Le donne: una rivoluzione mai nata

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recensione a cura di Armando Ermini

Fabrizio Marchi
Le donne: una rivoluzione mai nata
Mimesis edizioni, Milano 2007

Sgombriamo subito il campo dalla postfazione di Lidia Ravera (quella che… le torturatrici non sono donne ma uomini mascherati), tributo pagato dall’editore al dogma politically correct secondo cui non può darsi una critica al modo di essere femminile se non immediatamente controbilanciata da un parere opposto, che peraltro si limita a riproporre i soliti argomenti delle donne vittime ma portatrici di superiorità intellettuale nei confronti degli uomini, e, fra di esse, della superiorità morale di quelle “colte” e “progressiste”. La verità è che l’unica differenza fra le donne “progressiste” e le altre è che le prime sono dotate di una robusta falsa coscienza, le altre, almeno, tendono ad essere più sincere prima di tutto con se stesse. Lasciamo perdere.

La parte del libro in cui Fabrizio Marchi descrive lo stato del rapporto fra i sessi in modo realistico e disincantato, e proprio per questo amaro, è secondo me la migliore.
Non si fanno sconti a nessuno. Donne e uomini sono risucchiati, ognuno con la sua parte in commedia, in un “gioco” funzionale agli interessi del neocapitalismo finanziario e consumistico.
Le donne ne hanno accettato i meccanismi in cambio di notevoli vantaggi esercitabili rispetto alla generalità degli uomini normali, ma a prezzo della reiterata subordinazione ai pochi ma determinanti maschi dominanti. Incapacità di vivere la sessualità in modo spontaneo, giocoso e privo di secondi fini, ci dice Marchi, caratterizzano il genere femminile, specie in Italia, e non si vedono all’orizzonte segnali di cambiamento. E’ come se, continua, la sovrapposizione fra sessufobia di matrice religiosa (in specie cattolica) e utilitarismo capitalista, avessero provocato un vero e proprio mutamento nel DNA femminile. (more…)

March 18, 2008

L’odissea di Shackleton e dei suoi uomini

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 9:37 am

di Roberto Pelusio

Senza preavviso l’altro giorno torno a immaginare quel gruppo di uomini scelti che si costruirono una nave su misura per affrontare l’impresa più spericolata e avventurosa che si potevano prefissare: affrontare i mari e i ghiacci del polo sud per raggiungere la mèta impossibile.
Con viva impressione la memoria mi fa risentire la minaccia del mare che si chiude intorno alla nave in una stretta di ghiaccio. Ripercorro il lungo calvario per liberarla e riprendere il cammino, che si conclude invece con la lenta agonia della nave, il suo gemere e scricchiolare via qualche pezzo giorno dopo giorno, un po’ come la vita di ognuno, fino all’abbandono finale.
Perché a distanza di un anno mi tornano in mente queste immagini?
Mi ripugna un po’ operare delle trasposizioni analogiche, però è anche vero che il nostro è il periodo storico in cui l’uomo si è prefisso di varcare i confini dei mari più lontani, sfidando Dio e ogni trascendenza, per raggiungere da sé, con le proprie forze, strutture, e regole l’impresa più impossibile: diventare come dio. (more…)

February 27, 2008

Sulle orme del padre

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 5:55 pm

recensione a cura di Armando Ermini

Antonio Bertinelli
SULLE ORME DEL PADRE
Attraversando il ’68 e gli anni del pensiero egemonico
FeNBi 2008

Antonio Bertinelli è docente di diritto, e da anni impegnato a favore della bigenitorialità. In questo libro ci propone un grande affresco sulla paternità. Dall’immagine del padre nella mitologia a quella dei nostri giorni, ripercorre con linguaggio chiaro e alla portata anche dei non specialisti, le tappe del pensiero teorico/filosofico e delle condizioni concrete in cui si è esercitata la paternità. Tappe che ci hanno condotto all’attuale situazione di degrado e di emarginazione, culturale e pratica, della figura paterna. Con altrettanta chiarezza descrive gli effetti sui giovani, in termini di insicurezza, aggressività, predisposizione a delinquere, dell’assenza o della marginalità del padre. (more…)

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