COSA RESTA DEL PADRE?
La paternità nell’epoca ipermoderna
Massimo Recalcati (Raffaello Cortina editore. 2011)
A cura di Armando Ermini
L’epoca ipermoderna, scrive Recalcati, è caratterizzata dal tramonto e dall’evaporazione del padre. Sembra non valere più la sua Legge, l’interdizione dell’incesto e la castrazione simbolica del figlio (quella che Claudio Risè chiama la ferita inferta dal padre, necessaria per staccarlo dalla simbiosi mortifera con la madre ed aprirlo alla vita sociale e adulta). Il padre è colui che pronuncia due distinti moniti che interdicono il reciproco desiderio incestuoso fra madre e bambino. A lei dice: “Non puoi divorare il tuo frutto” , mentre a lui: “Non puoi ritornare da dove sei venuto”.
La condizione strutturale per accedere al desiderio implica un divieto di accedere al godimento assoluto della Cosa materna (pag. 55), e quindi la la Legge si configura non come pura interdizione ma come dono della facoltà del desiderio (pag. 56).
In mancanza della Legge paterna, del suo limite, non può esistere neanche desiderio autentico, ma solo la tendenza ad un godimento immediato, caotico, smarrito, assoluto, privo di ancoraggi simbolici e di carattere, appunto, incestuoso.
E’ questa la condizione dell’ipermodernità, dove si realizza la “paradossale” convergenza fra la contestazione giovanile antipatriarcale (antipaterna) e l’affermarsi del discorso del capitalista, che sfrutta la convinzione che il soggetto sia libero, senza limiti, senza vincoli, agitato solo dalla sua volontà di godimento, per illuderlo di poter trovare soddisfazione nel consumo avido di oggetti, quando in realtà, “liberato” dal limite imposto dalla Legge e perciò dal desiderio autentico, ciò che lo spinge è la ricerca della Cosa assoluta del godimento (l’incesto materno).
Se in passato la Legge si faceva discendere direttamente da Dio, e il padre traeva la sua autorità dall’esserne il rappresentante in terra, oggi quel tempo, sostiene Recalcati, è definitivamente alle nostre spalle e la psicanalisi ha dato il suo contributo per denunciare le aberrazioni ideologico-moralistiche di quelle versioni della Legge, per tali intendendosi la sua cristallizzazione in norme burocratiche, anonime, fredde e repressive, ovvero non aperte a ciò che abbiamo già definito il dono della facoltà del desiderio. D’altra parte però, (more…)