Oggi, mercoledì 5 gennaio 2011, a “Pomeriggio sul Due”, dalle 14.40 alle 15.00, è andata in onda quella che a mio avviso è una delle rappresentazioni più impressionanti della ferocia e della empietà cui conduce il raziocinare astratto in cui si risolve il sedicente senso di responsabilità della cultura poltycall correct attuale. Si parla della ragazzina di tredici anni che insieme al fidanzatino di sedici concepisce un figlio, accetta la maternità e insieme alla famiglia e alla comunità in cui vive, accoglie con gioia questa nascita. In studio il conduttore, un prete, una sessuologa e un ginecologo, nonché una ragazza che a suo tempo, a diciassette anni, resta incinta e viene costretta dai genitori all’aborto contro la sua volontà. Testimone e vittima di una tragedia personale: “volevo tenermi il bambino e non buttarlo via”. Invece si è trovata, condotta a forza da tribunali, servizi sociali e genitori, su un tavolo di ospedale dove l’anno fatta abortire. Due storie che chiunque immagina vengano contrapposte a significare l’una, di gioia, di speranza e di vita, l’umana accoglienza e solidarietà, l’altra, di dolore, di disperazione e di morte, il rifiuto e la violenza contro due Umanità indifese: il concepito e la giovane mamma. Sono invece lunghissimi interminabili minuti in cui i partecipanti alla trasmissione si rendono responsabili di un processo contro tutti i protagonisti della storia di accoglienza. Un processo infantile e infondato nelle argomentazioni pretese “adulte”, umanamente crudele nei giudizi, offensivo nei toni e nelle espressioni usate sia verso i protagonisti sia verso gli spettatori. Una sequenza di asserzioni assolute, di diktat, una sostanziale intesa nel dire o nel tacere, il tutto espresso con atteggiamenti psicologici ed emotivi assai violenti, propri di chi ha trovato “il nemico”, e ha perso il proprio equilibrio ed è furibondo e urla. Un vero e proprio massacro della ragione, del buon senso, del rispetto e della sensibilità umana di tutti. E per di più su un tema delicatissimo come questo. Quale la sentenza emessa da questo tribunale del fondamentalismo politycall correct, ospitato sul Due? questa maternità è un fatto gravissimo, diseducativo, un danno attuale che inoltre è premessa di danni futuri sia per la mamma, sia per il papà sia per il figlio; la famiglia e la comunità scolastica che stanno stringendosi solidarmente intorno alla giovanissima famiglia non solo sono espressione di arretratezza culturale e civile, ma sono responsabili di scelte e atteggiamenti letteralmente “fuori di testa”. Nel mentre, la vicenda dell’aborto forzato, invece di essere stigmatizzata in modo chiaro e inequivoco, viene strumentalizzata così da finire ad essere in sostanza utilizzata come esempio, questo sì, di responsabilità genitoriale e di saggezza: è la via da seguire. In questo quadro d’accusa portato avanti da ” i migliori e i civili”, vien dato spazio per pochi secondi e solo alla fine della trasmisisione e solo su registrazione (una discussione reale su questi temi è evidentemente ritenuta inutile) alle affettuose, ragionevolissime, civili parole dell’insegnante che insieme al collegio docenti ha accolto la novella Juno in classe. Mai la Radiotelevisione italiana si era prestata ad un rovesciamento così radicale circa la vita e la morte, e i valori di umanità, accoglienza e solidarietà. Se queste sono le lezioni di vita impartite dalla TV di Stato, davvero la coscienza e il cuore del Paese è in condizioni di rischio assoluto.
Cesare