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La Redazione
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La Redazione
Di Armando Ermini
Ho avuto una grande fortuna da bambino. Il mio maestro alle elementari era un maestro maschio e non una maestra. Si chiamava Antonio Pio Pens (in verità, poichè nei documenti ufficiali era scritto Pio Pens Antonio mi è sempre rimasta l’incertezza di quale fosse il nome proprio. Perchè allora il maestro non si chiamava per nome ma sig. Maestro o al massimo Maestro), e chissà se qualche suo figlio o nipote leggerà queste righe. Mi piacerebbe. Sono ormai passati quasi sessant’anni dal primo emozionante giorno di scuola e più di cinquanta dall’ultimo, ma lo ricordo benissimo. Mi sembra ancora di vederlo, quando entrava in classe vestito con giacca e cravatta e noi ci alzavamo per un saluto che era di rispetto e d’affetto, quando alimentava con ciocchi di legno la vecchia ma efficentissima stufa di cotto, o versava nei bicchieri che ciascuno si portava da casa il latte pastorizzato (allora era una novità) che il Comune distribuiva gratuitamente. Era un grande innovatore, il mio maestro. Per interessarci organizzava lui stesso, in aula, lo scambio di figurine da attaccare agli album di collezioni che a suo giudizio erano utili per apprendere qualcosa divertendoci. E non sempre vestiva con giacca e cravatta. Non lo faceva, per esempio, quando a sue spese dipinse personalmente di verde pastello quei tetri banchi di legno marrone su cui allora ci sedevamo. Lavorava nel pomeriggio, perché allora non c’era il “tempo pieno” e la scuola non era un parcheggio per figli di genitori troppo indaffarati altrove. E suppongo non avesse la cravatta neanche quando tappezzò le mura della classe di tante lavagne quanti eravamo noi allievi, ciascuno la propria, divisa da quella del compagno vicino da una striscia di colore verde come i banchi. Ricordo anche le discussioni col direttore didattico, un sardo di piccola statura, al quale tutte quelle novità dovettero sembrare stramberie insensate. E dove li mettiamo quegli splendidi presepi, con tanto di grotte e montagne, che per Natale costruiva in classe col nostro modesto ma volonteroso aiuto?
Non era una mamma, il mio maestro. Piuttosto un padre, anche burbero e deciso quand’era il caso. Come quella volta che mi espulse dall’aula perché parlavo troppo, o quando su un tema malfatto tracciò questo lapidario giudizio a corredo di un semplice Visto, equivalente ad un sonoro tre che non volle esplicitare per non umiliarmi. “Mi aspettavo di più e meglio da te. Chiacchera meno!”
Lo vedo ancora quel giudizio tracciato con la matita rossa. Mi è rimasto impresso nella mente per sempre. Era un tema sulla lana, che avevo corredato con un disegno di sciatore con tanto di maglione. Da qualche parte lo conservo ancora quel quaderno che per mesi tenni nascosto ai miei genitori per scansare ulteriori rimproveri. Già, perché allora né mia madre né tantomeno mio padre si sarebbero lontanamente sognati di contestare il mio Maestro in nome della sacralità del figlio “intoccabile”. Grazie ancora sig. Maestro.
Si è rotto il decoder: “Ne compri uno da 25 euro: si rompono tutti in poco tempo” mi consiglia il tecnico. Potenza della tecnologia. Ma al terzo decoder ho smesso di pagare la “tassa nuovo decoder”. Niente TV. Manca qualcosa alla serata? Mi sembra di no, anzi: il silenzio finalmente apre all’anima l’emozione di un presente e di un futuro vivibili e affascinanti. Meglio il silenzio che i tutor televisivi dediti alla de-formazione della gente. “Tu sei il silenzio”, riferito a Dio, il titolo di un libro-preghiera di Karl Rahner (Queriniana), il grande teologo. E’ così: nel silenzio ci sei Tu. Cederò al quarto decoder?
Cesare
Riconciliarsi con il proprio cromosoma Y richiede attività pratica, perchè l’uomo è per la maggior parte attività. Così Luca ci spiega il programma del giorno dopo: al mattino pulizia di un sentiero e al pomeriggio si va a guidare il quad. Bene, ho pensato, sono nella merda. Di fronte all’attività mi prende una paura irrazionale di non essere in grado, di essere pubblicamente deriso da tutti per la mia goffaggine, una paura che più che mettere in ansia blocca. Di raccontare un’ennesima bugia per schivare il pericolo non mi andava, non mi restava pregare perchè piovesse. Al mattino scoprii che le mie preghiere non erano state esaudite, c’era un sole che spaccava le pietre.
Lodi, colazione abbondante e via a lavorare, c’è una scalinata da pulire, mi viene consegnata un’accetta e un pighes (roncola nel mio dialetto). Primo colpo “sbilenco”, secondo colpo “si può fare di meglio” terzo colpo prendo mira e taglio la radice. Ogni tanto strappo qualche erbaccia sradicandola. Più i gesti diventano automatici, più io smetto di pensare alla mia goffaggine, sento solo il mio corpo che si muove e il sudore che cola sul viso e la schiena, mi sentivo a mio agio lavorando in mezzo alla natura, il mio corpo mi stava dando inequivocabili segni di ringraziamento. Arriva presto mezzogiorno, doccia, si mangia ed è ora di partire per avventurarsi con il quad. L’effetto positivo della mattina si ripercuote anche sul pomeriggio, è come se avessi più fiducia in me stesso e la paura è un po’ diminuita. Arrivati al luogo della partenza torna quella sensazione di avere un uovo sodo fermo all’esofago che non si schioda, decido di affrontare la situazione;“Guido io” dico a Mauro, tempo di salire, di dare due sgasate e via, l’uovo sodo si scioglie. Al suo posto la gioia infantile del vento in faccia e della velocità che entra nelle vene, dentro di me è come se quel bambino per troppo tempo imprigionato nella gabbia delle buone maniere venisse liberato, gioiva e giocava felice! E anche la gioia del giovane uomo che sta imparando a non aver paura dei propri limiti.
Andrea
Di Armando Ermini
La Repubblica (leggi quì) ci mette al corrente che la gloriosa università di Oxford sta cambiando la regola secolare che prescrive un abbigliamento diverso e standardizzato per studenti e studentesse che si presentano agli esami. (more…)
di Armando Ermini
Prima o poi sarebbe accaduto, era sicuro. Dopo gli studi teorici di cui ci siamo giàmoccupati in passato del compianto prof. Pancheri (maschio), che pontificava sulla primazia del cervello femminile (una macchina sofisticata) in confronto con quello maschile (un rozzo trattore) ecco la conferma statistica, sempre a cura di un ricercatore
maschio, il neozelandese James Flynn, secondo il quale il QI femminile pareggia o supera per la prima
volta quello maschile. (more…)
di Armando Ermini
Niente di meglio del numero in edicola di Panorama (n. 30 del 18 luglio) per illustrare la confusione delle identità sessuali in un mondo che ha smarrito ogni elementare criterio di distinzione . Di tale confusione la stampa è riflesso e portavoce, consapevolmente o meno poco importa.
In copertina campeggia la statua del Davide di Michelangelo con la scritta “Maschio cercasi”- “Infantile, effeminato, insicuro: l’uomo di oggi sta spingendo la donna e i suoi desideri verso esperienze estreme, dal bondage al sadomaso con cui lei cerca sicurezza e affetto..”
Il servizio , a cura di Costanza Riccacasa d’Orsogna, racconta il boom editoriale di “Cinquanta sfumature di grigio” di E. L James (femmina) a cui è stato dato pronto seguito col “nero” e prossimamente il “rosso”. Roba mica da ridere, 20 milioni di copie già vendute nel mondo, per un romanzo che narra la volontaria sottomissione sessuale di una ragazza ad un uomo che la guida con mano sicura. Ovviamente il successo del libro ha destato sgomento, indignazione e panico in ambienti disparati: dal femminismo impegnato e moralista, a quegli uomini che hanno fatto di tutto e di più per oscurare l’immagine virile tradizionale e farsi così accettare. Le prime scoprono che tutte le loro battaglie non hanno scalfito il fondo dell’animo femminile, i secondi che una vita dedicata al rinnegamento di se stessi naufraga di fronte al rifiuto femminile del maschio soft.
E come al solito si sprecano le analisi angosciate e le interviste ai “maitre à penser” (del nulla) rispondenti agli altisonanti nomi nientedimeno che di Bruno Vespa e Alfonso Signorini.
Una persona saggia potrebbe semplicemente pensare che dopo le orgie ideologiche del recente passato, finalmente inizi il rinsavimento, sia pure scontando una naturale esagerazione in senso opposto, come sempre accade quando si è troppo tirata la corda.
Troppo facile, perché (more…)
Il film racconta di un architetto che sistema la vecchia casa del padre defunto. Dopo essere stato lasciato dalla moglie torna a vivere in questa vecchia casa. La casa è a picco sul mare e fatiscente; sono anni (anche durante il suo matrimonio) che il protagonista sogna di metterla a posto senza mai dare seguito al suo proposito: finché nel giro di breve tempo perde il lavoro e riceve la diagnosi di un male incurabile che gli lascia pochi mesi di vita. Nel frattempo l’ex moglie (di cui lui è ancora innamorato) da cui aveva avuto un figlio, Sam, ormai sedicenne, si è risposata con un uomo tutto soldi e lavoro e ne ha avuto altri due figli. Sam è un adolescente difficile, fa uso di droghe, soprattutto abusa di psicofarmaci, odia tutto e tutti (Hayden Christensen, l’Anakin Skywolker de La Guerra dei Cloni). (more…)
Ieri mattina, 17 maggio, ascoltando il GR2 ho sentito la notizia di questo servizio creato nei Pronto Soccorso toscani a partire dal 2010. Si tratta della formazione del personale di PS per riconoscere le vittime di violenza anche quando queste ultime non la denunciano, e il conseguente smistamento del paziente all’interno di un percorso specifico. Iniziativa di per sè lodevole, anche se occorre notare come il colore associato sia il rosa, a sottolineare che, secondo gli ideatori, la vittima di violenza è sicuramente donna, mentre, al contrario se un uomo ha subito l’umiliazione della violenza deve pure subire “l’umiliazione” di un percorso “rosa” all’interno dell’ospedale; quasi che un uomo vittima di violenza sia meno maschio, o debba, quanto meno sentirsi tale. Poi, leggendo questo articolo si scopre che, in realtà, qualche uomo, nonostante si cerchi di tenerlo alla larga, accede al servizio. E’, in realtà, difficile dai dati riportati, capire quanti sono i maschi adulti vittime, rispetto a ragazzi e anziani, però pare di capire che vi siano.
“L’incremento del 2011 sul 2010 è del 63%. In particolare sono aumentati i codici rosa per casi di maltrattamento. Per quanto riguarda il sesso, si registra un aumento importante di vittime maschili: nel 2010 i casi erano per l’89% femmine e solo l’11% maschi, mentre nel 2011 le femmine sono scese al 75% e i maschi sono saliti al 25%.”
Fabrizio
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