Falsa eguaglianza, falsa libertà. Il caso dei maschi in gonnella al college di Oxford
Di Armando Ermini
La Repubblica (leggi quì) ci mette al corrente che la gloriosa università di Oxford sta cambiando la regola secolare che prescrive un abbigliamento diverso e standardizzato per studenti e studentesse che si presentano agli esami. In futuro, i maschi potrebbero indossare una gonna e le femmine il tight. Tutto ciò per non offendere la sensibilità degli studenti transgender, che sembrano essere relativamente numerosi in quell’Università.
Anche questo è segno dei tempi e della confusione che regna sovrana. Ormai qualsiasi manifestazione di identità è considerata una forma di prevaricazione. Le identità non devono più esistere. Si è iniziato con le identità culturali, per cui accade che i presepi non vengano fatti o vengano stravolti nel loro significato perchè qualche maestrina progressista e prona al politicaly correct aborre ricordare ai bambini che, fede o non fede, la nostra cultura è impregnata di cristianesimo. Nella stessa direzione vanno la proibizione di esporre il crocifisso negli ambienti pubblici o il divieto di portare lo chador, simbolo, per le donne, della loro identità religiosa musulmana, oppure il divieto del copricapo ebraico. Errori tragici e contropriducenti per lo stesso dialogo interreligioso o interetnico, che presuppone l’esistenza di identità forti e ben chiare. Solo coloro che sanno chi sono non hanno paura degli altri e possono con essi dialogore lealmente e apertamente, riconoscendo la legittimità delle identità altrui come è legittima la propria. Ora, sulla linea del peggior zapaterismo, si vogliono abolire le identità sessuali, quelle cioè legate alla natura che ci ha fatti maschi o femmine (salvo casi estremamente rari di ermafroditismo), e non ci ha dato per niente la possibilità di scegliere chi si vuole essere.
Quella è una concezione distorta della libertà, anzi contraddice il concetto di libertà che non è mai arbitrio o capriccio ma, aristotelicamente, la possibilità di realizzare concretamente ciò che si è in potenza, ossia nel nostro caso maschi o femmine, esseri umani uguali in dignità ma diversi nel corpo e nella psiche.
Non è abolendo le identità di ogni tipo che si realizzano uguaglianza e libertà. Si fa solo confusione e si genera incertezza e inquietudine, che sono le condizioni in cui si possono sviluppare le peggiori conflittualità. Il dialogo, anche in questo caso, si fa fra diversi, fra maschi e femmine. Fra esseri indeterminati, confusi, incerti, ci può essere solo paura e, alla fine, odio. Eterogenesi dei fini.
















Non penso che sia ingiusto che un uomo(o donna) attraente fisicamente sia più corteggiato rispetto ad un uomo(o donna) non attraente. Sono assolutamente d’accordo con chi dice che ciò rientri nella selezione naturale. Io la metto,invece, dal punto di vista dell’ imposizione culturale che inculca nei più ciò che deve risultare attraente e ciò che non deve risultare attraente.
Vi faccio un esempio: prendiamo i canoni, sia maschili che femminili, tra certe popolazioni africane, oceaniche, asiatiche. Nè a me nè a voi nè alla stragrande maggioranza degli occidentali risulterebbero attraenti quelle forme, lineamenti e portamenti che da quelle parti, secondo i canoni lì vigenti, sono considerati elemento di attrazione, nè loro potrebbero mai trovare attraenti ciò che da noi è considerato attraente. E questo perchè abbiamo culture diverse, e quindi, di conseguenza,canoni diversi. Giusto?
Quindi, rilevato che è la cultura a determinare e/o influenzare la massa su ciò che deve piacere e ciò che non deve piacere, ritorniamo in Occidente e prendiamo, ad esempio, gli uomini esili. In passato, in Occidente, essere esili(mi sto riferendo agli uomini) non era considerato un elemento di preclusione affinchè si potesse essere considerati attraenti esteriormente In poche parole, un uomo poteva risultare, fisicamente, attraente o meno a prescindere se esile o prestante e muscoloso, in quanto l’essere esili non era considerato un inestetismo(come invece lo è considerato oggi) nè essere prestanti e muscolosi era considerato automaticamente segno di attraenza fisica: tutto dipendeva da altri fattori, quali i lineamenti del viso e l’armonia del corpo.
Invece a partire dall’ inizio degli anni ’80, i Media influenzati da una certa cultura consumistica, incominciarono a diffondere come unico canone di ideale e bellezza maschile, quello estremamente robusto, possente e muscoloso, di qui nacque la scellerata moda maschile del “culturismo”(con gli Scwharzeneger e Stallone che risultavano esempi di “bellezza maschile”), cosicchè gli uomini esili incominciarono via via ad essere considerati come esempio di scarsa virilità e scarsa attraenza fisica.
Sappiamo bene come le donne siano molto suscettibili, quindi capirete di come si siano lasciate influenzare in massa da questi nuovi canoni impressi dalla cultura dominante. Il risultato è che oggi, nessuno, ripeto, nessun uomo fisicamente esile,è considerato fisicamente attraente da NESSUNA donna, e per piacere, non mi nominate Riccardo Scamarcio, il quale è sì esile, ma non è che piaccia fisicamente alle donne,semmai piace alle ragazzine di non più di 15 anni, se poi può piacere anche a certe donne più mature non è per via del suo aspetto, ma per via della sua alta posizione sociale di attore, io mi sto soffermando solo sull’aspetto dell’attrazione fisica.
Si dice tanto che i gusti siano vari, che ognuno hai suoi gusti, e bla, bla..però per quanto concerne gli uomini esili, le donne hanno totale unanimità e uniformità di pensiero. Alla faccia della soggettività dei gusti! Assurdo. Incredibile. Eppure è così.
Ecco i risultati di questo criminale Male Bashing mediatico e culturale contro gli uomini esili.
Comment by Stop Male Bashing! — October 2, 2012 @ 11:11 pm