January 30, 2012

La nuova frontiera della parità. Gravidanza e parto sono malattie

Filed under: Fondamenta - Administrator @ 6:59 pm

di Armando Ermini
Questo è ciò che, incredibilmente, sostiene la bioeticista britannica Anna Smajdor, docente alla University of East Anglia e ricercatrice onoraria in Bioetica dell’ Imperial College di Londra. Ci informa il Foglio del 25 gennaio 2012 che la bioeticista “sostiene la necessità di dedicare urgentemente fondi pubblici alla ricerca sull’utero artificiale, allo scopo di emancipare le donne da quei relitti ancestrale e ‘barbari’ (testuale) , fatti di dolore e oppressione, che si chiamano gravidanza e parto”. “ Consideriamo le donne come portatrici di bambini, come marsupi viventi che devono subordinare i loro interessi al bene dei propri figli, o piuttosto dobbiamo ammettere che i nostri valori sociali, e il nostro livello di esperienza medica non sono ormai più compatibili con la riproduzione naturale? “- si chiede la ricercatrice- “Può ancora una società liberale tollerare che le donne rimangano incinta e partoriscano?”. Solo con l’utero artificiale, per la Majdor, gli oneri della riproduzione della specie sarebbero equamente distribuiti fra maschi e femmine, e quindi l’Ectogenesi si configura come un imperativo etico. Quando fosse realizzato, per la scienziata non ci sarebbe dubbio che la stragrande maggioranza delle donne, oggi “costrette” alla gravidanza naturale, vi ricorrerebbe , anche perché “la gravidanza e il parto, lungi dall’essere indispensabili per garantire il legame materno, possono ostacolare la capacità delle donne di prendersi cura dei loro bambini.”
Le fa da controcanto il biologo e filosofo francese Henry Altan, il quale perora anche, naturalmente, la clonazione umana come normale modo di procreare. Ovvie e altrettanto normali e auspicabili le implicazioni sul “mercato degli ovociti” che dovrebbe essere legittimato.
Ci siamo occupati altre volte della questione esprimendo sempre la nostra netta contrarietà a questo ulteriore passo verso l’artificializzazione della vita e la sua sussunzione sotto il dominio del mercato e del capitale. C’è una linea di continuità fra l’aborto come diritto insindacabile della donna, la procreazione artificiale come eliminazione del padre e del maschio dapprima come persone fisiche che danno inizio alla vita poi anche come principio simbolico, la manipolazione degli embrioni umani a qualsiasi fine sia destinata, l’eliminazione nei codici civili di alcuni paesi dei termini padre e madre, ed ora l’utero artificiale a cui seguirà la clonazione degli esseri umani. Non ci siamo limitati a leggere i “progressi” dell’ingegneria genetica puramente in termini di rapporti fra i sessi, benchè sia chiaro che ne sono parte integrante, perché ci è sempre stato chiaro che si tratta di passaggi successivi verso l’annichilimento dell’umano. La distruzione del principio maschile e paterno è stato solo il primo di questi passaggi, condizione necessaria a cui sarebbe seguito quello della distruzione del principio femminile e materno. Per questo abbiamo più volte sottolineato la profonda cecità di quella parte dei movimenti femminili che in nome del diritto della donna a disporre incondizionatamente del proprio corpo, hanno inneggiato al diritto di aborto ed a quello di diventare madri a qualunque età ed a qualunque costo, a prescindere dal rapporto fisico, corporeo, col maschio/padre. Abbiamo tentato di dire loro che si trattava di una lettura miope della questione, che alla fine si sarebbe rovesciata anche contro le donne. E per questo abbiamo sottolineato la inconsistenza , la cecità e l’incoerenza di coloro che, intimamente soddisfatte per essersi resi autonome dall’antico compagno di vita, si dichiaravano poi contrarie all’utero artificiale solo in quanto sarebbe una rivincita dello sciovinismo maschilista. Era già chiarissimo, invece, che dopo l’attacco al maschile e al paterno sarebbe arrivato puntualmente quello al femminile, entrambi veicolati da una pessima interpretazione del concetto di diritti. La verità è che dall’annichilimento dell’umano operato dalla tecnica al servizio del profitto, o ci si salva insieme o non ci si salva. O uomini e donne “riconquistano” una concezione antropologica comune che abbia chiaro che la vera, autentica pari dignità di entrambi i sessi la si può realizzare solo a partire dal riconoscimento della naturale diversità dei corpi e della psiche senza pretendere di omologare gli uni alle altre mortificando entrambi, oppure siamo perduti tutti. Le idee “emancipazioniste” come quelle della Majdor sono lo sviluppo coerente del presupposto tanto errato quanto ossessivo, ma comune ai diversi movimenti femministi, che tutta la storia umana sia stata contrassegnata dall’oppressione “culturale “ dei maschi contro le donne. E ne rivelano l’intima, terribile essenza: il rifiuto di sé, l’odio di sé in quanto corpo femminile sessuato, la fuga nell’astrazione di un soggetto umano onnipotente perché sganciato, o “emancipato”, dalla corporeità che lo mortificherebbe, ma in realtà, proprio perchè scisso dal proprio corpo, del tutto impotente. In questo modo però le donne si fanno strumento, non importa se consapevolmente o meno, di un disegno questo davvero inumano, o direttamente antiumano. Esito coerente e necessitato del processo di astrazione del capitale e di spersonalizzazione dei rapporti umani da esso indotti, stadio ultimo dell’alienazione e della reificazione. C’è da restare sgomenti di fronte al fatto che non si riesca ad afferrare il cuore della questione, e viene da pensare che le donne debbano essere protette, più che dalla violenza contro la quale tutte le società si sono sempre date strumenti più o meno efficaci, da se stesse.

7 Comments »

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  1. Coloro cui parve di leggere nell’intimità della Nuova Era il proclama terribile ed indicibile “Ogni parto è uno stupro” furono sospettati di malformazione psichica.
    La distopia finalizzata alla autodemolizione antropologica, all’autodistruzione ontologica, si manifesta oggi figlia - e forse madre - ma sempre serva, del potere della Tecnica a cui chiede di farsi sostituta della sua umanità.

    Perché non sono la stessa cosa il grido-denuncia di chi profetizzò “Uteri artificiali e amanti sintetiche!” prefigurando il terribile che ci aspettava, per scuotere le anime e risvegliare i dormienti e la proclamazione ufficiale del rifiuto di se stesse che viene dalle impazzite del XXI secolo. No, non si tratta della stessa cosa.

    Si tratta del suo contrario.

    L’antiprofezia si è avverata.

    Forse lo stupore supera lo sgomento.

    RDV

    Comment by Rino — January 30, 2012 @ 9:25 pm

  2. Di tutto si preoccupano, su tutto si mobilitano, di ciò che nulla ormai più conta. Di quello che minaccia l’esistenza stessa del genere femminile invece si fanno entusiaste militanti oppure in massa tacciono compaciute. Mentre i maschi, fatto il passo indietro richiesto, applaudono complici le avanguardie impazzite che conducono le loro sorelle e i loro fratelli verso il naufragio.
    Cesare

    Comment by Administrator — January 31, 2012 @ 4:15 pm

  3. mi sembra un autogol, quello della bioeticista femminista. Rinunciare all’esclusiva della riproduzione avrà ricadute negative sul mercato delel azioni femminili, in tutti i sensi. Le azioni scenderanno e quellel dei maschi - attualmente in ribasso - saliranno.

    Non è detto che l’utero artificiale sia un bene, ma se la tecnologia lo rende possibile sarà realizzato. Inutile cercare di opporsi. Invece è bene attrezzarsi lasciando libere le donne di scegliere (come procreare e partorire), e adoperandosi sul fronte personale per dare il buon esempio (di genitori che si amano e si rispettano, rispettando i figli): non mi viene in mente forma di prevenzione migliore contro la medicalizzazione/tecnologizzazione della riproduzione (o dell’amore).

    Comment by diait — February 5, 2012 @ 5:23 pm

  4. (p.s. ovviamente, lasciando anche gli uomini liberi di scegliere.)

    Comment by diait — February 6, 2012 @ 9:12 am

  5. Cortese Diait, tu scrivi:
    >>>
    ma se la tecnologia lo rende possibile sarà realizzato. Inutile cercare di opporsi.
    >>
    Sbagliato. Perché ciò significa che assegniamo alla Tecnica il potere di decidere cosa sia bene e cosa male, ci consegniamo ad essa.
    Il suo procedere senza fine nel dominare la nostra vita discende proprio da questa consegna: portaci dove vuoi tu o Tecnica!
    Come se il suo sviluppo non comportasse una assegnazione di valori, come se non fosse politica (in senso profondo).
    Altro è riconoscere che la nostra opposizione individuale sarà vana, altro è dirle: guidaci tu che sei apolitica!
    Perché la questione è che …non è apolitica, priva di valori, di direzione. Ha i suoi valori e la sua direzione: se stessa, non l’umano.
    RDV

    Comment by Rino — February 6, 2012 @ 6:24 pm

  6. x diait. Sicuramente, ormai, tutto ciò che la tecnologia rende possibile sarà realizzato. La tecnica sembra avere una sua logica e una sua forza intrinseche inarrestabili.
    Il parere di chi scrive, però, è che ciò non esime dal dare un giudizio di ciò che viene fatto, nè il doverlo accettare comunque come un fatto compiuto in sè neutro. Ritengo al contrario che esista il dovere di indicare a quali esiti conducono certe possibilità sbandierate come fattori di libertà quando sono invece il suo contrario. Nel caso specifico sono d’accordo che si tratta di un autogol. Non me ne compiaccio. Spero invece che serva a far riflettere sui suoi antecedenti e sulla autentica miopia, dettata da livore antimaschile e mal risposto senso di onnipotenza, che hanno spinto tante donne a inneggiare a quelle tecniche di procreazione che hanno emarginato il maschio/padre. Siamo stati troppo facili profeti. Naturalmente concordo sull’assoluta necessità di dare il buon esempio, cosa che non è in contraddizione, anzi è del tutto coerente.
    con la battaglia culturale contro tali strumenti. Noi cerchiamo di fare la nostra parte. Non crediamo di poter cambiare il mondo da soli ma ci ostiniamo a credere che possa nascere, con apporti provenienti sia da ambienti religiosi sia da ambienti laici che non abbiano smarrito la nozione autentica di umanesimo, una consapevolezza collettiva del significato ultimo di certe pratiche, e che su di essa si saldino anche azioni politiche concrete, ove “politiche” lo intendo in senso alto e non come basse pratiche di potere.
    Armando

    Comment by Administrator — February 6, 2012 @ 8:42 pm

  7. perfetto RDV: sé stessa, non l’umano. Che pure si declina nel tempo, ma è altro dall’artificiale.
    Marco

    Comment by Marco — February 6, 2012 @ 8:52 pm

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