Giovanni Lindo Ferretti in concerto
A Venaria c’è questo posto grandioso che è la Reggia, una vecchia residenza dei reali sabaudi rimessa a nuovo, e alle 22 di mercoledì 13 luglio Giovanni Lindo Ferretti iniziava il suo concerto. Sul palco si sono posizionati due musicisti, uno alla chitarra l’altro al violino, Ferretti si è messo al centro un po’ indietro, per terra un bel bicchiere di vino rosso per ciascuno. Ha cantato tutto il tempo fino a mezzanotte, un sacco di brani, con le mani in tasca, maglietta bianca sotto la camicia color verde sporco, diritto sulla sua spina dorsale. Solo una volta si è avvicinato a salutare il pubblico e quando alla fine se ne sono andati tutti e tre con la sigaretta in bocca, ha allungato appena il braccio con un bel sorriso …”Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”.
La musica è stata un crescendo e forse un percorso a ritroso verso i brani più vecchi, intensi erano già quelli iniziali che mi son piaciuti di più. Del recente disco dei PGR con Battiato non c’era traccia tranne solo Cronaca montana, quella di “ge-nte-che-fa-buu-io ava-nti-see-ra”, arrangiata diversamente, il resto per me era in gran parte una novità.
I suoi testi ti riempiono di immagini, “innumerevoli innumerabili”, anche dure: cita spesso la pietra, gli elementi, il sangue e le sensazioni, le sue frasi in effetti pesano e hanno spigoli netti. Usa la parola e il canto in modo sincero, con sicurezza e musicalità, come un bicchiere di vino rosso che “coinvolge Cielo e Terra e trabocca dal cuore”. Dietro i colori delle luci psichedeliche, dietro il suono elettronico degli arrangiamenti si intravedevano universi lontani e vicini, percorsi di storia, visioni intime e rivelazioni, paesaggi di umanità viva e pulsante. Diverse volte mi è tornata alla mente l’osservazione di un amico che diceva che lui, Ferretti, il Padre lo “sente”, e potevo vederlo forse nella sua libertà di dire e cantare ciò che non si direbbe o che resterebbe non detto, lontano dai luoghi comuni, una libertà sentita in prima persona, ma anche nel suo cantare con gusto, autentico, mai compiaciuto o compiacente, quello di chi sa quello che fa e per chi lo fa, senza aspettarsi altro. Penso che ascolterò presto i vecchi dischi e aspetto altre occasioni per risentirlo.
di Roberto Pelusio
















Che grande artista che è Ferretti.
Molto bella la canzone “Annarella”, che in realtà ha scritto pensanto a suo padre, mai conosciuto perché morto quando era un infante, ma dedicata alla vecchia componente del gruppo Annarella Giudici, con la quale ebbe delle incomprensioni, da cui il nome.
Comment by Alessandro — July 30, 2011 @ 6:20 pm