Severe Combined Immunodeficiency Disorder - SCID
Su “Libero” di Domenica 24 aprile, un articolo dal titolo: “In Statale arriva l’avvocato contro le molestie sessuali” ci avverte entusiasta che “Si tratta dell’avvocato Laura De Rui, nota penalista che da vent’anni si dedica all’assistenza e alla rappresentanza legale di bambini, donne, uomini, oggetto di molestie, maltrattamenti e violenza sessuale. Nominata dal Rettore con un bando pubblico, questa figura prevista dal codice antimolestie dell’ateneo è a disposizione di chiunque abbia bisogno di essere ascoltato, nei tempi e nei modi che ritiene opportuno”. Benissimo. Mi viene da osservare, che quando l’ho frequentata io, in Statale non ci si doveva difendere da stupri, maltrattamenti e violenze. Adesso è forse diventata violenta come un suburbio malfamato con annesso sceriffo antistupro e antiviolenze? Se è così è bene che gli studenti lo sappiano: “cave Statalem”. Anche se dubito sia davvero questa la situazione. Ho invece certezza della presenza, ancorchè rara, all’epoca, di quel tipo di esami in cui l’entusiasmo e la valutazione dei docenti e assistenti per la prova scritta od orale era, come dire, esaltato dalle virtù estetiche della esaminanda. E’ ancora così? perché questa era una delle molestie più diffuse a danno degli studenti maschi da parte delle studentesse che scientemente ricorrevano a queste “armi” per avvantaggiarsi. Fosse ancora così, visto il silenzio cavalleresco maschile, correranno le sciantose odierne ad autodenunciarsi per “molestia vantaggiosa”? Chè è questo il busillis: s’ei piace, ei lice e viceversa? Prosegue infatti l’articolo: “De Rui promuoverà alcuni incontri per diffondere la cultura del rispetto e della libertà e dignità delle persone, anche ai fini della prevenzione del fenomeno delle molestie sessuali. “”L’informazione è importante per aiutare chi esibisce comportamenti magari non gravi, come sguardi insistenti sul seno, strusciamenti, a identificarli come molestie sessuali””. Benissimo. E visto che sarà l’interpretazione femminile dello sguardo a decidere di una condanna contro i maschi, bisognerà che le belle e buone, magari con un superseno da chirurgia plastica, o con tanga in super-vista, diciamo le tradizionali chiappe e tette e le varie e molteplici zone identificate oggi dai codici come erogene, “valorizzate” al vento, si autodenuncino per molestia sessuale a danno dei maschi sempre e in ogni caso: non solo cioè quelle volte che non gradiscono complimenti e attenzioni maschili. Ma anche quando le gradiscono e le ricercano. E’ molestia sessuale ogni atto che intenzionalmente suscita in un soggetto, e a suo dire, turbamento non richiesto nella sfera sessuale? Benissimo. E allora buon senso ed equità vuole che sia necessaria questa simmetria anche nei comportamenti femminili nella valutazione di ciò che è molestia sessuale. Il che comporta per la De Rui, se già non ha provveduto, il recupero del principio del comportarsi e del vestire femminile con rispetto e decoro verso i maschi, come regola assolutamente necessaria: dignità e rispetto è dovuto anche ai maschi da parte delle femmine, o no? In ogni caso la pretesa di controllare, governare e punire lo sguardo altrui, in questo caso maschile ( i poteri che la imposero furono quelli assoluti come quello della monarchia assoluta nei confronti dei servi, o dei samurai che uccidevano per uno sguardo non rispettoso), è sintomo di una sindrome di onnipotenza, ed è pretesa di una violenza e di un arbitrio folle: una pretesa che invade la sfera più intima della libertà della persona ovvero le intenzioni che uno sguardo traduce. Che poi le donne siano giunte al punto di sentirsi onnipotenti e al tempo stesso di aver bisogno di denunciare al potere costituito persino gli sguardi maschili interpretati come molestie e si facciano espropriare della libertà di gestire da adulte i rapporti con l’altro sesso, viene da pensare che abbiano contratto la versione psicologica della “malattia del bambino nella bolla” che non può vivere alcun rapporto fuori della protezione della bolla di plastica perché privo di ogni capacità di difesa autonoma dai virus. Una malattia molto grave. Cesare















