La dote
Il progetto di legge per garantire almeno (dicesi almeno) il trenta per cento di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa e di quelle a partecipazione statale, prima firmataria la deputata del popolo della libertà, Lella Golfo, dopo l’approvazione bipartisan incassata alla Camera è ora al vaglio della commissione finanze al Senato. La proposta deve vedersela con la contrarietà di Confindustria, espressa direttamente dalla presidente Marcegaglia, oltre a quella dell’Associazione Bancaria Italiana e dell’ Ania, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici. Ancora per poco, poi sarà promulgata. Non dobbiamo forse restituire centralità al merito per reggere la sfida globale? E non sono forse i giovani meritevoli il nostro futuro? Dunque avremo almeno il trenta per cento dei posti nei CdA riservati alle donne. I tempi cambiano e il progresso inarrestabile: come si dirà? le donne nascono sedute su una quota, intanto di posti in CdA. In tal senso premono deputatesse, deputati, persino le dirigenti dell’Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti di azienda, che raccoglie millecinquecento donne dirigenti d’azienda di ben cinquemila aziende. Finite dirigenti non per meriti ma perché di sesso femminile? Non credo proprio, come le donne che conosco e che si sono conquistate per merito il successo professionale e che invece si vergognano di questa legge: i mezzi distruggono i fini. Quando si tratta di rinnovare l’istituto della dote, in parlamento, padri, zii e fratelli, mariti, amanti, contrapposti su tutto, creano un formidabile flusso trasversale. Una corrente del Golfo vera e propria, calda e inarrestabile che fa fiorire le coste della casta: perché non le case ad affitti “confortevoli” del Pio Albergo Trivulzio? e perché non le assunzioni per via diretta all’ATAC o all’AMA di Roma? e perché in RAI non ci dovrebbe essere la più ampia raccolta di cognomi di politici a ricordare la Storia politica recente d’Italia? Infatti le “quote azzurro-rosa fai da te” sono già in vigore. E’ qui che la lungimiranza dei nostri politici è al di là di ogni possibile critica: dalle “quote azzurro-rosa fai da te”, fuorilegge, alle “quote rosa per legge”. Finalmente! Era ed è promozione dei soggetti socialmente svantaggiati, e carta Costituzionale alla mano nientedimeno. Qualche giornalista incarognito non le chiama “quote rosa”, ma ancora per poco: chi potrà più contestare i bivacchi familistici dei politici, organizzati questa volta nientedimeno che in nome delle “quote rosa per legge” nei CdA delle aziende italiane e ovunque? E qualcuno pensa che freneranno le “quote rosa fai da te”? anzi, saranno norma e dilagheranno. E dopotutto ai nostri leoni della casta italiana ormai scarseggiano le verdi praterie e pertanto si industriano ora a trovarne per le loro leonesse. Che sono più interessanti. E poi, a dirla proprio tutta, a questi leoni è più difficile trovare il coraggio di dir di no alle leonesse che a quelli sul tipo di Mirafiori: a loro le quote di produzione o disoccupazione, zitti e filare. Per questo è in nome del genere femminile che, ore rotundo, si urla. E i giovani? I giovani, magari con laurea, specializzazione e supermaster, ai quali, se va loro proprio bene, trovano dopo anni di disoccupazione uno stage di qualche mese, hanno anche loro le loro quote di privilegio: i buoni pasto della mensa aziendale come retribuzione mensile; il treno e il tram per recarsi al lavoro invece sono a carico. Ma sono buoni e bravi ragazzi: a ben guardare, dopo un po’ di casino, si accontentano di predichine postprandiali, compunte e lacrimose, elargite sui media. E chissenefrega delle aziende costruite col sudore e col sangue e la virtù dei padri! I successori, in politica, le hanno ereditate senza alcuna fatica, tanto più se nulla hanno fatto per farle nascere ed avviarle e affermarle. E si sa che spesso chi eredita il frutto del lavoro altrui, nutre ostilità per le testimonianze del valore dei padri : semmai sono bravissimi a mangiarsele, e appunto le considerano poco o nulla. Roba da dar via insomma, a quotate, con assoluta indifferenza; però con calcolo. E qualche consunto straccio ideologico ben sventolato, viene in soccorso a giustificare il sacco e l’invidia verso i fondatori e il disprezzo per il merito: dopotutto questi maschi non erano e non sono forse una banda di oppressori del genere femminile? Quelle povere donne che in casa dietro le inferriate ben munite guardavano piangendo fratelli e padri andare a divertirsi su lavoro. E si sa: troppo divertimento fa male, ci si ammala e e si crepa prima. In ogni caso la dote esce dalla porta, ma rientra dalla finestra.
Cesare
















