November 20, 2010

Vieni via con me?

Filed under: Fondamenta - Administrator @ 10:50 am

Il seguente articolo di Cesare non è firmato a nome dei Maschi Selvatici solo perchè fa generosamente riferimento a un doloroso momento della sua vita privata. Facciamo però interamente nostri i suoi contenuti e la passione con cui sono espressi.
I Maschi selvatici

Nella trasmissione “ Vieni via con me”, il Fazio eutanasico e la sua compagnia della “buona” morte, offende in modo pesantissimo anche me, e la mia famiglia, come i tantissimi che si sono raccolti intorno al familiare malato per decenni, magari per una vita intera. Facilissimo sarebbe stato per noi familiari consentire per pietà alla disperazione di nostro padre, per cui invocava la morte. Al prezzo della sua vita, che lui stesso rifiutava, secondo questi tragici personaggi da passerella a “Vieni via con me”, avremmo salvato la nostra, perdendola irrimediabilmente e per sempre. Invece abbiamo combattuto il muro della sua disperazione riaprendo a lui giornate bellissime di speranza, di serenità e di gioia. E a noi, che non ci siamo arresi al suo dolore che sembrava senza fondo, nostro padre ci ha donato in cambio una invincibile serenità, l’intuizione di che cosa è la gioia, una insopprimibile gratitudine. E’ nella lotta a fianco di questi sofferenti che si scopre che la vita è un dono straordinario, e che la gioia di questo dono è per sempre. Sono questi sofferenti che misteriosamente hanno la chiave della felicità per chi li difende e sostiene. Il popolo Italiano questo mistero lo conosce per esperienza personale e diretta nella sua grande e dolorosa Storia. Per questo ritengo che Fazio offenda anche il popolo italiano, come lo offende Fini, come lo offende il papà di Eluana e tutta la compagnia della “buona” morte. Sono l’incarnazione di quel maschile che è perduto alla maschilità, alla sua potenza vitale, alla fedeltà fino in fondo al cuore maschile che custodisce la passione l’impegno e la difesa della vita. Sono perduti all’anima del popolo cui appartengono e di cui si propongono come guide. Sono gli stessi uomini che per “amore” delle donne esaltano come diritto la loro scelta di dare la morte al figlio che hanno nel ventre. Questi sono uomini che hanno parole di morte proprio là dove è la sorgente della vita. Espressione di una cultura alienata e terribile.
Cesare

9 Comments »

The URI to TrackBack this entry is: http://maschiselvatici.blogsome.com/2010/11/20/vieni-via-con-me/trackback/

  1. Chi rivendica una scelta non dovrebbe condannare chi fa una scelta diversa. Il dolore va compreso non giudicato. E non riconosco al Signor Cesare il diritto di parlare in nome di tutto il popolo italiano.

    Comment by paolo — November 20, 2010 @ 6:43 pm

  2. Non entro certo nel merito della sofferenza personale che - ci mancherebbe - ognuno affronta secondo le proprie prospettive e sensibilità.
    Ma in tutta onestà voglio dire che trovo quest’articolo inquietante. Seppur pervaso di buoni sentimenti e buona fede, lo percepisco soffocante, autoritario e invadente.
    Mi ricordo che una volta, una persona verso cui nutro grande stima, mi riportò una frase che lo aveva colpito. La frase era quella di un padre che rivolgendosi ai suoi familiari diceva: “Tranquilli, non vi amerò per sempre”. Certo, può sembrare paradossale ma in realtà queste poche parole implicano una visione del mondo ben precisa: una visione del mondo che io reputo fondata su veri principi maschili. Una visione che concepisce lo slancio vitale come necessario ma che mai si azzerderebbe a rinchiuderlo entro le gabbie ed i confini della benevolenza altrui. Questi familiari inferociti che definiscono in modo dispregiativo Fazio e Fini, mi ricordano quelle madri rancorose che si scagliano contro chiunque cerchi di farle ragionare sul fatto che “troppo amore” o ” troppa presenza” possono creare situazioni frustranti verso i loro figli.
    Io penso che coloro che si scagliano così violentemente ed autoritariamente (perchè nonostante i toni pacati il messaggio è: sono contro l’eutanasia e quindi la vieto anche a chi è favorevole) contro la possibilità di decidere della propria vita, sono come - e forse peggio - dei genitori castranti che non ammettono il cambiamento, gli eventi, il distacco.
    Vita e morte non sono in dicotomia: sono l’uno implicato nell’altro. Costringere qualcuno ad alimentarsi in modo indegno con sonde inserite in ogni orifizio, imporre ob torto collo di esistere (e non di vivere, si badi bene) è il peggior atto dispotico che qualcuno possa compiere. La vera dimensione selvatica maschile non teme la morte e non ha bisogno della tecnocrazia medica per affermare la vita.

    Comment by Davide — November 20, 2010 @ 7:08 pm

  3. Secondo me continua a permanere un sottile (ma neanche tanto) e pernicioso faintendimento. Che è quello tra libertà e diritto. Ognuno di noi ha la “libertà” di rifiutare, fino a togliersi, la vita.
    Nessuno di noi può rivendicare il “diritto” di essere ucciso. Perché il diritto soggettivo di uno, se di diritto si parla, non può che implicare il “dovere” soggettivo di un altro di far valee tale “diritto”.
    Cuò non è ammissibile, se non lasciando aperto il campo dell’obiezione di coscienza, nella peggiore delle ipotesi, o quello della libera - e appunto per questo non codificata - complicità (che non può che giocarsi in una zona grigia) tra chi vuol morire e chi lo fa morie, sia esso medico o familiare (e questo nella migliore delle ipotesi)
    Così la vedo.
    Eugenio

    Comment by Administrator — November 20, 2010 @ 10:03 pm

  4. Secondo me Saviano, in vieni via cone me, è un selvatico che sbaglia, che ha perso la selva.
    Marco

    Comment by Marco — November 21, 2010 @ 9:04 pm

  5. Prima di tutto si deve distinguere fra rifiuto dell’accanimento terapeutico e eutanasia, cose assai diverse implicando la seconda un’azione attiva per dare la morte. Non si tratta, poi, di giudicare il dolore degli altri. Esistono, è vero, situazioni estreme, ed arrivo a capire chi si assume, per pietà, l’enorme responsbilità di dire la parola fine. Ma ciò non significa affatto regolamentare l’eutanasia. In Italia è vietata. Eppure esiste, eppure nessun familiare mi risulta indagato per questo. Siamo, come scrive Eugenio, nella zona grigia lasciata alla coscienza soggettiva e a una interpretazione compassionevole della legge che deve, ripeto deve, assolutamente essere preservata come preziosa. Pretendere di regolamentare la morte per legge ha un valore simbolico, e in prospettiva pratico, enorme. Mi meraviglia che non si capisca. Come si fa a definire una vita “non degna di essere vissuta”? I criteri di oggi domani potrebbero facilmente slittare. Insomma, quando si rompe un principio simbolico, poi la strada è aperta ad ogni abuso, magari mascherato da pietà. Non mi si fraintenda. Non voglio fare paragoni impropri ma solo fare un esempio di quel che potrebbe accadere in futuro: il Reich nazista mise in atto un programma di eliminazione di bambini e adulti dementi proprio facendo leva sul sentimento di pietà e sul concetto di vita non degna di essere vissuta. Si convincevano i familiari che si trattava del loro “bene”, si portavano via e si eliminavano.
    Quindi nessun giudizio sulle persone Englaro e Welby, invece un giudizio netto, e negativo, sulla pretesa di trasformare quei drammi privati in “programma politico”. Fossero rimasti nella preziosa zona grigia, sarebbe stato infinitamente meglio per loro e per tutti, non costringendo la politica (e i familiari, e i medici) a schierarsi su una materia così delicata da toccare la coscienza nello stato più profondo.
    Quanto al motivo specifico che ha indotto Cesare a scrivere, va detta con chiarezza una cosa. Proprio perchè si tratta di materia delicatissima e controversa, è delittuoso presentarla come battagglia per un “diritto civile”, quindi di “progresso”, senza fare ascoltare anche le voci di coloro che, in identica situazione, hanno fatto una scelta diversa. E’ questo che offende! E’ la pretesa di far passare l’eutanasia come una scelta di civiltà, e quindi la scelta opposta come retrograda, oscurantista e sadica.
    E se questa scelta sarebbe stata comunque sbagliata anche in una TV privata, è del tutto inammissibile nel servizio pubblico.
    Armando

    Comment by Administrator — November 21, 2010 @ 9:07 pm

  6. >>>>
    Nessuno di noi può rivendicare il “diritto” di essere ucciso.
    >>>>
    Eugenio, ma chi l’ha detto questo? Chi può stabilire cosa è giusto o sbagliato per me, che credente non sono, e che reputo la vita solo un disgraziato e doloroso passaggio? Ma cos’è tutta questa arroganza?

    Comment by maurizio — November 21, 2010 @ 10:45 pm

  7. Orazio: ” Naturam expellas furca, tamen usque recurret” (anche se cacci la natura via col forcone, questa tuttavia tornerà sempre indietro).
    Le vostre macchine non fermeranno la morte.
    Meglio la morte che il tipo di vita che voi volete imporre.
    Questa è la mia sintesi, scevra da speculazioni teoriche.

    Comment by Davide — November 22, 2010 @ 3:25 pm

  8. Per Maurizio e Davide. Non è in questione la libertà di porre fine alla propria vita, ma la pretesa che si trasformi in un diritto garantito dallo Stato. In Italia, e dappertutto, l’omicidio del consenziente è reato, quale che sia il motivo. Se passa il concetto di “vita degna di essere vissuta”, che peraltro Maurizio reclama come concetto del tutto soggettivo e insindacabile (giustamente), questo reato dovrebbe essere abolito. La logica del vostro ragionamento porta direttamente, e ineluttabilmente, a questo. Se si vuole che sia così,almeno lo si dica apertamente. C’è però un particolare. Al diritto di essere uccisi deve corrispondere necessariamente un dovere per qualcuno (lo Stato) di garantire il godimento di quel diritto (altrimenti non sarebbe tale). Ovvero l’obbligo per qualcuno di uccidermi se io lo voglio. A me sembra questa la vera arroganza.
    Quì nessuno vuole imporre nulla a nessuno, Quì si vuole che si torni alla ragione più alta e più vera. Ci sono eventi drammatici di cui la vita sarà sempre intessuta, che nessuna legge potrà mai regolamentare e che è bene siano lasciati in quella zona grigia che solo la coscienza dei familiari e dei medici potranno dipanare. Non si chieda dunque di trasformare una drammatica possibilità in un diritto, e lo Stato non legiferi in una materia così intima.
    Gli ospedali sono pieni di casi drammatici, e nel silenzio sofferto delle coscienze, alcune spine vengono staccate, per molti pazienti allo stadio terminale vengono pietosamente abbreviate le sofferenze. Potrei personalmente esserne testimone. Non mi risulta, grazie a Dio, che ci siano processi in corso per avere, ad esempio, somministrato dosi crescenti di morfina che, è noto, accellerano la morte del paziente terminale. Ma qualcuno può credere davvero che se Welby e Englaro avessero preso le loro decisioni nel sofferto silenzio della loro coscienza, invece di fare una battaglia politica, sarebbero stati indagati?
    D’altra parte,e non sono elucubrazioni teoriche, lo Stato, pena la disgregazione atomistica e nichilistica della comunità, non può non reggersi su due principi. Il primo dei quali è di assoluto valore simbolico: non uccidere. E l’altro principio è l’applicazione della legge in modo non astratto e, appunto, teorico, ma valutando ogni caso nella sua irriducibile diversità, nella consapevolezza che le coscienze non si giudicano e che esistono spazi in cui lo Stato non può che tirarsi indietro. E’ arroganza questa? E’ imposizione? Non mi pare.
    armando
    PS. Ho letto di recente il libro di A. Socci “Caterina”. Per chi non lo sapesse parla del dramma della sua giovane figlia entrata improvvisamente in coma. Si può essere credenti o meno (Socci lo è), ma da quel racconto è fuori di dubbio emergano una forza d’animo e una umiltà di fronte al dolore e al dramma, che impressionano. Siano dovuti alla fede o meno quì non importa. Importa che ci siano persone così e che di quell’esistenza si venga a conoscenza, cosa che puntualmente non accade.

    Comment by Administrator — November 22, 2010 @ 9:15 pm

  9. Mi scrive in privato un amico a cui rispondo in pubblico, su sua autorizzazione, così che mi offre l’opportunità di sviluppare il mio pensiero in risposta anche ad altri che hanno scritto:

    “Sono molto amareggiato dal fatto che il tuo discorso sia messo sul piano personale spostando la cosa sulla tua esperienza personale e posso risponderti sul piano personale che nel 2008 sono morti parenti a me carissimi e in quella situazione soprattutto in un caso è capitato di dover scegliere se prolungare un’inutile tortura (operazioni su operazioni) o lasciar accadere “naturalmente”. Credo che in quel momento sia stato un atto giusto una scelta certo in una situazione difficile ma fatta sicuramente non da una compagnia della buona morte ma da delle persone che avevano a cuore queste persone. A livello ancora più personale se mi trovassi in una situazione come quella di Eluana Englaro chiederei sicuramente di staccare le macchine che terrebbero la mia non vita priva di coscienza in un limbo ma ti dirò di molto di più anche di fronte ad una malattia incurabile affronterei la situazione non gettandomi in 18 operazioni a cuore aperto ma affrontando la fine con cure palliative prassi che tuttora viene consigliata anche nelle cliniche cattoliche. La mia sensazione è che questi temi che in Europa nel mondo occidentale sono gestiti con pacatezza e senza polemiche allo stesso modo vengano “drogati” in Italia da una polemica politica e di potere che nulla a che fare con la vita delle persone, una polemica che vuole trasformare le persone in gruppi di ultrà pro vita o pro morte. E francamente preferisco che la legislazione sul tema dell’Italia sia simile a Spagna Germania e Franca rispetto all’ Iran ed alla Nigeria. Legislazione peraltro certificata da un ampio sostegno di tutta l’opinione pubblica in cui ci sono parecchi cattolici di cui fanno parte esponenti come Rosy Bindi per anni presidente di Azione Cattolica.
    In Italia tra parentesi una grande paura diffusa è quella non di morire ma proprio quella di finire alla Welby ed alla Eluana Englaro…da cui si ha un recente aumento del consenso sul tema “eutanasia”. Una bella intervista proprio il giorno dopo la morte di Eluana Enlgaro esprimeva lo sconcerto e la ferocia di certe opinioni. L’ha fatta non certo un filosofo ma semplicemente malvagio del Jovanotti e la satanica Serena Dandini sempre durante il mefistofelico palinsesto di Rai 3 ;-)
    http://www.youtube.com/watch?v=bTeBkO3620o

    Saluti dal tuo amico Mattia eutanasico ;-)
    …e satanico…

    Mattia, quello cui fai riferimento nel tuo caso personale è il divieto dell’accanimento terapeutico, norma etica sottoscritta da tutti, Chiesa cattolica compresa che si traduce in prassi consolidata da tempo in tutti gli ospedali: aggiungo che quello che non fa la natura come sai meglio di me lo fa la morfina delle terapie antidolore. Quello di cui si parla è invece di una legge che legittimi atti mirati a sopprimere il malato, quando ci sia la sua richiesta per un ipotetico stato di vita “non degna di essere vissuta”. In Olanda minori compresi. Là dove non c’è certezza, il mistero dell’uomo, introdurre il giudizio certo significa compiere il primo ed unico passo che togliendo l’uomo al mistero, lo si toglie alla sua sacralità: nella Storia si è arrivati con ben più rapida facilità a definire con assoluta scientifica certezza vita non degna, la vita di malati di mente, zingari, ebrei, storpi, asociali, ecc. ecc. Ma quale parametro mai definirà vita degna di essere vissuta, se nella più alta etica mai formulata, quella evangelica, il più degno è sempre l’ultimo dei giudicati non degni? Quello che a mio avviso non si percepisce in questa partita e legittima a mio parere il parlare con fermezza e anche durezza a ricostituire il tabù violato, addirittura per legge, del non uccidere, è quanto segue: c’è una pietà che deve essere esercitata ma che non può diventare legge perché apre come già per l’aborto l’abisso della legittimazione sistematica di ciò che, comunque crimine, può essere considerato non punibile solo in certi casi rari ed eccezionali. Come già per l’aborto, ritenuto crimine ma assolvibile per eccezionali situazioni e che è diventato poi prassi contraccettiva e diritto soggettivo, così la “buona morte” è da ritenersi crimine ma assolvibile solo per eccezionali situazioni, altrimenti diventa prassi “curativa” magari per i sofferenti che non hanno i soldi per essere curati o non hanno affetti che li sostengano nella prova del dolore di vivere. Aborto e eutanasia come cura sanitaria. Un incredibile paradosso del diritto alla salute. In entrambe i casi, aborto ed eutanasia, il punto è questo: è l’attacco alla possibilità stessa di affrontare con una risposta non di morte la fatica di vivere e il dolore umano. Ma la risposta positiva all’esperienza della fatica e del dolore è stato il fondamento stesso della possibilità che la specie umana ha conquistato di sopravvivere. Non solo: è stato anche il presupposto stesso perché la lotta al dolore umano potesse davvero dispiegarsi in ogni sorta di cura e la lotta alla fatica in ogni sorta di progresso. Che sarebbe successo alla medicina se il suo farmaco risolutore del dolore umano fosse stata la morte? Che sarebbe stato delle civiltà umane se al posto del rimedio e della ricerca di senso alla fatica e al dolore, come tutti i più grandi padri spirituali dell’Umanità hanno insegnato, come unica soluzione concreta e farmaco spirituale si fosse prospettata la morte? Aborto ed eutanasia, sono un unicum il cui presupposto è la eliminazione di un tabù che è da sempre il divieto di legittimare la morte come soluzione e risposta alla fatica di vivere e al dolore umano: ci sta bene una civiltà il cui rimedio e la cui direzione di senso è la morte? Come potrà continuare a vivere se la vita stessa è un intreccio inscindibile di gioia e di dolore?
    Cesare

    Comment by Administrator — November 29, 2010 @ 4:27 pm

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>


Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Viewfinder Design