Marina Terragni e il “negazionismo” della violenza maschile
Su Io Donna del 18 settembre, Marina Terragni scrive un articolo contro quello che definisce il “negazionismo” maschile delle violenze subite dalle donne. L’accusa è quella di non tener conto di “dati, statistiche, prove documentali, evidenze storiche”, perchè il “negazionismo” sarebbe un’ideologia e “e contro le ideologie la ragion non vale”. Cita come esempio le parole apparse su un blog ma non scende nel merito, forte com’è della verità dei suoi dati. Conclude infine invitando le donne a smetterla col vittimismo perchè “anche al tuo nemico più acerrimo devi permettere di salvare la faccia, se vuoi un armistizio, o meglio ancora la pace.”
Noi non sappiamo chi sia la persona citata da Marina Terragni, probabilmente non un Maschioselvatico, tuttavia ci è sembrato necessario risponderle, a partire dal significato dell’uso di quel termine e citando dati e ricerche precisi. Non ci muove la voglia di fare polemica con la giornalista, autrice di articoli in genere equilibrati ed anche condivisibili, ma l’amore per la verità che, per essere tale, deve tener conto di tutti gli aspetti di un fenomeno, analizzare criticamente i dati statistici disponibili e situarlo nel suo contesto storico. Cioè l’esatto contrario dell’ideologia.
Di seguito il testo della lettera che le abbiamo inviato.
nel suo articolo su “IO Donna” del 18 settembre, Lei usa ripetutamente il termine “negazionismo”, che come sa bene è usato per designare coloro che negano la Shoa, il più grande crimine mai compiuto contro l’Umanità. Non sappiamo se fosse Sua intenzione, ma l’uso di quel termine nel contesto delle relazioni uomini/donne, implica l’equiparazione del genere femminile al popolo ebraico e di quello maschile agli aguzzini nazisti; cosa del tutto falsa, inaccettabile e pregna di ciò che lei stigmatizza, l’ideologia. Se si vuole ragionare su basi corrette e intellettualmente oneste allora usiamo il termine di “verifica critica” delle affermazioni e dei dati, tra l’altro proposti dai media ossessivamente ogni giorno.
Dunque Lei parla di dati e di evidenze statistiche: vediamo. Circola ancora la notizia secondo cui la violenza sarebbe la prima causa di morte delle donne fra 15 e 44 anni in Italia, più del cancro o degli incidenti stradali. Se ne fece portatrice anche l’ex ministro Barbara Pollastrini in una sede ufficiale, così come Amnesty International, che però è stata costretta, seppure a denti stretti, a ritrattare leggi quì.
La verità è un po’ diversa. Nel 2002, ma negli anni i dati variano di poco, leggi quì , gli omicidi in italia furono complessivamente 560, di cui 159 videro vittime donne, e 401 uomini. Si tratta all’incirca dello 0,050% dell’intera popolazione femminile. E’ intellettualmente onesto parlare di femminicidio, considerando anche che circa 3 omicidi su 10 sono compiuti da donne e che, comunque, gli uomini muoiono di morte violenta in misura più che doppia? E’ doveroso verificare criticamente i fenomeni a partire da questi numeri inequivocabili? Oppure è meglio leggerli in chiave ideologica quella che, proprio a prescindere dalla realtà dei numeri, addita gli uomini come violenti assassini?
Conosciamo bene anche quelle statistiche (Istat 2006) da cui sono desunti i dati sul numero enorme di donne sottoposte a violenze di vario genere. Così bene che qualcuno leggi quì si è addentrato in esse rilevando alcune, diciamo così, confusioni metodologiche che ne inquinano l’attendibilità scientifica. E’ lecito sottoporre queste statistiche a verifica? O è ritenuto illecito perché non conferma la costruzione ideologica interessata a fabbricare il “mostro” (gli uomini) , assemblando fenomeni molto diversi fra loro per gonfiarne l’entità e creare così allarme sociale volto a individuare il capro espiatorio? E chiedere, per serietà e onestà intellettuale, che le ricerche siano condotte a tutto campo senza escludere a priori l’eventuale rilevanza anche del fenomeno oppostoleggi quì è forse volontà di mistificazione della realtà?
Veniamo ad un altro argomento, ovvero alla affermazione delle differenze retributive fra maschi e femmine. Ebbene, proprio il Corriere della sera ha pubblicato il giorno 8 marzo 2010, il risultato di una ricerca dell’università Bocconi, coordinata da una donna, Simona Cuomo, che smentisce quest’altra falsità. Tenendo conto infatti di anzianità e qualifica e non solo del monte stipendi in rapporto agli occupati, la differenza risulta di un misero 2% (peraltro spiegabile anch’esso), cioè praticamente nulla.
leggi quì
Rimane ovviamente aperta la discussione sul perché le donne sono occupate in mansioni di minore “importanza”, che tra l’altro pone il problema davvero non da poco della definizione di che cosa è “importante”. Ma si tratta, in tutta evidenza, di un problema diverso. Discutiamone pure, ma sempre a partire dal significato reale delle notizie che vengono diffuse e commentate: è l’unico modo possibile di procedere per chi la verità la ama ed è pronto a prenderne atto, qualunque essa sia, purchè ci si arrivi con atteggiamento critico e metodo scientificamente serio.
Lei afferma, infine, che nascere donna non è stato un gran bell’affare. Affermazione che lasciamo al Suo personale vissuto, perché altre donne non la pensano nello stesso modo. Così come del resto succede anche in campo maschile: non è difficile infatti trovare chi è disposto ad ammettere che non è stato un affare neanche nascere uomo, specialmente e soprattutto, se appartenente ad un ceto sociale basso, cioè per la stragrande maggioranza del genere maschile. Sono infatti gli uomini a morire ben più che le donne: vivono una vita usurante che toglie loro sette anni di vita rispetto alla durata di quella femminile, muoiono in guerra, sul lavoro (97% dei decessi sono maschili), nei lavori domestici, si suicidano in misura tripla.
E’ ai maschi che sono interamente lasciati, come sempre, i lavori più rischiosi (minatori, carpentieri, pompieri etc. etc. etc. ) per i quali nessuno si mobilita a richiedere quote rosa. Lo fanno per “passione”, per “privilegio” sessista, o non anche, forse, per mantenere i figli e spesso la moglie?
Di tutto ciò, però, gli uomini non si sono mai lamentati, come loro costume e dovere. E tuttora ci ripugna questa assurda contabilità. Non ci sogneremmo lontanamente di farlo, e smetteremmo volentieri continuando a fare in silenzio quello che gli uomini hanno sempre fatto, se i sacrifici maschili di cui anche le donne hanno beneficiato e continuano a beneficiare non venissero rovesciati, inopinatamente, in privilegi. Gli uomini non hanno da salvare la faccia o l’onore. Semmai la dignità di sè, messa in dubbio dalla mole di accuse quotidiane, fino a far perdere loro la percezione di quanto hanno fatto e fanno in favore delle donne. Gli uomini, esattamente come le donne, non sono certamente esenti dal male e dalla violenza. Forse l’agiscono semplicemente in modo diverso, anche se assai meno di quanto facciano credere notizie parziali e distorte, e commenti fondati sul pregiudizio ideologico. Per questo ci lascia indifferenti che le donne la smettano con il vittimismo per motivi di pura opportunità, come Lei auspica. Dignità e consapevolezza di sé sapranno riprenderseli da soli non, beninteso, contro le donne come genere, ma contro le distorsioni di cui il genere maschile è fatto oggetto.
I Maschi Selvatici
















Se Cristo, che era figlio di Dio, ha amato la Maddalena, noi che siamo figlio, oltre che di Dio, dell’uomo possiamo provare ad amare la Terragni.
Marco
Comment by Marco — September 30, 2010 @ 9:44 am
Ottima lettera aperta.
La signorina si leggesse anche questo:
http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2010/08/femminicidio-o-maschicidio.html
Comment by Icarus.10 — September 30, 2010 @ 10:25 am
Ciao a tutti
Secondo me non si combatte il pregiudizio antimaschile e la stupidità femminista negando quello che affermano. Ma piuttosto facendo l’opposto : praticando e propagandando la nostra virilità , la forza maschile e la capacità di sottomettere la donna ovviamente con amore e con tutta la delicatezza del caso. In fondo quello che le femministe ci stanno chiedendo e che anche vogliono inconscamente da ormai tantissimi anni è proprio questo : uomo fai l’uomo, fai il pater familias , domina le forze della natura che stanno in noi donne.( con amore , ma domina)
Il vero problema siamo noi maschi. Se ci accusano di essere violenti, rispondiamo : sì , quando è necessario. Se ci accusano di disparità nel mondo del lavoro, rispondiamo : sì, è giusto cosi. Se ci accusano….beh ! se ci accusano un po troppo…allora le zittiamo con una sberla ( metaforica )
Comment by athos — November 4, 2010 @ 12:48 am
Per Athos. Al di là del tuo uso di certi termini, credo anch’io che dietro il rancore e le accuse generalizzate al mondo maschile ci sia in realtà una fortissima benchè inconscia richiesta di un maschile forte e integro.
E sono altrettanto d’accordo sul fatto che la soluzione del problema sia negli uomini, nella loro capacità di essere virili in senso pieno, cosa che non ha nulla a che fare con l’oppressione delle donne, ma è anzi il suo opposto. Tuttavia, affinchè si creino le condizioni perchè ciò possa accadere, è assolutamente necessario sgombrare il campo da tutto ciò che nei maschi, specie fra i più giovani, genera sensi di colpa o peggio ancora la convinzione di essere il sesso ontologicamente violento o “sbagliato”. Diventa allora davvero improbabile che possa manifestarsi una virilità sana. Al contrario, non solo l’aggressività maschile rimossa,disconosciuta e patologizzata, esploderà poi in forme davvero violente e inconsulte, ma si alimenterà all’infinito il circolo vizioso di accuse conscie e richieste inconscie a cui fai riferimento.
Per uscirne è necessario che si ristabiliscano alcune verità oggi disconosciute, occorre provare a restituire agli uomini la loro dignità e il loro onore messi in discussione dalla rilettura a senso unico della storia. E’ bene allora che gli uomini sappiano che ciò che si racconta di loro come fosse una verità incontestabile, spesso è invece frutto di bugie o di distorsioni della realtà.
armando
Comment by Administrator — November 8, 2010 @ 8:55 pm