Uccidere un animale
Recentemente su Mtv ho visto due puntate di Exiled, storie di ragazzi viziati con genitori ricchi che vengono mandati presso popoli antichi o nei paesi poveri a imparare la vita dura. In entrambi i casi le persone hanno dovuto occuparsi della raccolta di escrementi di animali, utili come combustibile, e c’era da catturare piccioni o galline da uccidere e servire per cena, cose puntuamente rifiutate dai ragazzi occidentali, in Africa come in Asia dove erano ospiti. L’ospitante si è sentito offeso, l’altro ha detto che non ha mai ucciso animali e che li trovano già pronti.
Sangue e merda sono entrambi elemento Terra rossa e marrone nutriente e vitalizzante da cui tutto proviene e fa ritorno.
Il consumatore occidentale è ormai come confezionato, come i prodotti già pronti che acquista, e vivrebbe come ombra l’uccidere un animale, cosa che saprebbe fare magari per gioco come ragazzino che ha bisogno di sfogare gli istinti sadici sentiti in famiglia o propri della pubertà.
Uccidere un animale per necessità può davvero trasformare una persona in un uomo, e credo che serva da esempio come gli indiani di tutte le americhe ringrazino e preghino per l’animale ucciso.
Credo che sia così che si possa portare luce dove c’è un atto importante come togliere la vita, poichè non è dare morte come un omicidio, ma nella visione indiana che apprezzo è “la vita come nutrimento che passa da un essere all’altro dove tutto ciò che esiste è parte naturale del grande spirito”.
E’ bello e giusto per me vedere come nei film USA alcuni pregano prima dei pasti, il cibo è il dono della vita che ci fa essere al presente nel bene e nel male, ogni giorno può essere il giorno del ringraziamento, usanza che ho saputo essere propria degli indiani che è passata ai primi missionari nelle comunità inglesi.
Alessio















