July 25, 2010

Un Panorama desolante

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 3:08 pm

Di Armando Ermini

“Il mondo della pubblicità è fatto di mascalzoni, semicriminali, devianti sessuali e, anche professionalmente, da gente da quattro soldi. Che godono a deridere la fedeltà coniugale, la decenza, la sensibilità delle anime fini e colte. Censurare le loro gratuite bassezze è un dovere sociale e politico.” (David Cameron, neo premier inglese).
La citazione si attaglia perfettamente alla campagna pubblicitaria di un’azienda produttrice di scarpe ospitata su Panorama.it. Vi si scorge un uomo (di colore) in posizione di sottomissione con scarpa (calzata) di donna che preme sulla sua schiena. Come era prevedibile, il silenzio del Comitato Pari opportunità, dell’organo di autodisciplina dei pubblicitari e dei numerosissimi Comitati e Associazioni contro il razzismo e il sessismo, è stato assordante.
Giudichi il lettore se sarebbe stato lo stesso nel caso opposto di una scarpa maschile che avesse schiacciato un corpo femminile nero e nudo.
La cosa non sorprende. Come documentiamo sul sito www.maschiselvatici.it, sono ormai decenni che la pubblicità rappresenta il maschio o come oggetto sessuale da sottomettere o come un povero idiota, senza che nessuno senta il bisogno d’intervenire in nome dei sacri principi di rispetto e non discriminazione altre volte invocati e soprattutto fatti rispettare anche con interpellanze e interrogazioni parlamentari. Questo caso, però, è, se vogliamo, ancora più “speciale” ed esemplificativo dell’ipocrisia che permea il sottobosco degli ambienti dove impera l’ideologia “politically correct”. Il maschio degradato, infatti, è nero di pelle. In quegli ambienti il razzismo è sempre stato considerato come il male peggiore, anzi come l’origine di tutti i mali. Questa è la dimostrazione che non è vero. Purchè si derida e si degradi il maschio, anche il razzismo va bene. E’ lui infatti il vero obbiettivo da colpire, perché in quella visione del mondo è il vero male. Di preferenza bianco e adulto, ma all’occorrenza anche giovane, nero o giallo o rosso.
Ciò che allarma di più, tuttavia, non è tanto che idee del genere esistano, ma che ormai non ci si renda neanche più conto del veleno instillato giorno dopo giorno nelle menti e nelle anime delle persone. Quel veleno che ha indotto un lettore di Panorama.it, Luigi Farinelli, a scrivere al settimanale queste righe :
Nessuno ha pensato a quali danni a livello psicologico potrebbe provocare ad un bambino o ad un adolescente un simile messaggio, sadomasochista, razzista e impregnato della più spregevole ideologia radical-femminista e antimaschile, tipica del “politicamente corretto” sessantottino e dell’ultralaicismo privo di moralità ed etica?………………… Duole che proprio Panorama che ritengo una delle poche riviste impegnate ad arginare la spinta all’eliminazione di ogni freno etico e morale alimentata indefessamente dall’ultralaicismo, dai movimenti massonici e dalle grandi agenzie internazionali (ONE ed EU,in mano a lobbies potentissime: abortisti, radical-femministi, omosessuali, fans dell’eugenetica e dell’eutanasia, anticristiane, antimatrimonio, antifamiglia e antimaschio) sia di nuovo caduta in un infortunio simile.
Speriamo che in tanti seguano il suo esempio.

July 23, 2010

Ecole superieure des tricoteuses

Filed under: Uncategorized, La Grande Madre terribile - Administrator @ 1:59 pm

Sedute in piazza, sotto la ghigliottina, durante la Rivoluzione francese, applaudivano ad ogni testa ritenuta controrivoluzionaria che il boia faceva cadere in nome dei tribunali popolari. Sedute sotto la ghigliottina facevano la maglia (in francese “tricot”) e la Coscienza Popolare: erano le “tricoteuses”. Quasi a costituire il Coro nella tragedia della Rivoluzione. Per quanto dubbia la loro pretesa di incarnare il sentimento di giustizia popolare, e per quanto dubbie le sentenze dei tribunali di strada, le “tricoteuses” non avevano però la pretesa che la pena fosse di fatto inflitta prima della sentenza. Non così il nostro Ministro delle pari Opportunità che critica duramente il parere della Consulta perché cancella la norma, da lei fortemente voluta, che impone la carcerazione obbligatoria preventiva anche per coloro che sono solo sospettati di reati sessuali. Dichiara il Ministro (Corriere on line del 22 luglio 2010) : “«L’intervento della Corte è giustificazionista, lontano dal sentire dei cittadini, e, purtroppo, ci allontana, sebbene di poco, dalla strada verso il rigore e la tolleranza zero contro i crimini sessuali che questa maggioranza ha intrapreso sin dall’inizio della legislatura». La Consulta infatti ha valutato che tale disposizione è anticostituzionale perché finisce per attribuire alle misure cautelari le funzioni tipiche della pena. Il che viola l’articolo 27 della Costituzione. In parole semplici: perché si commini la pena del carcere, prima ci vuole il giudizio in tribunale che accerti la colpevolezza. In attesa che i comitati delle Pari Opportunità oltre che attribuirsi la funzione di Coscienza del Popolo ottengano di potersi insediare anche nella funzione di tribunali popolari, per adesso si tratta di rispettare il fondamento della civiltà giuridica: ogni persona è innocente fino a prova del contrario dimostrata nel corso di un processo. Per fare carta straccia di secoli di conquiste giuridiche e di civiltà c’è ancora tempo.
Cesare

July 20, 2010

Il padre dei miei figli

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 7:34 pm

Un film di Mia Hansen-Løve. Con Chiara Caselli, Louis-Do de Lencquesaing, Alice de Lencquesaing, Alice Gautier.
Francia, Germania 2009.
A cura di Armando Ermini

Il film rievoca la vicenda del produttore Humbert Balsan, morto suicida nel 2005 per l’impossibilità di far fronte al dissesto finanziario della sua società di produzione, mettendo a fuoco la personalità sua e della sua famiglia, nonché il mondo del cinema: registi, produttori, addetti vari con la loro passione e dedizione, e le esigenze finanziarie e commerciali che si intrecciano con quelle artistiche. Di volta in volta è stato definito dalla critica come un film sull’amore incondizionato e totalizzante per il cinema, sulla difficoltà di fare cinema indipendente nell’era delle corporations che fagocitano mercato e gusti del pubblico, sull’elaborazione del lutto, sulla forza di un femminile che sa riemergere dalla tragedia e così via.
Tutto vero, ma io sono stato colpito, invece, dal grande rispetto ed anche dall’ammirazione con cui la giovanissima regista ventinovenne disegna la figura di Canvel/Balsan. Sognatore appassionato del suo lavoro, ma anche padre tenero e marito innamorato, la sua figura non viene intaccata nella sostanza neanche dal gesto estremo col quale priva la famiglia della sua presenza. Nella moglie e nelle figlie (deliziose e bravissime) , dopo un naturale moto di rivolta e di rabbia per il gesto dell’uomo che le lascia sole, finisce per prevalere un dolore immenso e malinconico, temperato però dalla consapevolezza che ciò che il marito e padre ha donato (a loro, al suo lavoro e ai suoi collaboratori, insomma alla vita) vivrà dentro ciascuna e saprà fruttificare e lievitare nel futuro. Dopo la morte dell’uomo e la messa in liquidazione della società, saggiamente guidata dalla moglie, la loro vita è destinata a cambiare. Tempi, spazi, luoghi fisici e psichici non saranno più gli stessi, ma nella nuova vita e nel futuro che le aspetta, Canvel/Baslan sarà ancora vivo, più che in un ricordo fatto di immagini fatalmente destinate a sbiadire, in ciò che il suo esempio e il suo amore ha lasciato dentro di loro, e che sarà di guida per la nuova vita.
In un’epoca in cui si approfitta di ogni pretesto, vero o inventato che sia, per sminuire le figure maschili e paterne fino a negarne la stessa utilità, o tratteggiandole solo in negativo, non è poco, davvero!
Ed ancora più significativo che questo riconoscimento avvenga ad opera di una giovane donna. Segno che di maschilità e di paternità si ha ancora irrinunciabile bisogno e desiderio.

July 14, 2010

Nella Chiesa: l’eclisse del Padre

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 9:51 pm

Recentemente due sacerdoti, don Daniele (giovane prete della Diocesi di Vicenza), con il confratello prete, don Cristiano, hanno scritto delle lettere al loro giornale diocesano, La Voce dei Berici, a partire dal problema della pedofilia tra i preti.
La loro lettera aveva in realtà lo scopo di far riflettere sulla crisi del maschile presente, a loro parere, oltre che nella società anche all’interno della Chiesa.

L’affermazione dello psicologo Tiziano Apolloni

Il punto di partenza della lettera è stata l’affermazione dello psicologo Tiziano Apolloni che in un’intervista sul giornale diocesano, alla domanda “come mai gli abusanti pedofili siano sempre maschi”, ha risposto che “la violenza è una caratteristica di genere, basta pensare alla guerra e a ciò che significa la spada nell’immaginario maschile”.

La loro lettera, che è stata pubblicata nel numero di domenica 4 luglio, è questa:

La lettera di due sacerdoti: don Daniele e don Cristiano

“Egregio direttore,
desideriamo contribuire al dibattito sul problema della pedofilia nella Chiesa e più generale su come l’identità di genere “maschile” è vissuta oggi. Lo facciamo a partire dall’intervista con il prof. Tiziano Apolloni pubblicata qualche settimana fa da La Voce. Ci ha colpito l’affermazione dello psicologo, alla domanda sul perché gli abusanti sono quasi sempre maschi. “L’idea della relazione prevaricante è maschile. - afferma - Il sopruso, l’imposizione della violenza, è caratteristica di genere”. L’intervista offre spunti di riflessione, ma in queste ultime battute ci è sembrato di sentire un po’ di “pregiudizi” verso il maschile e il suo immaginario, in riferimento alla spada, che naturalmente è il fallo e siamo rimasti un po’ perplessi. (more…)

July 5, 2010

Il sentiero delle acque dolci

Paolo Mombelli, “Il sentiero delle acque dolci : autobiografia di un’individuazione maschile”. Brescia: Serra Tarantola, 2010.

Il sentiero delle acque dolci è quello che con ferma dolcezza e, a volte, aspro movimento conduce sui sentieri della relazione con sé, con gli altri e con il mondo naturale. E’ un sentiero verso la scoperta ed il discernimento, l’immersione e l’emersione, il controllo del bisogno e l’esplorazione del desiderio: un sentiero, dunque, sulla non facile via dell’individuazione personale.
Un dono, piccolo e prezioso, questo libro dello psicoterapeuta Paolo Mombelli che, come suggerisce Davide Giandrini nella bella introduzione, prende il proprio cuore e lo colloca nel palmo della sua mano, per osservarlo, interrogarlo ed offrirlo, dunque, ai fortunati lettori, affinché possano trovare, insieme alla calda e ricca biografia dell’autore, i riflessi del possibile senso delle proprie esistenze.
Paolo Mombelli ci propone un tragitto che va dai padri, al Padre, ai figli, passando per universi maschili e femminili di ricca umanità; che non disdegna incursioni in una natura generosamente selvatica o modellata da esperte mani e atavici saperi. Per ricondurre, infine, il tutto ad un nucleo caldo, corposo e fluido di senso, al tempo stesso, come si diceva, personale e collettivo.
Un libro pulsante, da leggere e far leggere ma, forse, anche qualcosa di più: irrinunciabili e vibranti suggestioni per un viaggio che attende solo di essere intrapreso.
Eugenio Pelizzari

Per acquistarlo:
www.tarantola.it

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