Carriere? Basta Profumo di Passera
di Armando Ermini
Il Corriere Economia del 2 novembre ospita due lunghe dichiarazioni di Alessandro Profumo e di Corrado Passera, rispettivamente Amministratore delegato di Unicredit e Consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, sulla necessità delle quote rosa per favorire l’ascesa femminile ai vertici delle rispettive banche. “Servono misure drastiche”, dice Passera, mentre Profumo lancia un ambizioso piano novennale di sovietica memoria per conseguire la parità di genere nel 2018.
Una domanda sorge spontanea. Poiché i due sono i grandi capi dei rispettivi gruppi bancari internazionali, poiché non c’è dubbio che abbiano a cuore i profitti delle loro imprese, se ritengono che esistano tante preziose energie femminili inutilizzate, perché invece di fare dichiarazioni reboanti e lanciare programmi altisonanti non utilizzano il loro potere nel senso che credono giusto?
Sorge il sospetto che dietro ci sia altro, sospetto che conferma puntualmente una delle manager intervistate nei servizi, Cristina Compagno, rettore dell’università di Udine, secondo la quale le quote sono necessarie “perché ci sono forti resistenze, anche culturali, non solo da parte degli uomini ma anche da parte delle stesse donne, riluttanti a competere e a chiedere il riconoscimento delle proprie potenzialità e talenti”.
Ora è chiaro. In nome del paradgima ideologico dell’identità omologante fra maschi e femmine, si tratta di obbligare le donne a competere per le carriere ai vertici anche quando i loro interessi e le loro passioni sono, legittimamente e liberamente, rivolti altrove.
In nome della libertà, naturalmente.
















Più che dal profumo di donna i supermanager e i potenti della casta sembrano entusiasti di altro. Associato al profumo del gentil sesso, sentono profumo di consenso politico da cui si aspettano agevolazioni e sostegni statali. E a ben vedere ogniqualvolta e ovunque i bilanci e la credibilità sono in rosso e c’è da tirarsi fuori da qualche brutta crisi che mette in discussione prebende e privilegi, oggigiorno saltano fuori le “quote” e il “futuro”, immancabilmente rosa. Il rosa più che il colore della femminilità, che non ha bisogno nè di quote nè di futuro perchè ha già il presente, è diventato il colore dell’assistenzialismo statale e della bandiera dei furbi. Antica ideologia e relativa bandiera che nel corso del tempo ha assunto tutti i colori dell’arcobaleno e omologato il comportameto di molti uomini e donne.
Comment by cesare — November 5, 2009 @ 8:47 am
Un’ altra domanda sorge spontanea: se Alessandro Profumo e Corrado Passera, sono così motivati ed entusiasti di raggiungere “la parità di genere”, perché non danno l’esempio, lasciando il loro posto alle donne…? Vi confesso che a me, questi pseudo uomini di oggi, sempre pronti a incensare le donne (ipocritamente o no, ha ben poca importanza, perché il fatto resta), fanno veramente schifo. Ma quando mai, le donne di oggi, fanno altrettanto nei confronti degli uomini? Anzi, di solito sputano rancore e veleno ad ogni piè sospinto, specie quelle più acculturate.
Comment by Daniele — November 7, 2009 @ 7:44 pm
La logica dei “femministi” che gridano al Cielo il loro “dolore” per la mancanza di quote rosa, non prevede di lasciare il loro posto alle donne: non è sostitutiva dei propri privilegi ma aggiuntiva ai propri privilegi. Si preoccupano infatti di trovare un posto non alle donne come genere ma alle donne come parenti, ovvero alle proprie donne. Recentemente i ricorsi contro le assemblee amministrative di soli uomini e per le quote rosa, sono portati avanti da maschi. Un “altruismo” e “una sensibilità” per l’emancipazione femminile veramente toccante. E un passo avanti nella rappresentatività democratica popolare: ci troveremo non la casta ma le tribù a governarci.
Comment by cesare — November 10, 2009 @ 10:35 am