October 8, 2009

CAMILLERI E IL PADRE

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 12:57 pm

di Armando Ermini

Su “Il fatto quotidiano” del 4 ottobre, Andrea Camilleri, brillante scrittore dichiaratamente di sinistra, ha rilasciato un’intervista sul PD che contiene il seguente passaggio:

Domanda: Insomma non ce la fanno perché non sanno chi sono?
Risposta di Camilleri: “Per quelli che vengono dal partito che aveva un pater familias duro e severo in cui tutti si riconoscevano, la perdita del padre e la sua damnatio memoriae hanno prodotto una repellenza viscerale per quel modello. Hanno insomma rinnegato i padri. E così sono leader dimezzati fin dall’inizio.”

Parole sacrosante quelle di Camilleri. I leaders del Pd (ma cosa pensa dei leaders delle altre formazioni di sinistra?) hanno rinnegato i padri. Passi per alcuni di quelli politici, visto che anche un certo Stalin veniva appellato con quel titolo. Il fatto è però, ci dice Camilleri, che hanno rinnegato anche il padre in quanto tale. Si sono così condannati all’insipienza e all’evanescenza che sono sotto gli occhi di tutti. Con altri termini si potrebbe dire che sono tornati precipitosamente sulle ginocchia della madre. Non è questa la sede per discettare sulle cause della fine dell’utopia marxista, se cioè conteneva già in sé i presupposti filosofici della sua dissoluzione nell’attuale vago progressismo culturalmente subalterno (e politicamente funzionale) ai centri del potere economico globalizzato notoriamente schierati su posizioni liberal, oppure se si sia trattato di una vera e propria mutazione genetica.
Accontentiamoci dunque di questa importante affermazione, a cui però non può non seguire una riflessione logica conseguente. Perchè Camilleri non si chiede come mai a sx non esiste neanche un leader, vice leader, vice vice leader, sostituto vice vice leader e giù fino al più piccolo segretario di sezione del paesino più sperduto d’Italia, che non abbia rinnegato il padre? O almeno, se non l’ha fatto dentro di sé come spero sia per molti, perché “deve” invece dar mostra pubblicamente di aver abiurato? E perché Camilleri non si chiede come mai non esiste un solo militante di base che vada in sezione ad esprimere il suo disagio?
Si risponda a se stessi e si traggano le conseguenze. O almeno si abbia il coraggio di condurre dentro il partito una battaglia pubblica, esplicita, leale e ad alta voce, contro questa deriva che non è solo politica, ma a questo punto è molto di più, è antropologica e filosofica. Senza che ciò voglia dire “passare al nemico”, sarebbe una battaglia di dignità ed anche, è mia sensazione, profondamente liberatoria per uomini che danno la sensazione di essere stati pietrificati dallo sguardo della Medusa. Occorre un po’ di coraggio, ma che poi non è così impossibile da trovare sapendo che in mancanza la fine è segnata. Sia come partito (ma questo esula dagli interessi e dallo scopo di questo blog), sia soprattutto come uomini, maschi e padri che qualche figlio pure lo avranno.

5 Comments »

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  1. Per chi ha avuto come padri putativi Engels, Marx, Lenin,e tutte le grandi figure “paterne” che hanno ispirato e guidato dall’800 il movimento del riscatto delle masse lavoratrici, e sulla fiducia in loro ha sacrificato la propria vita, l’esito fallimentare e drammatico del socialismo reale ha aperto la porta ad una consapevolezza impossibile: quella di una vita senza speranza. Durissimo il cammino nel deserto che di conseguenza si è aperto loro, anzi un Golgota. E lì, sul Golgota, due sole sono le scelte: o la maledizione del padre o la benedizione comunque. A sinistra, più che altrove, sembra prevalere la maledizione contro il padre. Forse inconsapevole. Ma a chi rifiuta e maledice il padre, pur avendo la strada libera davanti ai propri passi, un oscuro timore lo prende, per cui si blocca. Non ha fiducia in sè e, se maschio, parla male di sè e del genere cui appartiene. Se donna odia il genere maschile. La sua passione politica è caratterizzata da un odio furibondo e irrazionale contro il padre e la figura maschile. Odio che razionalizza con mille nobilissime ragioni. Camilleri dice cose evidenti che tutti vedono tranne naturalmente “i delusi del padre”, le cui grida disperate contro il padre si alzano dalla mattina alla sera, in ogni occasione, tutti i giorni che il Cielo manda sulla Terra.

    Comment by cesare — October 8, 2009 @ 2:33 pm

  2. Riporto una frase letta recentemente in un saggio:

    “Per una strana beffa della storia, la sinistra italiana, indebolendo la famiglia e attaccando l´autorità del padre, ha contribuito in maniera determinante a creare i presupposti per l´affermazione di modelli antitetici alle speranze coltivate dai teorici del marxismo. La rivendicazione del primato culturale per la sinistra, fatta da certi pigri intellettuali, i soli arbitri della Verità, sembra ancora più inopportuna quando si unisce alla supponenza di voler negare valore alla maschilità; troppo spesso inquadrata, sic et simpliciter, come cosa nefanda o per sottolinearne le mancanze e auspicarne l´evoluzione verso un mammismo di rincalzo. Il tentativo del PCI di coniugare rivoluzione, ricerca del consenso ed educazione delle masse, unito all´enfasi con cui la sinistra libertaria ha trattato il passaggio dall´oppressione alla protezione che la stessa offriva a tutte le donne, si è risolto, attraverso un´ipnosi di massa, nel vuoto valoriale.”

    Spirito gregario? Mancanza di autonomia intellettuale? Desiderio di conformismo?

    Qualunque sia il motivo che ha spinto la sinistra ad “americanizzarsi” fin dagli anni settanta del XX secolo, è ancora troppo doloroso per ammetterlo pubblicamente. Oggi che la frittata è fatta, e la sinistra tradizionale vive una grave crisi d’identità, sarà quanto mai difficile che qualcuno, transitato ormai nel PD, possa avviare un processo di riflessione sulle “sinistre” responsabilità del passato.

    Comment by gianluca — October 11, 2009 @ 4:13 pm

  3. Caro Armando, scusami se non partecipo attivamente ai blog, ma a volte io stesso ho paura di quello potrei scrivere. Malgrado ciò vorrei intervenire su questa discussione per esprimere il mio parere in materia.
    Credo che il vero padre spirituale della sinistra laica ottocentesca, il vero incantatore, il piffero magico che illuse il mondo sia Feurbach, da lui nascono Engels e Marx.
    Ciò che chiede Feurbach all’uomo del suo tempo è l’ateismo come rinascita morale, chiede all’uomo di ammettere Dio come parto della sua mente e quindi di riconoscere se stesso come Dio, chiede di attribuire a se stesso le virtù che fino a quel momento ha attribuito a Dio e quindi di dare a se stesso l’Amore e l’obbedienza che cha dato a Dio.
    Grande fu, allora come ora, la forza del suo insegnamento, ancora oggi professori e studenti rimangono ammaliati, negli anni settanta i Jethro Tull cantavano “MAN CREATED GOD”.
    Con quale risultato? Il risultato fu Nietzesche, LA MORTE DI DIO, la grande crisi che avrebbe colpito l’uomo dopo la sua sepoltura e poi finalmente la rinascita, IL SUPERUOMO o OLTREUOMO.
    Dalla rivoluzione di Feurbach doveva nascere l’uomo solidale, la fratellanza, da quella di Nietzesche il salto evolutivo verso l’uomo che torna bambino, l’uomo della gioia che ha superato ogni contraddizione tra dovere e piacere e ritorna spensierato al dionisismo; totalmente affidato al suo destino, non teme la morte ma solo la noia.
    Invece, l’uomo di sinistra ha sostituito Dio con Stalin, Stalin ha sostituito Dio con la Rivoluzione e gli uomini sono divenuti pedine della ragion di stato, la Russia è divenuta un gulag dove tutti spiavano tutti e tutti potevano finire in Siberia e morire soffocando in seno la voce della vita e della speranza.
    Hitler, anche senza disporre della Siberia dove nascondere i cadaveri, è riuscito a fare anche di peggio, lui si è emesso al posto di Dio e, come tale, poteva decidere ciò che era bene e ciò che era male e così decise chi doveva vivere e chi no.
    Conclusione? Non oso pensarlo, sembra che alla base di tutto ci sia il Primo Comandamento, l’uomo non sembra in grado di amare e rispettare l’altro uomo senza la mediazione dell’Amore in sé, quando si allontana dalla fonte di Amore e Verità, si autoinganna e finisce per fare tutto il contrario dei suoi propositi, mentre crede di affermare la vita la distrugge, mentre celebra l’amore lo tradisce, mentre si esalta si rovina.
    Dio è padre? Per S. Agostino è Vita, Verità e Amore. E l’uomo? Cos’è l’uomo? Potrebbe essere nostalgia del di Dio, cioè di vita, di verità e di amore.
    Dio è Padre ma anche Figlio e Spirito Santo e, qualcuno dice, anche madre, l’uomo è fatto a sua immagine, quindi non fissiamoci troppo sul padre perché non si finisce mai di essere figli e spesso siamo chiamati ad essere noi le vere madri. Ciò che è veramente carente a questo mondo è il cuore materno di Dio e credo che tocca agli uomini interpretare anche questo ruolo.
    Essere uomini non significa né essere maschi, né essere padri, ma solo una flebile voce, un onesto tentativo di interpretare sulla scena della storia la voce della coscienza.
    Nihil aliud.

    Comment by giacinto LOmbardi — October 28, 2009 @ 5:33 pm

  4. Gianluca, mi potresti indicare il saggio in questione? Il tema è molto importante.
    Armando

    Comment by Administrator — October 28, 2009 @ 5:49 pm

  5. Caro Giacinto,
    c’è da chiedersi come mai sul piano della storia reale e non su quello delle pie aspirazioni astratte, da qualsiasi professione d’ateismo non è nato mai l’uomo ludico e pacifico di cui parlavano i suoi teorici. Al contrario sono nati terribili e inumani esperimenti sociali.
    “Ama il prossimo tuo come te stesso” diventa formula impossibile se non c’è contemporaneamente la consapevolezza di essere creature,e quindi che l’Altro ha la nostra stessa dignità (e i nostri stessi diritti).
    L’affermazione che ripetiamo con forza circa la paternità di Dio e la maschilità di Cristo non esclude certo (e come potrebbe?)il “cuore materno di Dio”, o per meglio dire, come afferma S. Agostino, il suo essere Amore e Verità che sono essi stessi parte integrante del Padre. D’altra parte lo ammetti implicitamente anche tu quando scrivi che tocca agli uomini intepretare “anche” il cuore materno di Dio.
    Dire che Dio è Padre significa rispettare una verità che è affermata nelle scritture ed al tempo stesso “storica”. Affermare, come certa teologia “innovativa”, che Dio è madre significa stravolgere la storia del cristianesimo e la sua valenza concettuale, con le implicazioni del caso.

    Comment by Administrator — November 9, 2009 @ 1:52 pm

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