October 7, 2009

La solitudine del maschio tra natura e cultura

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 11:52 am

L’amico Antonio Bertinelli, autore del libro “Sulle orme del padre” che abbiamo recensito sul sito, ci manda questo contributo che pubblichiamo volentieri auspicando che susciti
discussione fra i lettori del nostro blog.

Il maschio, sommariamente processato per decenni in ogni sede e
sistematicamente condannato a motivo di qualunque tratto sessualmente
connotativo, in questi ultimi anni accusa una marcata riduzione delle sue
capacità fecondanti. Secondo gli andrologi non si registrano solo crescenti
defaillances maschili di origine psicologica, ma la stessa funzionalità
degli organi riproduttivi non è più quella di una volta .Il fenomeno è
imputabile sia all’influenza di fattori tossici ambientali, sia a tutto ciò
che deriva dal cambiamento sociale, economico, antropologico e culturale
verificatosi nel mondo occidentale. Lo scempio della maschilità, con annessa
disarticolazione della famiglia, non sono affatto casuali. Il male bashing
mediatico non conosce sosta, così come il ricorso agli apparati legislativi
per creare sempre nuovi istituti giuridici con imprinting sessista. Il
substrato ideologico è sempre lo stesso: l’identità maschile si caratterizza
oppressivamente nei confronti dell’altro sesso. Con la bioingegneria,
impegnata sul fronte degli studi genetici manipolativi, ci si avvia verso la
realizzazione della partenogenesi femminile. Siamo ormai alla deriva
psicotica delle Istituzioni mentre entrambi i sessi, per quanto soggetti a
complessi meccanismi psicologici, sono ancora “prigionieri” di decisioni
geneticamente preordinate. Mentre i maschi sono spinti a perseguire la
massimizzazione spermatica, le femmine sono spinte a scegliere i partners
ritenuti più idonei per garantire la sopravvivenza della prole. Maschi e
femmine adottano metodi adattivi diversi per attrarre e conservare un
compagno. Negare la condizione animale che, in buona parte, ancora ci
possiede è inutile, ipocrita e dannoso. Quasi sempre il maschio è poco
selettivo, mira più alla quantità che alla qualità delle “conquiste”. La
femmina è una cacciatrice criptica ma più raffinata, aspira ad accoppiarsi
con i maschi più belli, più forti, più intelligenti e più ricchi. La Grande
Narrazione Femminista, in seguito allo storico sostegno di alcuni potentati
finanziari americani, persino sotto l’egida di organismi sovranazionali,
coltiva la contrapposizione di genere e attribuisce alle coalizioni globali
degli uomini la volontà di opprimere le donne. In realtà i fatti dimostrano
che sia i maschi che le femmine, seppur con sistemi e motivazioni diverse
gli uni dalle altre, confliggono prevalentemente con soggetti dello stesso
sesso. E’ un retaggio delle strategie evolutive, le stesse che hanno visto i
maschi solidarizzare esclusivamente per finalità contingenti come la caccia
e la difesa del territorio. Nel corso dell’evoluzione, ed ancora ai nostri
giorni, gli uomini sono stati e sono in competizione tra loro. A differenza
delle donne non hanno imparato ad essere solidali se vengono attaccati in
quanto appartenenti al genere “reietto”. Gli uomini sono geneticamente
programmati per reagire immediatamente ai 210 Hz della voce femminile. Il
grido di aiuto di una donna, mentre induce le consimili a ripetere
l’invocazione, porta l’uomo a gettarsi istintivamente nel pericolo per
tentare di salvarla. Gli uomini possono fare quadrato e dare la vita per
quella altrui, ma sono del tutto impreparati a difendersi l’un l’altro per
le “punizioni” che vengono loro erogate dalla cultura dominante. Le donne,
capaci di feroci rivalità, magari sempre pronte a denigrare l’amica più
cara, insorgono in massa quando c’è da lottare per una conquista normativa o
per difendere la vera o presunta “vittima” del giorno. Anche una boutade,
come quella pronunciata l’anno scorso dal comico Paolo Cevoli (”Un buon
libro è la compagnia più intelligente che un uomo possa trovare. Ogni tanto
però ci vuole anche un po’ di solitudine con qualche passerina ignorante”)
può scatenare un putiferio al femminile con ricadute in ambito
istituzionale. Quando una stellina dello spettacolo salì inaspettatamente ai
vertici di un incarico pubblico, dopo essere stata criticata da qualche
giornalista, poté contare soprattutto su un’alzata di scudi rosa
politicamente trasversale. Sono sintomatiche le parole pronunciate allora da
una leader della destra conservatrice: “Se una cretina arriva in un posto
importante c’è vera parità (.)”. Il maschio, incapace di riconoscersi come
soggetto appartenente al genere culturalmente soccombente, sperimenta
quotidianamente la sua “atavica” solitudine e finisce per pagare sempre il
prezzo più alto. Colpevole per definizione, un uomo o un padre separando
troveranno in tribunale meno comprensione di quanto ne possa trovare ovunque
una madre che uccide i propri figli. Per millenni donne ed uomini sono
rimasti legati da un processo coevolutivo, il loro interagire era bilanciato
secondo natura e secondo cultura. L’affermarsi del femminismo ha eliminato
quel gioco di specchi che ha garantito il rapporto tra sessi insieme ad un
necessario e diffuso equilibrio. Se la femminilità non gode di buona salute,
la maschilità è prossima al naufragio. Piuttosto scettici nel credere ad
un’improbabile rivalutazione culturale del maschile di darwiniana memoria,
ci auspichiamo che gli uomini si inventino una nuova solidarietà prima di
giungere al punto di non ritorno.

Antonio Bertinelli 5/10/2009

4 Comments »

The URI to TrackBack this entry is: http://maschiselvatici.blogsome.com/2009/10/07/la-solitudine-del-maschio-tra-natura-e-cultura/trackback/

  1. Gli uomini sono capaci di grandissima amicizia. Ci sono esempi sublimi, in pace, in guerra e in ogni circostanza in cui c’è da rischiare per l’altro. Amicizia maschile, ma anche dono di sè per proteggere e salvare le donne e i bambini. E’ però vero, ed incomprensibile, che non sappiano “fare squadra” esplicitamente e a testa alta quando sono sotto accusa come genere. In questi casi, al massimo, mugugnano in privato o agiscono per “linee interne”. A me riesce difficile capire il perchè. Posso ipotizzare che, bombardati da ogni parte come il genere oppressore, abbiano accumulato un senso di colpa che li schiaccia o che abbiano paura di inimicarsi i centri di potere che distribuiscono carriere e prebende, o ancora che siano sensibili fino all’eccesso ai 210hz della voce che si lamenta facendo leva con sapienza su quella sensibilità che d’altra parte si nega come caratteristica propria del maschile.
    Eppure, guardando alla storia del mondo, avrebbero molti meriti da attribuirsi, almeno nella stessa misura dei demeriti. E comunque avrebbero da rivendicare il fatto inoppugnabile che senza gli uomini maschi, l’umanità sarebbe ancora quella di millenni orsono, sia in termini materiali che spirituali, naturalmente coi prezzi, talvolta anche pesanti, che implica ogni trasformazione. Sarebbero forse state preferibili immobilità e stagnazione?
    Mi piacerebbe se ne discutesse.
    armando

    Comment by Administrator — October 8, 2009 @ 12:49 pm

  2. Almeno in rapporto alle mie esperienze, posso dire che l’amicizia tra uomini è di una straordinaria solidità e perdura negli anni. Non conosce invidie, gelosie e competizioni sterili. La pressoché totale assenza di una solidarietà di genere è forse imputabile alla sindrome del maschio alfa o agli stessi meccanismi che portano il pavone ad esibirsi per conquistare le femmine della sua specie.
    Probabilmente il genere maschile soccombe di fronte alla cultura dominante che lo marginalizza perché ad essa risponde competitivamente secondo natura. Dato il contesto, il saper fare la ruota come il pavone non serve, anzi facilita l’eliminazione del maschio.

    Comment by ba — October 8, 2009 @ 5:04 pm

  3. Personalmente ritengo che l’amicizia fra uomini, se è vera, sia duratura e immune (o quasi) da invidie e sterili competizioni. Il problema, però, è che è molto rara. Infatti le dita di un mano bastano e avanzano per contare i veri amici. Gli altri sono solo conoscenti o finti amici, sempre pronti a fregarti non appena spunta all’ orizzonte una donna. Riguardo alla solidarietà di genere fra uomini, posso dire che nella mia esperienza di uomo 36enne, essa è quasi inesistente. Le donne sfaldano letteralmente gli uomini (perlomeno in Italia e nel mondo occidentale in genere).

    Comment by Fabio — October 11, 2009 @ 6:29 pm

  4. Sono d’accordo con quanto dice Fabio, aggiungo che le donne isolano gli uomini: quando li sposano, spesso li allontanano da i loro interessi e compagnie che possono essere di intralcio ai propri bisogni. Quando hanno interesse per un uomo, lo isolano se lui non si dà da fare, magari facendo finta di provarci con il suo migliore amico.
    Poi vorrei dire una cosa che può sembrare strana: nel 1816 la moglie del poeta inglese Shelley: Mary, scrisse il famoso libro Frankenstein, dice e che centra?, in quel libro la creatura cerca la compagnia di un essere femminile costruito come lui, minacciando il dottore di creare intorno a lui solitudine, uccidendo le persone a lui più care, alla fine si ritroveranno tutti e due al polo soli tra i ghiacci. Vabbè l’ho detta sta cosa: per me insomma il mostro ha un tipico comportamento femminile. Dracula queste cose non le fa, al limite porta la peste in tutto il mondo.

    Comment by Gorka — October 17, 2009 @ 3:28 pm

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>


Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Viewfinder Design