August 10, 2009

Massacri suicidi dei padri

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 10:24 am

di Cesare Brivio

(Qui la notizia di cronaca cui ci si riferisce)

Di questi amarissimi tempi, sedicenti tempi di libertà e democrazia, maschi e padri traducono talvolta in atti di sanguinaria follia, la folle violenza delle leggi, delle istituzioni, della cultura dominante; leggi, istituzioni, cultura, antimaschili e antipaterne. Un contesto totalitario ed ostile, costruito sulle fandonie del racconto femminista, che letteralmente costringe oggi maschi e padri a diventare matti. Per poi giustificare su questi episodi di follia nuove ingiustizie antimaschili e antipaterne: un regime di violenza istituzionalizzata spacciata per conquista e progresso sociale. La responsabilità oggettiva di questi massacri suicidi, è di chi, avendo responsabilità politiche ed istituzionali, e nella elaborazione culturale, ha taciuto da decenni su questa situazione insostenibile, e anzi ha contribuito a costruire questa fabbrica legale della follia maschile. Esautorando per legge e prassi giuridica, i maschi e i padri di ogni voce in capitolo, basti pensare alla vita dei propri figli concepiti, e buttandoli come stracci fuori di casa, fuori degli affetti filiali e muliebri, spesso sulla base di veri e propri capricci spacciati per diritti sacrosanti della donna. Una società che annienta i padri che può poi aspettarsi? Chi annienta l’altro e chiama l’annientamento giustizia nei tribunali, quale comprensione e giustizia può aspettarsi, se non la reazione di un cuore e di una mente annientata dal dolore e dall’ingiustizia? Maschi e padri, ottimi padri e ottimi mariti, appassionati della loro famiglia, il sogno e l’ideale della vita, a cui hanno sacrificato fino all’ultima energia e capacità di se stessi, dati in balia della follia irresponsabile di sedicenti addetti ai lavori, imbevuti di ideologia femminista. Basta pensare alla giaculatoria recitata al TG1 delle 20.30 di sabato 1 agosto, dallo psichiatra “mediatico”, a spiegazione di una tragedia di questa portata. E’ con queste feroci e assurde banalità, da guerra tra i generi, che si parla del dolore umano? di questo dolore? È questo il livello di umanità, consapevolezza e competenza professionale che sa esprimere la società nei suoi rappresentanti ufficiali? Basta pensare ai “guerrieri” e alle “amazzoni” che girano intorno alle famiglie in difficoltà, che hanno come unica cifra di lettura e intervento l’assunto del maschio-genere-criminale e si sono autoeletti interpreti della guerra contro i padri e i maschi; ministri della guerra contro il genere maschile, l’unica che si sta vincendo davvero e a rovina di tutti, al servizio della nuova ideologia profeminist del potere. Per intimidire tutti i padri, per tenere tutti zitti e tutti buoni, fare strame di chi ha la schiena dritta e il cuore integro di padre e marito appassionato. Tutti zitti e tutti buoni, tranne le furbissime, a cui si dà voce e si apre la strada per ogni arbitrio, tra gli applausi e gli incitamenti di chi le ha arruolate a puntellare il proprio potere. Maschi distrutti nella considerazione sociale, privati del lavoro, della casa, dei figli, della famiglia, del futuro, della dignità, sulla base di menzogne studiate a tavolino per cavarne vantaggi di ogni genere in sede giudiziale. Chi gioca sul piano politico e culturale ad annientare la paternità e la responsabilità paterna in famiglia, rilanciando su ogni tragedia familiare, campagne di repressione e criminalizzazione maschile e paterna, chi gioca questo gioco infame, è sulla sua testa che ricade la responsabilità del sangue di queste vittime e la rovina della società.

7 Comments »

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  1. Questi episodi dovrebbero far riflettere su alcune cose, oltre a quelle scritte da Cesare con tanta passione.
    Premesso che il senso reale del fenomeno andrebbe indagato tenendo statisticamente distinti i casi di famiglie con figli e senza, perchè sono convinto che la quasi certezza di perdere il rapporto coi figli è causa tutt’altro che secondaria, tuttavia nel loro insieme tali episodi
    1) Smentiscono il luogo comune che gli uomini, contrariamente alle donne, sarebbero reticenti e non investirebbero tutto se stessi nella relazione familiare. Se si arriva alla follia dell’omicidio/suicidio significa che si è creduto fino in fondo in quella relazione. Ci si è creduto così tanto da non avere la forza di sopportarne il dissolvimento. Ci si è creduto troppo, e ciò porta allo scoperto un altro problema, ossia
    2)La dipendenza psichica di tanti maschi verso la donna, vissuta come insostituibile. Che potere è mai quello di chi è psichicamente dipendente dal dominato? Un potere fasullo in realtà, di pura facciata (e ormai neanche più questo) che maschera la realtà opposta del burattinaio che è il burattino. E’ l’improvvisa apparizione di questa realtà inattesa che, credo, genera la follia. Non, dunque, la perdita del potere, semmai la presa di coscienza di non essere mai stati autonomi. E questo pone al genere maschile un grandissimo interrogativo.
    armando

    Comment by Administrator — August 10, 2009 @ 10:40 pm

  2. Sono d’accordo con Armando: la radice del problema è da ricercare nella dipendenza psichica-emotiva (e sessuale) di tantissimi uomini nei confronti delle donne. Ed è per questo che considero la donna la rovina dell’uomo.
    Perché, vedete, io non credo che questa dipendenza abbia una matrice esclusivamente culturale ma sia anche intrinseca.
    Vi porto alcuni esempi. Nel quartiere dove abito io ci sono numerose donne anziane e vedove ormai da anni; beh, non ne ricordo una che si sia mai disperata più di tanto per la perdita del proprio consorte. Anzi, alcune di loro, dopo la perdita dei mariti, hanno iniziato a fare cose che prima neppure pensavano di fare, tipo viaggiare. Viceversa, ho memoria di due uomini vedovi (entrambi deceduti), che pur essendo autosufficienti (uno di questi sapeva cucinare meglio della defunta moglie), non riuscivano a darsi pace per la morte delle rispettive consorti.
    Uno era sempre cupo, triste e silenzioso; l’altro perennemente arrabbiato e aggressivo verso i figli. Ora, mi rendo conto che il mio è un campione di persone limitatissimo e sono pienamente consapevole del fatto che esistono anche dei casi contrari; però, stando a quello che leggo tutti i giorni e basandomi sui racconti altrui, mi sembra che la tendenza sia proprio questa. Insomma, il quadro che ne esce è quello di una donna molto meno coinvolta dell’uomo che, evidentemente, per le appartenenti al sesso femminile non è così importante, a meno che non si tratti di un figlio.

    Comment by Fabio — August 11, 2009 @ 9:05 am

  3. caro Fabio,
    la dipendenza psico-emotiva e sessuale non è un dato di natura, ma il frutto di una mancata crescita psichica del maschio dovuta all’annebbiamento del ruolo e della funzione paterna, in primo luogo quella di rompere la simbiosi bambino/mamma che, se non interrotta, tende poi riprodursi da adulti nel rapporto con la donna, che diventa la riproposizione in altra chiave della madre.
    E’ questo il problema, a mio avviso, con cui gli uomini di oggi devono confrontarsi. Ma anche le donne, perchè è un male per tutti.
    armando

    Comment by Administrator — August 14, 2009 @ 10:42 am

  4. non a caso si parla di cultura patriarcale,maschilista e machista e non a caso le donne non hanno avuto che rcentemente diritto al voto nei paesi europei e altrettanto non a caso la donna e’ cosiderata inferiore all’uomo in molte altre culture. La storia ed i fatti parlano da soli, sulla violenza esercitata da secoli sulla donna ad opera dell’uomo. Non so, ma nell’articolo scritto qui sopra, si scusa non solo la violenza ma anche i crimini di uomini verso non solo la donna ma anche versola societa’.Per quanto sia doloroso o vergognoso a volte sentirsi di appartenere ad un genere maschile che opera in modo criminoso, penso che sia piu’ maturo e consapevole cercare di comprenderne i problemi, gli sbagli e le storture per poter poi evitare che le storie si ripetano. Proprio perche’ le menti meno illuminate rifiutano i confronto conlarealta’ e con se stessi ed attribuiscono alle vittime dei delitti le colpe dei carnefici che la storia si ripete, giorno dopo giorno anno dopo anno con nuove violenze a volte ancora piu’ efferate, verso non solo le donne , ma i figli i parenti la famiglia.L’antica grecia nelle sue tragedie ha posto l’indice sull’importanza del rapporto madre figlio, sulruolo della donna nella societa’e nel rapporto di coppia, non per pedanteria o saccenza esorterei chi tien questo blog ad aggiornarsi a riguardo, per rendersi conto di quanto una societa’ antica e alquanto arcaica avesse gia’ compreso cio’che a loro rimane ancora sconosciuto.

    Comment by simonetta — August 18, 2009 @ 7:04 am

  5. Utilizzare la cronaca nera per criminalizzare razze o gruppi sociali è pratica di ogni tempo. Così come ricorrere al vecchio trucco di rileggere la Storia a partire dal presente, al solo fine di gettare fango sul faticoso cammino di chi quel presente e le sue conquiste ha realizzato. Evocare il Nemico, conforta, giustifica, arruola, e la Guerra nasconde le verità scomode, le intenzioni e gli interessi poco pubblicizzabili. La novità oggi è l’utilizzo della cronaca nera, categoria in cui a forza si fa rientrare anche l’intera Storia umana, per criminalizzare un genere, quello maschile, e una funzione, quella paterna: l’utilizzo di una ideologia antimaschile per giustificare violenza e repressione, di oggi ma soprattutto in prospettiva, di domani. Se valutiamo l’enorme massa di articoli di ogni genere contro il maschile e la paternità, scritti da maschi, la distruzione stessa dei principi e delle garanzie fondamentali del diritto e dell’equità su questioni fondamentali a sfavore dei maschi, distruzione effettuata da maschi, le legislazioni speciali che a tamburo battente escono dai parlamenti occidentali a legittimare carcerazioni su reati senza oggetto e senza prova, parlamenti in prevalenza maschili, la denigrazione sistematica di ogni apporto dell’azione e dello spirito maschile (Veronesi docet), si conclude che è in corso una mobilitazione di Guerra e di quale Guerra si tratti. E chi sia il Nemico. Le idee da te espresse sono coerente espressione di questa ideologia di guerra. Mi ripeto: l’unica vera guerra che l’Occidente sta combattendo e vincendo. Una guerra sociale interna a carattere preventivo. Le cui motivazioni complesse le lascio alla tua intuizione. Pensi sia una strada vera e giusta? Vantaggiosa per tutti, uomini e donne? Sul genere maschile, le donne che ne hanno la necessità, possono proiettare, (ormai è un delirio di massa), e praticare, (appena ci si dia la pena di rilevarla la violenza femminile si presenta fenomeno rilevante quanto quella maschile, spesso anche più rilevante) tutte le immagini di violenza che vogliono: i sedicenti non-violenti finiscono sempre ad arruolarsi fra gli interventisti di Guerra. E’ l’esito necessario di chi non ha messo in discussione la propria violenza, l’ha negata e quando non ha potuto negarla, l’ha promossa a Diritto. Esito funzionale, ahimè alle esigenze “belliche” di repressione e controllo sociale di ben altre emergenze che quelle criminali. Il mio augurio è che ci si ponga, maschi e femmine, questa semplice domanda: la cultura, l’opera, l’intelligenza, la capacità, l’amore, lo spirito, in una parola il sacrificio di chi, ha liberato le donne durante tutto il corso dei millenni dalle dure necessità che la Natura ha imposto alle donne e agli uomini ? Grazie a quale “feroce e criminale oppressore” le donne sono per esempio, uno fra gli infiniti esempi possibili, oggi scienziate, in una casa spaziale, in orbita intorno alla Terra? o possono partorire senza dolore? Spero il mio augurio non sia senza esito: provare riconoscenza ed esprimerla al genere maschile che ha dimostrato di avere come cifra caratteristica il dono di sé al femminile, è un passo ineludibile per diventare adulte e davvero psicologicamente ed affettivamente paritarie. E tutelare il bene della libertà di tutti: la campana suona anche per te. Dire grazie, fa bene, e oggi le donne, per volersi davvero bene, devono imparare a dirlo. E proprio ai maschi

    Comment by cesare — September 1, 2009 @ 2:23 pm

  6. Gentile Simonetta, è sorprendente sentire parlare della tragedia greca. Il mondo della Grecia classica era proprio quel mondo patriarcale che metti sotto accusa e la tragedia la sua espressione. Medea è la madre divorante, le Erinni, prima di venire “ammansite”, erano le rappresentati del mondo matriarcale, e che dire della Medusa che pietrificava gli uomini con lo sguardo?
    armando

    Comment by Administrator — September 1, 2009 @ 3:37 pm

  7. X Simonetta

    Tratto da: IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

    Come uomini abilissimi liberarono le donne, dimenticando di liberare se stessi

    Abigail, una tipica donna della fine dell’Ottocento, ebbe otto figli. Due volte rischiò di morire di parto. Quando l’ultimo dei suoi figli se ne andò di casa, lei era già morta.
    Cindy, una tipica donna degli Anni Novanta, rimase nubile fino a 25 anni. Dopo il matrimonio, ebbe due figli. Quando l’ultimo se ne andò di casa, le rimaneva ancora da vivere un quarto di secolo.
    Abigail non sentì mai parlare del frigorifero. Cindy poteva tirarne fuori un pasto completo. L’intera giornata di Abigail era occupata dalla spesa e dalla preparazione del cibo per la sua famiglia di dieci persone. Cindy spesso comprava pietanze già pronte, le metteva nel forno a microonde e venti minuti dopo stava già pranzando. (Spesso scherzava: «Io non preparo la cena: me la mangio».) C’erano sere in cui lei e suo marito Jeremy portavano i ragazzi da McDonald’s, o si facevano portare a casa la pizza, oppure Jeremy preparava un bel barbecue o «il piatto preferito di Cindy - su richiesta». Comunque, sia Cindy sia Jeremy dovettero affrontare problemi che non sfiorarono mai Abigail (per esempio, fare l’autista, mantenere i figli all’università).
    Abigail andava a fare la spesa sul carretto o a piedi. Cindy o Jeremy andavano a fare la spesa in macchina, o la ordinavano per telefono. Abigail trovava i negozi aperti dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio, e se dimenticava qualcosa non c’era modo di rimediare. Cindy o Jeremy trovano dei negozi aperti 24 ore su 24.
    Abigail doveva lavare i piatti dopo ogni pasto. Cindy metteva i piatti nella lavastoviglie, e a volte neppure li toccava, perché se ne occupavano Jeremy o il figlio maggiore» Per lavare i panni Abigail doveva pompare l’acqua, accendere il fuoco per scaldarla e poi usare le mani per strofinare gli indumenti. Se pioveva o nevicava, appendeva i panni in tutti gli angoli della casa. Cindy sceglieva il lavaggio adatto e metteva in moto la lavatrice. E spesso non toccava neppure i panni, perché a riempire la lavatrice ci pensavano Jeremy o il figlio maggiore.
    Abigail cuciva con le mani callose in una casa fredda, a lume di candela. Cindy e Jeremy acquistavano dallo stockista abiti perfetti. Abigail impiegava due giorni per cucire una camicia per il figlio. A Cindy o Jeremy bastavano venti minuti per scegliere le camicie per i due figli.
    Su Abigail si riversavano le necessità di otto figli. Cindy aveva due figli le cui necessità si riversavano in parte sulla televisione. E Cindy aveva un’altra cosa ancora: un marito che sapeva come essere amorevole e come mantenere la disciplina.
    Nel 1990 Cindy si poteva ancora permettere di scegliere di fare il pane in casa o cucire una camicia a mano - ma era una scelta e non un obbligo. Capitava di tanto in tanto, non giorno dopo giorno; faceva parte della sua vita adulta ma non costituiva il 100 per cento della sua vita adulta.
    Cindy subiva pressioni che non avevano mai sfiorato Abigail? Sicuramente. Ma le nuove pressioni raramente si aggiungevano: semplicemente sostituivano un antico fardello. Se si aggiungessero, la vita media delle donne non sarebbe aumentata di quasi il 50 per cento dal 1920 ai giorni nostri.
    Ma allora perché la speranza di vita alla nascita era di un anno di meno per gli uomini nel 1920 e di sette anni di meno rispetto alle donne attualmente? Perché le prestazioni degli uomini - inventare, produrre, vendere, distribuire - hanno salvato le donne, mentre nessuno ha salvato gli uomini dalla pressione del dover fare. Da macchina per fare figli, macchina per preparare da mangiare, macchina per le pulizie, lei è diventata una persona che ha tempo per l’amore. Da macchina per prestazioni varie nei pressi di casa lui è diventato una macchina per prestazioni varie lontano da casa. E con meno tempo per l’amore.
    Gli uomini sono riusciti a creare case e giardini più belli per le mogli invece che miniere di carbone e cantieri edili più sicuri per se stessi. Ben pochi hanno rilevato il fatto che solamente degli uomini sono morti a migliaia costruendo attraverso le montagne strade per le automobili e ferrovie per i treni che permettevano al resto della civiltà di essere servito al vagone-ristorante.
    La lontananza del posto di lavoro separava l’uomo dalle persone amate, togliendo alla sua vita significato… e creando ogni giorno piccoli lutti. E se riusciva a fare tutto, diventava una macchina; se falliva, si sentiva umiliato e sminuito. In ogni modo, più aveva attenzioni e riguardi per la donna e più si abbreviava la vita. E alla moglie e ai figli lasciava, perché lo spendessero, quanto aveva guadagnato. Così gli uomini di successo liberarono le donne, ma dimenticarono dì liberare se stessi.
    Nonostante tutto le femministe etichettarono la «tecnologia maschile» - e in particolare «la tecnologia maschile medica» -come uno strumento del patriarcato inteso a opprimere le donne. E il passaggio alla II Fase fu perciò caratterizzato dalla critica rivolta agli uomini per avere distrutto l’ambiente costruendo per esempio una diga, dimenticando di riconoscere agli uomini il merito di aver prodotto elettricità costruendo quella diga, e di chiedere alle donne di assumersi la responsabilità della crescente domanda di elettricità che a sua volta richiedeva la costruzione di altre dighe.
    Quanto alla tecnologia medica maschile, fu probabilmente il fattore che allungò la vita media delle donne. Evitò che le donne morissero di parto e scoprì vaccini per quasi tutte le malattie contagiose (poliomielite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi).
    In tempo di guerra, diversi farmaci sperimentali furono spesso testati sugli uomini. Se il farmaco non funzionava, l’uomo moriva. Ma se il farmaco dava buoni risultati, allora veniva usato per salvare sia le donne sia gli uomini. E sempre gli uomini furono usati come cavie per migliorare le procedure d’emergenza, i forni a microonde (inavvertitamente un uomo venne «cotto» durante le prove), e altri ritrovati utili a entrambi i sessi.
    In seguito fu etichettato come sessismo il fatto che i medici studiassero più gli uomini che le donne. Nessuno definì sessismo il fatto che gli uomini più delle donne fossero usati come cavie.
    Secondo le femministe, il patriarcato e la tecnologia maschile cospiravano per limitare la libertà di generare «il diritto di scegliere» da parte delle donne. Per la verità, la tecnologia maschile ha creato «il diritto di scegliere» delle donne: ha permesso il controllo delle nascite. E l’aborto sicuro. La tecnologia maschile per il controllo delle nascite ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a ridurre il carico di lavoro delle donne, a rendere il sesso non univoco ma pluridirezionale. Soprattutto, la tecnologia fece sì che il ruolo maschile proteggesse le donne più di quanto il ruolo femminile proteggesse gli uomini. Per ironia della sorte, alcune femministe che tanto si lamentavano della tecnologia maschile sarebbero morte di parto o di aborto se quella tecnologia non ci fosse stata.
    La tecnologia maschile non creò invece per gli uomini l’equivalente diritto alla scelta. Pertanto, ogni volta che un uomo faceva del sesso con una donna che sosteneva di far uso di metodi contraccettivi, a lui non restava che fidarsi. In caso contrario, poteva accadere che si ritrovasse a dover mantenere un figlio fino ai diciotto anni. Se un uomo usava il preservativo ma in seguito la donna affermava di essere comunque rimasta incinta, la donna non sposata della II Fase aveva il diritto sia di informare l’uomo sia di non farlo; di abortire senza consultarlo o di chiedere segretamente che il bimbo venisse adottato; di allevarlo lei e di far pagare al maschio i conti; oppure addirittura di crescerlo da sola per dieci anni senza neppure informarne il padre e poi citarlo in giudizio perché provvedesse al mantenimento, anche per gli anni passati. E tutto ciò è legale.
    Ogni donna sa benissimo che se esistessero soltanto per il maschio mezzi di contraccezione, avrebbe la sensazione di non controllare la situazione, di essere alla mercè dell’altro. Quando «fidati» è detto da un uomo, fa soltanto ridere, ma quando si tratta di una donna, è legge. Il controllo delle nascite ha dato alla donna il diritto di scegliere e all’uomo non resta altro che fidarsi. Al giorno d’oggi, quando un uomo introduce il pene nel corpo di una donna, contemporaneamente mette la sua vita nelle mani di quella donna.
    In breve, la tecnologia maschile e le leggi maschili hanno liberato la donna dalla biologia femminile come destino femminile e creato la biologia femminile come destino maschile.

    Comment by Sandro — September 3, 2009 @ 6:58 pm

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