June 25, 2009

Obama e i padri

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di Armando Ermini
«Siate migliori», ha detto il presidente Obama rivolgendosi ai padri in occasione della festa del papà in USA. La mancanza del papà, ha detto, «è un buco nel cuore di un bambino che nessuno può riempire». E ha invitato i padri americani a essere «migliori di mio padre, presenti, coinvolti nella vita dei figli». Dopo aver ricordato la sua personale vicenda di abbandono ha proseguito dicendo: “Non sono un padre perfetto, ma l’importante è cercare di diventarlo”. Obama ha attribuito alla madre, «una donna eroica», e ai nonni, «due persone meravigliose», il fatto di non avere intrapreso una cattiva strada, come capita spesso. E’ intervenuta anche la first lady Michelle, ricordando «la straordinaria influenza» che ebbe su di lei il padre, morto pochi anni fa, un impiegato delle poste che la spronò ad andare all’università. «Senza un padre la famiglia è monca - ha affermato -, è un male che dobbiamo curare».
Parole che sottoscriviamo interamente, a maggior ragione in quanto pronunciate dal presidente della massima potenza mondiale. Parole che però, in mancanza di una vera analisi sulle cause della tendenza paterna e maschile all’abbandono dei figli, rischiano di non avere effetto o addirittura di essere controproducenti.
I sermoni, da sempre, lasciano il tempo che trovano. Quelle parole di Obama, se non accompagnate da altre che, come sarebbe doveroso, spieghino il fenomeno, e soprattutto se non supportate da provvedimenti di legge tesi a rivalutare la figura paterna in ogni senso, sembrano quasi sottolineare che la tendenza all’irresponsabilità e all’abbandono dei figli sia geneticamente costitutiva del maschio e del padre.
E invece no! E’ l’ora di ricordare come davvero stanno le cose, non per giustificare nessuno, ma per favorire davvero una salutare presa di consapevolezza.
Ai padri è stato detto in mille modi:
1) Caro padre, tu non conti nulla nella nascita di tuo figlio. Se tua moglie/fidanzata/amante decide di abortire tuo figlio, te ne devi stare zitto.
2) Caro padre, tu fra poco sarai inutile nella procreazione, perché con le possibilità offerte dalla clonazione, i figli potranno nascere senza il tuo intervento, neanche quel simulacro simbolico della fecondazione eterologa nella quali la tua unica funzione è di fornire un po’ di sperma anonimo.
3) Caro padre, tu non sei importante per la crescita e l’educazione di tuo figlio. Di te si può tranquillamente fare a meno. E così, in molti paesi così detti sviluppati e all’avanguardia, si permette la fecondazione eterologa per coppie di donne omosessuali e per donne single. Sei così inutile e controproducente che tutti i ruoli educativi, dalla famiglia alla scuola, è preferibile siano occupati da donne.
4) Caro padre, il tuo ruolo nella famiglia è importante solo per i soldi che porti (per sempre), tantochè se tua moglie decide di sbatterti fuori di casa per semplice incompatibilità di carattere e senza che tu abbia fatto niente di male, lo può fare tranquillamente e tu, all’istante, perdi tutto, i figli per primi verso i quali il tuo dovere principale è di trasformarti in un bancomat.
5) Anzi, caro padre, sai che ti dico? Tu sei un probabile molestatore sessuale dei tuoi figli, e su semplice denuncia di tua moglie, senza necessità di prova alcuna, ti sbatto subito in galera. Poi si vedrà, forse!

Non c’è da meravigliarsi, in queste condizioni, che i padri abbiano perduto la coscienza della propria importanza e delle proprie irrinunciabili responsabilità, e che quindi tendano al disinteresse.
E’ semmai singolare, ma non soprendente per chi, come me, crede che le funzioni paterne siano incompatibili con la società dei consumi e dell’edonismo di massa, il modo di trattare la questione. Dapprima si è, ormai da molto tempo, puntato alla sparizione dell’ingombrante padre dalla scena, o almeno al suo drastico ridimensionamento. Ora che si è raggiunto l’obbiettivo, lo si rimprovera per essersi adeguato, colpevolizzandolo ulteriormente dopo avergli spuntato le ali.
Ma se davvero si vuole che il padre torni a fare il padre, deve assolutamente esserci l’impegno concreto di tutta la società per rivalutarne la figura e il ruolo. Oltre i sermoni, oltre i tentativi di trasformarlo in vice mamma, oltre gli stimoli che sono comunque importanti e benvenuti, si deve costruire un “ambiente” culturale favorevole al padre, e contemporaneamente fare leggi che favoriscano la paternità, non che la deprimano come è ormai da decenni. Un impegno di Obama in questo senso varrebbe mille volte più di mille discorsi.

1 Comment »

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  1. Da che mondo è mondo, la responsabilità senza poteri (intendendo per potere non il potere di conculcare qualcosa o qualcuno, specifichiamo, ma intendendo effettiva CAPACITA’ DI AGIRE E DI GESTIRE) si chiama semplicemente servitù, sottomissione, diminutio capitis, e non si può pretendere da chicchessia la gioiosa accettazione di qualcosa del genere: in altri termini, non si può pensare che i tacchini festeggino il Natale, anche se qualcuno lo fa.

    Questo è quanto hai sinteticamente e secondo me efficacissimamente riassunto nei punti di questo articolo: il richiamo alla responsabilità paterna che sempre più spesso si leva dalla società, da tutte le società, fino ad uscire dalla bocca dell’uomo più potente del mondo, è destinato semplicemente a rimanere vano, perché quella che si chiede in realtà non è una assunzione di responsabilità come sopra delineata, ma si chiede bensì la sottomissione ad una serie di regole che altro non fanno che prefigurare una serie di obblighi di prestazione, obblighi di fare o non fare (come direbbero i giuristi) derivanti semplicemente dall’appartenenza ad un preciso genere.
    Altro che responsabilità.

    Appello quindi che cadrà nel nulla, oppure – e questo lo sospetto fortemente – funzionale per dare avvio ad un ennesimo giro di vite contro la paternità, se è vero come è vero che nel proseguo del discorso Obama afferma di voler fare “…una campagna sulle responsabilità dei padri in tutti gli Stati uniti,…”. Ho l’impressione, insomma, che siamo alle solite problematiche della “rieducazione del maschio”, sic et simpliciter.

    Anch’io sottoscriverei ad una ad una le parole che avete citato, ma personalmente non mi fido, vorrei vedere anch’io più fatti. Non dimentichiamoci che gli Stati Uniti sono il paese dell’incredibile vicenda di Carlo Parlanti, o il paese in cui si deve continuare a pagare gli alimenti anche stando in galera (ed aggravando così la propria posizione). E, soprattutto, non dimentichiamoci dell’estrazione politica di Obama e dei suoi recenti provvedimenti in favore dei finanziamenti a tutte le associazioni abortiste eccetera d’America. Mi fermo qui, ma si potrebbe continuare….

    Non fidiamoci, e lo dico con dispiacere: sul mio blog ancora riporto, in prima pagina, le entusiasmanti parole che Obama ha pronunciato sulla paternità nel discorso di Chicago. Ma potrei anche toglierle, nel prossimo futuro…

    Comment by carlo — June 26, 2009 @ 6:02 pm

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