Gheddafi, alias Capanna, e il destino femminile
di Armando Ermini
Dopo Mario Capanna, di cui ci siamo accupati recentemente, anche il leader libico Muammar el Gheddafi, si occupa del destino femminile. Ce lo ricorda, su Il Corriere della Sera del 5/6/09, Maurizio Caprara in un servizio sulla prossima visita in Italia del colonnello, durante la quale intende incontrare settecento donne. Caprara fa, diciamo così, opera di prevenzione, ricordando al pubblico qual’è la concezione gheddafiana della donna, citando direttamente dal famoso “Libro verde”, summa ideologica del Gheddafi pensiero, il cui nucleo centrale è il seguente:
“Se la donna intraprende il lavoro dell’uomo, deve trasformarsi in un uomo, abbandonando il suo ruolo e la sua bellezza”. “Indurre la donna a eseguire il lavoro dell’uomo è ingiusta aggressione, dato che il lavoro oblitera le belle fattezze della donna che la creazione ha voluto si evidenziassero ond’ella espleti un lavoro diverso da quello che si addice a chi non è femmina, come avviene coi fiori, creati per attrarre i granellini di polline e produrre i semi”.
Ne discende che, ad esempio, gli asili nido sono “qualcosa che assomiglia a recinti di sagginamento del pollame”, inadatti ai bambini perché, negando la differenza fra maschi e femmine, li stacca dalle madri.
Dunque, partendo da posizioni opposte e, c’è da supporre, con scopi molto diversi, un ex sessantottino mai pentito e un leader islamico, convergono nel segnalare un fenomeno pericoloso del mondo moderno. Pericolo su cui, quali che siano gli intenti che muovono i due personaggi e l’analisi delle cause che lo generano, concordiamo largamente.
Non si tratta, chiarisco subito, di imporre alcun divieto per legge, perché ciascun soggetto, femmina o maschio che sia, deve essere libero di perseguire il proprio progetto di vita con l’unico limite, che deve essere ben sottolineato, di non conculcare diritti altrui nel perseguire i propri.
La questione è piuttosto culturale. Alla base del fenomeno della mascolinizzazione delle donne, che peraltro genera anche e parallelamente la femminilizzazione dell’uomo, esiste la concezione dell’essere umano come soggetto “neutro” rispetto al proprio sesso, dunque ugualmente adatto ad ogni tipo di lavoro da svolgersi con identiche modalità. E’ un concetto che Ivan Illich fa risalire alla nascita della società industriale e del lavoro salariato. Il capitalismo, per il suo meccanismo intrinseco e per le sue esigenze produttive, tende a cancellare le differenze di genere e omologare maschi e femmine in un’unica figura neutra. I rispettivi domini di genere, seppure asimmetrici, avevano assicurato fino ad allora il rispetto di un equilibrio sociale e psichico e contenuto la competizione maschile/femminile. Avevano anche favorito una chiara percezione della propria identità per cui, ad esempio, sebbene non sempre le stesse, in ogni cultura esistevano cose da maschi e cose da femmine.
Oggi la cultura dominante, a partire dalle grandi agenzie internazionali ONUe UE, come anche alcune donne e perfino un filone del femminismo iniziano a cogliere, spinge incessantemente verso la figura dell’individuo culturalmente androgino. Non tragga in inganno il fatto che i media ci propinano quotidianamente figure maschili e femminili con caratteri fisici di genere ipersessualizzati. Si tratta solo di differenze corporee del tutto superficiali e funzionali al consumo sessuale, dietro le quali si nascondono individui che psichicamente si vogliono identici, spinti e indotti a cimentarsi su identici terreni. Ma questa non è libertà, è indottrinamento che produce disagio psichico e difficoltà di relazione fra maschi e femmine. Libertà autentica sarebbe valorizzare le differenze conferendo loro uguale dignità umana e sociale e lasciando liberi gli individui di agire in funzione di ciò che sentono giusto per loro stessi. Si vedrebbe che, naturaliter, uomini e donne tenderebbero a polarizzarsi su lavori, passioni e interessi diversificati. Come peraltro ancora accade, nonostante le enormi risorse spese a convincerci del contrario. Non ci risulta, ad esempio, né la corsa delle donne alle professione di militare o di muratore, né quella degli uomini ad assistente negli asili nido.

















Armando,
secondo me la chiave di tutto l’articolo si trova nella parte in cui affermi che “Si vedrebbe che, naturaliter, uomini e donne tenderebbero a polarizzarsi su lavori, passioni e interessi diversificati. Come peraltro ancora accade, nonostante le enormi risorse spese a convincerci del contrario.”
E’ proprio questo il punto: è in atto uno sforzo propagandistico enorme, costosissimo sia in termini finanziari che umani, al fine di ottenere dei mutamenti sociali (utili al sistema) agendo sulle persone con il pervertimento delle loro inclinazioni naturali. Mi ricorda molto l’”uomo nuovo” del comunismo, che non si è riusciti a realizzare nemmeno in settanta anni di dittatura ed indottrinamento di massa: ma era un obiettivo impossibile perché, per l’appunto, andava contro le più naturali e profonde spinte dell’essere umano.
Io credo fermamente che il tentativo attualmente in atto di realizzare l’”androgino nuovo” finirà esattamente come è finito l’”uomo nuovo“.
Poi rideremo, o lo faranno i nostri successori, ma qualcuno lo farà, sicuramente. La vedo come una prospettiva inevitabile, con questi presupposti. Come inevitabile è che si dovrà fare l’inventario dei danni di questi tempi.
Comment by Carlo — June 11, 2009 @ 7:51 am