May 31, 2009

Superbambini in Cina

Filed under: Uncategorized, Bioetica - Administrator @ 7:48 pm

di Armando Ermini
La Cina avvia un programma di selezione genetica dei bambini con l’obbiettivo di costruire individui che eccellano nei vari campi dell’attività umana. Ce ne informa Federico Rampini su Repubblica.it del 30 maggio 2009:

LA CINA costruisce il “bambino perfetto”, inquietante creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della specie. L’infanzia viene strappata al mondo dei giochi, dei sogni, dell’improvvisazione, dell’estro o del caso.
Ogni passaggio nella formazione dei figli diventa scientifico, pianificato. Trasformando i primi anni di età in un grande laboratorio, i cinesi sono convinti di poter raggiungere i traguardi più ambiziosi: sfornare fin dalla scuola materna il materiale umano di generazioni di premi Nobel, supermanager, geni della musica.

Si concretizza, finalmente, il sogno di Benito Mussolini, che nel 1925 scriveva:
Noi creeremo, attraverso un’opera di selezione ostinata ed efficace, le nuove generazioni, e nelle nuove generazioni ognuno avrà un compito definito. A volte mi sorride l’idea delle generazioni di laboratorio, di creare cioè la classe dei guerrieri, che è sempre pronta a morire; la classe degli inventori che persegue il segreto del mistero; la classe dei giudici; la classe dei grandi capitani d’industria, dei grandi esploratori, dei grandi governatori. E’ attraverso questa selezione metodica che si creano le grandi categorie, le quali a loro volta creano gli imperi. (Benito Mussolini, Intransigenza assoluta, discorso del 22 giugno 1925).

E’ una notizia che susciterà certamente l’indignazione di molti, anche fra i laici e i progressisti. Per costoro infatti si può parlare di eugenetica solo se c’è una qualche forma di costrizione statale o programmazione pubblica delle caratteristiche dei nascituri. Ogni altro caso rientrerebbe invece nella libertà di scelta individuale, favorita dai progressi di una scienza libera da lacci e lacciuoli.
Ma le cose non stanno così. A parte il fatto che l’eugenetica è nella tradizione del pensiero socialista laico e libertario [Noi pensiamo che si debba accettare senza paure..i responsi della scienza; nemici del ‘credi e non domandare’, c’inchiniamo però riverenti ai risultati dello sperimentalismo. E se vuolsi chiamare schiavitù l’obbedienza a quelle leggi che sono emanazione diretta della scienza ed informate al principio del bene pubblico, che mirano a raggiungere il più alto ideale che noi possiamo concepire, quello di rendere felice l’umana famiglia, noi ci chiamiamo contenti di questa schiavitù
(Gaetano Pieraccini, medico e primo sindaco socialista di Firenze dopo la liberazione dal nazifascismo, “La difesa della società, Torino, Bocca, 1895)
],
valgano queste parole del grande scienziato J. Testart, il “padre” della prima bambina nata in provetta:
Che dipenda dallo Stato o che sia deciso nel corso di una conversazione privata fra medico e paziente, il risultato è lo stesso, il profilo sanitario del bambino scelto è sempre lo stesso, è quello della norma, nell’attesa di essere quello, non voglio dire del “superuomo”, ma per lo meno del bambino ideale, se non “perfetto”. ….oggi noi ci diamo i mezzi per realizzare questo tipo di scelta e la cosa non può che svilupparsi……., perché scatena i vecchi fantasmi di bellezza, purezza, norma, competitività ecc., perché va incontro all’interesse del mondo medico, all’interesse dell’industria… e perché un giorno andrà sicuramente incontro agli interessi della sanità pubblica, dal momento che un bambino handicappato costa molto di più”.
Ed anche quelle di un filosofo laico come C. Godin, per il quale l’eugenetica è diventata “razionale” e “democratica”, ….un progetto ragionevole basato sulle ultime scoperte della scienza”, separandosi “dallo spirito elitario e dal razzismo totalitaristici per assumere le sembianze dell’utilità e del benessere per tutti”.

Che la selezione della specie avvenga per programmazione statale o tramite i meccanismi “spontanei” del mercato, non fa differenza, se non per l’efficacia. La sostanza, e gli esiti, rimangono gli stessi.
D’altra parte anche Hitler salì al potere per mezzo di elezioni democratiche.
Ai nostri progressisti libertari è da ricordare che si fronteggiano una concezione sostanziale della libertà dell’uomo ancorata al succedersi casuale delle generazioni, all’inoptabilità del futuro delle generazioni successive da parte di quelle attuali, ed una concezione formale della libertà, tutta centrata sull’individuo astratto i cui desideri diventano automaticamente diritti, a prescindere da ogni senso di responsabilità sociale. Non sorprenda la deriva individualista.
Per “bene comune” si è in realtà sempre sottinteso nulla di più che un insieme di interessi materiali identici, senza nessun altro cemento spirituale e culturale. Quando questi, per il corso della storia, si indeboliscono fino a venire meno, rimane allora il puro “interesse” soggettivo, facilmente manipolabile coi raffinati sistemi del marketing occidentale. Nulla di sostanzialmente diverso dall’imposizione dei totalitarismi. Non per caso le concezioni etiche e antropologiche di entrambi i “sistemi” si equivalgono.

May 29, 2009

Carlo Parlanti è anche nostro fratello

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 1:09 pm

di Cesare Brivio

Mi sembra doveroso intervenire per Carlo Parlanti (per ogni aspetto sulla vicenda vedi il sito). Carlo Parlanti è un italiano, ingiustamente accusato di violenze sessuali da una donna, sottoposto a procedimenti giudiziari illegali, e ingiustamente detenuto in carceri USA e in condizioni terribili. E mi sembra giusto intervenire con le parole della sua compagna Katia. Un silenzio da cortina di ferro è sulla sua vicenda. Una delle tante carcerazioni ingiuste che hanno invece visto attivarsi le Autorità italiane e tante persone che non accettano di cedere al sopruso della Giustizia ingiusta. Perché questo silenzio, ormai connivente? Noi diamo voce alla compagna di Carlo Parlanti che in una recente e-mail scrive:

“Ci sono due donne nella prigione di Avenal qualche mese fa erano in tre, che perseguitano i detenuti, e in particolare Carlo Parlanti, sono delle guardie. Se Carlo ha un immagine dello striscione posto per lui allo Stadio nella partita della Roma o un articolo con una manifestazione con la bandiera italiana, loro glielo sequestrano, e Carlo non può fare alcuna protesta sennò rischia l’isolamento. Quello che agli altri è permesso a Carlo è negato, e tutto tace. Usano spesso praticare torture psicologiche e fisiche nella prigione di Avanal. Incredibile? Non credete alle torture fisiche? Se vi fanno dormire in un capannone per 4 anni con altre 399 persone, in brande da tre in cui il tuo materasso è una sottile patina di gomma piuma e magari tu sei anche malato di sciatalgia, non è forse una tortura? Se hai la piorrea e quindi necessiti almeno di una pulizia dei denti ogni tre mesi e ti lasciano due anni, se ti va bene, senza la pulizia, non è forse una tortura? Se entri in una prigione sano e dopo qualche mese hai l’epatite C non è forse una tortura? Se ti mandano all’ospedale per una sospetta TBC, poi ti dicono che hai probabilmente un tumore e ti terrorizzano psicologicamente per accettare l’asportazione di mezzo polmone e quando con tutto il coraggio e la paura che hai rifiuti e sai dopo mesi che invece non hai nessun tumore, non è forse una tentata tortura fisica e sicuramente tortura psicologica? Se nei giorni che sei in ospedale nonostante tu sia in una cella, ovvero in ala di questo ospedale adibito a prigione, con tanto di sbarre e sei legato con le catene alle caviglie attaccato al letto, non la chiammi tortura? Potrei scrivere pagine e pagine e non trovereste un argomento per dimostrare che non è tortura. Se poi subisci tutto questo e tutti sanno che sei innocente anche il PM che ti ha voluto condannare accettando prove false, cosa pensi? Cosa è? Torniamo alle due donne, per di più sono delle donne con 7 divorzi alle spalle, con molta probabilità anche molto arrabbiate con il mondo maschile e vengono messe come guardie in un ala del carcere con uomini accusati di Violenza? Cos’è la tortura? Io vorrei chiedere ai giornalisti della Calfornia il perchè succede tutto questo e cosa hanno da dire in merito, per quanto su riferito sto cercando di avere un appuntamento con il warden della prigione di Avenal, per avere delle risposte, ho fissato un appuntamento con il PM Gilbert Romero per avere delle spiegazioni, incontrerò delle persone che spero possano aiutare Carlo, il 4 giugno mi recherò in California, ma questi miei appuntamenti che potrebbero essere la salvezza di un innocente si potrebbero trasformare in un grande buco nell’acqua se vengo lasciata da sola. Ho bisogno del Vostro aiuto di tutti, le cose da fare in maniera urgente sono: le traduzioni delle denunce e del rapporto criminologico, assistenza linguistica sul posto, aiuto con contatti mediatici in California,aiuto con un buon contatto politico in USA, appoggio dei nostri Media, che finalmente parlassero di una cosa seria, di una detenzione ingiusta dall’altra parte del mondo, di un innocente che sta pian piano morendo che ogni giorno viene violentato e torturato, della sua famiglia che soffre. Di un uomo Carlo Parlanti che ha la sola colpa di essersi fidato delle persone sbagliate.
Perfavore aiutatelo e aiutatemi ad aiutarlo. Katia Anedda”

May 21, 2009

Vivere verticale

Filed under: Uncategorized, Cinema, teatro, musica, libri, Il Selvatico - Administrator @ 3:06 pm

Davide Giandrini stà lavorando ad un nuovo spettacolo che sarà disponibile a partire da fine settembre 2009 nella versione per le scuole (elementari e medie) e per il teatro serale.

Di seguito una breve nota di Davide sullo spettacolo:

“Per Caso, e ormai da diversi mesi mi trovo davanti la montagna: film, canzoni, storie, racconti… di montagna. E persone.
L’amico Marco, uno dei più grandi alpinisti italiani è stato in Patagonia 23 volte, sulla torre Centrale del Paine… non è uno spericolato e neanche un superman alla ricerca di imprese eroiche…
Lui dice anzi che la montagna insegna l’impresa della normalità… della misura, la tua misura, fin dove devi e fin dove puoi farcela… insegna a frequentare la paura che suggerisce il limite.
Dice che la montagna ti stuzzica la virtù della prudenza e del coraggio…
Dice anche che la bellezza della montagna ti commuove, e che la commozione ti addolcisce.
Là sopra, quando dormi appeso ad un chiodo con il sedere a 4000 metri di altezza impari a conoscere il cuore tuo e quello dei due amici che sono con te…
In montagna i ritmi cambiano, i pensieri rallentano…e in tutto quello spazio vuoto l’impresa è sentire che il Silenzio ti vuole bene, da sempre…

Non conosco lo spettacolo che farò: di certo la traccia sarà fatta dalle conversazioni tra me e Marco che continuo a registrare. Userò le parole, mi auguro comiche e profonde, userò la chitarra… e alcuni splendidi video, che Marco ha girato, tra le aquile e il sole.”

May 17, 2009

Il Principe di questa Terra e la sua corte

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:01 pm

di Cesare Brivio

Dunque alla fine di una lunghissima battaglia politica si diventa Presidente della più ricca, democratica e potente nazione della Terra. Uno pensa: adesso sapienza, virtù e pietà umana, là dove possibile, almeno verso gli inermi, Obama, colui che è diventato il capo di questa nobile nazione che è l’America, si sentirà in dovere di testimoniarli; e si circonderà di persone capaci individualmente di grandezza prima di tutto verso il seme dell’Uomo, il concepito, a significare la sapiente umana grandezza collettiva con cui la nazione americana opererà nella Storia. Così penserà di tutte le persone che il Presidente ha chiamato al suo fianco. Come la signora Dawn Johnsen che ha compiuto lunghi, severissimi studi che le hanno permesso di ripercorrere l’origine, lo sviluppo del pensiero giuridico fino a diventarne autorevolissimo rappresentante e docente; di lei uno non può non pensare altro se non che tutelerà il diritto del più debole; e come pensare che Kattlehen Sebelius, altra consigliera di Obama, non si spenda a tutela del suo prossimo che deve nascere fino a consumare ogni energia della sua forza fisica e morale e anche oltre, attingendo alla sua fede, lei che , da cattolica professa, fa della figliolanza di ognuno dalla paternità divina il cardine del propria rapporto con Dio e canone d’amore di ogni istante della propria vita; e per di più per proprio merito è posta al vertice della organizzazione che tutela la salute di tutti e si è assunta davanti al popolo il compito di tutelare la vita di chiunque da ogni male; e chi non guarda con fiducia a Nancy Ann-DeParle, certo che tuteli l’amore di ognuno per la vita nascente, nominata a capo di un gigantesco progetto di riforma della assistenza sanitaria americana; e che dire di Ellen Moran chiamata all’altissima responsabilità di essere la voce del governo del popolo americano, in qualità di responsabile della comunicazione della casa Bianca; quel popolo che si propone come provvidenziale guida morale ed etica dei popoli della Terra: non darà voce ad altro che non siano appunto parole di giustizia, umanità e pietà; uno pensa poi che Melody Barnes chiamata alla presidenza dell’organismo che ha per compito la tutela e il sostegno della famiglia, guardi ai figli che stanno per nascere in seno alla famiglia come la ragione stessa della comunità familiare, il suo fulcro e il suo senso; lo stesso di Jeanne Lambrew, assistente della casa Bianca per le riforme sulla salute: si può forse pensare che escluda dalla più ferma difesa proprio la salute del concepito? E che pensare di Margaret Hamburg , a capo della Food and Drug administration, a tutela che nessun farmaco, nessun cibo sia veleno per l’uomo: mai che autorizzerà la somministrazione di veleno RU486 ad una donna incinta perché annienti chi protegge e alimenta nel proprio ventre; e di Elena Kagan scelta da Obama a capo della avvocatura dello Stato, carica nota anche come decimo giudice della Corte Suprema, proprio lei autorizzerà l’aborto, ogni aborto, con i fondi dello Stato? Melanne Verveer è stata invece chiamata a dirigere il nuovo ufficio che si occupa della questione femminile all’estero: si affiancherà di certo alle donne straniere, spesso poverissime, per aiutarle a far nascere il figlio invece che offrire loro i mezzi per distruggerlo. Come Tina Tchen, avvocato di Chicago, responsabile del consiglio presso la casa Bianca per l’assistenza delle donne e delle ragazze: di sicuro non significherà loro che abortire è esercizio di un diritto, bensì una tragedia umana che travolge il figlio, la madre, il padre e tutta la comunità. Così pensa chi si colloca nella tradizione dell’uso della ragione occidentale, la nostra ragione, quella per intenderci che dalla filosofia greca ad oggi è stata alimentata dalla passione potente per la vita, si è identificata in essa, ed si è interrogata con stupore sul Dio della Vita. Ed ha scoperto in essa e in Lui il fondamento stesso della più alta razionalità, per cui si è posta al servizio della vita con gioia e verità. Così penserebbe mio padre, così penserebbe mia madre e su per generazioni. Ma così non è. Queste sono invece “Tutte le donne del presidente: l’agguerrito team abortista di Obama” come riporta Il titolo di un articolo de Il Foglio dell’11 aprile 2009. E perché sia chiaro di che cosa si tratta si parla non solo di aborto ma di aborto a nascita parziale: chi vuole informarsi cerchi in internet il termine nascita parziale. Proprio Obama, che tante speranze ha suscitato nel Mondo. Ma questo suo team è una manifestazione straordinaria di potenza maligna: quella che il potere ha di stravolgere nell’opposto il significato delle parole, il senso e il fine di ogni sapere e agire umano, nonché la missione delle pubbliche istituzioni. Un clamoroso paradosso di schizofrenia indotta dal potere celebrato davanti a tutti i popoli della Terra. Paradosso schizofrenico per cui ogni cosa mantenendo il suo nome originario è risolta nel suo contrario, perviene al suo contrario: la politica, il diritto, la fede, la medicina, la chimica, la giustizia, l’educazione, ognuno dei saperi umani conquistati con dolore e fatica dall’Umanità nei milleni, viene condotto alla sua negazione radicale. Tutti arruolati al servizio della morte del seme dell’Uomo.

May 16, 2009

Unione Europea magistra vitae

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 10:01 am

di Cesare Brivio

Su Repubblica e Corriere on line viene proposto in questi giorni di metà maggio 2009 uno spot didattico “a favore dell’imprenditoria femminile” promosso dalla Unione Europea: una ragazza apre la porta di uno spogliatoio maschile, appaiono al suo sguardo maschi nudi, sotto la doccia. Entra comunque, si toglie le scarpe, si avvicina ad un ragazzo, praticamente a contatto, si toglie la giacca, la camicetta, si inginocchia scorrendo lentamente e lungamente il viso vicinissimo lungo tutto il corpo di lui. Poi la si vede aprire una ventiquattrore posta sul pavimento da cui estrae una bustina di alluminio. Si rialza e cinge le braccia intorno al collo di lui immobile; con le mani si appresta a rompere la bustina. Provocante e rovente seduzione di un maschio? Lo spot procede: lei rompe la bustina da cui emerge un tappo di plastica blu, interrompe bruscamente il contatto col corpo maschile, si avvicina al rubinetto della doccia, rapidamente lo chiude, svita la doccia e la ottura. Dalla doccia da cui prima erompeva un potente flusso di acqua, esce a stento una goccia. Scritta finale: “Sonia, imprenditrice. La sua compagnia ha trovato il sistema per ridurre il consumo di acqua del 50%”. Ma potrebbe essere indifferentemente: “Come danneggiare, umiliare e violentare psicologicamente un maschio”. Quello che ormai è prassi nella vita reale: provocazione e seduzione femminile pubblica e senza freni a provocare un blocco maschile ben sapendo che ogni reazione maschile è assimilata a reati gravissimi. Comportamenti ispirati al rispetto di se stesse? della dignità e libertà altrui? del genere femminile e del genere maschile? Uno spot così costruito dove è un maschio che entra in uno spogliatoio femminile e compie a forza simili gesti, come sarebbe accolto? Questo spot riassume e descrive aspetti assai negativi e ormai prevalenti nella condizione maschile in Europa e illustra quali i luoghi, i modi, i comportamenti, i valori, e le superiori conquiste di civiltà nelle quali influenti esponenti delle “elites savantes” dell’Unione Europea si identificano e cercano di confermare cittadini e cittadine europei. Unione Europea magistra vitae.

May 13, 2009

CLASSI SEPARATE. IL SESSISMO DE IL CORRIERE DELLA SERA

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 12:06 pm

di Armando Ermini

“Il Corriere della sera” di domenica 10 maggio 2008 dedica la sua rubrica Focus al tema, che sembra acquistare attualità, dei vantaggi di una scuola “di genere”, nel senso di classi separate per maschi e femmine. Su questo blog ci siamo già occupati più di una volta della scuola e in particolare di questa faccenda. Bene, dunque, che all’argomento venga data risonanza sul più grande quotidiano italiano. A patto però che venga trattato in modo giusto, e soprattutto completo in tutte le sue sfaccettature. Quello che in questi servizi non avviene o avviene in modo contraddittorio.
Vediamo. Il titolo, “Maschi e femmine, classi separate”, è neutro e promette bene. Ma già l’occhiello recita ammiccante: “Nella scuola si riscopre la differenza di genere. Le ragazze quando sono tra loro studiano meglio”. Strano, perché tutte le volte che i media parlano di rendimento scolastico sottolineano immancabilmente il miglior rendimento delle ragazze rispetto ai ragazzi. Se ciò avviene già in classi miste, e se la separazione consentirebbe alle femmine di essere ancora più brave rispetto ai coetanei maschi, verrebbe subito da pensare a un qualche deficit intellettivo del genere maschile rispetto al femminile. Cosa che, bontà della giornalista, non è esplicitata fino in fondo nel corpo dell’articolo, rimanendo piuttosto fra le righe, come un non detto che però potrebbe anche essere.
Ma è tutta l’impostazione dei servizi ad essere deficitaria, a iniziare dagli stessi studi sulla base dei quali viene avanzata l’ipotesi della separazione. “E’ dimostrato che nelle classi di sole ragazze il livello di apprendimento è migliore”, spiega un professore ordinario di Didattica e pedagogia speciale di Palermo. Il compagno di banco maschio è un peso, perché i maschi si distraggono, creano confusione, catalizzano l’attenzione dei professori, finendo anche per ottenere voti migliori rispetto ai meriti effettivi, se non altro per essere tenuti a bada. Si noti il linguaggio, più adatto a parlare di animali che di persone. Ma sull’indisciplina maschile tornerò dopo, perché si tratta di un problema che ha ben altre implicazioni rispetto a quelle superficiali ventilate nell’articolo di Annachiara Sacchi, e trattate in modo così sessista che se fosse al contrario sarebbe già intervenuto il ministero delle Pari Opportunità,
Primo punto. Tutto il servizio è centrato sul lato femminile, fino a sostenere che nelle classi unigenere le ragazze arrivano ad emergere anche nelle materie tecnico-scientifiche, “ a loro solitamente precluse per colpa di uno stereotipo di genere”. Non è chiaro, intanto, perché lo stereotipo agirebbe nelle classi miste e non nelle altre. Forse che i professori (che poi sono in maggioranza professoresse), insegnano solo ai maschi bisbigliando loro nelle orecchie? O per quale altro incomprensibile motivo si attuerebbe la discriminazione?
Ma, soprattutto, nelle classi di soli ragazzi cosa avviene? Nessun accenno a studi appositi, che evidentemente, in nome della parità di genere, non sono stati fatti. Si accenna solo al fatto che nelle classi miste anche i maschi sarebbero svantaggiati per il più rapido sviluppo delle compagne, mentre in quelle unisessuali non subirebbero il gender gap. Non mi sembra una scoperta rivoluzionaria, assomiglia piuttosto a quella dell’acqua calda. Lo si sa da sempre che le femmine hanno uno sviluppo psichico anticipato, e che i maschi recuperano successivamente. C’è semmai da meravigliarsi che questo aspetto sia stato trascurato per così tanto tempo. In effetti è un argomento a favore delle classi unigenere, così come la tesi alla base del progetto: “maschi e femmine - è scritto nell’articolo- sono talmente diversi fisicamente e psicologicamente che sarebbe un errore pretendere che possano fare le stesse cose alla stessa età”.
Perfetto, ma in questa verità ci sono implicazioni per le quali la sola separazione delle classi, se davvero si vuole trarre il meglio da entrambi i generi, non è per niente sufficiente.
Anche l’altro articolo della rubrica, un’ intervista a un trentasettenne reduce da classi unisex di cui fa un giusto elogio, trascura, ed è il secondo punto, due questioni a mio avviso fondamentali.
Una riguarda la didattica. Se è vero che maschi e femmine sono tanto diversi, è ovvio ipotizzare che si debbano adottare anche metodolgie didattiche diverse, per suscitare interesse e facilitare così l’apprendimento. Faccio un esempio personale. Ai tempi delle mie scuole medie inferiori, aimè una vita fa, invidiavo i compagni della classe parallela (rigorosamente al maschile), perché il professore di lettere insegnava l’Iliade anche facendo loro mettere in scena i duelli dei guerrieri con tanto di stecche da disegno usate a mo’ di spade. Impensabile in una classe mista, ma molto utile, a proposito di disciplina, per incanalare, gestire e utilizzare a scopo utile, la sovrabbondanza energetica di cui dispongono i ragazzi di quell’età.
La seconda questione, correlata alla prima, riguarda il corpo insegnante che ormai è avviato verso una femminilizzazione pressochè totale. Un insegnante, al di là della bravura e della buona volontà che non sono in discussione, tenderà naturaliter a riprodurre in classe i metodi d’insegnamento che ha percepito come validi per sé, dunque con un’ottica di genere. Ecco allora che lo squilibrio numerico a favore del personale femminile, finisce per svantaggiare gli alunni alle prese con insegnanti non attrezzate per capire fino in fondo, in quanto femmine, la psicologia maschile ed agire di conseguenza.
Ecco invece come il tema viene trattato in un articolo apparso nel settembre 2005 su Newsveek, a cura di Peg Tyre. Si parla dell’esperienza di un direttore di scuola elementare del Kentucky, che resosi conto del basso livello scolastico dei suoi alunni, in specie maschi, ha adottato, anche sulla base di studi scientifici del cervello maschile e femminile, misure atte a massimizzare il rendimento di tutti. Non solo la separazione delle classi, ma metodi didattici diversificati, senza dimenticare il problema della femminilizzazione del corpo insegnante.

Il più eclatante cambiamento è consistito nel formare le classi in base al sesso. Poiché i maschietti hanno meno serotonina nel cervello - che può renderli più irrequieti - dalla loro classe sono stati tolti i banchi e godono di brevi intervalli per fare movimento fisico. Visto invece che le bambine hanno una quantità maggiore di ossitocina - un ormone che facilita la formazione di legami affettivi - nella loro classe è stata approntata un’area con tappeti e cuscini nella quale possono sedersi e discutere. Considerato poi che i maschietti hanno più alti livelli di testosterone e sono più competitivi, sono stati sottoposti a test con risposta multipla da eseguire entro tempi precisi, mentre alle bambine è stato concesso tempo supplementare.
Gray dice che il nuovo curriculum ha dato alla scuola “il miglioramento che ci voleva”. I risultati dei test sono alti. I problemi disciplinari sono diminuiti. Quest’anno anche la quinta e la sesta adotteranno il nuovo metodo. …..
Negli ultimi cinque anni gli studiosi che conducono ricerche sul cervello con la risonanza magnetica o la Pet hanno raccolto delucidazioni inedite su come il cervello maschile e il cervello femminile sviluppano le informazioni. Le bambine hanno lobi frontali molto più attivi, connessioni più robuste tra gli emisferi cerebrali e “centri del linguaggio” che maturano prima. Chi critica un sistema scolastico differenziato a seconda dei sessi stigmatizza che i curricula concepiti per sfruttare tali differenze di fatto rafforzino gli stereotipi culturali. I sostenitori di tale nuovo approccio, invece, ritengono che se nelle classi non si tiene conto delle differenze esistenti tra maschi e femmine, i primi sono svantaggiati.
La maggior parte delle scuole secondo Michael Gurian - coautore con Kathy Stevens del libro “Il cervello dei maschi: come evitare ai nostri figli di rimanere indietro nella scuola e nella vita” - favoriscono le bambine, “perché gli insegnanti, in linea di massima donne, insegnano come hanno appreso”. Il 70% dei bambini con difficoltà nell’apprendimento sono maschi. L’80% degli studenti delle scuole superiori che abbandonano la scuola è di sesso maschile e meno del 45% degli iscritti al college sono ragazzi.
Per ricomporre la spaccatura educativa tra i sessi, sostiene Gurian, gli insegnanti devono illuminare di più le classi dei maschi e parlare loro a voce alta, perché la ricerca ha evidenziato che non vedono e non sentono bene come le femmine. Poiché inoltre i maschi apprendono di più con il senso della vista, gli insegnanti dovrebbero illustrare una storia prima di scriverla.


In conclusione: la questione delle classi separate è reale e andrebbe sviscerata seriamente in tutte le sue implicazioni, anche quelle eventualmente negative. Soprattutto andrebbe trattata in modo rigorosamente paritario rispetto agli obbiettivi da perseguire e senza far balenare l’impressione che un genere, come al solito quello maschile, costituisca lui solo un problema sociale e un ostacolo da rimuovere. Il Corriere, sarà un caso?, non c’è riuscito.

May 6, 2009

Disinformazione al TG5

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 2:58 pm

a cura della redazione

Nel TG5 serale del 4 maggio 2009, durante il servizio sulla sentenza che ha stabilito che la gelosia non è un’aggravante in caso di omicidio, è stata data la solita, criminale “informazione” che la violenza sarebbe la prima causa di morte per le donne italiane tra i 16 e i 50 anni.
In realtà la violenza è l’ULTIMA causa di morte per le donne (e grazie a Dio!).
Gli ultimi dati ISTAT disponibili, del 2003, dicono che le donne uccise (non tutte da uomini) sono state 101 su 299.071 donne morte
(contro 341 maschi su un totale di 289.826 decessi maschili):

Vedi su Forum Panorama

Cause esterne
(escluse le malattie)
DECESSI PER CLASSE DI ETA’ 15-49 ANNI

Maschi: 6.387
Ø Di cui per omicidio e aggressione: 341
Ø Di cui per suicidio e autolesione: 1.342

Femmine: 1.353
Ø Di cui per omicidio e aggressione: 101
Ø Di cui per suicidio e autolesione: 376

Questi i dati reali e una rettifica sarebbe doverosa da professionisti dell’informazione, così come sarebbe interessantissimo un servizio sui suicidi, che sono in numero impressionante e in grande prevalenza maschili.

Violenza femminile. Cos’è, come se ne parla

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 2:09 pm

di Eugenio Pelizzari

Quello della violenza femminile, in generale, e contro i partner in particolare, è uno dei temi tabù della nostra società.

Difficile persino sollevarlo senza essere immediatamente sommersi da una valanga di critiche, se non di accuse di misoginia, avvalorate dal riferimento ad un’ancora più massiccia messe di ricerche e dati che semplicemente negano o, più frequentemente, ignorano questo aspetto.

La situazione in Italia è ulteriormente compromessa dal fatto che non esistono, di fatto, ricerche qualificate e comprensive che indaghino l’esistenza o meno del fenomeno e l’eventuale sua rilevanza.

L’unica ricerca nazionale svolta riguarda esclusivamente la violenza verso le donne (e su essa torneremo), mentre per la violenza femminile siamo in presenza di poche tesi universitarie, scarse ricerche per di più svolte su campioni solitamente molto limitati.

Ben differente è la situazione oltreoceano dove il tema è al centro dell’attenzione almeno a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. E può rappresentare, per qualcuno non addentro a queste tematiche, una curiosa sorpresa apprendere che la ricerca ed il dibattito tra i ricercatori non siano affatto concentrati sull’esistenza o meno di una violenza femminile, di cui pochi dubitano, bensì sul tema della simmetria – o meno - tra i due generi nell’esercizio della violenza. Un decisivo input al dibattito, come vedremo già di per sé scottante, è venuto da una ricerca del 2006 del più autorevole organo di ricerca americano, il CDC (Centers for Disease Control), che concludeva appunto – come altre ricerche precedenti - su una sostanziale simmetria nella violenza tra i generi, nel caso specifico tra studenti delle scuole superiori americane. Anche su esso torneremo.

Leggi tutto l’articolo di Eugenio Pelizzari su Psychomedia

Il cerchio

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:54 am

di Paolo Mombelli

A Brescia c’è una squadra di football americano. Uomini e ragazzi, appassionati di questo sport che negli U.S.A. è sport nazionale e professionistico, mentre da noi è poco conosciuto e dilettantistico. Condivide alcuni aspetti e regole con il rugby, e se ne differenzia per molti altri.
L’aspetto più evidente che accomuna football americano e rugby è il contatto fisico, la lotta strenua combattuta con una palla ovale tra le mani, un territorio da conquistare, una meta da raggiungere. Il contatto fisico e la lotta necessitano di coraggio virile e spirito di squadra, quindi di altruismo e di generosità.
A Brescia c’è una squadra di football americano. Prima di ogni partita i giocatori entrano in campo, si mettono in cerchio, si inginocchiano stringendosi forte per mano, chinano la testa e recitano il “Padre Nostro”.

May 4, 2009

Fare il papà in Italia

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 3:50 pm

a cura della Redazione

SERGIO NARDELLI, papà che da anni chiede invano di poter frequentare la figlioletta, ha occupato il pianerottolo della casa di sua proprietà da cui è stato cacciato. Ora è circondato dalla polizia e sta gridando: “voglio mia figlia e la mia casa i giudici mi hanno stancato”.

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