Superbambini in Cina
di Armando Ermini
La Cina avvia un programma di selezione genetica dei bambini con l’obbiettivo di costruire individui che eccellano nei vari campi dell’attività umana. Ce ne informa Federico Rampini su Repubblica.it del 30 maggio 2009:
LA CINA costruisce il “bambino perfetto”, inquietante creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della specie. L’infanzia viene strappata al mondo dei giochi, dei sogni, dell’improvvisazione, dell’estro o del caso.
Ogni passaggio nella formazione dei figli diventa scientifico, pianificato. Trasformando i primi anni di età in un grande laboratorio, i cinesi sono convinti di poter raggiungere i traguardi più ambiziosi: sfornare fin dalla scuola materna il materiale umano di generazioni di premi Nobel, supermanager, geni della musica.
Si concretizza, finalmente, il sogno di Benito Mussolini, che nel 1925 scriveva:
Noi creeremo, attraverso un’opera di selezione ostinata ed efficace, le nuove generazioni, e nelle nuove generazioni ognuno avrà un compito definito. A volte mi sorride l’idea delle generazioni di laboratorio, di creare cioè la classe dei guerrieri, che è sempre pronta a morire; la classe degli inventori che persegue il segreto del mistero; la classe dei giudici; la classe dei grandi capitani d’industria, dei grandi esploratori, dei grandi governatori. E’ attraverso questa selezione metodica che si creano le grandi categorie, le quali a loro volta creano gli imperi. (Benito Mussolini, Intransigenza assoluta, discorso del 22 giugno 1925).
E’ una notizia che susciterà certamente l’indignazione di molti, anche fra i laici e i progressisti. Per costoro infatti si può parlare di eugenetica solo se c’è una qualche forma di costrizione statale o programmazione pubblica delle caratteristiche dei nascituri. Ogni altro caso rientrerebbe invece nella libertà di scelta individuale, favorita dai progressi di una scienza libera da lacci e lacciuoli.
Ma le cose non stanno così. A parte il fatto che l’eugenetica è nella tradizione del pensiero socialista laico e libertario [Noi pensiamo che si debba accettare senza paure..i responsi della scienza; nemici del ‘credi e non domandare’, c’inchiniamo però riverenti ai risultati dello sperimentalismo. E se vuolsi chiamare schiavitù l’obbedienza a quelle leggi che sono emanazione diretta della scienza ed informate al principio del bene pubblico, che mirano a raggiungere il più alto ideale che noi possiamo concepire, quello di rendere felice l’umana famiglia, noi ci chiamiamo contenti di questa schiavitù
(Gaetano Pieraccini, medico e primo sindaco socialista di Firenze dopo la liberazione dal nazifascismo, “La difesa della società, Torino, Bocca, 1895)],
valgano queste parole del grande scienziato J. Testart, il “padre” della prima bambina nata in provetta:
“Che dipenda dallo Stato o che sia deciso nel corso di una conversazione privata fra medico e paziente, il risultato è lo stesso, il profilo sanitario del bambino scelto è sempre lo stesso, è quello della norma, nell’attesa di essere quello, non voglio dire del “superuomo”, ma per lo meno del bambino ideale, se non “perfetto”. ….oggi noi ci diamo i mezzi per realizzare questo tipo di scelta e la cosa non può che svilupparsi……., perché scatena i vecchi fantasmi di bellezza, purezza, norma, competitività ecc., perché va incontro all’interesse del mondo medico, all’interesse dell’industria… e perché un giorno andrà sicuramente incontro agli interessi della sanità pubblica, dal momento che un bambino handicappato costa molto di più”.
Ed anche quelle di un filosofo laico come C. Godin, per il quale l’eugenetica è diventata “razionale” e “democratica”, ….un progetto ragionevole basato sulle ultime scoperte della scienza”, separandosi “dallo spirito elitario e dal razzismo totalitaristici per assumere le sembianze dell’utilità e del benessere per tutti”.
Che la selezione della specie avvenga per programmazione statale o tramite i meccanismi “spontanei” del mercato, non fa differenza, se non per l’efficacia. La sostanza, e gli esiti, rimangono gli stessi.
D’altra parte anche Hitler salì al potere per mezzo di elezioni democratiche.
Ai nostri progressisti libertari è da ricordare che si fronteggiano una concezione sostanziale della libertà dell’uomo ancorata al succedersi casuale delle generazioni, all’inoptabilità del futuro delle generazioni successive da parte di quelle attuali, ed una concezione formale della libertà, tutta centrata sull’individuo astratto i cui desideri diventano automaticamente diritti, a prescindere da ogni senso di responsabilità sociale. Non sorprenda la deriva individualista.
Per “bene comune” si è in realtà sempre sottinteso nulla di più che un insieme di interessi materiali identici, senza nessun altro cemento spirituale e culturale. Quando questi, per il corso della storia, si indeboliscono fino a venire meno, rimane allora il puro “interesse” soggettivo, facilmente manipolabile coi raffinati sistemi del marketing occidentale. Nulla di sostanzialmente diverso dall’imposizione dei totalitarismi. Non per caso le concezioni etiche e antropologiche di entrambi i “sistemi” si equivalgono.
A Brescia c’è una squadra di football americano. Uomini e ragazzi, appassionati di questo sport che negli U.S.A. è sport nazionale e professionistico, mentre da noi è poco conosciuto e dilettantistico. Condivide alcuni aspetti e regole con il rugby, e se ne differenzia per molti altri.














