March 18, 2009

Mal d’Africa

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 1:13 pm

di Cesare Brivio
Sono tornato dalla capitale del Burundi, Bujumbura, sul lago Tanganika. Sono troppo limitato per dare pienamente conto del dono ricevuto dall’incontro con questa gente e questo popolo del Burundi. Un popolo che appartiene interamente alla condizione di caduta originaria, cui apparteniamo tragicamente tutti: sono pochi i mesi che separano i giorni attuali di pace, dai giorni della guerra civile tra l’etnia Hutu e l’etnia Tutsi. E tuttavia singolarmente e come popolo del Burundi, essi hanno fatto del proprio cuore e della propria mente strada libera perché la potenza gioiosa della vita si esprima in pienezza. Il fascino dell’Africa su cui mi interrogavo alla partenza, a me personalmente si è svelato in questa presenza affascinante della vita alla quale il cuore e la mente di questa gente si sono “arresi” e posti al servizio. Una presenza che è contemporanea presenza dell’energia del mondo inanimato, della natura, delle potenze del cuore e dello spirito umano e di quelle derivanti da una fede profonda e appassionata, come un fiume impetuoso e irresistibile che trascina via con sé, nella sua forza gioiosa e nella sua profondissima sapienza e speranza, anche il male del mondo che appare poca cosa, già sconfitto, a fronte di tanta vitale abbondanza di bene. Nel loro canto che accompagna la S. Messa, tutto questo è riassunto e trasmesso, così che ascoltandolo la capacità del mio cuore di reggerne la profondità e potenza vitale è stata messa a prova. La sera dalle case sulle colline si diffondono verso la città i richiami dei bambini che giocano. Con eroica letizia, fiduciosa determinazione, questa gente affronta le condizioni di una vita materiale durissima. Ho tratto la conclusione che chi si “arrende alla vita” fa esperienza del dono straordinario che la vita è, per cui tutto il resto è un di più. E la vita è comunque un irrinunciabile, straordinario e affascinante dono. E il mal d’Africa è per me ora nostalgia di questa presenza.

March 16, 2009

Gran Torino

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 10:07 pm

Un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith, John Carroll Lynch, William Hill, Chee Thao, Choua Kue, Brooke Chia Thao, Scott Eastwood, Xia Soua Chang, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Brian Howe, Brian Haley, Dreama Walker, Nana Gbewonyo, John Antony, Doua Moua, Sarah Neubauer, Lee Mong Vang. Genere Azione, colore 116 minuti. - Produzione USA 2008. - Distribuzione Warner Bros Italia –

A cura di Armando Ermini

Quasi un archetipo maschile filtrato attraverso la cultura americana, Walt Kowalsky , il personaggio creato da Eastwood ma che potrebbe anche essere di Cormac McCarthy. Penso, ad esempio, allo sceriffo Bell di “Non è un paese per vecchi” (il libro, non il film che ne rende solo in minima parte lo spessore). Ad esso lo accomunano uno sguardo sgomento sulla violenza insensata del presente e l’attaccamento ai valori della tradizione, famiglia, responsabilità paterna e virile, senso della giustizia e volontà di perseguirla, visione netta di ciò che è bene e ciò che è male. Ma a differenza di Bell, personaggio tutto sommato lineare, Kowalsky è un uomo non pacificato con se stesso. Da un lato gli avvenimenti che, soldato in Corea, lo hanno visto protagonista e spettatore, dall’altro l’incapacità a comunicare coi figli e con il loro mondo di “non valori” (significativa la scena in cui il figlio taglia velocemente la telefonata paterna perché impegnato a “fari i conti”), lo hanno segnato e lacerato per sempre. La scomparsa della moglie sembra rinchiuderlo definitivamente in una maschera difensiva rancorosa e solitaria, xenofoba e razzista contro la comunità orientale che è cresciuta nel suo vecchio quartiere un tempo abitato da bianchi, e contro tutti quelli, il prete ad esempio, che ai suoi occhi di soldato che ha visto e dato la morte, gli appaiono insulsi damerini che pontificano sul nulla che sono. Gli fanno unica compagnia un cane , la splendida auto Gran Torino, un modello Ford del 1971 che cura con immensa passione, e le sue armi. Uniche relazioni sociali qualche uscita al bar con vecchi conoscenti e dal barbiere, che danno a Eastwood la possibilità di mettere in scena un vero, piccolo capolavoro di antropologia del maschile fatta di atteggiamenti e duelli verbali tanto rudi e competitivi quanto in fondo complici e affettuosi che avevo già trovato, questa volta in salsa mediterranea, nel libro “Modi bruschi” di Franco La Cecla (Bruno Mondadori, 2000).
Solo di maschera si tratta, però, perché non appena il ruvido Kowalsky viene a contatto con l’ingiustizia e la sopraffazione incarnata dalle bande giovanili che infestano il quartiere e che minacciano il giovane Tao e la sorella, gli “odiati” orientali vicini di casa, il vecchio soldato è costretto, anche suo malgrado, a rivedere i vecchi pregiudizi. Fino a farsi padre putativo del ragazzo e insegnargli la virilità, quella vera e antica che partendo dalla cultura materiale del fare e del saper fare con le mani che strutturano il carattere, non disdegna, quando è necessario per una buona causa, l’uso della forza fisica ed anche delle armi. Senza lasciarsi interdire dalle regole formali della legalità, ma anche senza farsi travolgere dallo strumento e dal senso di potenza che trasmette. Anzi, l’uso delle armi molto “particolare” che farà e che non svelerò, è teso a catalizzare la violenza su di sè fino al sacrificio estremo, per salvare il giovane Tao dalla spirale infernale in cui sarebbe caduto.
Credo che il miglior commento finale al bellissimo film di Clint Eastwood possa essere quello di un’amica “progressista” e dal passato di impegno femminista che ho casualmente incrociato al cinema:
C’è bisogno di eroi che sappiano quali sono le cose giuste, e le sappiano fare.
Non male per una brechtiana. Avrei voluto dirle: “Avete fatto tanto per distruggerli e ora li rimpiangete”. Ma ero ancora troppo preso dall’emozione del film.

La corsa

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:58 pm

di Paolo Mombelli
Un giovane padre corre.Fa l’operaio, è un uomo intelligente e sensibile, vince gare a livello provinciale e regionale,a volte anche contro i professionisti. Ha iniziato a correre qualche anno fa, è perfetto come podista. Alto, asciutto, determinato, sereno. Lo fa con passione. Il suo primo figlio, 11 anni, lo sta seguendo.Corre anche lui,ha già vinto alcune gare a livello provinciale.Alla mattina presto,prima che il padre vada in fabbrica e il figlio a scuola li vedi correre sulle strade di periferia,con il sole e con la pioggia,dentro la nebbia e in mezzo alla neve.Corrono,padre e figlio.Ogni tanto il padre fa un allungo,lascia indietro il figlio che non regge il suo ritmo.Poi torna indietro e va a riprendere il figlio,seguendo il suo passo breve.Tra qualche anno non sarà più la stessa cosa.Il figlio farà un allungo,lascerà indietro il padre e lo aspetterà.Quando li vedo insieme noto l’orgoglio reciproco,la stima reciproca.Il figlio vede nel padre un esempio da seguire,il padre nel figlio un uomo che lo supererà nella corsa.Sulla strada e nella vita.Che siano benedetti,e che gli sia maestra la strada.

March 11, 2009

La benedizione dei figli: il dono dei padri che ritornano

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 5:03 pm


a cura di Antonello Vanni

Mentre su più fronti continuano nella nostra società, e spesso nella voce frastornante dei media, l’attacco e la denigrazione contro la figura paterna, si diffonde invece in tutta Italia con un silenzio che esprime autentica devozione il “Rito della Benedizione chiesta al Padre dai padri per i propri figli”. Lo spunto iniziale è venuto dall’associazione dei “Maschi Selvatici” che ha promosso il primo di questi momenti nell’aprile 2008 nella consapevolezza che questo rito è “il gesto, concreto ed insieme fortemente simbolico, attraverso il quale i padri riconoscono che il valore della paternità è responsabilità affettiva ed educativa, che deriva il proprio senso originario dalla paternità di Dio, a Cui tutte le creature appartengono e dal Quale ci vengono affidate”.

I Maschi Selvatici, in occasione della “Settimana per i padri” ripeteranno il Rito giovedì 19 marzo 2009 ore 18.30 presso la Chiesa Parrocchiale di Manerbio (BS), accompagnandolo con la Santa Messa per la festa del papà celebrata da mons. Tino Clementi, parroco di Manerbio.

Ma anche a Bari, il p.v. 19 marzo, nella centralissima via Sparano, in Piazza San Ferdinando, avrà luogo il Rito di benedizione, organizzato dall’associazione (more…)

EROI E CITTADINANZA ONORARIA

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 1:26 pm

di Armando Ermini

La sera della morte di Eluana Englaro ero a Firenze, al teatro della Pergola, per assistere ad un’opera teatrale commemorativa della shoa, in cui una levatrice si rifiuta di denunciare alle autorità (erano in vigore anche in Italia le leggi razziali), una coppia di giovani ebrei che si erano rivolti a lei per partorire in anonimato. Prima dell’inizio fu annunciato dal palco, con molta sobrietà, che Eluana era morta. Immediatamente da una parte del pubblico si levò un applauso che mi fece male.
Altre volte, a qualche funerale, ci sono stati applausi commemorativi in segno di dolore, di rammarico e di dispiacere per lo scomparso, ma in questo caso erano di segno opposto. Se ne rendesse conto o meno, quella parte di pubblico stava facendo qualcosa più degna di uno stadio calcistico, o peggio ancora evocativo di un’arena gladatoria. Si tifava per la morte e si applaudiva per la sua vittoria.
Ora il comune di Firenze ha concesso a Beppino Englaro la cittadinanza onoraria. Non ho mai considerato il padre di Eluana come un assassino, e tuttore mi ostino a non pensarlo. Ma da quì a trasformarlo in esempio civile, è stato anche definito “eroe della legalità”, tanto da attribuirgli la massima onoroficenza cittadina, esiste una distanza siderale.
Beppino Englaro avrebbe fatto meglio, dopo la morte della figlia, a rinchiudersi nel suo dolore con discrezione e silenzio, come aveva sempre detto di voler fare. L’elaborazione di un lutto, se lutto c’è stato davvero perchè a questo punto è lecito dubitare, richiede silenzio, non clamore mediatico e comparsate pubbliche. Come ha fatto più volte dopo la scomparsa di Eluana, Beppino Englaro non si è smentito neanche in questa circostanza. Invece di ringraziare ma rifiutare l’onorificenza, ha concesso al Corriere Fiorentino un’ampia intervista in cui se ne dice onorato. Con ciò confermando, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che la sua è stata una battaglia volutamente pubblica e mediatica condotta in pieno accordo con gli sponsor politici. Battaglia tesa a far passare nell’ordinamento giuridico italiano un principio eutanasico, come del resto i suoi amici radicali sostengono da sempre in linea teorica, seppure non lo dichiarino apertamente nei casi singoli di cui si occupano, consci della difficoltà a farlo accettare in quanto tale all’opinione pubblica.
Ma eroe civile di cosa, alfine? Della legalità, si è detto.
Bell’eroe quello che, invece di evitare alla figlia la sofferenza che le attribuiva assumendosene la responsabilità come gli era pur possibile, prolunga per anni quello stato di asserita sofferenza per essere “in regola” con la legge, ossia per non correre il rischio di pagare un costo personale. O, in una tragica alternativa che non potremo mai dirimere, quello che vuole a tutti i costi porre fine alla vita di una ragazza che forse non era fisicamente sofferente e era accudita con carità e amore dalle suore.
E bell’iniziativa politica quella che sbatte in faccia almeno alla metà del paese la sua “vittoria” ideologica, perchè di questo si tratta, con ciò svalutando e nei fatti sbeffeggiando i familiari dei 2500 malati in stato vegetativo persistente che si ostinano, gli stupidi, a voler assistere il familiare sfortunato, forse “irrazionalmente” rispetto alle speranze di guarigione, ma con quel coraggio, quella tenacia e quell’amore che della “ragione scientifica”, peraltro molto dubbia, se ne fregano.
Che tristezza tutta questa vicenda.

Chi è il Maschio Selvatico?

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 12:13 pm

a cura della Redazione

cari amici,

Gianluca Nicoletti intervista Claudio Risé e Paolo Ferliga sul maschio e sul padre, nella trasmissione del 3 Marzo 2009 Melog 2.0 di Radio 24

“Chi è il Maschio Selvatico?”

Per ascoltare la trasmissione: Clicca qui
oppure qui per ascoltare dal sito di Radio 24

March 9, 2009

Amici dei Maschi Selvatici?

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 10:59 pm

Circola su You Tube un video con intervista a Salvatore Marino, animatore dell’associazione Maschio 100%, in cui il suddetto vanta amicizia coi Maschi Selvatici.
Precisiamo che non conosciamo Marino e che contenuti, toni e modalità con i quali il suo sito si esprime ci sono molto lontani.
I Maschi Selvatici

March 6, 2009

Bello/a, biondo/a, intelligente, insomma su misura

Filed under: Bioetica - Administrator @ 2:14 pm

di Armando Ermini

Era solo questione di tempo, poi inevitabilmente ci saremmo arrivati. La notizia è tratta da
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=333142

Una clinica statunitense lavora alacremente per offrire bambini su misura dei desideri genitoriali. Il proprietario della clinica valuta l’evento possibile entro un anno, anche se prudenzialmente non garantisce che il “prodotto” fuoriesca dalla fabbrica esattamente come preventivato e commissionato.
Lo strumento di questa nuova “conquista” per la “libertà” umana , è perfino ovvio scriverlo,è la tecnica di fecondazione artificiale e nel suo ambito la diagnosi genetica pre-impianto, la quale permette di analizzare il profilo cromosonico di embrioni umani non ancora impiantati nell’utero materno e quindi di scegliere il “migliore”, ovviamente scartando gli altri.
Avremo così generazioni di bambini alla moda, come è successo coi nomi. Ma quella è una moda innocua, tutto sommato. Non così per i bimbi con gli occhi azzurri come quell’attrice, o i capelli corvini come quell’altra, o biondi come quel certo calciatore. Di certo saranno tutti sanissimi e intelligentissimi, ossia la specie umana sarà molto migliore di quella precedente, alle prese con le malformazioni, le malattie, le carenze intellettive, con la casualità che ha sempre governato il succedersi delle generazioni, tutto ciò insomma che costituisce l’essere umano nella sua imperfezione ma che, al tempo stesso, lo rende libero.
Come si sentiranno, fra breve, quei genitori “retrogradi” che un figlio preferiscono concepirlo amandosi carnalmente, e che si assumono i rischi che ciò comporta? Risposta semplicissima. Si sentiranno in colpa per non aver scelto il meglio per loro figlio, e saranno fatti sentire come colpevoli dalla Società, se non altro perché i figli imperfetti costano bei soldoni ai vari Servizi Sanitari.
Ma c’è qualcuno che ancora nega si tratti di vero e proprio eugenismo, soft e “democratico” quanto si vuole, ma pur sempre eugenismo.
La verità è che rotto un principio che è anche un limite per tutti e per ognuno, una volta assunto che i desideri debbano automaticamente o quasi diventare diritti, la china discendente verso l’eugenetica sarà inarrestabile. Catastrofismo oscurantista? Ne riparleremo fra pochi anni, nella speranza che non sia troppo tardi. Nel frattempo dovrebbero seriamente interrogarsi tutti coloro che in nome della libertà dell’individuo e del diritto alla maternità, alla salute e quant’altro, inneggiano alla fecondazione artificiale, ossia alla fabbricazione artificiale degli esseri umani. Questo è il “progresso”, bellezza!

March 3, 2009

LUCA ERA GAY

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:10 pm

di Armando Ermini

“Nessuna malattia, nessuna guarigione”
, solo una storia. Questo è il passaggio chiave della canzone sanremese di Povia che ha destato lo scandalo e l’indignazione di alcune associazioni gay e dei personaggi che ad esse ruotano intorno.

Povia racconta la sua storia, incentrata sull’assenza di un padre e su un amore materno soffocante, storia comune a molti omosessuali anche illustri, come Pier Paolo Pasolini (bisognerebbe rileggersi le sue parole alla madre) o Oscar Wilde, che si portano quella condizione per tutta la loro vita, accentandola più o meno serenamente.

Povia non giudica, non colpevolizza, non criminalizza.
E’ uno scandalo che si descriva la scoperta del proprio orientamento sessuale?

Visto il clamore suscitato, parebbe proprio di si’. L’omosessualita’ sembra debba essere descritta solo nei modi e nei termini confacenti al mainstream di genere e ai diktats delle lobbies omo. Cosi’, quando si passa dall’eterosessualia’ all’omosessualita’, si descrive e si interpreta il cambiamento come “scoperta del proprio orientamento sessuale”, come se l’altro fosse stato un velo costrittivo sul primo, ne celasse la scoperta; quando invece si passa dall’omosessualita’ all’eterosessaulita’, il passaggio non sarebbe spontaneo ma indotto dalla necessità di conformarsi a modelli imposti, oppure ancora ci si scaglia contro coloro che lo considererebbero come la guarigione da una malattia.

Eppure Povia, per fugare ogni sospetto afferma chiaramente, “Nessuna malattia, nessuna guarigione”, solo una storia.
E allora perche’ tutto questo clamore?
Non sorge spontaneo il sospetto che sia per un mero conflitto d’interessi di lobby?

La stessa OMS reputa indispensabile il rispetto della liberta’ e dell’autodeterminazione della persona in merito al proprio orientamento sessuale (OMS, ICD-10 n. F66 1) che non viene mai considerato come irreversibile ed acquisito una volta per tutte.
Dov’e’ dunque il problema?

Povia e’ stato persino accusato di imporre un modello offensivo per gli omosessuali (1).
Ma Povia non ha imposto nessun modello, come invece fece qualche anno fa la Regione Toscana, che nell’intento dichiarato di promuovere una campagna contro l’omofobia, diffuse un manifesto in cui compariva un neonato con al polso un braccialettino con su scritto “gay”.
E che dire delle varie televisioni, pubbliche e private, che si sono sentite in obbligo, praticamente in ogni trasmissione successiva al festival, di mandare in onda un profluvio di dichiarazioni, interviste etc. in cui si è fatta l’apologia dell’omosessualità? Apologia che, se vuole essere, come è evidente, una risposta alla canzone di Povia, è fuori luogo. Perché quella canzone non denigra nessuno, racconta solo un’esperienza soggettiva.
La peggior prova di sé l’ha data “Striscia la notizia”. Insinuando che il Luca della canzone fosse un ex frequentatore di un’associazione finita sotto inchiesta per motivi non ancora chiariti, ha dato in pasto ai telespettatori le immagini di una famiglia che con quella del protagonista di “Luca era gay” non c’entrano nulla. http://raffaelladimarzio.blogspot.com/.
Ma anzichè sminuire e togliere credibilità alla storia di Povia, per chiunque sia dotato di un minimo senso critico Striscia la notizia ha sminuito solo se stessa.

I movimenti omosessuali, inizialmente nati per contrastare le discriminazioni di cui i gay erano fatti oggetto, hanno perso negli anni la loro carica trasgressiva e libertaria e si sono trasformati in una potente lobby di pressione.

Mentre dichiarano di essere contro ogni discriminazione, lanciano accuse di oscurantismo e di omofobia a chiunque dissenta dalla loro impostazione, e di fatto, premono per zittire ogni voce che vada contro i loro interessi.
Anche quelle di semplice buon senso.

Note
1 - “Perche’ attraverso la storia di uno, si fa la storia di tutti”. Dichiarazione di Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay.

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