Crimini di Stato
Da Repubblica on line del 25 febbraio 2009.
Padre uccide il figlio e si uccide
il bimbo aveva otto anni
Uccide il figlio di 8 anni a coltellate e poi si uccide con la stessa arma. E’ quanto avvenuto oggi pomeriggio intorno alle 17 a San Donato Milanese, all’interno del centro sanitario Asl di via Sergnano, un centro dove fanno incontrare i bambini in affido con le famiglie di provenienza. Il bambino era stato sottratto al padre naturale per problemi economici. Al momento dell’incontro nel centro protetto dell’Asl è avvenuta la tragedia. Sul posto la polizia municipale e i carabinieri di San Donato Milanese. articolo su Repubblica
Fu la Fallaci a dire che “quando un padre uccide il figlio poi si suicida, quando lo fa la madre, corre dal parrucchiere.
“…capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l’anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all’ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)…” (da Intervista a Oriana Fallaci sul Corriere della Sera del 13/01/2005)

















Mi potrebbe commentare la notizia del padre che ammazza il figlio e la compagna e poi scappa! Forse nel riflettere su questi dolorosi fatti ci vorrebbe un po’ più di tatto, non crede? Con stima ed affetto.
Comment by Marta — March 2, 2009 @ 8:26 am
Gentile Marta,
alle vittime della violenza va naturalmente tutta la nostra solidarietà . La condanna non è in discussione, ma non basta. Se l’obbiettivo è quello di ridurre per quanto umanamente
possibile episodi come quelli di cui parliamo, occorre comprendere la loro
dinamica. Per spiegarli, non per giustificare alcunchè. Quello che si legge
a proposito dell’incapacità maschile ad accettare la libertà e l’autonomia
femminile non solo non basta a spiegare il fenomeno, ma è largamente
sbagliato.
Occorre partire dall’evidenza di alcuni dati i quali ci dicono che a) fra i
padri separati il tasso dei suicidi (senza recar danno ad altri) è superiore
alla media. b) Gli episodi di violenza mortale nel corso delle separazioni
coniugali sono molto più frequenti quando esistono figli. c)E’ vero, come
dice la Fallaci, che spesso la violenza esercitata sugli altri finisce col trasformarsi in violenza su se stessi, ossia in suicidio.
Siamo dunque in presenza di una situazione di disperazione assoluta per la
perdita di ciò che si ritiene importante per la propria vita, su cui in
tutta evidenza si è molto investito dal punto di vista affettivo.
I padri separati si trovano spesso a fronteggiare improvvisamente
situazioni impensabili, di fronte alle quali si sentono inermi e impreparati
sotto ogni punto di vista. Di colpo perdono tutto. I figli prima di tutto,
la frequentazione dei quali dopo la separazione sarà sicuramente meno
agevole, anche quando non c’è una specifica ostilità dell’ex moglie verso il
marito e una volontà di porre ostacoli. I tribunali, anche ora che esiste
la legge sull’affido condiviso, propendono sempre per
la madre, e questo, oltre ad una minore frequentazione, implica anche e
sopratuttutto l’impedimento a svolgere le funzioni educativa e
di indirizzo paterne. Poi stanno perdendo la moglie, dalla quale sono spesso
“dipendenti” psichicamente ( e questo non va ascritto certo a loro merito).
Hanno inoltre un’altissima probabilità di perdere di fatto la casa di cui
continueranno magari a pagare il mutuo, trovandosi quindi in gravissime difficoltà
economiche, e spesso senza particolari colpe loro addebitabili, se non quella che la moglie non li vuole più.
Da uomini dignitosi, con famiglia, casa, tenore di vita normale, si
ritrovano letteralmente in strada, e fortunato chi ha ancora una famiglia
d’origine che li possa ri-accogliere. Gli altri sono sempre più
frequentemente destinati a frequentare le mense della caritas, o mendicare
un posto letto da qualche parte. Fra gli homeless (i così detti barboni)
sono molti, sempre di più, gli uomini che hanno vissuto questa disavventura.
E tutto ciò con l’esplicito beneplacito dello stato, di quella che è stata definita la fabbrica dei
divorzi.
“Buttatelo per strada e tirategli dietro i suoi vestiti…non dovete preocuparvi dei suoi diritti. Il vostro lavoro non è quello di prendere a cuore i diritti costituzionali dell’uomo che state calpestando.”
(Richard Russel, giudice della corte municipale di New York, in occasione di un seminario dedicato al diritto di famiglia nel 1994). La citazione è tratta da un articolo di Claudio Risè, La fabbrica dei divorzi, in Social News, giornale di informazione sociale, nel febbraio 2006, poi ripresa sempre da Risè in Il padre l’assente inaccettabile (San Paolo edizioni) e da Massimiliano Fiorin in La fabbrica dei divorzi (San Paolo, 2008).
C’è da meravigliarsi allora che nei soggetti più deboli o meno attrezzati
psichicamente, si rompa qualcosa dentro e si arrivi a quelle
manifestazioni di violenza, che certamente non possono essere
giustificate, ma che vanno pur spiegate se davvero se ne vogliono rimuovere le cause?
Lo Stato e le sue leggi e i suoi magistrati e i suoi apparati sociali, non sono neutri né innocenti per quello che sta accadendo. Da qui il titolo dell’articolo, senza che ciò significhi, ripeto, mancanza di rispetto per le vittime, tutte.
armando
Comment by Administrator — March 4, 2009 @ 5:27 pm
Grazie!
Comment by Marta — March 4, 2009 @ 7:00 pm