Il padre? Basta sia in grado di produrre sperma.
di Armando Ermini
La notizia, http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo441808.shtml è che un giudice di Pavia ha autorizzato su richiesta della moglie il prelievo di sperma dal marito in coma, per poi procedere all’inseminazione artificiale della donna.
Premetto, a scanso di malintesi, che non sono in causa le intenzioni di quella signora che, per quello che ne sappiamo, possono benissimo essere le migliori del mondo, così come del tutto sinceri il sentimento di affetto verso il marito e la volontà di crescere al meglio il futuro bambino.
Ma senso e significato della vicenda non possono essere dedotti dai sentimenti dei congiunti. E non solo perchè la percezione delle cose da parte di chi è emotivamente coinvolto (e sconvolto), è spesso alterata. Anche se così non fosse, esisterebbero comunque esiti e conseguenze di segno
più generale, e di questi voglio parlare brevemente.
Circa la signora in questione dico solo che nella sua richiesta non ha valutato due cose di fondamentale rilievo.
Non ha tenuto in alcun conto la volontà del marito, che finisce per essere considerato a “disposizione” per esaudire il di lei desiderio, e che sta programmando la venuta al mondo di un bambino orfano di padre.
Se, come ho scritto sopra, si può arrivare a comprendere il suo stato d’animo e l’ansia di fare in qualche modo rivivere nel figlio il marito, non così per altri protagonisti della vicenda. Per quanto riguarda eventuali amici/e o psicoterapeuti ai quali potrebbe aver chiesto consiglio, posso
solo sperare che l’abbiano vivamente sconsigliata. Non ci sono però dubbi su due altri personaggi: il legale tramite il quale quella richiesta è stata inoltrata, ed il giudice che l’ha accolta.
Per quanto riguarda il primo, sono convinto che, se la professione forense ha ancora un senso oltre la parcella, non avrebbe dovuto prestarsi a patrocinare una causa sbagliata sotto ogni punto di vista.
Ma più grave ancora è la decisone del giudice. In base a quale legge o norma, ha concesso quel permesso nell’impossibilità di accertare volontà o consenso del malato? L’autodeterminazione della persona è stato l’argomento principe in base al quale è stato emesso il provvedimento che ha consentito il distacco del sondino di Eluana Englaro.
Su quell’evento ho già espresso la mia opinione e non ci ritorno, se non per dire che almeno si era tentato di ricostruire a posteriori la volontà della ragazza, per ciò che questa pratica può valere ai fini di un vero consenso.
In questo caso assolutamente no. Il giudice ha disposto del corpo del malato come fosse una “cosa” a disposizione del desiderio della moglie. Ed è gravissimo, come gravissimo che non abbia sentito il dovere di valutare il bene del futuro bambino, condannato ad essere orfano.
Il senso complessivo della vicenda appare chiarissimo. Per la cultura egemone, di cui quel giudice si è fatto interprete insieme al legale ed anche ,forse (ma ho già chiarito), alla madre, il padre è solo uno strumento, un mezzo, un semplice fuco, affinchè il “diritto” alla maternità possa essere realizzato in tutta la sua superiore valenza.
Non conta la sua persona, non conta la sua volontà, non conta la sua opera di futuro educatore del figlio, della quale si pensa di poter fare tranquillamente a meno. Come accade in quei paesi che consentono la fecondazione eterologa per donne single o coppie lesbiche, il padre, semplicemente, non è. Il padre non esiste come persona e come uomo, ma solo come liquido seminale. Il miglior
padre, ormai, sembra essere quello che non esiste . Si può essere certi che i figli del domani senza padri non ringrazieranno.
















