Genitori litigiosi a giudizio per danni al figlio
Di Armando Ermini
Il Corriere del 7/11/2008 pubblica la notizia, a firma Luigi Ferrarella, che la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di due coniugi in fase di separazione per i danni procurati al figlio dodicenne litigando in sua presenza.
Nulla di fisicamente violento, ma semplici litigi nei quali i due si attribuiscono a vicenda colpe e responsabilità per lo sfascio del matrimonio. Sul finire dell’articolo si legge:
Il tenore dell’imputazione, non priva del rischio anche di una non tenuta in Tribunale, sembra però proprio voler prendere le misure al conclamato vezzo, sempre più ricorrente nella quotidianità dei tribunali, di strumentalizzare i figli da parte di genitori in rotta tra loro. Padre e madre, secondo l’accusa, «alla presenza del figlio minore si sono assunti gravi responsabilità idonee a minare la credibilità di ciascun genitore», hanno «confuso e proiettato al figlio i propri reciproci sentimenti e in particolare la rabbia, in modo da inoculare nel bambino la convinzione che ciascuno dei suoi genitori odiasse l’altro». E nonostante la consapevolezza progressivamente acquisita delle problematiche psicologiche indotte nel figlio dai loro litigi («tanto che il minore riferiva di sentirsi male quando i genitori litigavano o di essere dilaniato dal conflitto genitoriale»), padre e madre avrebbero ugualmente «attuato manipolazioni induttive e strumentalizzato il minore al fine di accattivarsene la disponibilità a favorire soluzioni di affidamento rispettivamente convenienti».
A me sembra un eccesso che se ripetuto in ogni caso del genere finirebbe per ingolfare ancora di più i nostri tribunali, ma se dovesse servire come deterrente a certi comportamenti e come richiamo forte ai genitori a lasciare fuori i figli dalle loro diatribe ( la separazione è già una sofferenza in sé da non aggravare ulteriormente), ben venga.
Certo è, però, che la magistratura dovrebbe intervenire allora anche contro quel genitore singolo che sminuisce la credibilità dell’altro, che proietta sul figlio i propri sentimenti e la propria rabbia e che lo strumentalizza ai propri fini. Accade nella maggior parte dei casi che sia la moglie a comportarsi così, qualche volta, forse, inconsapevolmente, più spesso per rancore contro il marito o per una strategia d’azione pianificata anche su suggerimento dei legali. Come nel caso delle false accuse di molestie che automaticamente provocano l’allontanamento del padre e l’affido dei figli alla madre. E poco conta che poi nell’oltre il 90% dei casi le accuse si rivelino del tutto inventate. Il danno al figlio ed al padre è fatto, e il doppio scopo (l’affido e la vendetta) raggiunto. E poiché non accade quasi mai che le false accusatrici siano portate in tribunale per diffamazione, non presunta ma accertata, né che ordinanze tribunalizie ristabilscano la situazione quo ante, neanche a Milano, aspettiamo le procure al varco. Dimostrino coerenza ed equità, e così forse riacquisteranno parte del credito perduto nei confronti dell’opinione pubblica.

















Non è possibile scrivere un codice di comportamento e leggi particolari per ridurre il rapporto tra genitori e figli ad un contratto.
Aberrante!
Comment by Sabatino — January 5, 2009 @ 7:20 pm