January 31, 2009

IL PADRE E GLI STUPRI

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 11:05 am

di Armando Ermini

Scrive la sociologa Chiara Saraceno (fonte La Repubblica.it del 29 gennaio 2009):
Mi hanno colpito le parole gridate dopo l’arresto dell’autore dello stupro di Capodanno: “consegnatelo al padre di lei- diceva la gente-ci penserà lui”. Una reazione comprensibile certo, ma come se fosse compito del padre vendicare l’aggressione della figlia, perché il corpo femminile continua ad essere una proprietà maschile…Del resto lo stesso premier ha chiesto un soldato per ogni bella ragazza- ricorda Chiara Saraceno- come se la risposta alla violenza fosse quella di mettere sotto scorta le donne. Credo che nelle città ci vorrebbero più luci che poliziotti, e non vedo in questa rabbia gridata il segno di una evoluzione delle coscienze, ma di una involuzione”
In uno stato di diritto la vendetta privata non è naturalmente ammissibile, ma siamo certi che quel grido fosse solo questo, e non rappresentasse piuttosto una iniziale presa di coscienza, ancora non elaborata ed espressa sull’onda della collera, dei guai provocati dall’eclisse del padre?
Sociologi e filosofi ci hanno spiegato che un effetto indotto dalla società moderna, che alcuni definiscono ormai post-moderna o post-umana, è la disgregazione dei vincoli familiari e che in questo processo la figura paterna, garante dell’ordine simbolico su cui si strutturavano le società del passato, si sbiadisce fino a perdere ogni suo antico connotato.
Per Zigmut Baumann, (Homo consumans. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi), la società liquida dei consumi disgrega ogni legame durevole e favorisce solo, per sue necessità interne di funzionamento, .. legami che durano il tempo dell’atto di consumo. […] Questi legami [..] non hanno alcuna influenza sui movimenti futuri dello sciame e non proiettano alcuna luce sul passato dei suoi componenti. […] Quel che in passato ha tenuto uniti i membri di un nucleo familiare attorno a un focolare e ha reso il focolare lo strumento di integrazione e affermazione della famiglia, è stato in larga parte l’aspetto produttivo del consumo”, e parla di irrilevanza dei legami umani nella società dei consumi della modernità liquida.
Pietro Barcellona (Il furto dell’anima, Dedalo 2008) scrive riferendosi alle trasformazioni del capitalismo che,… tutto ciò porterà alla disgregazione della famiglia, al lavoro individuale ……….
Esistono ormai ampie statistiche, vedi ad esempio Claudio Risè ne “Il padre l’assente inaccettabile” (San Paolo Edizioni), che dimostrano che la famiglia disgregata, di fatto quella senza la presenza paterna o con una paternità debole, è il brodo di coltura di comportamenti delinquenziali, compresi i reati a sfondo sessuale, ma anche moltiplicatore di insicurezza per le vittime.
La rivoluzione sessuale degli anni ’60, salutata come vittoria delle libertà femminili e giovanili, si sta ritorcendo, dal punto di vista dei reati sessuali, proprio contro le sue autrici. E non perché, come vorrebbe la vulgata corrente, siamo in presenza di un revanscimo machista e patriarcale, ma perché, come spiega con una impressionante messe di dati P. Rhodes in “Uguali mai” (Lindau), la sessualità femminile è diversa da quella maschile. I nuovi costumi sessuali e i nuovi stili di vita, ponendo maschi e femmine su un astratto piano di parità, hanno allentato nei maschi gli antichi vincoli psicologici e contemporaneamente privato le femmine delle difese sociali di cui disponevano, la famiglia in primo luogo ed in essa il padre, senza per questo che il loro approccio alla sessualità sia cambiato in profondità, adeguandosi solo superficialmente alle tendenze di moda imposte dai media.
In “Don Giovanni. L’ingannatore”, lo stesso Risè legge la vicenda del grande seduttore come ribellione alla legge del padre, di cui fanno immancabilmente le spese le donne da lui sedotte e poi scartate. “Donne d’ingegno”, le definisce, anelanti libertà e indipendenza, che però immancabilmente cadono in trappola, finendo per subire veri e propri stupri psichici.
Eppure Don Giovanni ha trovato, come campione di libertà e ribellione a canoni sessuali restrittivi e oppressivi, molte ammiratrici anche in ambienti femministi.
Non meraviglia dunque che Chiara Saraceno, per la sua formazione culturale e le sue idee, scorga nel riferimento al padre unicamente un aspetto repressivo e/o di controllo “proprietario” del corpo femminile, piuttosto che la funzione equilibratrice che crea le condizioni affinchè la figlia possa godere di una effettiva libertà consapevole da un lato, e dall’altro trasmetta e insegni al figlio maschio una virilità non predatrice. Di questo infatti si tratta, e non di tutela oppressiva, tutela che d’altra parte è vista invece con favore quando è esercitata dalle istituzioni.
Diventa allora inevitabile che la Saraceno, ed in genere gli ambienti culturali da lei frequentati, non si accorgano di scambiare gli effetti con le cause, finendo così per contribuire a creare o rafforzare proprio quelle condizioni per cui la violenza, ed in specie quella sessuale, è destinata ad aumentare.
In realtà le ricette che da opposti fronti vengono proposte per arginare il fenomeno sembrano opposte e irriducibili, ma hanno anche qualcosa in comune: si rifutano di analizzare le cause o sbagliano analisi e dunque soluzioni, con ciò consegnandosi ad una sostanziale impotenza. La risposta solo repressiva, da cui pure non si può prescindere (e senza sconti), non si cura in contemporanea di prendersi cura di una vera “educazione sentimentale” dei giovani, maschi e femmine, che solo un’attenta presenza genitoriale ed in particolare paterna, per la quale si dovrebbero però creare le condizioni, può garantire. La risposta diciamo così “libertaria”, d’altra parte, insiste nel considerare la famiglia in sé, e non la sua disgregazione, come luogo e fonte principale della violenza. Propugnando la sua fine, almeno nelle forme tramandateci dagli avi, diventa di perfetto supporto all’ordine (ma ormai è più congruo chiamarlo disordine) economico vigente che, come scrivono gli autori citati, insospettabili di “oscurantismo clericale”, necessita per il suo funzionamento di individui slegati da ogni vincolo comunitario. Non solo, in questa illusoria fuga in avanti e di fronte al fallimento delle sue ricette, finisce inevitabilmente per puntare il dito accusatorio sulla sessualità maschile, “sbagliata” in quanto tale. Ne risultano proposte di soluzione di repressione soft, stile “campi di rieducazione” per il genere maschile di sovietica memoria (quando invece l’educazione sentimentale dovrebbe coinvolgere entrambi i generi), magari affidati a istituzioni statali rette da donne, oppure inutili corsi di “legalità” come se il rispetto degli altri fosse una poesia da imparare a memoria e non un vissuto autentico da cui scaturisca anche l’imperativo morale, oppure ancora soluzioni che, se la questione non fosse davvero seria, potrebbero essere definite esilaranti, come le luci nelle città al posto dei poliziotti. E’ la montagna che partorisce il topolino, inutile per i fini dichiarati, ma non per questo meno pericoloso.

January 21, 2009

OMOFOBIA O PEDOFOBIA?

Filed under: Bioetica - Administrator @ 12:41 pm

di Armando Ermini

Il giudice spagnolo Fernando Ferrin Calamita è stato sospeso dal suo incarico, messo al minimo dello stipendio e condannato ad un risarcimento di 8000 euro, perché ha ostacolato la procedura di adozione di un bambino da parte della compagna della madre, che intendeva dargli anche il suo nome (fonte Corriere della Sera). In Spagna (dove giuridcamente non esistono più le figure di “padre e madre” né di “moglie e marito” ma solo quelle di “progenitore A e B” e di “partners”) il matrimonio omosessuale è, dal 2005, equiparato in tutto a quello etero e di conseguenza sono ammesse le adozioni per coppie omosessuali. Il giudice Ferrin Calamita, padre di sette figli, ha tuttavia ritenuto di agire in quel modo in base alle convinzione che i bambini hanno diritto ad un padre ed una madre, e che una coppia omosessuale non potrebbe garantire loro una educazione da questo punto di vista equilibrata. Le lobbies gay e i sodali del governo Zapatero hanno immediatamente accusato il giudice di omofobia.
Domanda:
E’ omofobo il giudice che ribadisce il diritto naturale del figlio ad avere un padre e una madre, necessari entrambi per il suo equilibrato sviluppo psichico, oppure è PEDOFOBA la legge spagnola che in nome del diritto degli adulti a veder esaudito ogni loro desiderio
a) Nega il diritto della parte più debole, i bambini, a crescere con entrambi i genitori biologici
b) Li espone al rischio di disequilibri psichici nonché di emarginazione sociale per la loro “diversità”?
c) Nega anche il valore scientifico di tutti gli studi psicoanalitici incentrati sulla triade madre/padre/figlio come nucleo fondante l’identità e la personalità del bambino?

January 10, 2009

In memoria di Fabrizio De Andrè

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 5:15 pm

di Davide Giandrini

Nel novanta avevo 19 anni, magro come un hippy e con i capelli lunghi alle spalle la prima volta che insieme a una mora fidanzata andai a Tempio Pausania per incontrare Fabrizio De André. Occorreva arrivare nella zona industriale della piccola città, lasciarla alle spalle e cominciare a percorrere se ricordo bene via Bachisio, una sterrata tra il verde selvatico e qualche vacca. Dopo due tre chilometri un cartello di legno indicava “l’Agnata”, la tenuta dove De André insieme alla bellissima Dori viveva quasi tutto l’anno praticando il mestiere di contadino. Ne ero e ne sono innamorato. Di Fabrizio. Mi commuove molto di lui. L’eleganza dei modi, la voce profetica, l’andatura appoggiata e la palpebra offesa, le parole che arrivano da un luogo profondo, forse dall’acqua o dalla terra, di certo da qualcosa che ha a che fare con il Silenzio. Tornai qualche anno dopo e dopo ancora, e poi lo incontrai in giro per concerti. L’undici gennaio del novantanove per l’ultimo saluto partii al mattino presto da Milano per arrivare tra i primi nella Basilica di Santa Maria Assunta sulla Collina di Carignano a Genova. Gli volevo bene. Molto.

Domani saranno passati dieci anni dal quel saluto, una Mostra curata con la gratitudine che un figlio porta ad un padre, lo ricorda a Palazzo Ducale di Genova fino ai primi di maggio.

Di Fabrizio De André si conosce molto, si sà che si dichiarava anarchico che amava la natura e l’astrologia, lo dicono tutti. Si sà delle scorribande giovanili tra prostitute e transessuali con l’amico Paolo Villaggio. Si ricordano le date del suo rapimento. Si sà anche che ha bevuto tanto whisky, e molti ricordano addirittura la marca delle sigarette che fumava. E ovviamente, tutti sanno, che ha cantato di puttane e magnacci, di delinquenti e assassini di omosessuali discriminati e di emarginazione. Si sà, appunto, lo dicono tutti.

C’è però un’altra persona, la sola di cui Fabrizio abbia cantato per tutta la vita. Una persona che l’ha disturbato come una scheggia sotto il tallone, che l’ha però accompagnato come un abbraccio caldo. Non ha potuto fare un passo senza ricordarsi di quella persona. Gli ha regalato decine di canzoni. Gli ha regalato centinaia di versi. Alla vicenda umana di questa persona gli ha dedicato un disco intero e, io credo, gran parte del suo cuore. Fino all’ultima canzone, fino a quella “gocce di splendore consegnata alla morte”. Gesù.

Ma di questo, mostre commemorazioni e memorie varie non se ne ricordano. Infiocchettando così i vari bla bla bla su prostitute travestiti e disperazioni varie dentro un pacchetto che profuma di consumismo e ideologia. Peccato.

Carissimo Fabrizio. dg

sito Palazzo Ducale di Genova
sito di Davide Giandrini

January 7, 2009

Capodanno felice in USA

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:48 pm

Di Antonello Vanni

Capodanno felice in Usa: un milione di giovani in meno oggi usa droghe rispetto al 2001. Lo dicono i dati presentati da pochi giorni alla Casa Bianca e disponibili in due comunicati dell’Office of National Drug Control Policy… Quelli qui presentati sono certamente dati eccezionali ma non sono impossibili da raggiungere: sono il frutto di un impegno intenzionale e costante volto a migliorare la realtà giovanile, nel desiderio di tutelarla dai rischi mortali di tutte le droghe… Il messaggio sottostante a questo impegno degli Usa è chiaro: i nostri giovani valgono molto, sono una risorsa per il futuro, e noi li tuteliamo. Un atteggiamento che ricorda quello dei Magi, che si sono inchinati di fronte alla nuova vita che si presenta al mondo e l’hanno onorata con dedizione, mentre nelle nostre piazze c’è ancora chi, magari per propaganda politica, regala le cartine o gli spinelli. Leggi tutto l’articolo su Il Sussidiario

January 2, 2009

Genitori litigiosi a giudizio per danni al figlio

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:39 pm

Di Armando Ermini

Il Corriere del 7/11/2008 pubblica la notizia, a firma Luigi Ferrarella, che la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di due coniugi in fase di separazione per i danni procurati al figlio dodicenne litigando in sua presenza.
Nulla di fisicamente violento, ma semplici litigi nei quali i due si attribuiscono a vicenda colpe e responsabilità per lo sfascio del matrimonio. Sul finire dell’articolo si legge:

Il tenore dell’imputazione, non priva del rischio anche di una non tenuta in Tribunale, sembra però proprio voler prendere le misure al conclamato vezzo, sempre più ricorrente nella quotidianità dei tribunali, di strumentalizzare i figli da parte di genitori in rotta tra loro. Padre e madre, secondo l’accusa, «alla presenza del figlio minore si sono assunti gravi responsabilità idonee a minare la credibilità di ciascun genitore», hanno «confuso e proiettato al figlio i propri reciproci sentimenti e in particolare la rabbia, in modo da inoculare nel bambino la convinzione che ciascuno dei suoi genitori odiasse l’altro». E nonostante la consapevolezza progressivamente acquisita delle problematiche psicologiche indotte nel figlio dai loro litigi («tanto che il minore riferiva di sentirsi male quando i genitori litigavano o di essere dilaniato dal conflitto genitoriale»), padre e madre avrebbero ugualmente «attuato manipolazioni induttive e strumentalizzato il minore al fine di accattivarsene la disponibilità a favorire soluzioni di affidamento rispettivamente convenienti».

A me sembra un eccesso che se ripetuto in ogni caso del genere finirebbe per ingolfare ancora di più i nostri tribunali, ma se dovesse servire come deterrente a certi comportamenti e come richiamo forte ai genitori a lasciare fuori i figli dalle loro diatribe ( la separazione è già una sofferenza in sé da non aggravare ulteriormente), ben venga.
Certo è, però, che la magistratura dovrebbe intervenire allora anche contro quel genitore singolo che sminuisce la credibilità dell’altro, che proietta sul figlio i propri sentimenti e la propria rabbia e che lo strumentalizza ai propri fini. Accade nella maggior parte dei casi che sia la moglie a comportarsi così, qualche volta, forse, inconsapevolmente, più spesso per rancore contro il marito o per una strategia d’azione pianificata anche su suggerimento dei legali. Come nel caso delle false accuse di molestie che automaticamente provocano l’allontanamento del padre e l’affido dei figli alla madre. E poco conta che poi nell’oltre il 90% dei casi le accuse si rivelino del tutto inventate. Il danno al figlio ed al padre è fatto, e il doppio scopo (l’affido e la vendetta) raggiunto. E poiché non accade quasi mai che le false accusatrici siano portate in tribunale per diffamazione, non presunta ma accertata, né che ordinanze tribunalizie ristabilscano la situazione quo ante, neanche a Milano, aspettiamo le procure al varco. Dimostrino coerenza ed equità, e così forse riacquisteranno parte del credito perduto nei confronti dell’opinione pubblica.

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