December 24, 2008

SULLA VIOLENZA FRA I GENERI

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 4:36 pm

Di Armando Ermini

Ci siamo occupati più volte, su questo blog e sul sito Maschi Selvatici, del problema violenza, di come viene percepito socialmente e di come è trattato dai media (il lettore potrà trovarli mediante i nuovi motori di ricerca che abbiamo attivato). Oggi ritorniamo sull’argomento linkando i seguenti pezzi:

www.paternita.info/news/news-camerani1.html

www.paternita.info/ news/news-camerani2.html

Il primo si occupa , riassumendola e rimandando a sua volta alla fonte originale integrale, di una relazione del maggio 2007 della d.ssa Chiara Camerani, direttrice del CEPIC, Centro Europeo di Psicologia Investigativa e Criminologica, tenuta durante il convegno romano dal titolo

Quando la vittima è lui
La violenza familiare verso l’uomo

Il secondo pezzo rimanda invece ad una pagina del Quotidiano Nazionale del 12 dicembre 2008, che contiene una intervista sul tema della D.ssa Rosanna Alfieri, direttrice del Centro Specialistico di Pedagogia Clinica, e ci informa dell’apertura di uno sportello (Ci sono anch’io) , di informazione, supporto e consulenza per uomini maltrattati e papà separati, ad opera del Centro citato e dell’Associazione di Studi di Criminologia coordinato dalla d.ssa Gloria Mazzeo.

Le notizie e i dati statistici pubblicati non sono una novità assoluta. In modo del tutto sporadico e insufficiente rispetto all’entità del fenomeno è capitato che anche la grande stampa quotidiana e periodica se ne sia occupata. Lo ha fatto, però, senza approfondimento di analisi e soprattutto senza che i dati che affiorano (provenienti soprattutto dall’estero) inducano ad un mutamento di linee editoriali. Queste sono fondate sul pregiudizio culturale che la violenza sia fenomeno esclusivamente maschile, che il genere femminile ne sia intrinsecamente estraneo o che comunque, quando i fatti non possono essere negati, la violenza al femminile sia sempre di reazione o spiegabile con condizioni di svantaggio e di oppressione.
Di tale pregiudizio fa parte anche il silenzio maschile sull’argomento, come se le parole degli uomini, non solo delle vittime ma anche quelle degli addetti ai lavori, non fossero credibili. O come se fossero gli uomini stessi a non sentirsi legittimati a parlare o scrivere in modo non conforme ai canoni imposti in decenni di battage mediatico a senso unico.
Crediamo che la violenza non abbia genere, e dunque nutriamo grande gratitudine per quelle donne, siano esse studiose o giornaliste o donne “normali”, che rifiutano con coraggio i luoghi comuni e i pregiudizi. Ben vengano, e ben venga una salutare alleanza con tutte loro in nome della verità dei fatti. Siamo però anche convinti che la situazione non evolverà nella sostanza finchè gli uomini non si libereranno dall’incantesimo che li pietrifica come faceva lo sguardo della Medusa.

December 17, 2008

COME DIO COMANDA

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:40 pm

Un film di Gabriele Salvatores. Con Elio Germano, Filippo Timi, Fabio De Luigi, Angelica Leo, Vasco Mirandola. Tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti

Drammatico, durata 103 min. - Italia 2008.

Recensione a cura di Armando Ermini

Da un’intervista al regista di Federica Lamberti Zanardi (Venerdì di Repubblica del 27 novembre 2008):
Rino Zena ha svastiche disegnate sui muri di casa, una pistola, che «è la vera libertà», il culto della forza fisica. Eppure, alla ime, non si può fare a meno di essere dalla sua parte. Vi accuseranno di essere politicamente scorretti.
«Sì, penso che accadrà e non mi fa paura. Sono sempre stato di sinistra, ma penso sia venuto il momento di riflettere su certe cose».

Anche sul diritto al lavoro degli immigrati?

«Rino non ce l’ha con loro, ma con i padroni, con chi sfrutta il lavoro della povera gente: prima hanno spremuto italiani come Quattro Formaggi, poi sono passati ai romeni, ai cinesi, ai senegalesi. Una lotta fra poveri. Ma il senso di appartenenza alla propria terra, che Rino esprime, è un sentimento nobile, da salvare».

Quando scopre che il figlio in una rissa le ha solo prese, Rino si sente colpevole di non avergli insegnato a difendersi e dice: per saper fare a botte non bisogna essere campioni di karate, ci vuole solo cattiveria. Scorrettissimo.

«Vede, io penso che Rino sia un archetipo che questa società ha rimosso, negando così una vera identità a noi uomini. Lui, per insegnare a vivere a suo figlio, deve dargli il senso del limite, il coraggio, la capacità di superare la sofferenza. Sarà un padre politicamente scorretto, ma è un padre con cui confrontarsi. Pasolini diceva: un po’ di bastone ogni tanto, per favore».

Vuole dire che gli anni Settanta hanno dato un colpo mortale alla figura del padre?

«Non ho figli, però se ne avessi uno vorrei avere con lui il rapporto che Rino ha con Cristiano: indissolubile e fondato sull’amore e la fiducia totale. La confusione dei ruoli che è nata negli anni Settanta è stata sicuramente salutare, ma ha portato con sé molti danni, primo fra tutti la fuga dei padri. Vedo intorno a me donne che crescono i figli da sole e soprattutto ragazzi disorientati dall’assenza di qualcuno che dia loro un limite e insegni anche a gestire l’aggressività, la violenza che fa parte della natura maschile».

Lei, che ha raccontato storie di uomini anche in Mediterraneo, che idea ha della «natura maschile»?

«Lo scrittore israeliano Meir Shalev, nel suo romanzo Per amore di una donna, scrive: “I fringuelli, d’inverno, si separano dal coniuge. Mentre le femmine si dirigono verso sud, i maschi rimangono a proteggere il nido e a gelare di freddo, solitudine e nostalgia. Quando la femmina torna, stanca ma piena di sole, lui capisce tutta la riconoscenza che c’è nell’amore”. Non è vero che è la donna l’angelo del focolare, sono gli uomini che devono tenere saldo il nido».

Se un intellettuale di sinistra scrive cose come queste, e dirige un film simile, signfica che forse qualcosa sta finalmente cambiando nella coscienza collettiva maschile. Perché, davvero, un film più politicamente scorretto è difficile da immaginare. Un personaggio intenzionalmente sgradevole, da qualcuno definito “padre padrone”, con confuse ma esplicite simpatie naziste e un modo di pensare protoleghista di fronte al quale i radicalchic dei quartieri alti inorridiranno, un personaggio simile, dicevo, è capace di amare perdutamente suo figlio, con quella tenerezza ruvida che sa tenere insieme incitamenti forti a lottare, rimproveri anche aspri e lacrime di commozione. Un mix che solo un padre può essere capace di offrire al figlio maschio. E non importa che le circostanze della vita abbiano spinto Rino Zena verso idee che più sbagliate non si può. Anzi, proprio la coabitazione nello stesso personaggio di idee e sentimenti che secondo i paradigmi culturali buonisti (e ipocriti) si escluderebbero a priori, è funzionale a fare emergere una verità “impensabile”. Il legame fra padre e figlio va ben oltre le idee professate. Si nutre invece dell’amore e dell’interesse autentici che circolano fra di loro e che entrambi percepiscono, e si nutre del fatto che un padre deve saper offrire al figlio un modello di vita e di comportamento, anche discutibile o sbagliato ma riconoscibile, e che il figlio senta come autentico. Da accettare o anche da respingere, ma con cui potersi in ogni caso confrontare. Come dice Salvatores in un passaggio dell’intervista, è proprio quello che la società attuale, mediante la svalutazione di tutto ciò che è paterno, nega ai giovani maschi. E nega loro così la cosa più importante, la possibilità di formarsi una salda identità di genere, facendone degli uomini incerti e oscillanti fra remissività ed esplosioni di violenza incontrollata.
Ma, ci dice il film, quel legame è così essenziale che è destinato comunque a riemergere, anche quando tutto sembra spingere in senso contrario. Non solo i problemi di sopravvivenza quotidiana, non solo metodi educativi desueti, ma anche l’ambiente in cui si svolge la vicenda; un paesaggio cupo e livido, spersonalizzato ed alienante, “non luoghi” fatti di fabbriche, ciminiere, cumuli di detriti, che richiamano alcune immagini di “Deserto rosso” di Michelangiolo Antonioni o in campo letterario “Die waste land” di T.S. Eliot. E come spesso accade nella vita degli uomini, sarà l’irruzione dell’elemento femminile a fare da catalizzatore di sentimenti e passioni e svelarne il loro lato più vero, nel bene e nel male.

December 13, 2008

L’inquinamento minaccia il genere maschile: è allarme

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 4:09 pm

di Armando Ermini

Secondo uno studio commissionato dalla Chem Trust, un’associazione britannica che si batte contro l’inquinamento, di cui riferisce La Repubblica dell’8 dicembre, l’inquinamento ambientale sta producendo seri danni al genere maschile, animale ed umano. Responsabili sarebbero 100.000 agenti chimici presenti nei cibi, nei prodotti elettronici, nei cosmetici, nei pesticidi. Il rapporto riunisce i risultati di oltre 250 studi accademici condotti in tutto il mondo, e i dati fanno impressione. Prima di tutto quelli sugli animali: coccodrilli esposti a pesticidi nelle paludi della Florida con basso livello di testosterone e maggior livello di estrogeni, anomalie nei testicoli, pene più corto del normale. Maschi di tartaruga nella regione dei Grandi Laghi con caratteristiche genitali femminili, orsi polari ermafroditi o con ridotta produzione di sperma, daini dell’Alaska ai due terzi dei quali non scendono i testicoli. Ma l’uomo non sembra cavarsela meglio. Una ricerca della University of Rochester ha dimostrato che i bambini nati da madri con un alto livello di ftlato, un acido chimico, hanno maggiori probabilità di avere il pene più piccolo e i testicoli che non scendono, mentre altre ricerche hanno evidenziato una maggior propensione ai giocattoli femminili dei bambini maschi nati da madri esposte ad agenti chimici. In alcune comunità (in Canada, Russia, Italia) inquinate con fattori chimici sospettati di essere causa di cambiamento del genere sessuale, il numero di nascite femminili è il doppio della norma. Se a tutto questo si aggiunge la riduzione generalizzata del numero di spermatozoi, commenta il professor Nil Basu della Michigan University, “ abbiamo prove piuttosto evidenti degli effetti che esistono anche sugli uomini”.
Se leggiamo questi dati insieme con altri: perdita del controllo sul proprio potere riproduttivo, espropriazione del ruolo e funzione paterna, record di suicidi, primato dei morti sul lavoro, espulsione facilissima dalla propria casa e dalla propria famiglia (solo per fare alcuni esempi), viene da chiedersi se il genere maschile si stia avviando al suicidio collettivo. E la risposta è si, se non riprenderà in mano il potere vero, quello su se stesso.
E pensare che in questa situazione c’è ancora chi parla, in malafede, del maschio come oppressore e della femmina come oppressa e bisognosa di speciali protezioni.
Un’altra considerazione si impone: è ben vero che il potere economico e politico risiede ancora in gran parte in mani maschili, ma quello che conta è l’uso che ne viene fatto e gli effetti sulla stragrande maggioranza degli uomini che quel potere non hanno affatto. E poiché quegli effetti sono disastrosi, ne consegue che i maschi di potere sono i peggiori nemici del proprio genere, più ancora delle donne inquinate dal femminismo rancoroso e antimaschile. Essi riservano a sé i privilegi, compresa la disponibilità delle femmine, e inguaiano i propri simili.
Ultima annotazione: l’articolo di Repubblica riferisce quei dati, al solito, con un sottile compiacimento. <Ciao maschio, stai diventando una maschia,> è l’incipit dell’articolo di Enrico Franceschini, mentre il titolo suona così. Lo smog minaccia la virilità. Adesso il potere è femmina.
Se quel giornale avesse una dirigenza con le palle, avrebbe caziato di brutto sia il giornalista che
il/la titolista. Per stupidità masochista mascherata da ironia o per manifesta incapacità di cogliere il senso drammatico della notizia. Siamo certi che così non è stato. A La Repubblica il tasso di inquinamento è molto superiore alla media.

December 8, 2008

Destra e Sinistra unite nella lotta (ai padri)

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 10:40 am

di Armando Ermini

Una inusitata (?) alleanza trasversale fra PD (Anna Finocchiaro) e Lega (Carolina Lussana), ha prodotto un emendamento, approvato dalla Commissione giustizia della Camera, alla legge Anti-stalking promossa dal ministro Mara Carfagna. In virtù di esso, se il reato di stalking è commesso dal coniuge della vittima, anche separato o divorziato, la pena potrà arrivare fino a sei anni (due in più rispetto ai quattro già previsti). Inoltre si potrà negare al molestatore la possibilità di comunicare non solo con la vittima, il che sarebbe ovvio, ma anche con i propri figli. Il reato, è precisato, non è perseguibile d’ufficio ma solo su denuncia della vittima, e sono previsti provvedimenti restrittivi (ad esempio il divieto di frequentare gli stessi luoghi della/del molestato) ancor prima che il procedimento giudiziario abbia compiuto il suo iter fino alla sentenza.
Non abbiamo nessunissima simpatia o indulgenza per i molestatori (quelli veri), ma già altre volte abbiamo sottolineato l’impalpabilità del reato di stalking la cui definizione è in pratica lasciata alla percezione ed alla sensibilità della vittima. E’ evidente che la non procedibilità d’ufficio è legata proprio alla difficoltà di definire con precisione il reato. Altrettanto evidente che l’oggettività della norma, caposaldo dello stato di diritto, è in questo caso pesantemente lesa. Comportamenti identici saranno trattati in modo opposto.
C’è però un altro risvolto in questa legge, ancor più drammatico e pericoloso alla luce della realtà e ulteriormente aggravato dall’emendamento in questione. Sappiamo, da statistiche ufficiali, che oltre l’80% delle accuse all’ex coniuge (il marito) di molestie sessuali verso la moglie o i figli sono false, azioni strumentali tese a togliere di mezzo l’incomodo marito, a paralizzarne ogni possibilità di opposizione alle pretese della moglie, e soprattutto a “punirlo” per interposta persona, i figli la cui frequentazione sarà negata per lunghi anni quando non per sempre (oltre, naturalmente, al disonore, la vergogna di un’accusa infamante e dulcis in fundo mesi e mesi di galera). L’aggravio di pena per il coniuge previsto dall’emendamento PD/ Lussana, corredato dal divieto di comunicare coi figli, mette i padri ancor più sotto ricatto. Già ora è praticamente impossibile per un padre frequentarli se la moglie affidataria intende opporsi mediante i più svariati artifici. Con l’emendamento in questione, basterà qualche falsa accusa per rompere definitivamente il legame fra il padre e la prole, con ulteriore danno per lui ed anche per loro, i figli, che dovrebbero essere tenuti fuori dalle diatribe fra coniugi.
Come altre volte, quando si tratta di fare leggi antipaterne, i due schieramenti smettono di tirarsi addosso le solite (e fasulle) palle infuocate, e come per incanto si ritrovano tutti d’amore e d’accordo sotto l’alto patronato delle novelle suffragette.

December 3, 2008

Dio non esiste, dunque godi

Filed under: Fondamenta - Administrator @ 6:37 pm

di Paolo Mombelli

Ateismo - perché i bambini sono gustosi“Dio non esiste, goditi la vita”.Con l’aggiunta di un “probabilmente”(non si sa mai,l’imponderabile,la psicologia e il politically correct esigono il loro tributo),all’inizio del prossimo anno sui bus di Londra e forse di altre città inglesi queste scritte campeggeranno al posto della solita pubblicità.Pagate da associazioni atee,stanche di essere discriminate da appartenenze religiose ed espressioni di fede.Ma : 1) o Dio non esiste e la diceria della sua esistenza non sarebbe giunta ai giorni nostri (e quindi non ci sarebbe bisogno di affermare il contrario di qualcosa che non si sarebbe mai imposto come credibile) 2) o Dio esiste e quindi il bisogno di urlarne la non esistenza è un modo estremo e paradossale di implorare la fede in Lui,cercando apparentemente conferma ma inconsciamente disconferma della propria posticcia e difensiva blasfemia.
Il problema si risolve da sè , non ha bisogno di studi sociologici o psicologici.
Il problema vero,quello che non si risolve da sè,è quello collegato al mercato e alla pubblicità,alla deregulation,all’assenza di valori e di etica,per cui ognuno,pagando, può pubblicare quasi ovunque quasi tutto e il suo contrario,magari anche contemporaneamente (un messaggio in chiaro ed uno subliminale).Uomini e padri,questa è la sfida,il nostro terreno di battaglia.I valori,l’etica,le regole.E l’amore per la vita e per gli altri, che ci impongono l’urgenza di un impegno.”La castità del guerriero…”

Padri e figli

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 6:34 pm

di Paolo Mombelli

Ieri pomeriggio, in quattro padri, abbiamo accompagnato i nostri figli e i loro compagni di squadra (12) del Manerbio Basket alla visita medico-sportiva per l’idoneità fisica all’agonismo. Ragazzini di 12 anni. E’ stato uno spasso! C’era una sola mamma ad accompagnare il proprio figlio, e se ne stava in disparte. Ho notato che il ragazzo tendeva a starsene con la madre, mentre gli altri non stavano con il proprio padre ma tra loro, e semmai ogni tanto si avvicinavano al gruppo dei padri per ascoltare i nostri discorsi. Battute e gags a spron battuto, tra il dover pisciare nella provetta per l’esame dell’urina bagnandosi le mani e la pipì che non viene, la statura e il peso sproporzionati tra loro, la prova da sforzo e le guance rosse di vergogna per doversi far “toccare” da una dottoressa. Noi uomini li prendevamo bonariamente in giro, e loro si divertivano (anche noi a dire il vero). Alla fine ciascuno di loro sarebbe tornato a casa indifferentemente con ciascuno di noi, tant’è che ho dovuto rincorrerne uno che era in auto con me e stava tornando a casa con un altro padre, come se la fiducia dei ragazzi non fosse verso uno di noi ma verso tutti noi, uomini adulti affidabili e responsabili, padri, appunto. Guardandoli uscire in fila dall’ambulatorio, ancora così nani, mi è venuto spontanea la battuta : “Certo che a chi vi vede più che una squadra di basket potreste sembrare quelli della” banda bassotti”, e forse anche, se vi va di lusso, la nazionale giovanile di salto in basso”. Risata generale,pacche sulle spalle e tutti a casa.

December 2, 2008

Quarant’anni dopo

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 10:18 am

di Massimo Uberti

Battista era un uomo di poche parole ma non taciturno, anzi aveva un buon carattere; solo non si doveva essere troppo insistenti.
Su di lui potevi contare.
Amava stare in compagnia e portarci in gita la domenica.
Calvo da sempre, non mi è mai sembrato vecchio.
Io ero il più piccolo e di parecchi anni distante dai miei fratelli. Per questo credo che qualcosa in me gli sfuggisse, ma non era preoccupato, direi piuttosto curioso.
Credo sia morto senza rimpianti, salvo quello di vedermi “sistemato”.
Due cose vi racconterò di lui: una riguarda il suo di padre e uno il mio.
All’età di ventitrè anni, al ritorno dalla guerra, si presentò in casa con una sigaretta. Suo padre, proprietario terriero, lo accolse con tutta la famiglia schierata (12 fratelli e la mamma): il suo primo saluto dopo anni di prigionia fu uno schiaffo, per ricordargli che in quella casa era lui a dare il permesso di fumare. Si sposò, e se ne andò lasciando per sempre l’eredità che gli sarebbe spettata.
Che io ricordi non l’ho mai sentito pronunciare una parola sulla sua famiglia, e nemmeno ci è mai mancata.
Dei miei ricordi su di lui, a parte farmi vincere (con moderazione) nei giochi delle carte e nella corsa sulle scale, ne ho uno limpido: la pipì in fondo all’ aia.
Sin da piccolo, e con qualsiasi temperatura, seppur avessimo un bagno, mi portava la sera, prima di andare a letto, in fondo all’aia, a fare pipì.
Potrebbe sembrare una cosa quasi normale, se non fosse che questo non avveniva con regolarità e nemmeno seguendo le stagioni, ma solo quando il cielo era particolarmente limpido: a parte fare la pipì all’aperto, l’emozione più grande era ascoltarlo nelle sue riflessioni mentre cercava di spiegarmi la grandezza smisurata dell’universo sopra di noi.
Mio Padre era così.
Non è stato facile imparare a pisciare e guardare l’universo senza bagnarsi le scarpe.
Ma oggi che ho quarant’ anni riesco a guardare le stelle senza fare uno schizzo, godendomi lo spettacolo sopra di noi.
Ma solo quando il cielo è completamente terso…!

December 1, 2008

Padre italiano sfida i terroristi per portare il latte alla bimba da due giorni chiusa in una stanza con la madre

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 11:29 am

a cura della Redazione

Ecco due articoli e le foto che raccontano la vicenda

in La Repubblica.it: Emanuele Lattanzi è celebre in India per le ricette che prepara nell’hotel Oberoi ha sfidato i terroristi per portare il latte alla bimba da due giorni chiusa in una stanza con la madre Il cuoco italiano riabbraccia la figlia “Ho vissuto due giorni in un incubo” L’Unità di crisi della Farnesina: “Madre e figlia stanno ragionevolmente bene” di Giovanni Gagliardi

da Il Giornale.it:
“E ora il cuoco-eroe festeggia: «Mia figlia è nata un’altra volta»” di Maria Grazia Coggiola

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