SULLA VIOLENZA FRA I GENERI
Di Armando Ermini
Ci siamo occupati più volte, su questo blog e sul sito Maschi Selvatici, del problema violenza, di come viene percepito socialmente e di come è trattato dai media (il lettore potrà trovarli mediante i nuovi motori di ricerca che abbiamo attivato). Oggi ritorniamo sull’argomento linkando i seguenti pezzi:
www.paternita.info/news/news-camerani1.html
www.paternita.info/ news/news-camerani2.html
Il primo si occupa , riassumendola e rimandando a sua volta alla fonte originale integrale, di una relazione del maggio 2007 della d.ssa Chiara Camerani, direttrice del CEPIC, Centro Europeo di Psicologia Investigativa e Criminologica, tenuta durante il convegno romano dal titolo
Quando la vittima è lui
La violenza familiare verso l’uomo
Il secondo pezzo rimanda invece ad una pagina del Quotidiano Nazionale del 12 dicembre 2008, che contiene una intervista sul tema della D.ssa Rosanna Alfieri, direttrice del Centro Specialistico di Pedagogia Clinica, e ci informa dell’apertura di uno sportello (Ci sono anch’io) , di informazione, supporto e consulenza per uomini maltrattati e papà separati, ad opera del Centro citato e dell’Associazione di Studi di Criminologia coordinato dalla d.ssa Gloria Mazzeo.
Le notizie e i dati statistici pubblicati non sono una novità assoluta. In modo del tutto sporadico e insufficiente rispetto all’entità del fenomeno è capitato che anche la grande stampa quotidiana e periodica se ne sia occupata. Lo ha fatto, però, senza approfondimento di analisi e soprattutto senza che i dati che affiorano (provenienti soprattutto dall’estero) inducano ad un mutamento di linee editoriali. Queste sono fondate sul pregiudizio culturale che la violenza sia fenomeno esclusivamente maschile, che il genere femminile ne sia intrinsecamente estraneo o che comunque, quando i fatti non possono essere negati, la violenza al femminile sia sempre di reazione o spiegabile con condizioni di svantaggio e di oppressione.
Di tale pregiudizio fa parte anche il silenzio maschile sull’argomento, come se le parole degli uomini, non solo delle vittime ma anche quelle degli addetti ai lavori, non fossero credibili. O come se fossero gli uomini stessi a non sentirsi legittimati a parlare o scrivere in modo non conforme ai canoni imposti in decenni di battage mediatico a senso unico.
Crediamo che la violenza non abbia genere, e dunque nutriamo grande gratitudine per quelle donne, siano esse studiose o giornaliste o donne “normali”, che rifiutano con coraggio i luoghi comuni e i pregiudizi. Ben vengano, e ben venga una salutare alleanza con tutte loro in nome della verità dei fatti. Siamo però anche convinti che la situazione non evolverà nella sostanza finchè gli uomini non si libereranno dall’incantesimo che li pietrifica come faceva lo sguardo della Medusa.
“Dio non esiste, goditi la vita”.Con l’aggiunta di un “probabilmente”(non si sa mai,l’imponderabile,la psicologia e il politically correct esigono il loro tributo),all’inizio del prossimo anno sui bus di Londra e forse di altre città inglesi queste scritte campeggeranno al posto della solita pubblicità.Pagate da associazioni atee,stanche di essere discriminate da appartenenze religiose ed espressioni di fede.Ma : 1) o Dio non esiste e la diceria della sua esistenza non sarebbe giunta ai giorni nostri (e quindi non ci sarebbe bisogno di affermare il contrario di qualcosa che non si sarebbe mai imposto come credibile) 2) o Dio esiste e quindi il bisogno di urlarne la non esistenza è un modo estremo e paradossale di implorare la fede in Lui,cercando apparentemente conferma ma inconsciamente disconferma della propria posticcia e difensiva blasfemia.
Ieri pomeriggio, in quattro padri, abbiamo accompagnato i nostri figli e i loro compagni di squadra (12) del Manerbio Basket alla visita medico-sportiva per l’idoneità fisica all’agonismo. Ragazzini di 12 anni. E’ stato uno spasso! C’era una sola mamma ad accompagnare il proprio figlio, e se ne stava in disparte. Ho notato che il ragazzo tendeva a starsene con la madre, mentre gli altri non stavano con il proprio padre ma tra loro, e semmai ogni tanto si avvicinavano al gruppo dei padri per ascoltare i nostri discorsi. Battute e gags a spron battuto, tra il dover pisciare nella provetta per l’esame dell’urina bagnandosi le mani e la pipì che non viene, la statura e il peso sproporzionati tra loro, la prova da sforzo e le guance rosse di vergogna per doversi far “toccare” da una dottoressa. Noi uomini li prendevamo bonariamente in giro, e loro si divertivano (anche noi a dire il vero). Alla fine ciascuno di loro sarebbe tornato a casa indifferentemente con ciascuno di noi, tant’è che ho dovuto rincorrerne uno che era in auto con me e stava tornando a casa con un altro padre, come se la fiducia dei ragazzi non fosse verso uno di noi ma verso tutti noi, uomini adulti affidabili e responsabili, padri, appunto. Guardandoli uscire in fila dall’ambulatorio, ancora così nani, mi è venuto spontanea la battuta : “Certo che a chi vi vede più che una squadra di basket potreste sembrare quelli della” banda bassotti”, e forse anche, se vi va di lusso, la nazionale giovanile di salto in basso”. Risata generale,pacche sulle spalle e tutti a casa.
Battista era un uomo di poche parole ma non taciturno, anzi aveva un buon carattere; solo non si doveva essere troppo insistenti.
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