November 14, 2008

Autodistruzione di una comunità statuale

Filed under: Uncategorized, Bioetica - Administrator @ 11:34 am

di Cesare Brivio

Se nell’inconscio collettivo degli Italiani già c’è il vissuto del sangue di cinquemilioni di concepiti uccisi nel ventre materno, adesso ci sarà anche il vissuto della lunga terribile agonia per fame e sete di Eluana autorizzata per legge. Una civiltà la nostra che, come riferisce Ferrara su “Il Foglio” di giovedì 13 novembre, in uno dei suoi editoriali in penultima, definisce la morale tramite la legge dello Stato, secondo la lucida e terribile teorizzazione della ministra (con la “a” finale per i posteri) ombra della sanità del PD. Il che significa che l’arbitrio della volontà di potenza delle maggioranze diventa legge morale. Questo scollamento progressivo tra leggi dello Stato e legge morale iscritta nel cuore, è a fondamento della distruzione della legittimità delle comunità statuali e non a caso ha caratterizzato il più tragico periodo della Storia, il ‘900, ed è stato a fondamento delle sue cupissime angosciose tragedie.

20 Comments »

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  1. “Ha vinto lo Stato di diritto”, ha detto Beppino Englaro.
    Anche questa affermazione sia messa agli atti, nel giorno in cui si è avvicinata la frontiera in cui il passaggioalbosco non richiederà più soltanto il riconoscimento della palese assenza di ogni autorità nel potere statale, ma anche il rifiuto di ogni suo “diritto amministrativo”.

    Comment by Passaggioalbosco — November 14, 2008 @ 2:14 pm

  2. Mi dispiace, stavolta non sono daccordo. Non è giusto pontificare astrattamente senza calarsi nella sofferenza di un padre che ha generato una vita e ora deve spegnerne la parvenza. 17 anni di non vita!! Del resto in un “bosco” non sarebbe certo possibile sopravvivere senza le macchine che aiutano a respirare o quant’altro. Se ci sostituiamo a Dio quando, come dite voi, togliamo la vita, cosa siamo se ci opponiamo accanitamente al destino?

    Comment by Stefano — November 14, 2008 @ 4:50 pm

  3. caro Stefano, sei tu che pontifichi quando ti arroghi il diritto di decidere che quella di Eluana è una “non vita”.
    nel bosco gli uomini si aiutano e si amano l’un l’altro. il destino di una vita può anche essere quello di oggetto di amore, da parte di altre vite, che grazie a quel curare e nutrire, imparano l’amore alla vita.
    la vita è essenza, spinta vitale: quanta vita c’è intorno a Eluana, e quante. persino le nostre in questo momento.
    guido

    Comment by guido venturini — November 14, 2008 @ 9:43 pm

  4. Cari Guido e Cesare non capisco perchè noi Selvatici (mi ci metto anch’io) ci opponiamo, ad esempio, alle orrende manipolazioni che permettono di avere figli contro natura (o di farli già belli, intelligenti, biondi e con gli occhi azzurri)e non ci indignamo se la tecnica consente di allungare la vita oltre misura! Il destino voleva che quella povera ragazza morisse, punto. In un “bosco”, ripeto, lei sarebbe morta e noi l’avremmo amorevolmente accompagnata. Chi siamo per insegnare a suo padre che cos’è l’amore? Non vi sembra che abbia già curato e nutrito abbastanza? Abbiamo forse bisogno di una macchina che tiene artificialmente in vita una persona perchè si possa imparare ad amare? Quanto a Ferrara coerenza vorrebbe la stessa indignazione anche laddove di vite se ne bruciano a migliaia (vedi Iraq, ma lui non era interventista?), oppure un impegno concreto. Perchè non si propone di accudirla e nutrirla lui Eluana, per i prossimi 20 - 30 anni? Altrimenti sono solo raffinate chiacchiere di un intellettuale sedentario.

    Comment by Stefano — November 15, 2008 @ 7:49 am

  5. Aforisma sul pacifismo

    Perchè le femministe son pacifiste?
    Perchè così li ammazziamo noi.

    Animus

    Comment by Animus — November 15, 2008 @ 11:19 am

  6. Caro Stefano,
    chi astrarrà/generalizzerà il caso Eluana sarà proprio il “Diritto” (di chi?).

    Ci sono migliaia di perone che vorrebbero essere attaccate ad una macchina per vivere..e non possono, e la cosa pare non interessi a nessuno (di fatto i media e i partiti la ignorano), come se questo non fosse un diritto anche piu’ importante.

    Credi quindi davvero che “il caso Eluana” interessi solo perchè c’è un interesse per Eluana?

    Comment by Animus — November 15, 2008 @ 12:00 pm

  7. Sono pienamente d’accordo con Stefano. Anche secondo me è troppo facile pontificare in astratto senza avere un’esperienza diretta di certi drammi.
    Per esempio, io non vorrei MAI essere tenuto in “vita” (??) se un giorno, per qualche motivo, dovessi ridurmi a un vegetale. Meglio, molto meglio la morte (che tanto, prima o poi, arriva per tutti).

    Comment by Mauro — November 16, 2008 @ 7:32 am

  8. Guido: Stefano non si sta arrogando alcun diritto. Sei tu che ti stai arrogando il diritto di imporre la tua visione su cosa è la vita e cosa no ad un padre che si trova in quella situazione di sofferenza e deve fare una scelta drammatica. Finchè uno non si trova in quella situazione dovrebbe, almeno per mantenere un minimo di buon senso e decenza umana, sospendere il proprio giudizio morale sulla decisione (sofferta e drammatica) di quel padre.

    Riguardo a Ferrara: considerato che è stato il più grande cheerleader italiano della guerra in Iraq, che ha devastato (e sta devastando) centinaia di migliaia di vite umane, reso orfani intere generazioni di bambini, e condannato ad un futuro orrendo le prossime generazioni di Iracheni per via della contaminazione da uranio impoverito -che ha un tempo di dimezzamento di circa 4 miliardi di anni- dovrebbe solo stare in silenzio, questo ex-comunista sfegatato, e smettere di sciacquarsi la bocca con espressioni come “sacralità della vita” etc.etc.

    Comment by Q. — November 16, 2008 @ 2:04 pm

  9. Cari Stefano, Mauro, Animus e Q.
    Vedo molta disinformazione. Tanta da far pensare che non ci sia un vero interesse al caso da parte vostra.
    Eluana non è attaccata a nessuna macchina che la tiene artificialmente in vita.
    Eluana viene alimentata attraverso un sondino. L’unica operazione che viene periodicamente fatta dalle suore che la accudiscono è la sostituzione della sacca del cibo.
    Le suore accudiscono completamente e gratuitamente Eluana, e chiedono al padre, che vive in un’altro luogo e non se ne occupa, di lasciarla a loro invece di farla morire di fame.
    Di questo tipo di morte si tratterebbe.
    Guido

    Comment by guido venturini — November 16, 2008 @ 4:27 pm

  10. Non credo che sia sbagliato affrontare questo tema sul piano dei principi, senza cedere all’emozione che provoca la compassione per il singolo caso umano.

    Eugenio dice che non vorrebbe essere tenuto artificialmente in vita come un vegetale.

    E’ l’unica argomentazione a favore degli eutanasisti, che pero’ non tiene conto - volutamente - che nessuno di quelli che dicono cosi’ per se stessi si sono mai trovati ad essere alimentati con un sondino nel naso, e quindi non sono nemmeno loro in grado di scegliere (scegliere comporta anche la possibilita’ di cambiare idea, cosi’ come - ancor prima - quella di conoscere la realta’ su cui si deve scegliere; e invece in questi casi la decisione e’ sempre di un altro).

    Il problema e’ enorme, proprio perche’ e’ il problema di una civilta’ che vuole tornare alla concezione della vita propria del paganesimo, dove nessuno pensava che una vita terminale fosse degna di essere vissuta.

    Purtroppo pero’, si trattava di una civilta’ che estendeva il concetto ben oltre i casi di malattia terminale (che peraltro non e’ il caso di Eluana: vi siete chiesti perche’ nessuno la fa mai vedere, dando per scontato che lo stato vegetativo sia identico a quello di un cadavere “a cuore battente”, cosa non affatto vera?)

    Infatti nel mondo precristiano - prima che arrivasse Paolo di Tarso a dire che e’ nell’estrema debolezza che si mostra tutta la dignita’ dell’umano - non esistevano nemmeno gli ospedali. Se ti ammalavi gravemente, anche senza finire in stato vegetativo, erano tutti cazzi tuoi.

    Al di fuori della civilta’ giudaico-cristiana era del tutto normale che si esponessero alla morte i neonati, non necessariamente malformati (anche le neonate femmine, nelle famiglie che ne avevano gia’ abbastanza, erano facilmente considerate non degne di vivere).

    Non credo che sia sbagliato affrontare la questione su un piano di principio.
    In Olanda, ad esempio, siamo gia’ al suicidio assistito, e una volta che passa il concetto della eutanasia “per pieta’”, e il concetto individualista per cui ognuno sarebbe padrone assoluto della propria morte, spedcie in condizioni in cui “anch’io preferirei morire”, la china e’ esattamente quella.

    Comment by max — November 16, 2008 @ 5:49 pm

  11. Eluana è assistita amorevolmente, senza alcuna cura da parte del padre, da personale religioso, differentemente da innumerevoli persone fra cui io stesso e la mia famiglia che assistono o hanno assistito in una condizione incomparabilmente peggiore, senza alcuna assistenza né privata né statale per una intera vita, e non per sedici anni, il proprio familiare affetto da gravissima malattia. Costoro se intendessero o avessero inteso il diritto alla felicità, nel modo infantile in cui viene chiesto e inteso oggi da donne e maschi, nessun tribunale di questa Terra, per le circostanze specifiche in cui spesso si dà o si è data la malattia, avrebbe i termini per condannare chi abbia ad accettare e scegliere la morte altrui come soluzione. Quello che si distrugge con Eluana è Eluana che è il Prossimo nostro cui si deve condivisione e soccorso, ciò che costituisce la radice della radice della nostra civiltà, la sua prima e unica legittimazione. E si distrugge l’unico sapere di cui vale la pena di essere consapevoli: che l’accesso alla via dell’unica autentica felicità per gli uomini passa attraverso il porsi al servizio dell’ Altro sofferente e inerme. E sempre l’uomo si trova di fronte alla alternativa di donarsi ai più indifesi e sofferenti condividendone la condizione, riscattandola con l’aiuto e facendo loro compagnia nel dolore, o di esercitare il potere del giudizio sul’Altro e selezionare chi è lecito che viva o no in base ad un qualunque “legittimo” diritto o criterio. E’ a questo snodo cruciale di verità antropologica prima ancora che filosofica o religiosa che Eluana ci pone di fronte. Cesare

    Comment by cesare — November 17, 2008 @ 9:14 am

  12. La magistratura ha deciso con scrupolo, secondo le norme della Costituzione. Nessuno può essere obbligato a subire trattamenti contro la sua volontà e la volontà della ragazza è stata accertata. Lasciamo perdere le capziose distinzioni tra cure sanitarie e nutrizione artificiale. In ogni caso, si mantiene in vita una persona senza più capacità di interagire e senza prospettive di miglioramento. L’amore e la vita non sono concetti astratti e l’accettazione della nostra finitezza ci rende molto più umani che l’aggrapparsi ai dogmatismi.

    Comment by paolo — November 17, 2008 @ 3:30 pm

  13. La mia sensazione è che al di là di tutte le scuse ideologiche si incomincia a percepire l’enormità della scelta e il suo carattere illegale perchè omicida e per di più con la benedizione dello Stato. Il che direttamente finisce per minacciare la legittimità stessa della legge e dello Stato. Tema a cui lo Stato è da sempre sensibilissimo dato che sulla credibilità delle sue leggi si regge. E sa che se con le sue leggi va allo scontro diretto con le leggi della morale prima o poi trova la sua delegittimazione e se insiste rischia la sua stessa distruzione: imperi apparentemente invincibili ed eterni come quello nazionalsocialista e sovietico sono andati in pezzi in brevissimo lasso di tempo. A me sta venendo il dubbio che lo sguardo così insistente (e giusto) agli orrori del passato perché non si ripeta, incominci da alcuni ad essere strumentalmente usato come copertura per un presente che ripete sotto mutate forme proprio gli orrori del passato. Orrori attuali naturalmente chiamati oggi, come all’epoca gli orrori di ieri, conquiste di civiltà.

    Comment by cesare — November 17, 2008 @ 4:21 pm

  14. Secondo me, che al contrario di voi selvatici non sono credente, la vita merita di essere vissuta fino a quando si è in salute o relativamente in salute; e se ci si ammala se si ha perlomeno la speranza di migliorare. Altrimenti no. Altrimenti è meglio la morte. Già la vita è una schifezza di per sé, aggiungiamoci pure simili drammi e siamo a posto. Per esempio, mi ricordo di mia nonna paterna, morta di cancro anni fa, che negli ultimi mesi della sua vita era tenuta “in vita” dai farmaci, morfina in primis. Ora, per come la vedo io, quello non è vivere ma vegetare e soffrire terribilmente. Perciò, a quel punto, meglio andarsene il prima possibile da questa maledetta valle di lacrime che risponde al nome di pianeta Terra. Cari selvatici, io non pretendo certamente che la pensiate come me, ma come io prendo atto del vostro dissenso, voi dovete prendere atto del fatto che un ateo ha una visione della vita e della morte molto diversa da quella di un credente. Oltretutto vorrei chiedere cortesemente a Cesare di non fare riferimento alle “donne” ed ai “maschi”, bensì alle “donne” ed agli “uomini”, oppure alle “femmine” ed ai “maschi”. Vi risulta, forse, che le donne facciano mai riferimento alle “femmine” ed agli “uomini? A me no.
    Un saluto.

    Comment by Mauro — November 17, 2008 @ 6:50 pm

  15. Per quanto mi riguarda credo che il valore indisponibile della vita vada al di là (se è possibile dirlo) della fede. Si tratta di una questione antropologica che attiene all’archetipo del selvatico che per sua natura tende a salvare e custodire la vita nella sua dimensione naturale. Nel caso di Eluana, visto che non si tratta di accanimento terapeutico ma di somministrazione di alimenti, mi sembra che l’atteggiamento selvatico sia quello di chi sostiene la necessità di conservare con amore la vita di Eluana.
    Certo questa scelta apre una riflessione profonda sul senso e sul valore della vita a cui non sono sicuro che il pensiero laico e desacralizzato sia in grado di rispondere. Il rischio è che se non si crede davvero al valore sacro, e perciò non disponibile in quanto non dipendente da noi, della vita, è difficile comprendere perchè, anche in una situazione limite come quella di Eluana, la vita valga la pena (in questo caso apparentemente insopportabile) di essere vissuta.
    Paolo Ferliga

    Comment by paolo ferliga — November 18, 2008 @ 11:13 am

  16. La magistratura ha deciso con scrupolo(???)
    la volontà della ragazza è stata accertata(???)

    Il padre dice che lei avrebbe affermato:
    “Piuttosto di così, meglio la fine”
    (che non vuole: preferirei essere uccisa)

    Il giurista D’Agostino in una intervista recente commenta:

    “Se affermassi in tribunale che un amico ha fatto testamento a mio favore, e poi il documento si è perso, un giudice mi darebbe del pazzo. E invece, in una questione molto più importante del denaro, la Cassazione ha ritenuto sufficienti prove così leggere».

    Guido

    Comment by guido venturini — November 18, 2008 @ 1:40 pm

  17. Egregio signor Venturini,
    prima di commentare le sentenze bisognerebbe leggerle con attenzione. La volontà di Eluana Englaro di non accettare trattamenti che prolunghino la vita in stato vegetativo è stata accertata tramite tesimonianze di più persone che conoscevano la ragazza e non solo dalle dichiarazioni del padre.
    Se poi si ritiene che la prova testimoniale non garantisca a sufficienza in casi come questi, si faccia una legge sul testamento biologico. In ogni caso, non è escluso che le dichiarazioni di persone vicine emotivamente possono valere anche di più di un modulo firmato nel dirci chi era quella persona e cosa voleva o non voleva per sè.

    Comment by paolo — November 18, 2008 @ 2:22 pm

  18. Che cosa rende una vita umana dignitosa? Che cosa rende una morte umana dignitosa? Quando l’uomo smette di porsi queste domande, la barbarie eutanasica bussa alla sua porta.
    C’è qualcosa di estremo, finemente e finalmente diabolico nell’eutanasia, sin dall’espressione mistificante “dolce morte”. Chiamare libertà personale la volontà di farsi uccidere è il capolavoro del maligno. Che fa sempre leva sulla volontà onnipotente, prepotente e distruttiva del piccolo-Io desacralizzato, vera sciagura dentro ed intorno a noi. La volontà di morte, per Eluana è “ricostruita” con una sentenza, domani per milioni di persone sarà ben preparata e stimolata da una legge dello stato sul “testamento biologico”, ma altrove già superati sembrano questi passaggi (vds. l’eutanasia “eteronoma” infantile olandese).
    Che l’eutanasia arrivi per ultima (dopo l’aborto, dopo la libertà di drogarsi, etc.) è quasi sorprendente, ma si vede che è come il definitivo colpo ad effetto della cultura di morte.
    Il dr. morte assistita si prepara a darci a tutti una “fine pietosa” (la stessa raccomandata per i malati in “stato vegetativo”, da un compassionevole Hitler).
    Non è poi vero che Eluana è stata tolta dal bosco con le macchine, ed ora va liberata dalle stesse per restituirle una “morte naturale”.
    Come ha ricordato anche Morresi su “Avvenire”, Eluana, senza l’intervento dei medici, sarebbe morta dopo l’incidente per trauma cranico, non certo per fame e per sete. Oggi sospenderne l’alimentazione non è farla “morire naturalmente”: perché non c’è nessuna “differenza fra quel sondino ad Eluana ed il cucchiaio con cui si imbocca ad esempio un malato di Alzheimer”.
    E poi, il “bosco”, non è antitecnologico, quando la tecnica ed il progresso medico servono la vita e la natura (pensate un po’, il Selvatico può persino farsi operare al cuore, e con gran sollievo!).
    Concordo con Paolo Ferliga sul dovere di presidiare il valore indisponibile della vita.

    Comment by Passaggioalbosco — November 18, 2008 @ 8:12 pm

  19. Caro Paolo,
    non sono un avvocato e non so cosa risponderle.
    non ho letto la sentenza, solo articoli di quotidiani che ne riportano la sostanza; lei l’ha fatto?
    Mi sembrerebbe logico che le testimonianze di persone vicine emotivamente valgano meno, non di più, come succede riguardo ad altre questioni ( il tale non può essere un criminale… lo dice la moglie, se non lo sa lei!).

    A domande come: Chi è quella persona? Cosa vuole per se?
    è difficile rispondere persino per se stessi. Figuriamoci per altri riguardo a una scelta di vita o di morte.
    Le rispondo come Totò: ma mi faccia il piacere.
    Mi perdoni la citazione ma qui la logica mi abbandona per lasciare posto alla ragione del cuore.
    Credo che un medico in piena coscienza non potrebbe escludere la possibilità di un risveglio, come già avvenuto in altri casi dopo periodi anche più lunghi.
    Guido

    Comment by guido venturini — November 18, 2008 @ 10:25 pm

  20. Tutti, credo, inorridirebbero davanti ad una legge che ammettesse il suicidio “assistito” per coloro che volessero togliersi la vita senza avere il coraggio di farlo anche se fisicamente capaci. E ciò indipendentemente dalle motivazioni. Tanto che il suicidio non è ammesso in nessun ordinamento giuridico come fattispecie lecita, sebbene non venga perseguito per ovvii motivi. All’origine di tale interdetto esiste, chiarissimo, il concetto che la vita umana è indisponibile anche a chi ne è il portatore.
    Con l’eutanasia (o comunque la si voglia chiamare al di là di formalismi linguistici) di Eluana, si compie in questo senso un salto di qualità decisivo. Lo Stato mette a disposizione i suoi apparati medico/burocratici per accedere ai supposti e non dimostrati (ma sarebbe lo stesso se anche la volontà di Eluana di morire fosse accertata)desideri di un suo cittadino su se stesso. Con ciò si supera un confine decisivo. Oggi si parla di malattie incurabili e di qualità della vita, ci si trincera dietro il dolore terribile (e vero) dei familiari e forse, forse, anche del malato, ostinandosi a individuare parametri certi e oggettivi, ma che tali non saranno mai, essendo ogni individuo diverso e irripetibile. Perchè dovrei, ad esempio, essere costretto a stare ancora in vita se la mia soglia di dolore sopportabile fosse molto più bassa di quella media? O ancora se la mia percezione del dolore psichico fosse così acuta da rendere la mia vita impossibile a sopportarsi? O ancora se volessi semplicemente farla finita, ma scarsamente coraggioso non osassi farlo da solo? Perchè dovrei in questo senso essere discriminato rispetto ad un altro cittadino?
    Rotto il principio simbolico dell’indisponibilità della vita, prima o poi tutto diventerà gradualmente lecito sotto il profilo morale. Basterà attendere con “pazienza” l’evolversi dei tempi. Questo accade quando lo Stato ritiene di non doversi conformare a nessuna legge naturale che gli sia superiore e quando si propone falsamente come strumento neutro di regolazione dei desideri e del volere delle persone. Inevitabilmente accadrà anche che la vita di una persona sarà alla fine valutata in base al suo costo sociale in virtù del noto principio utilitaristico del maggiore bene collettivo.
    Lo Stato, qualsiasi Stato che voglia essere Comunità, deve fondarsi su principi simbolici indisponibili e immodificabili perchè più alti, e lasciare poi all’umana pietà dei medici e dei familiari,ed alle loro coscenze su cui non entro, i casi singoli. Nessuna legge potrà mai comprenderli e regolamentarli tutti.
    Stupisce che il c.d.mondo pacifista, da cui vengono le critiche alle guerre riecheggiate anche quì in alcuni commenti, non afferri questo concetto.
    armando

    Comment by Administrator — November 25, 2008 @ 3:26 pm

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