Bisogno di mamma
di Paolo Mombelli
Una cara amica, fotografa di professione, va in Africa a fare volontariato (è laureata in matematica, ma conosce bene l’inglese). Alla missione cattolica del villaggio le dicono che il suo contributo potrebbe essere quello di collaborare con gli insegnanti del luogo per la matematica e l’inglese. La donna si rende conto in fretta che dall’età di 11 anni i bambini conoscono la matematica come la conoscono i pari età in Italia, e l’inglese molto meglio. Oltre a lavare i piatti nella missione (le condizioni igieniche che descrive sono terribili). La donna cerca di conoscere, di guardarsi attorno. In un villaggio di 3.000 abitanti ci sono più di 1.000 bambini, l’età media di vita è 17 anni. Ci sono 120 bambini al di sotto dei 12 anni malati di aids, l’80% dei quali orfani di uno o di entrambi i genitori. Lei sta con loro, li fa giocare, li fa divertire.
Un giorno le si avvicina un bimbo di 6 anni, fratello di un bimbo di 10 anni. Sono entrambi sieropositivi, ma mentre il maggiore non ha sintomi, il piccolo è in malattia conclamata.
Gli esce secrezione purulenta dal naso, dalle orecchie, dagli occhi. Ha piaghe su tutto il corpo. Lei lo vede, lui la guarda. Lei fa fatica, non vorrebbe vederlo, ma non ce la fa. Gli occhi grandi del bimbo la interrogano. Piano piano entra in confidenza con lui. Il cioccolato è la manna. Un giorno lei gliene dà due barrette. Lui le mette in tasca, non le mangia fino a quando ha trovato il fratello e gliene dona una. Allora mangia quella che gli è rimasta. Lei non lo tocca mai, ha paura del contagio. Il giorno prima della sua partenza comunica ai fratellini che il giorno dopo se ne andrà. Loro non sanno l’ora, ma quando al mattino alle 7 lei esce dalla missione loro sono lì, in piedi come due soldatini, con le lacrime agli occhi, col vestito della festa (uno scarto dell’occidente). Le fanno “ciao” con la mano, ma il piccolo le si avvicina, prende la mano di lei e se la mette tra i capelli, che è l’unica parte del corpo senza piaghe. Lei è una mamma, supera le paure, lo accarezza dolcemente, a lungo. Lei tornerà a Natale. Ma ci andrò anch’io. Stiamo tentando di mettere insieme un libro fotografico al fine di raccogliere fondi per costruire una pediatria. Il bambino aspetta. Dove c’è un bambino che ha bisogno di coccole c’è una donna che gliele fà. L’uomo lavora perchè questo avvenga.
















