Morti bianche, quote azzurre
di Cesare Brivio
Muoiono ogni giorno, bruciati nell’incendio dei reparti dove producono acciaio, sfracellati a terra per il cedimento delle impalcature dove costruiscono ponti autostradali, asfissiati in fondo a cisterne per il trasporto di beni essenziali o pozzi dove si calano per la manutenzione dei servizi che sostengono la nostra vita quotidiana. Muoiono ovunque si lavora secondo le infinite modalità in cui il lavoro si dà. E si lavora perché si è mariti e si è padri. Sono le migliaia di maschi morti sul lavoro ogni anno. Spesso a cinque, a dieci per volta, ogni giorno. Sono le quote azzurre di sangue versato, il privilegio da sempre dei maschi oppressori. Un privilegio maschile così scandaloso da occultare in qualche modo. Altrimenti quote invidiatissime e rivendicatissime. Per questo le chiamano morti bianche ed ogni riferimento al testosterone, come causa della fragilità maschile su cui si legittima questo privilegio, tenuto rigorosamente nascosto.

















Vergognoso è il silenzio delle femministe e delle “donne moderne”, sempre pronte a rivendicare delle quote nei “posti che contano”, ma mai dove si fatica, tribola e muore o, al limite, si rimane mutilati. Il tutto per quattro soldi. Ma altrettanto vergognoso è il silenzio dei politici e degli intellettuali di sesso maschile, che non hanno mai nulla da dire riguardo al sacrificio maschile. Fossero delle donne a morire in tale numero griderebbero allo scandalo e alla misoginia.
Comment by Fabio — October 3, 2008 @ 7:12 pm