September 9, 2008

Andiamo verso una scuola di donne per donne?

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 5:30 pm

(di Giuseppe Ghini)

Dal sito IL COVILE (newsletter 461 e 462) dell’amico Stefano Borselli, pubblichiamo questo articolo di Giuseppe Ghini e il commento di Armando Ermini.

Fonte: Ghinetto, 21 dicembre 2007, blog.ghini.eu/Andiamo verso una scuola di donne per donne , pubblicazione cartacea: La Voce di Romagna, 7.XII.2007
Ho un ricordo vivido di certe mattine al liceo: la professoressa che leggeva il brano di un poeta, un delicato lirico greco oppure Catullo, e poi chiedeva, quasi implorava da noi una reazione sentita, partecipata. Cercava in noi studenti un segno che quella poesia aveva toccato le corde più intime della nostra persona, ci aveva detto qualcosa di importante. Era una specie di “lezione empatica”, la ricerca di una comunione di anime sensibili (e lo dico in tutta serietà, senza nessuna ironia).
Ricordo anche la nostra reazione, intendo di noi studenti maschi: una specie di impossibilità di manifestare quello che sentivamo davvero. Perché sì, dentro di noi la poesia dei lirici greci aveva fatto breccia, eppure una sorta di pudore ci impediva nel modo più assoluto di esprimere quel sentimento in parole, e ancor meno di metterlo per iscritto su una pagina, di farne oggetto di un tema.
Si creava pertanto un muro di incomprensione: la professoressa usciva dalle lezioni scoraggiata, non più certa della universalità del messaggio della lirica greca e di Catullo; noi uscivamo liberati dall’incubo del “dover esprimere i nostri sentimenti”, ma col dubbio che la professoressa avesse capito che, sotto l’apparenza scostante, anche noi provavamo ciò che lei descriveva con tanta partecipazione. Spesso, era una nostra compagna di classe che risolveva la situazione rispondendo alle sollecitazioni della professoressa di greco e dando espressione ai sentimenti. Noi, intendo sempre noi studenti maschi, stavamo a sentire, a volte prendevamo perfino in giro la compagna di classe che aveva avuto l’ardire di esprimere i suoi sentimenti.
* * *
Capisco solo ora il malinteso tra la sensibile professoressa di greco e noi studenti maschi. Lo capisco leggendo un pezzo di Michael Gilbert sulle scuole “single sex”.
Il giornalista americano scrive un articolo allarmato sull’insuccesso degli studenti maschi nel sistema scolastico americano: i maschi che ripetono l’anno alle elementari negli Stati Uniti sono il 50% più delle femmine, quelli che soffrono di disturbi dell’apprendimento sono 3 o 4 volte in più, i ragazzi dislessici sono il doppio delle ragazze dislessiche. Moltissimi i casi di disattenzione cronica, quella che gli americani chiamano Disturbo da deficit dell’attenzione (ADHD): a tal punto che 1 ragazzo su 5 prende il Ritalin, un analogo delle anfetamine che serve a stimolare l’attenzione. Il risultato è che all’università le ragazze americane sono più del doppio dei maschi.
All’origine di questa situazione, stando a Gilbert, c’è anche la scuola mista (in inglese si chiama “co-ed”, cioè coeducational) a cui il sistema americano ha dato la sua larghissima preferenza a partire dagli anni Settanta. Perché? Perché la scuola mista è fatta per la maggior di professoresse donne, le quali privilegiano “naturalmente” le abilità proprie delle ragazze: “a questa età le studentesse leggono più velocemente – scrive il giornalista - controllano meglio le loro emozioni e il loro corpo, trovano congeniale l’attuale enfasi sullo studio di gruppo e sull’espressione dei sentimenti. I ragazzi preferiscono i processi visivi, l’azione fisica, la competizione, fanno fatica a stare seduti in un banco per 5 ore”. Poco a poco, insensibilmente, la scuola americana si è modellata sulle studentesse femmine, ha assunto come “studente standard” la studentessa femmina più calma a matura e ha giudicato come “fuori norma” il comportamento più “fisico” e gli atteggiamenti più riservati degli studenti maschi. L’allarme non è soltanto di Gilbert, giornalista che scrive sul “Christian monitor”, ma è tanto generalizzato che Hillary Clinton ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale.

Riassumo l’articolo di Gilbert a una professoressa di lettere di un liceo italiano. E quando arrivo all’incapacità/impossibilità dei maschi adolescenti di dare espressione ai loro sentimenti, la professoressa esplode: “Esatto, quei deficienti! Stanno lì muti e sordi, come dei tronchi di legno”. Perfetto. Come controprova, non c’è male.
Non è che stiamo creando anche noi, in Italia, una scuola di donne per donne? E se fino ad ora questo può comportare al massimo un brutto voto, soprattutto nel tema di italiano, la cui valutazione è spesso tanto decisiva, quanto arbitraria, cosa succederà quando, secondo gli auspici del Ministro Mussi, il voto della maturità sarà fondamentale per l’ammissione all’Università? Avremo anche noi studenti maschi penalizzati perché non vogliono e non possono esprimere i loro sentimenti di adolescenti nei temi di italiano e nell’interrogazione su Catullo?

GIUSEPPE GHINI

GIUSEPPE GHINI E LA SCUOLA PER DONNE

Si vive di apparenze, giacché a ben vedere abbiamo in questa vita solo quelle. E a studiarsela nelle foto la ministra Gelmini Mariastella parrebbe perfetto archetipo di professoressa, con nome acconcio. Adatto allo scassato gineceo di laureate in crisi di nervi, che educano alla noia gli studenti con la stessa stanca fretta con cui fanno la spesa. Perché questo è ora in Italia la scuola: luogo dove non solo la cultura massificandosi s’è immiserita; come previsto da Nietzsche. Ma inoltre pure sede di procedura devirilizzante, per esclusiva somministrazione di insegnanti donna. Dalle tre maestre per classe alle schiere di casalinghe traviate nelle medie superiori, dove il livello finale di ignoranza risulta peggiore addirittura di quello europeo. (Geminello Alvi su Il Giornale del 6 settembre 08)
Qualche giorno orsono Marcello Veneziani, su Libero, ebbe a scrivere che se si attribuisce il degrado della scuola italiana alla massiccia presenza di insegnanti meridionali, per coerenza si dovrebbe attribuire tale degrado anche, quantomeno, alla massiccia presenza di insegnanti femmine.
Bene, bene, meglio tardi che mai, verrebbe da dire. La verità comincia ad emergere, ma soprattutto i nostri maitre a pensè prendono finalmente coraggio e iniziano a dirla, la verità che fa scandalo alle orecchie dei progressisti colonizzati dai luoghi comuni che hanno imperversato negli ultimi decenni. Semmai ci sarebbe da sottolineare che il ministro Gelmini è femmina, come femmina era quella leghista di cui non ricordo il nome e che denunciò in parlamento i guasti prodotti dalla sempre più ridotta presenza maschile nella scuola. Prova e testimonianza di quanto i maschi siano o ciechi a se stessi o così intimiditi dall’arroganza del “politically correct” da non aver il coraggio di agire in prima persona; ma il discorso ci porterebbe ancor più lontano, e dunque atteniamoci al tema.
Inutile dire che sottoscrivo lo scritto di Giuseppe Ghini, parola per parola. Lo penso e lo scrivo da anni. Toglierei solo il punto interrogativo alla domanda se stiamo creando una scuole per donne, trasformandola in una affermazione, netta e inequivocabile, e vera!
Uno dei ricordi più vividi delle mie scuole medie (quelle single sex di una volta, con tanto di esame d’ammissione, tre anni di latino e i poemi omerici studiati come ora al liceo) è ancora l’invidia che provavamo per i compagni della classe parallela alla nostra. Il loro professore di Lettere, un tipo allampanato e anche in inverno sempre in maniche corte, faceva studiar loro l’Iliade in modo, diciamo, eterodosso. Mettevano in scena, in aula, duelli epici e battaglie usando come “armi” le vecchie “righe a T” per il disegno geometrico. Immaginiamoci che scandalo sarebbe oggi per il gineceo di laureate in crisi di nervi, o per le delicate maestrine plurime (delicate, ma capacissime di esprimere giudizi sprezzanti come quello della professoressa di Giuseppe Ghini quando idee, comportamenti, opinioni, non rientrano nei loro schemini)!
E’ che non si era ancora persa la nozione, da sempre nota ma oggi rifiutata per rancore e rivalsa ideologica, della diversità fra maschi e femmine: dai tempi di sviluppo psichico alla fisicità dei corpi , dagli interessi e le passioni alle metodologie d’apprendimento che da tutto ciò deriva.
In nome di un concetto falso, e stupido, di uguaglianza, si è fatta tabula rasa delle differenze, ma come ben dice Renè Girard, l’indifferenziazione produce infine violenza.
E neanche si è cercato di trovare un punto d’equilibrio (impresa che sarebbe stata comunque impossibile oltre che improduttiva) fra maschile e femminile. Si è invece semplicemente assunto il paradigma femminile come standard. Prendiamo il caso dell’ADHAD, la nuova famosa sindrome da iperattività “curata” con il Ritalin, uno psicofarmaco. Non tutti sanno, perché negli innumerevoli articoli in merito non viene mai scritto e il dato me lo sono andato a cercare altrove, che colpisce per l’80% bambini maschi e che spesso sono le insegnanti a sollevare il caso, notando “sintomi” nei giovani allievi. E’ cambiata la natura dei maschi, oppure è cambiato il mondo intorno a loro, in modo che non riesce e non vuole più riconoscere le loro caratteristiche, valorizzarle e incanalarle in modo positivo? Beninteso, la stessa necessità vale per le femmine, ma non si vede perché la valorizzazione delle une debba avvenire a scapito di quella degli altri, se non, ripeto, per rancore ideologico, il quale è d’altronde parte (effetto e causa) di un più generale processo di femminilizzazione e devirilizzazione che colpisce tutto l’Occidente. Processo la cui punta di diamante ideologica sono le idee “socialiste” (almeno da un certo punto in poi), ma del quale non sono meno responsabili gli altri subordinati fautori della modernità e del progresso, e nonostante le apparenze anche quei falsi e reboanti (in realtà debolissimi) “machi” che si rifanno all’estrema destra. Mi viene da dire che le insegnanti, alla fine, sono le meno “colpevoli”. Inzeppate di falsi concetti sessantotteschi e catechizzate dalla violenza ideologica di un certo femminismo vincente, fanno quel che sanno fare in sintonia col loro essere donne, e dunque dotate di quella particolare sensibilità e percezione del mondo che non è migliore o peggiore di quella maschile, è semplicemente diversa. E gli uomini che da sempre hanno gestito il potere pubblico dove erano? Spariti, dissolti, se non per qualche offesa gratuita alle donne, salvo contribuire in modo determinante al processo di devirilizzazione, in maniera attiva o col loro silenzio opportunista. Il potere nel privato è altra cosa, si sa, ma proprio questa è la dimostrazione di quanto conti, di quanto sia spesso più importante dei cadreghini in parlamento o nei consigli d’amministrazione delle Corporations.
Ma torniamo al tema, riassumendo lo stato delle cose. I giovani maschi crescono educati interamente da donne ( a casa dalle mamme perché i padri pare debbano servire solo a portar soldi e ora, ultima moda, a cambiare pannolini; a scuola da maestre e professoresse varie). Vedono di continuo films e fiction in cui le figure maschili quando va bene sono pallide e sbiadite (e quando va male, spesso, violente e criminali), si sentono ripetere ogni momento che le femmine sono migliori, più intelligenti, più sensibili, più empatiche, +++++ di tutto insomma, e che loro, i maschi, sono sporchi, casinisti, violenti, insensibili, insomma soggetti da rieducare al meraviglioso mondo femminile dove tutto sarebbe pace e serenità, concordia e amicizia e senza le brutture del male (già, perché gira e rigira anche quando il male è commesso da una donna si finisce sempre per scoprire che dietro c’è un uomo malvagio). In più si trovano a confrontarsi con compagne che a parità di età sviluppano prima e sono naturalmente più mature.
Allora dico che è ora di rovesciare il tavolo. Il vero “soffitto di cristallo” è questo, e la testa ce la sbattono i giovani maschi. L’altro, quello che ci ripetono ogni giorno e contro il quale si esigono i privilegi discriminatori delle “quote rosa”, è un falso ideologico patente. Ed è semplicemente un miracolo, dovuto solo alle loro immense capacità di recupero nonostante tutto, se tanti giovani uomini recuperano nel crescere il gap educativo iniziale dovuto ad una scuola discriminatoria e riescono bene in famiglia e nella vita. O forse, semplicemente, è perché la vita e le sue necessità/verità c’entrano ormai nulla con questa scuola.
Armando Ermini

1 Comment »

The URI to TrackBack this entry is: http://maschiselvatici.blogsome.com/2008/09/09/andiamo-verso-una-scuola-di-donne-per-donne/trackback/

  1. Quando ero bambino si sentiva ripetere molto spesso un vecchio detto popolare secondo cui le femmine sviluppano prima, maturano prima, apprendono prima, ma poi i maschi “recuperano” e alla fine “superano” perchè “devono fare gli uomini”.
    Quella però era l’Italia da ricostruire, l’Italia del boom economico, degli ingegneri, degli imprenditori con le palle tipo Enzo Ferrari che s’inventa da zero una casa automobilistica o Enrico Mattei che strappa contratti alle sette sorelle, dei politici vestiti di nero anche la domenica mattina, dei democristiani bacchettoni e dei comunisti ancora più bacchettoni.

    Adesso, di quel motteggio popolare si sente dire solo la prima parte. Ma questa, non a caso, è l’Italia del look, della professionalità come variabile indipendente, della finanza allegra, dei costantini, dei mostri creati dalla coppia Costanzo & De Filippi, dei politici con la bandana, degli imprenditori che si sposano con le scarpe con le iniziali, delle starlette che diventano famose perchè hanno fatto sesso con un portaborse, delle ministre sospettate di sindrome lewinsky… etc.

    In altri termini, e mi rendo conto che quello che sto per dire può sembrare assurdo, mi sembra che questa sia sostanzialmente una società che crede di poter essere meno competitiva e che quindi che può concedersi dei “lussi” come quello di essere meno performante, sfornando maschi incapaci da parte di una scuola incapace popolata da insegnanti incapaci, pur di riempire i ranghi di un apparato scolastico con gente che sul mercato del lavoro sopravviverebbe dieci minuti.

    Carlo
    http://metromaschile.blogspot.com/

    Comment by Carlo Zijno — September 10, 2008 @ 7:15 am

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>


Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Viewfinder Design