di Armando Ermini
Sgombriamo subito il campo da fraintendimenti interessati. La solidarietà per i ragazzi di sinistra accoltellati di recente a Roma deve essere piena, ed altrettanto la condanna per gli aggressori. Lo stesso sarebbe naturalmente a parti invertite. Ciò chiarito, colpiscono gli sviluppi della vicenda raccontati il 2 settembre su Il Corriere della Sera. Si è fatto vivo un comitato delle mamme costituitosi due anni orsono e denominato “Comitato madri per Roma città aperta”. Le volonterose signore sono scese in piazza con tanto di cartelli in difesa dei figli ed hanno chiesto udienza, puntualmente ottenuta, al sindaco Alemanno. Intervistate hanno dichiarato: abbiamo insegnato ai nostri figli certi valori, certe convinzioni. E siamo sempre davanti a loro, quando serve. Ed al sindaco hanno detto: noi garantiamo per loro <, tu garantisci per quei gruppi politici che sono vicini alla tua maggioranza. [nda. notare che i pargoli in questione hanno tutti oltre 25 anni].
Io ho sessant’anni e fino ai primi anni 70 ho militato in gruppi di estrema sinistra, in tempi certamente assai più pericolosi e duri, dal punto di vista della violenza, di quelli odierni. Ma se a quei tempi si fosse costituito un comitato simile, non solo ce ne saremmo vergognati come ladri (e spero, anche se ho dubbi, di interpretare il sentire di tanti miei coetanei), ma avremmo letteralmente vietato alle mammine di interferire. Per il semplice motivo che, oltre la militanza politica di qualsiasi colore, il nostro obbiettivo era anche quello di emanciparsi dalla tutela dei genitori, soprattutto, allora, da quella paterna visto che le madri erano più defilate e silenziose. Non pare sia più così, e non solo in politica. Ho occasione di frequentare persone sulla trentina e passa (maschi e femmine) e non cesso di stupirmi notando in loro il costante riferimento alla mamma (più raramente al padre).
Ne deduco che la tanto esaltata rivoluzione giovanile della mia generazione è stata un fallimento anche in questo, risolvendosi, in barba alle apparenze, in una infantilizzazione reale dei giovani.
I quali contestano, si, ma con l’approvazione e la tutela delle mamme, le stesse che allora, da posizioni femministe, reclamavano l’emancipazione e ci raccontavano di farlo per la libertà di tutti. Balle! Era solo per sostituire una tutela (del resto assai meno pervasiva e castrante), con un’altra, la loro. E che dire dei padri? Uomini della mià età o giù di lì che si sono bevuti tutte quelle sciocchezze disastrose ed hanno semplicemente passato la mano, sparendo letteralmente dalla circolazione. Se si ricordassero ancora cosa significa fare i padri, si sarebbero opposti, in nome dell’autonomia e della libertà vera dei figli ormai grandicelli, al sorgere di quell’improbabile e grottesco comitato di maternage, espressione dell’archetipo della Grande Madre che ambisce a tenere costantemente sotto tutela i figli (soprattutto maschi) e gli uomini in generale. Le mamme, così facendo, castrano i figli, salvo poi lamentarsi come donne della scomparsa degli uomini veri di un tempo. Ma personalmente sono anche disposto a comprenderle, perché in fin dei conti seguono il loro istinto di conservazione. Mi preoccupa molto di più il silenzio dei maschi e dei padri. Loro sarebbe il compito di contenere e bilanciare quell’istinto altrimenti nefasto, loro sarebbe il compito di aprire ai figli la via dell’assunzione personale e adulta di responsabilità che non cerca e non necessita di tutele dall’alto. Svegliamoci, e questa volta per davvero per il bene di tutti, nostro in primo luogo ma anche delle donne in generale, che suppongo non godano di confrontarsi continuamente con uomini matrizzati. E’ che da sole non ce la faranno mai a vincere il loro istinto. Hanno assoluto bisogno di maschi e padri veri.