September 12, 2008

Dedicato a mio padre…

Filed under: Uncategorized, Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 10:21 am

Ettore ci scrive: “Spero che la mia iniziativa venga apprezzata e sostenuta da voi.
Tenete conto che io, che non ho avuto un padre, ora sono padre di due figli, e che per nulla al mondo consentirò mai che soffrano quello che ho sofferto io…”

Segnaliamo volentieri la sua bella iniziativa e il gruppo che dedica a suo padre per pubblicarne le poesie.
francescosilvestripoeta

di Ettore Lomaglio Silvestri

Non è facile parlare di mio padre, perché?
Perché io non l’ho praticamente conosciuto.. .
Per 24 anni ho inseguito la sua voce, la sua immagine, il suo sguardo, la
sua mano…
Forse tre o quattro volte ricordo di avergli parlato…
Pochi minuti, flash indimenticabili
80 anni di storia…
erano per me giovane uomo
ma lontani lontani (more…)

September 9, 2008

Andiamo verso una scuola di donne per donne?

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 5:30 pm

(di Giuseppe Ghini)

Dal sito IL COVILE (newsletter 461 e 462) dell’amico Stefano Borselli, pubblichiamo questo articolo di Giuseppe Ghini e il commento di Armando Ermini.

Fonte: Ghinetto, 21 dicembre 2007, blog.ghini.eu/Andiamo verso una scuola di donne per donne , pubblicazione cartacea: La Voce di Romagna, 7.XII.2007
Ho un ricordo vivido di certe mattine al liceo: la professoressa che leggeva il brano di un poeta, un delicato lirico greco oppure Catullo, e poi chiedeva, quasi implorava da noi una reazione sentita, partecipata. Cercava in noi studenti un segno che quella poesia aveva toccato le corde più intime della nostra persona, ci aveva detto qualcosa di importante. Era una specie di “lezione empatica”, la ricerca di una comunione di anime sensibili (e lo dico in tutta serietà, senza nessuna ironia).
Ricordo anche la nostra reazione, intendo di noi studenti maschi: una specie di impossibilità di manifestare quello che sentivamo davvero. Perché sì, dentro di noi la poesia dei lirici greci aveva fatto breccia, eppure una sorta di pudore ci impediva nel modo più assoluto di esprimere quel sentimento in parole, e ancor meno di metterlo per iscritto su una pagina, di farne oggetto di un tema. (more…)

LA GUERRA PSICOCHIMICA CONTRO I BAMBINI MASCHI

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 4:55 pm

www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/ritalin-bologna

Dall’articolo linkato apprendiamo che in Usa 11.000.000 (proprio undicimilioni) di bambini sono sotto “cura” con il Ritalin o con psicofarmaci analoghi, perchè sarebbero affetti da HDAD, la sindrome da iperattività. E nessuno dice mai, neanche l’articolo in questione, che l’80% sono maschi, ossia che l’HDAD è una malattia sessista. Perchè? Perchè si scoperchierebbe la pentola di un mondo che “Non è un paese per maschi”, per parafrasare il bellissimo libro di Cormac Mc Carthy. Per venire incontro al modo di essere femminile si è penalizzato oltre ogni limite quello maschile, come se le due esigenze non potessero essere salvaguardate entrambe. E’ il frutto di un rancore ideologico che si risolve in un cupio dissolvi di cui stiamo pagando le spese e ancor più pagheranno le future generazioni. E non solo di maschi, ma anche di femmine che si troveranno sempre più sole e spaesate, nonostante l’apparenza.

September 8, 2008

Spot pro violenza

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 7:39 am

di Cesare Brivio

Il ministro femmina della Difesa spagnolo Carme Chaco’n gira col bimbo in grembo in zona di guerra in Afganistan, infischiandosene del dovere sacro di tutelarne la sicurezza. Uno spot pubblicitario profeminist val bene un figlio. Rachida Dati ministro della Giustizia francese con orgoglio nega oggi a tutti il nome del padre del bimbo di cui è incinta. Nome e padre che si presume negherà al figlio. Già reso orfano prima ancora di venire alla luce. Uno spot pubblicitario profeminist val bene annientare l’amore paterno. E’ la strada della “liberazione” che ci indicano schiere di donne “progressiste” a cui si accodano più contenute schiere di maschi tanto farlocchi quanto opportunisti. Un padre che mette a rischio la salute della moglie incinta o rifiuta la paternità ad un figlio è un degenerato, passibile di sanzioni penali e risarcitorie per i danni inflitti alla moglie e al figlio. Una ministra spagnola che mette a rischio la salute del figlio di cui è gravida è modello di emancipazione su cui costruire uno spot pubblicitario trasmesso dal Ministero della difesa spagnolo. Una ministra francese che nega il padre al figlio e il figlio al padre è un modello su cui costruire uno spot pubblicitario dal Ministero della Giustizia francese. A lei plaude entusiasta Concita De Gregorio in un editoriale dell’Unità ( venerdì 5 settembre 08 dal titolo: “Onora la madre”): “Sarà un limite ma mi sfugge del tutto la ragione per cui dovremmo sapere chi è il padre del bambino di Rachida Dati”. Invece a Concita De Gregorio è chiaro la ragione per cui il figlio o la figlia di Rachida non deve conoscere il nome di suo padre né suo padre può esser nominato in pubblico e amare suo figlio. Ma per quale folle ragionamento il nome del compagno e del padre lede la dignità della donna incinta e l’onore della madre? In sintonia con Concita tanta parte della stampa italiana. Carme Chaco’n, Rachida Dati per tutte le persone di buon senso, di buon cuore, di buona volontà si propongono come consapevoli manifesti viventi di comportamenti feroci e violenti che violano diritti fondamentali della persona dei figli e dei padri. Icone della brutalità e della lucida violenza del fondamentalismo progressista contemporaneo e delle sue adepte ormai senz’anima e senza cuore. Assolutamente fuori della dignità, della grazia, dell’amore e dell’onore di ciò che chiamiamo umanità.

September 5, 2008

RITORNO AL FUOCO

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 12:49 pm

di Gary Snyder
Coniglio Editore 2008

A cura di Armando Ermini

Quando si affronta il tema dell’ecologia esiste sempre il rischio di letture ideologiche che hanno, in parte, giustificazioni concrete ma che ormai, più che a chiarire, servono piuttosto a occultare la realtà dei problemi che abbiamo di fronte. Curata da Chiara D’Ottavi ed edita col titolo “Ritorno al fuoco”, la ricca raccolta di scritti del poeta della selvaticità, Gary Snyder, sfugge solo in parte a questo rischio. Presenta intuizioni profonde ma è, al tempo stesso, segnata da un’epoca e da una generazione, quella della beat generation, i cui assiomi sono all’origine di alcuni dei maggiori problemi della modernità.
La beat generation nasce in un’epoca in cui il mondo era dominato dallo scontro fra le democrazie occidentali e l’URSS, e si situa all’incrocio fra il capitalismo così come sviluppatosi in Occidente e il marxismo dei paesi a socialismo reale. Questa corrente di vita e di pensiero li rifiuta entrambi per gli esiti devastanti nei confronti dell’ambiente, ma ancor prima per la concezione del rapporto fra gli uomini e la natura, individuando invece nelle filosofie orientali (buddismo, taoismo) i concetti base, che trasportati e applicati anche in Occidente, permetterebbero di ricostituire quell’equilibrio complessivo messo in grave pericolo dagli stili di vita attuali. Nella condanna dei quali, Snyder coinvolge tra gli accusati le religioni monoteiste, ed in particolare il cristianesimo, in quanto responsabili almeno di aver costituito l’humus culturale su cui il disprezzo per l’ambiente ha prosperato e poi prevalso.
A questa interpretazione di Snyder si possono fare due obiezioni fondamentali: (more…)

September 3, 2008

Maternage politico, e non

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 5:28 pm

di Armando Ermini

Sgombriamo subito il campo da fraintendimenti interessati. La solidarietà per i ragazzi di sinistra accoltellati di recente a Roma deve essere piena, ed altrettanto la condanna per gli aggressori. Lo stesso sarebbe naturalmente a parti invertite. Ciò chiarito, colpiscono gli sviluppi della vicenda raccontati il 2 settembre su Il Corriere della Sera. Si è fatto vivo un comitato delle mamme costituitosi due anni orsono e denominato “Comitato madri per Roma città aperta”. Le volonterose signore sono scese in piazza con tanto di cartelli in difesa dei figli ed hanno chiesto udienza, puntualmente ottenuta, al sindaco Alemanno. Intervistate hanno dichiarato: abbiamo insegnato ai nostri figli certi valori, certe convinzioni. E siamo sempre davanti a loro, quando serve. Ed al sindaco hanno detto: noi garantiamo per loro &lt, tu garantisci per quei gruppi politici che sono vicini alla tua maggioranza. [nda. notare che i pargoli in questione hanno tutti oltre 25 anni].
Io ho sessant’anni e fino ai primi anni 70 ho militato in gruppi di estrema sinistra, in tempi certamente assai più pericolosi e duri, dal punto di vista della violenza, di quelli odierni. Ma se a quei tempi si fosse costituito un comitato simile, non solo ce ne saremmo vergognati come ladri (e spero, anche se ho dubbi, di interpretare il sentire di tanti miei coetanei), ma avremmo letteralmente vietato alle mammine di interferire. Per il semplice motivo che, oltre la militanza politica di qualsiasi colore, il nostro obbiettivo era anche quello di emanciparsi dalla tutela dei genitori, soprattutto, allora, da quella paterna visto che le madri erano più defilate e silenziose. Non pare sia più così, e non solo in politica. Ho occasione di frequentare persone sulla trentina e passa (maschi e femmine) e non cesso di stupirmi notando in loro il costante riferimento alla mamma (più raramente al padre).
Ne deduco che la tanto esaltata rivoluzione giovanile della mia generazione è stata un fallimento anche in questo, risolvendosi, in barba alle apparenze, in una infantilizzazione reale dei giovani.
I quali contestano, si, ma con l’approvazione e la tutela delle mamme, le stesse che allora, da posizioni femministe, reclamavano l’emancipazione e ci raccontavano di farlo per la libertà di tutti. Balle! Era solo per sostituire una tutela (del resto assai meno pervasiva e castrante), con un’altra, la loro. E che dire dei padri? Uomini della mià età o giù di lì che si sono bevuti tutte quelle sciocchezze disastrose ed hanno semplicemente passato la mano, sparendo letteralmente dalla circolazione. Se si ricordassero ancora cosa significa fare i padri, si sarebbero opposti, in nome dell’autonomia e della libertà vera dei figli ormai grandicelli, al sorgere di quell’improbabile e grottesco comitato di maternage, espressione dell’archetipo della Grande Madre che ambisce a tenere costantemente sotto tutela i figli (soprattutto maschi) e gli uomini in generale. Le mamme, così facendo, castrano i figli, salvo poi lamentarsi come donne della scomparsa degli uomini veri di un tempo. Ma personalmente sono anche disposto a comprenderle, perché in fin dei conti seguono il loro istinto di conservazione. Mi preoccupa molto di più il silenzio dei maschi e dei padri. Loro sarebbe il compito di contenere e bilanciare quell’istinto altrimenti nefasto, loro sarebbe il compito di aprire ai figli la via dell’assunzione personale e adulta di responsabilità che non cerca e non necessita di tutele dall’alto. Svegliamoci, e questa volta per davvero per il bene di tutti, nostro in primo luogo ma anche delle donne in generale, che suppongo non godano di confrontarsi continuamente con uomini matrizzati. E’ che da sole non ce la faranno mai a vincere il loro istinto. Hanno assoluto bisogno di maschi e padri veri.

September 1, 2008

Maschilità significa onore

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 10:18 pm

Di Armando Ermini

Benedetta Perilli, su La Repubblica del 28 agosto, lo scrive con sconcerto e malcelata ironia: secondo una inchiesta condotta dall’Università dell’Indiana su 27.000 maschi di otto paesi fra cui l’Italia, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, non sono il sesso o i soldi che fanno sentire virile un uomo, ma il vecchio e desueto onore. Per la precisione : al primo posto, con il 33% delle preferenze, mettono la capacità di essere un uomo d’onore. Seguono poi tenere sotto controllo la propria vita, avere il rispetto degli amici, avere un buon lavoro e saper fronteggiare da soli i problemi.
Per anni e anni il maschio è stato disprezzato come un sessuomane a cui interesserebbe solo scopare, le femministe ci hanno considerati esseri ragionanti solo in funzione del nostro organo sessuale e per questo trattati quasi da sub-umani. E’ stata imposta sui media e dai media l’immagine del maschio interessato solo a sesso/ potere/ soldi e per questo valutato come soggetto insensibile e egocentrico in confronto alle innumerevoli e sempre positive qualità femminili. Ed ora, sorpresa, pare non sia esattamente così.
Poco importa - scrive la Perilli- se le donne lo vorrebbero tutto muscoli e denaro, questo maschio internazionale e cittadino, che vive in coppia e guadagna bene, per sentirsi macho ha bisogno di essere rispettato. Niente numeri e prestazioni, per gli uomini la mascolinità è un sentimento che si costruisce sulla stima.
Che delusione- continua - allora per tutte quelle convinte di essere l’altra metà del cielo. Se fosse per i 27mila intervistati, quando si tratta di identità maschile, quel cielo potrebbe pure crollare.
E finisce: E l’homo eroticus allora? E il Don Giovanni? E Rodolfo Valentino? Stereotipi maschili costruiti su secoli di letteratura e cinema che crollano in un sol colpo sotto il peso di onore, rispetto, salute e felicità di coppia. Insomma, gli uomini descritti dagli uomini sembrano molto diversi da quelli che ci hanno raccontato.
Non che ci hanno raccontato, egregia sig.a Perilli, ma che ci avete raccontato, voi donne che avete colonizzato culturalmente i media. Quando finalmente qualcuno si prende la briga di farli parlare in prima persona, queste macchine per sesso e soldi, si scopre una verità diversa. Quell’immagine altro non è che una proiezione dell’immaginario femminile. Un desiderio inconscio negato con rabbia (in specie da quelle “emancipate”) e ribaltato sull’oggetto di tale desiderio fino al disprezzo ostentato. Ma anche un modo per tenere il maschio sempre sotto pressione e sotto esame, ossia sotto potere occulto. Da qui lo sconcerto. “Oddio, e ora che non sono più al centro del suo universo, come potrò manovrarlo, commuoverlo con qualche lacrima, atteggiarmi a vittima del suo potere oppressivo per ottenere privilegi altrimenti inconquistabili?”
Ma non si preoccupino le donne, quelle vere intendo. Un maschio che sa cavarsela da sé, che mette al primo posto la propria dignità e il proprio onore di uomo, che sente di essere apprezzato non in funzione delle tacche e del portafoglio, che gode della stima e del rispetto (ricambiati) degli amici, che non vive ansiosamente in funzione della di Lei approvazione, sarà un ottimo amante e marito e padre, anche se qualche volta gli capiterà di andare in bianco. Lo sarà perché avrà conquistato la condizione necessaria per essere uomo, l’indipendenza psichica. E terrà in gran conto il genere femminile, in modo autentico però. Questo e nient’altro che questo significa il termine onore, non le sciocchezze raccontate dalla giornalista di Repubblica quando accenna a Quel sentimento forte e radicato che fino ad alcuni decenni fa in Italia poteva attenuare addirittura le aggravanti di un delitto passionale.
Per essere felici con quest’uomo occorre una donna donna. Che sappia dunque rinunciare all’onnipotenza di chi si sente il Centro e pensa l’altro in funzione di se stessa per modellarlo a proprio uso e consumo. Proprio quello che viene rimproverato agli uomini nel solito giuoco di specchi. Proviamoci! Funzionerà.

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