August 21, 2008

L’educazione e la cavalleria imposte per legge

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 7:34 pm

di Armando Ermini
Un tempo era normale, specialmente per i maschi, cedere il posto sull’autobus agli anziani, ai disabili, alle mamme con bambini piccoli o alle donne incinta. Chi non lo faceva, qualsiasi fosse il motivo, se ne vergognava.
Poi, con il politically correct imposto dai progressisti imperante, abbiamo appreso che:
-gli anziani sono “diversamente giovani”
-i disabili “diversamente abili”,
e a dimostrazione che niente è precluso per una donna abbiamo letto che:
-le mamme con bimbi piccoli vincono medaglie olimpiche anche in discipline di forza.
-le donne incinta si sottopongono a gravosi viaggi per fare passerella passando in rassegna le truppe, come la ministra della difesa del governo Zapatero in Irak.
Risultato logico e ovvio: nessuno più, pare, si sogna di cedere il posto a chi è uguale a lui o addirittura capace di imprese eccezionali o di sottoporsi a disagi considerevoli per dimostrare di essere “più”.
Ma qualcosa, forse, non quadra. E così il comune di Vicenza (centrosinistra) ha deciso di correre ai ripari. Promuovendo forse una “reazionaria e oscurantista” operazione culturale per ridare alle cose il loro vero nome ed alle persone il loro naturale status per cui ad esempio una donna incinta non è onnipotente ma ha al contrario bisogno di cure e attenzioni particolari?
Macchè! Dimentico che sono stati proprio i suoi sodali liberal alla base di tale disastro, che definire educativo è solo riduttivo perchè si tratta invece di un problema antropologico ed etico, detta amministrazione progressista ha deciso di imporre per legge ciò che una volta era ovvio e normale.
Così, burocraticamente, chi non cederà il suo posto ad una potenziale futura medaglia d’oro olimpica sarà multato severamente.
Lo chiamano “progresso”.

CRONACHE D’OLIMPIA

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 7:31 pm

“Un colpo al maschilismo: nel 2012 ci sarà la boxe rosa”, ci informa il Corriere della Sera del 19 agosto.
Geniali questi businessmen del Cio: per far sparire la “discriminazione” contro le donne, si elimina la femminilità, et voilà, il giuoco è fatto!
Ma a vantaggio di chi?

August 18, 2008

E tu, glielo hai chiesto?

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:35 am

di Cesare Brivio

Le Pari Opportunità della provincia di Brescia utilizzano i parametri della ricerca ISTAT del 2006 sul tema della violenza maschile contro le donne, ed elaborano con l’aiuto della organizzazione profeminist Artemisia i dati della ricerca su Brescia e provincia (Il Giornale di Brescia del 23 luglio 2008). Se ne conclude che tre bresciane su quindici nel corso della loro vita hanno subito un episodio di violenza da parte del partner maschio. L’inchiesta consiste in una telefonata a risposta anonima a fronte di domande che definiscono atto di violenza, e quindi rilevabile statisticamente, l’intera gamma di atti che vanno dalla violenza sessuale al ceffone fino al comportamento psicologico violento e all’apprezzamento scortese. Domanda: a porre le stesse domande e secondo i medesimi criteri ai maschi, si troverebbero altrettanti uomini che denunciano atti di violenza inflitti loro da donne? tutte le ricerche internazionali che danno voce anche ai maschi, a questa domanda danno risposta affermativa e documentano risultati sostanzialmente uguali, a volte anche più gravi. Come per esempio dimostra anche una recente inchiesta in 1200 scuole sudafricane di cui dà notizia il Corriere on line del 29 luglio 2008: “Due studenti sudafricani su cinque dicono di essere stati costretti a fare sesso. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista scientifica BioMed Central’s International Journal for Equity in Health, che ha svelato una situazione endemica nelle scuole del Sud Africa. Il più delle volte l’abuso sui ragazzi è stato compiuto da donne mature. «Lo studio dimostra che l’abuso sessuale sui ragazzi ritenuto solo sospetto sino ad ora - dichiarano Neil Andersson e Ari Ho-Foster del Centre for tropical Disease Research di Johannesburg - è reale» I risultati sottolineano la necessità di sollecitare gli sforzi per impedire la violenza sessuale in Sud Africa. Perché dunque in Italia non si interrogano anche i maschi sulla base di parametri in grado di rilevare ciò che per i maschi è percepito come vissuto di violenza inflitta da parte femminile? (more…)

August 17, 2008

OLIMPIADI: LASCIATECI TIFARE IN PACE PER LE NOSTRE RAGAZZE

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 4:29 pm

Di Armando Ermini

Ci risiamo. Puntuali come treni svizzeri, ogni volta che le donne (italiane) vincono qualche medaglia in più degli uomini (italiani), i nostri telecronosti fanno a gara di piaggeria. Così ogni pomeriggio, nella trasmissione dedicata ai commenti si sprecano ironie, come quella di quel telecronista di cui non ricordo il nome tanto buca il video, che giovedì pomeriggio esaltava “le nostre donne “ e ironizzava sulle difficoltà dei “maschietti”. A nulla è servito il tentativo dell’ex nuotatore Luca Sacchi che per due volte ha tentato di dire, un po’ timidamente a dire il vero, che a lui interessava tifare, non fare inutili confronti. Il culmine lo ha raggiunto l’ineffabile Italo Cucci che, sempre giovedì, preso da incontrollabile pulsione all’arruffianamento, metteva in fila una sequela di sciocchezze che neanche un infante: biascicava prima sull’importanza dei risultati raggiunti senza l’ausilio delle quote rosa e sottolineava poi che l’avanzata femminile non riguardava solo l’Italia ma anche altri paesi.
Quote rosa? E che c’entrano, dal momento che nello sport non si tratta di assicurarsi medaglie in base al sesso? O meglio, nello sport le quote rosa esistono per definizione, in quanto le donne gareggiano separate dagli uomini e vincono tante medaglie quanto loro. E meno male che è così, altrimenti sarebbe la fine istantanea dello sport femminile, il quale anzi non sarebbe mai nato.
Profluvio di medaglie e di grandi risultati anche per altri paesi? Perbacco, ma si da il caso che una medaglia in più vinta da campionessa di una nazione corrisponde ad una in meno di un’altra campionessa di un’altra nazione. Il gioco è a somma zero, e il numero di medaglie complessive femminili (e ovviamente maschili) è sempre quello. Qualcuno lo ricordi al “grande” giornalista.
Sabato pomeriggio la faccenda ha assunto toni surreali. Mentre sulla scorta delle medaglie vinte si discettava sul fatto che le donne avrebbero la solita marcia in più e sull’inesistente maggior emotività femminile, intanto il giamaicano Bolt faceva il record mondiale strepitoso sui 100 metri vantando la sua proverbiale rilassatezza psichica, e da poche ore lo statunitense Phelp aveva vinto la settima medaglia d’oro (la tredicesima in due Olimpiadi), naturalmente un po’ rimproverato, con la solita coerenza, per la supposta eccessiva freddezza di carattere. Ma per favore!
La finiscano con queste ruffianerie politicamente corrette, e ci lascino tifare in pace e con passione per le nostre splendide ragazze, di cui vogliamo continuare ad ammirare la grinta e la femminilità senza confronti insulsi, stupidi e controproducenti proprio per loro. Le atlete non hanno bisogno di servi sciocchi, il cui unico efetto è quello di indurre un senso di fastidio nell’ascoltatore e più di una sconsolata riflessione sulla dilagante piaggeria che alla fine si rivela per quello che è: imbecillità allo stato puro.

Campione olimpico in nome del padre.

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 4:18 pm

Questa è la storia di Bradley Wiggins, campione olimpionico e massimo specialista al mondo di ciclismo su pista, specialità “inseguimento individuale” .
Dopo la separazione dei genitori, i rapporti fra Bradley e il padre deperirono fino alla rottura di ogni rapporto ed alla rinuncia del ragazzo alla carriera sportiva di cui era eccelente promessa.
Suo padre fu ucciso mentre era in un altro continente, e le autorità locali riconsegnarono al giovane, tra le altre cose, un inserto in cui l’uomo aveva conservato tutti gli articoli dei giornali in cui si parlava del figlio.
A quel punto Bradley riprese gli allenamenti fino a diventare il grande campione che è attualmente.

August 14, 2008

SAVE THE MALES, la nuova frontiera della liberazione sessuale secondo Katheleen Parker

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 10:14 pm

Di Armando Ermini

La Terra, si sa, è tonda e gira su se stessa. Basta star fermi e il passato riapparirà come per magia, inevitabilmente. Così. Su Il Foglio del 13 agosto 2008 leggiamo che l’ultimo libro della Parker, notissima editorialista USA, si intitola proprio “Salvate i Maschi”. La giornalista, famosa anche per aver diffuso le dissacranti tesi pro-men dell’allievo di Leo Strauss, Harvey Mansifeld, si è accorta che i maschi sono assai bistrattati e che tutto sommato, l’uomo ancien regime, protettivo e responsabile, era molto meglio dell’attuale metrosexual, depilato, bellino e bravino, che aborre ogni manifestazione di mascolinità (anche a letto).
Assediati dal rivendicazionismo femminista, ridicolizzati, screditati, diminuiti, i maschi hanno perduto il loro ruolo e, scrive Il Foglio, il padre protettivo e responsabile è diventato la manifestazione regressiva di un patriarcato antimoderno, mentre le donne si atteggiano a vittime, sante e mistiche. Controprova della perdita di buon senso e di ogni ordine gerarchico, bandiera del radicalismo democratico, è il modo con cui i maschi vengono rappresentati sui media. Bulli, bruti, violenti, stupratori o, il massimo del bene, farlocchi privi di spirito. Mai ce ne fosse uno forte, coraggioso, serio, onesto.
Bene arrivata fra le persone di buon senso, signora Parker. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ammesso che il tardi non sia già troppo e che non si creda possibile far coesistere il maschio antico con la femminista moderna.
Nulla da eccepire, comunque, salvo il titolo del libro “Salvate i maschi”. Chi ci dovrebbe salvare? Le donne, cioè quelle che, secondo lei, ci hanno distrutto? Lo Stato, quello che si è fatto complice ed autore in prima persona dello svilimento del genere maschile, che ora si ritorce contro le stesse donne (quelle che ancora si possono definire tali, naturalmente)?
La verità è che il maschio può salvarsi solo da sé. Nel duplice senso che non esisterà mai nessuna donna e nessuno Stato che gli caverà le castagne dal fuoco (e se accadesse non sarebbe vera salvezza), e che l’uomo moderno ha da guardarsi principalmente da se stesso, visto come si è ridotto. E’ da sé che deve recuperare l’antico sapere maschile, quello che gli faceva mettere al primo posto la protezione della femmina e dei cuccioli (propri e altrui), prima ancora del suo personale interesse. Quello che lo rendeva capace di distinguere le lacrime femminili strumentali da quelle sincere, sapendo che anche quest’ultime non implicavano necessariamente accondiscendenza senza riserve. Quello insomma che sapeva assumersi le sue responsabilità maschili e che sapeva dire dei SI ma anche dei franchi NO. Da qualche decennio (ma in realtà si tratta di un processo molto più lungo) ha dimenticato completamente le sue prerogative; per immotivati sensi di colpa opportunamente stimolati o per “furbizia”, questa davvero farlocca, poco importa. Stà di fatto che quelle prerogative deve riacquistarle da sé, senza con ciò rinnegare i fardelli di cui non ha mai cessato di farsi carico (i lavori pesanti e pericolosi, il mantenimento della famiglia anche quando la donna guadagna più di lui, il duro esercizio della forza a fin di bene, anche la guerra quando vi è chiamato sia o meno d’accordo, e così via elencando). E’ l’unica strada per riguadagnare stima di sé, e si può star certi che anche le donne (al solito quelle vere) lo ringrazieranno, dopo.

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