July 25, 2008

La dimora, gli stranieri e la campagna

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 10:06 am

di Roberto Pelusio

Un amico mi racconta del suo sabato nel bosco per una grigliata: ha invitato i bambini ad una gara su chi costruiva la casa più bella e dice che è incredibile cosa siano riusciti a fare in due ore, in assoluta solitudine e autonomia. Hanno raccattato in giro un po’ di assi, rami e fieno, che poi non hanno risistemato rischiando che il proprietario se la prendesse. Deve essere stato davvero importante e bello per loro fare un casa. Chi non lo ricorda l’entusiasmo profondo che ci domina da piccoli nel fare questo gioco, l’energia dirompente e l’ingegnosità creativa che è capace di suscitare?

Io invece il sabato l’ho trascorso in campagna tra i lavoratori di una serra. Ho visto uomini attivi, operosi, attenti a ciò che accade intorno, svegli aperti e disponibili in un ambiente caldo schietto, persino allegro. Niente di straordinario sennonché erano tutti stranieri: albanesi, rumeni, indiani. Le campagne sono piene di lavoratori stranieri e i piccoli paesi spesso sono abitati da loro, basta buttare l’occhio nelle piazze o nei bar. E gli italiani? Pochissimi, sembra che gli italiani non lavorino nei campi, neanche quelli super tecnologici e all’avanguardia come quello dove sono stato.
I tempi cambiano… (more…)

July 14, 2008

Libri: Lottare e amare

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 5:47 pm

Anselm Grun
LOTTARE ED AMARE
Come gli uomini possono ritrovare se stessi
Edizioni San Paolo srl. 2004

A cura di Armando Ermini

“……mi viene incontro la forte maschilità di Gesù. Gesù è un uomo che assume la propria parte, anche se tutti quanti attorno si pongono contro di lui………combatte per l’uomo che ha rinnegato il suo essere uomo”,

scrive Anselm Grun (frate benedettino, filosofo, teologo, economista, psicologo) a proposito dell’archetipo del Salvatore, appunto il Cristo, che chiude riassumendoli tutti in sé, la carrellata sugli archetipi del maschile tratti, tutti, da personaggi biblici. Il pellegrino, il padre, il condottiero, il martire, l’amante, il guerriero, il re, il selvatico e così via. Diciotto personaggi, diciotto archetipi, diciotto modi di essere maschi molto diversi fra di loro, in ciascuno dei quali ogni uomo può rintracciare una parte di sé, magari nascosta o dimenticata, tanto più oggi che il maschile vive una crisi d’identità forte. Lo scopo dichiarato del libro è di offrire uno spunto di riflessione agli uomini contemporanei per ritrovare se stessi, per accedere ciascuno al proprio sé. Quelle di Grun sono storie analizzate con gli strumenti della religione intrecciati con la psicologia analitica junghiana e il suo pensiero si inserisce a pieno titolo nel filone cui partecipano anche Robert Bly e Claudio Risè. Se in più di un’occasione Grun muove forti appunti anche alla Chiesa Cattolica, criticata per aver “ceduto” ad uno spirito buonista e compassionevole lontano dalla spiritualità e dalla psicologia maschili (è chiaro l’accenno ad una certa femminilizzazione della Chiesa, anche se non usa mai questo termine), e quindi incapace di attrarre gli uomini, non per questo ci presenta modelli di eroi senza macchia. Anzi, ogni personaggio è chiamato, per conquistare una vera maschilità, a fare i conti con la propria ombra. Ombra che ha esercitato un influsso negativo nella vita concreta di ciascuno di loro, fatta anche di cadute, tradimenti, ferite, traendo lezione dalle quali gli uomini della Bibbia, e dunque anche ciascuno di noi, si sono potuti rialzare e e riprendere la strada per divenire se stessi. Strada che deve condurre ogni uomo ad entrare in contatto con la forza maschile, l’aggressività, la sessualità, la passione, ma anche la disciplina e “l’anima”, la così detta parte femminile nel maschio, per integrarle in una virilità compiuta, la quale non può prescindere da due poli: il combattere e l’amare.

“L’uomo che solamente combatte diventerà facilmente un Don Chisciotte che ha sempre bisogno di nemici per percepire se stesso. L’uomo che oltrepassa il combattere e si dedica solo all’amore non imparerà mai davvero ad amare. ….L’amore ha bisogno anche di forza, per poter sviluppare tutto il suo potenziale di fascino e di felicità. ”

Scrive ancora Anselm Grun nell’ultima pagina del libro:
“Ti auguro che, riflettendo su quanto hai letto, tu senta la tua forza maschile, e che ti possa rallegrare di essa, che tu provi piacere a sviluppare la tua forza, e che volentieri tu sia uomo. ”

In “Maschio amante felice” Claudio Risè sviluppa sul maschile ragionamenti analoghi e identico è l’auspicio di un maschile forte e integro, per il bene proprio e della comunità in cui opera, a dimostrazione che si può partire da approcci diversi per arrivare a conclusioni analoghe.

July 11, 2008

Donne oppresse per la pace

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:18 pm

Da Il Firenze del 9/7/08
Centinaia di donne musulmane si sono riunite oggi nella Moschea Rossa di Islamabad e si sono impegnate in massa ad educare i loro figli alla guerra santa. Le donne, coperte da burqa, alcune accompagnate dai loro figli, hanno recitato slogan come “La jihad è la nostra strada ed hanno ascoltato l’arroventato discorso della figlia di Abdul Aziz.

Ogni commento è superfluo.

July 7, 2008

decostruire l’identità

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:05 pm

Di Armando Ermini
E voilà. E’ di oggi la notizia che “l’uomo” Thomas Beatie, ex donna ma con ancora l’apparato genitale femminile, ha partorito una bambina dopo che era stato fecondato/a da sua moglie con una specie di siringa senza ago e con sperma da donatore anonimo (fonte Corriere della Sera). “Quella di Beatie è una figura che intriga, perchè da un volto a cambiamenti culturali già avvenuti ma fin quì solo intuiti dal grande pubblico”, ha detto Judith halberstam, della University of South California.
Intriga? Direi piuttosto che l’individuo “decostruttivista” sconcerta e crea ansia, non altrimenti di un edificio sghimbescio che non rispetti i canoni introiettati da sempre nella profondità della psiche, semplicemente perchè corrispondono ad un ordine naturale e logico. Non è moralismo (semmai moralità, pensando al destino di quella bambina figlia di non si sa cosa).
Quel che è più grave, però, non è tanto la follia e l’egoismo di un individuo (ormai lo sappiamo, quando una cosa è possibile c’è sempre chi ci prova a metterla in pratica) ma il fatto che a tale follia ci si sia prestati da parte di così detti medici e così dette cliniche. Ed anche il commento di certi “laici” come Massimo Piattellini Palmarini appunto sul Corriere.

“Questo strabiliante caso invita noi laici a porci dei quesiti, non ad approvare o disapprovare, scrive, come se per un laico non dovesse esistere un criterio di verità, o un’etica, o una legge se non divina, almeno di natura.”

E’ proprio questo che Piattellini Palmarini contesta, portando ad esempio il fatto che, se per i mammiferi il sesso è determinato geneticamente dai cromosomi xx nella femmina e xy nel maschio, in alcune specie di rettili, invece, dipende dalle condizioni esterne, per esempio la temperatura presente durante lo sviluppo embrionale, oppure la densità di popolazione, la scarsità o abbondanza di altri maschi.
Dunque, continua, non si tratta di assolvere o condannare, nè di invocare le leggi di natura, perchè anche le tartarughe sono creature di Dio. Come se Dio non avesse stabilito una gerarchia fra i viventi, come se il fatto che il sesso nei mammiferi non sia determinato nello stesso modo che nei rettili sia ininfluente, come se l’uomo fosse un animale qualsiasi su cui condurre ogni tipo di esperimento a prescindere dai suoi “fondamentali” . La chiamano libertà, ma è il peggior totalitarismo che sia esistito perchè annulla ogni criterio di verità.

July 3, 2008

I mezzi qualificano il fine

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:57 am

di Cesare

A mio avviso è un errore insistere, contro la sensibilità e il giudizio prevalente e soprattutto quello degli addetti ai lavori, nell’utilizzo di un mezzo sbagliato per conseguire giusti e condivisi obiettivi di sicurezza e tutela per tutti. Prendere le impronte digitali appartiene ad un sistema di simboli che evoca fantasmi precisi. Fantasmi evocati ogniqualvolta si viola il principio della libertà e dignità delle persone: violato in un caso, violato in tutti i casi. I principi che regolano la convivenza civile sono il vero patrimonio di una comunità. Non sono proprietà di nessuno e non si fanno a pezzi per l’urgenza di un giorno. Se poi si adotta questa misura per chi appartiene ad una etnia e per di più verso i bambini, allora i fantasmi diventano inaccettabili. Insostenibili per chiunque e per qualunque motivo. E i fantasmi spesso hanno più peso delle persone in carne ed ossa. E il mondo che evocano più reale di quello reale. Anche con il solo annuncio si sta già ottenendo fin da subito il risultato paradossale, perchè del tutto opposto alle giuste intenzioni e alle buone finalità, di violare la dignità e il rispetto dell’infanzia nell’immaginario collettivo. Il che è già gravissimo. Figurarsi quando poi si prenderanno le impronte digitali dei minori per davvero. I mezzi che si adottano sono la sostanza e il senso di ogni azione e di ogni fine: schedare minori e portarli via ai propri cari delegittima ogni buona intenzione, anche quella di “sottrarli ai topi”, e la trasforma, fatalmente, nel suo opposto. Ci sono tanti altri modi, rispettosi della dignità umana, per tutelare l’infanzia.

July 1, 2008

Un padre e sua figlia a S. Giovanni - Lettera

Filed under: La condizione maschile, La Grande Madre terribile - Administrator @ 9:19 am

luogo e data: Firenze il 24 giugno 2008

Oggi festa di S. Giovanni con tradizionali fuochi d’artificio.

Io e mia figlia non li vediamo insieme da tanto, e ci sarebbe piaciuto vederli quest’anno.

Dunque entrambi avevamo chiesto già da una settimana alla madre (ex moglie, essendo S.Giovanni di martedì ed io grazie ai giudici italiani ho solo il mercoledì infrasettimana come da “falso condiviso”) ieri chiamo la madre a telefono, risposta:

- “mi spiace ma siamo via domani”

- ah…

allora mi passa la bambina per un saluto
- “tieni c’è il babbo” (dice la madre)

ed in sottofondo sento
- “quale babbo?” (dice mia figlia, 6 anni)

Vedete… una persona normale nella vita può dedicarsi a tante cose, ad esempio anche a divertirsi, o fare progetti.

Un padre separato invece vive i suoi anni solo per provare a rimanere a galla, sopravvivere, per arrivare, forse, alle cose essenziali, e purtroppo nemmeno sempre ci riesce.

Non potete immaginare nemmeno per un piccolo istante cosa si prova quando tua figlia fa una domanda del genere, in questo momento diventi IL NIENTE …e il fatto che io sappia benissimo chi e come ha generato questa confusione in mia figlia, passa inevitabilmente in secondo piano. Resta solo il dolore, dolore che non passa mai, perché domani sarà uguale e la tua vita è questa e tu sei o non sei babbo a seconda dei giorni e del vento che tira, sei un precario, ma non nel lavoro, sei un precario nell’identità, perché nonostante che ci sei, sei vivo e con coraggio in piedi di fronte al mondo, non ti vogliono riconoscere come persona, come padre e uomo.

Chi ha generato questo, anche senza volerlo e in piccola parte, si deve vergognare, deve fare mea culpa e poi impegnarsi a fondo affinché tutto questo non accada più… quantomeno non avvenga più “legalmente” come oggi avviene sotto gli occhi di tutti.

Chissà quando potrò tornare a vivere serenamente, come tanto tempo fa, quando non avevo nemmeno trent’anni e senza volerlo o meritarlo, ho iniziato a vivere da… mi verrebbe da dire carcerato… forse meglio esiliato… anzi no, da padre separato, separato da tutto, anche dalla propria identità di padre.

con amarezza, firmato
xoomer.alice.it/padre-separato
www.paternita.info

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