June 27, 2008

80.000 EURO PER AVER FATTO IL DANNO DI ESSERE NATO: POVERO QUEL BAMBINO

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 5:26 pm

di Armando Ermini

23/6/2008

Chissà come si sentirà quel bambino nato per un aborto sbagliato quando saprà che la “mamma” ha chiesto e ottenuto un risarcimento di 80.000 euro dall’ospedale di Gela per l’intervento non riuscito di interruzione volontaria di gravidanza.
Il fatto risale al 1999 e solo oggi la Corte d’Appello ha emesso la sentenza che ribalta il giudizio di primo grado, nel quale il risarcimento era stato negato accogliendo la linea di difesa dell’ospedale secondo cui “l’aborto terapeutico a volte può fallire”.
E’ una vicenda di cui colpisce la gelidità burocratica, dove l’aspetto umano è completamente assente. Non è in questione la decisione materna di abortire, ma il dopo. Avrà avuto certamente buone ragioni per decidere di non accettare il figlio, ma sgomenta che anche dopo la sua nascita abbia continuato a considerarlo un “danno”. E se anche dentro di sé avesse continuato a pensarlo, come non prendere in considerazione i danni psicologici che verranno sicuramente al bambino quando saprà che sua madre ha ottenuto un risarcimento solo perché lui, ignaro di tutto, è nato?
“L’aborto è maschio”, scriveva Giuliano Ferrara durante la recente campagna elettorale, ma questa vicenda dimostra invece che, quanto meno, non ha sesso. Quella madre ha lucrato su suo figlio come fosse un oggetto, e non ci sono altri commenti da fare su di lei.
Ci sono da fare invece sui giudici della Corte d’Appello, per i quali un essere umano ha comunque avuto la “colpa di nascere”. Perché è inutile girare intorno al problema; ha sbagliato il medico che fece l’intervento, d’accordo, ma il marchio di “essere” dannoso (ed anche miseramente dannoso perché 80.000 euro sono una miseria) rimarrà appiccicato addosso a quel bimbo per tutta la vita.
Sono gli esiti di una legge che, nata per tutelare la maternità, è stata fin da subito interpretata come l’istituzione del diritto della donna ad abortire. Ovvio allora che quando quel diritto non viene “rispettato” si proceda ad un risarcimento. In tutto questo l’interesse della parte più debole, il bambino, non è preso in considerazione. Si dice che di fronte alla decisione di abortire ci sono due diritti inconciliabili, quello della donna di rifiutare la maternità e quello del figlio alla vita. Ma, a parte il fatto che esistono già gli strumenti giuridici per conciliare i due diritti (l’istituto dell’affido anonimo ai servizi sociali), ed a parte il fatto che è molto discutibile quale dei due debba prevalere essendo il diritto alla vita un diritto primario su cui si fonda ogni sistema di leggi che sia volto al bene comune di tutti i cittadini, in questo caso si è codificato che per la legge un essere umano innocente può essere considerato dannoso per il solo fatto di esistere. Basta che la madre lo consideri tale.

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