June 18, 2008

U.S.A., LA NUOVA FRONTIERA DELLA PATERNITA’

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:58 pm

di Armando Ermini

“Di tutte le roccie sulle quali costruiamo le nostre vite, l’occasione che oggi festeggiamo serve a ricordarci che la famiglia è la più importante. E siamo chiamati a riconoscere e onorare quanto fondamentale sia per queste fondamenta il ruolo del padre. Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…….. E le fondamenta della nostra comunità sono di conseguenza meno salde. ……Dobbiamo fare in modo che per i padri sia più facile fare scelte responsabili e più difficile evitarle…….”

Parole che avrebbe potuto pronunciare papa Benedetto XVI o Giovanni Paolo II, o un qualsiasi altro personaggio definito oscurantista, medievale, oppressore, patriarcale, maschilista e chi ha più epiteti da inventarsi più ne metta. E invece no, quelle parole così fuori moda, così “vecchie” e stantie come cose d’altri secoli, superate dalle nuove libertà e dai nuovi diritti di un mondo che sembrava aver definitivamente e trionfalmente messo in soffitta i termini “famiglia” o “padre” se non per ricordarceli come muffe della storia, quelle parole le ha pronunciate il liberal per antonomasia, colui al quale i progressisti di ogni latitudine guardano come al nuovo campione della speranza, il candidato democratico alla presidenza Usa Barack Obama.
Il quale, come spesso accade nei sorprendenti States, ha spiazzato un sacco di gente. Dopo aver sconvolto ogni previsione conquistando la nomination contro la navigata Hillary Clinton ( chissà perché Hillary preferisce usare il cognome maritale, simbolo dell’oppressione maschilista?) facendo gridare al pregiudizio antifemminile come se gli elettori democratici non fossero stati liberi di votarla valutandone pregi e difetti, ora riporta in campo con grande determinazione le parola padre e paternità. Immagino le facce sconvolte e intristite di chi sulla fine del padre aveva teorizzato la nascita di una società finalmente libera, facce che però non vedremo qui da noi in Italia, perché è certo che quel discorso di Obama del 15 giugno all’Apostolic Church of God di Chigago, sarà minimizzato e censurato dalla stampa liberal (è Il Foglio, infatti, che lo ha pubblicato per intero il 17 Giugno). Troppo duro da digerire, troppo contrario a ciò che per decenni hanno tentato di inculcare nei cuori di uomini e donne: il padre non serve, la famiglia è il cuore e la causa dell’oppressione della persona.

Coraggio, si rassegnino a dover fare ancora i conti col vecchio, scomodo, ingombrante padre. L’era della madre singola e trionfante, fulcro della nuova società, non è ancora suonata e non suonerà, nonostante tutto, per il semplice motivo che i costi psichici e materiali di un mondo che svilisce la paternità sono troppo alti, e la saggezza profonda dei popoli inizia a rendersene conto.

E coraggio anche ad Obama. Faccia un altro passo. Si renda conto che l’aborto non può essere un diritto di nessuno, che privare il padre della parola circa la nascita di suo figlio è esattamente il modo migliore per deresponsabilizzarlo e dunque per minare la famiglia, la “roccia” su cui lui stesso ripone ogni speranza per un mondo migliore. Lo faccia, ed al salutare prezzo di gettare nel panico i suoi sostenitori radical chic, si conquisterà la fiducia di tante persone normali, uomini e donne, e non solo in USA.

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