Giovani uomini e vecchi mestieri
di Paolo Mombelli
Nella mia piccola città ho trovato due negozi nuovi dove si esercitano arti antiche. A gestirli, lavorando sodo e con perizia, due giovanotti trentenni che fino a due anni fa lavoravano in fabbrica a tempo determinato. Uno di loro ha aperto una bottega di meccanico di biciclette, ed è abile e meticoloso nel fare tutte le riparazioni che servono, nel dare consigli su strade, gomme, rapporti da usare per trarre il massimo vantaggio e la giusta soddisfazione nel montare in sella per viaggiare, anche lontano, cercando le montagne che da qui formano l’orizzonte del nord. D’inverno, quando la gente usa poco la bici e lui resta senza lavoro, ha iniziato a costruirle, le bici. Sceglie personalmente i telai nelle fabbriche, trova cerchi e tubolari, selle in cuoio. Usa colori bellissimi, inusuali, come un verde pisello tenue o un giallo ocra, monta il “fisso”, un vecchio “rapporto” senza cambio che invertendo la pedalata funziona da freno, monta manubri dalle forme antiche. Alla fine firma il manufatto, preziosissimo, e lo espone in vetrina, e la gente si ferma a guardare e a immaginare di correrci sopra attraversando la primavera che verrà.
L’altro ha aperto una bottega di calzolaio. Finito il tempo dell’usa e getta per molte famiglie nell’età dell’euro, ha pensato che la gente sarebbe tornata a prendersi cura delle proprie vecchie scarpe, facendole riparare per usarle un anno ancora. E’ bravo, onesto, adatto alle tasche di tutti. Si’, proprio di tutti, perchè anche lui, come il meccanico, nei tempi morti dopo il cambio di stagione, si è ingegnato, ha provato e riprovato, ed ha imparato a confezionare scarpe su misura, andando di persona a scegliere i materiali fino nelle Marche o in Toscana.
Sono intelligenti e fieri, questi due giovanotti. Nell’epoca della grande produzione e della grande distribuzione, della robotica e dell’automazione, loro usano le mani. E’ tornato l’homo faber.
















