June 30, 2008

A fare il padre? vai avanti tu che mi scappa da ridere.

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:58 pm

di Cesare

Da Repubblica on line del 24 giugno: in Canada una bimba di dodici anni, incoraggiata dalla madre, porta in tribunale il papà perché, come punizione, non le dà l’autorizzazione ad una gita scolastica. Il giudice Suzanne Terzier ha dato ragione alla piccola. E non è un caso eccezionale: risulta infatti che un numero sempre maggiore di minorenni ricorre ai tribunali per vicende similari.
La vicenda fa pensare che se le licenze di Stato sono numerose (dalla vendita dei Sali e Tabacchi alla gestione delle sale da Bingo) a queste licenze si aggiunge da qualche decennio anche la licenza per l’esercizio della paternità: è concessa su illuminata valutazione di idoneità dei servizi sociali e dei giudici. La quale licenza tuttavia è sì una licenza di Stato, ma tutta particolare. Infatti per legge 194 non è concessa al padre fin da subito, fin dal concepimento, ma solo dopo la nascita del figlio. Infatti suo figlio può essere eliminato dalla madre prima che nasca (per cani o gatti la cosa è più delicata). Dalla nascita del figlio in poi la licenza paterna, che non è ancora stata concessa, è comunque revocata per automatica attribuzione della medesima alla madre. Infatti è alla madre e non al padre che i tribunali riconoscono l’autorità di definire il modo corretto di essere padre in caso di contrasto in merito. Dunque la licenza di paternità è concessa sì, ma alla madre. Il padre la vede solo passare di mano: dallo Stato alla madre. In caso poi di confliggenti desideri tra padre e figli, se la madre appoggia i desiderata dei figli, come illustra il sopracitato esempio canadese, la funzione paterna è di fatto attribuita ai figli, per la nota proprietà transitiva, attiva in caso di interessata alleanza antipaterna tra madre e figli. I quali figli, nell’esercizio della funzione paterna al posto del padre, quando non fossero soddisfatti di come il padre riconosca a loro di fare il padre a se medesimi e a lui stesso, possono portarlo in tribunale dove il padre trova sempre un giudice pronto a spiegargli che la licenza paterna non gli è stata ancora concessa: infatti è in prova sulla base del giudizio della moglie, di figli e dei giudici. In tale occasione può anche essere invitato bruscamente a fare davvero il padre perché risulta anche un padre assente. In caso di pervicace renitenza ad obbedire a moglie, figli e giudici, la pedagogia paterna di costoro prevede una serie di punizioni. Per esempio l’allontanamento dalla famiglia che tuttavia continuerà a mantenere come se avesse la licenza paterna. Altrimenti andrà in galera, tra la generale riprovazione di giornali e tv contro il padre padrone.

Il silenzio del mattino

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:23 am

di Roberto Pelusio

In questi giorni alle 4 e mezza del mattino è già tutto chiaro.
Qualche volta capita di svegliarmi così presto.
In quei momenti ogni cosa si discopre piano.
Ogni piccola presenza può parlare e spesso cantare, ciascuna con la sua propria voce.
Chiunque trova ascolto.
L’aria stessa sembra aver un suono.

Dalle 7 in poi il frastuono sommerge tutto, la città si è svegliata.
Da quel momento in avanti non tutto può dirsi, non tutto trova ascolto.

Il silenzio è un luogo, dove si può essere e dirsi, per quello che si è, davanti a Chi E’.

June 28, 2008

Il ritorno del torero

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 9:00 pm

di Armando Ermini

Sembrava che la Corrida, accusata di essere rito arcaico, crudele e manco a dirlo machista, avesse perduto di fascino nell’immaginario collettivo. Quel fascino che “prendeva dentro” uomini e donne, celebrato da grandi scrittori non solo spagnoli, valga per tutti Ernest Heminguay. Anch’essa, naturalmente, è stata oggetto delle “attenzioni” del governo socialfemminista di Zapatero, intento ad estirpare dalla Spagna , in nome della modernità, qualsiasi cosa sappia di tradizione, tanto su questioni antropologiche fondamentali come il concetto di matrimonio o di genitorialità, e dunque di differenza sessuale, quanto su tutto ciò che costituisce sedimento culturale di una società, come appunto la Corrida.
Ma, ci informa Il Corriere della Sera del 22 giugno in una corrispondenza agrodolce da Madrid, è accaduto un fatto che sembrava impensabile nella nuova Spagna buonista e politicamente corretta. C’è un torero, Josè Tomas subito definito “il nuovo Manolete”, che da un anno sta riportando le folle nelle Plaza de Toros per merito del suo coraggio, al limite della temerarietà, e della noncuranza per la cura del proprio corpo, noncuranza che lo ha spinto a tornare subito a toreare, ancora convalescente per le ferite multiple di una precedente Corrida. Non è in questione in questa sede il giudizio sul rito Corrida, sulla quale si possono avere idee diverse, ma l’entusiasmo che suscitano quelle ritrovate caratteristiche maschili: il coraggio fisico, il gusto per il rischio, il non stare a “guardarsi troppo il bellico”. I popoli, ci stanno dicendo gli spagnoli, hanno ancora bisogno di eroi, di personaggi maschili con cui identificarsi perchè del maschile esprimono un archetipo, il Guerriero e l’Amante, senza il quale la società si ammala e muore dentro l’anima. Archetipo che decenni di prevalenza di quello della Grande Madre hanno addormentato ma non ucciso, evidentemente. E che è pronto a riemergere ogni qualvolta che un Grande Uomo gliene fornisce l’occasione. Con buona pace del pallido Zapatero & Co., fautori di un mondo indifferenziato e
omologato (sui canoni femminili), e per la gloria dell’orgoglio maschile e del piacere femminile.

June 27, 2008

80.000 EURO PER AVER FATTO IL DANNO DI ESSERE NATO: POVERO QUEL BAMBINO

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 5:26 pm

di Armando Ermini

23/6/2008

Chissà come si sentirà quel bambino nato per un aborto sbagliato quando saprà che la “mamma” ha chiesto e ottenuto un risarcimento di 80.000 euro dall’ospedale di Gela per l’intervento non riuscito di interruzione volontaria di gravidanza.
Il fatto risale al 1999 e solo oggi la Corte d’Appello ha emesso la sentenza che ribalta il giudizio di primo grado, nel quale il risarcimento era stato negato accogliendo la linea di difesa dell’ospedale secondo cui “l’aborto terapeutico a volte può fallire”.
E’ una vicenda di cui colpisce la gelidità burocratica, dove l’aspetto umano è completamente assente. Non è in questione la decisione materna di abortire, ma il dopo. Avrà avuto certamente buone ragioni per decidere di non accettare il figlio, ma sgomenta che anche dopo la sua nascita abbia continuato a considerarlo un “danno”. E se anche dentro di sé avesse continuato a pensarlo, come non prendere in considerazione i danni psicologici che verranno sicuramente al bambino quando saprà che sua madre ha ottenuto un risarcimento solo perché lui, ignaro di tutto, è nato?
“L’aborto è maschio”, scriveva Giuliano Ferrara durante la recente campagna elettorale, ma questa vicenda dimostra invece che, quanto meno, non ha sesso. Quella madre ha lucrato su suo figlio come fosse un oggetto, e non ci sono altri commenti da fare su di lei.
Ci sono da fare invece sui giudici della Corte d’Appello, per i quali un essere umano ha comunque avuto la “colpa di nascere”. Perché è inutile girare intorno al problema; ha sbagliato il medico che fece l’intervento, d’accordo, ma il marchio di “essere” dannoso (ed anche miseramente dannoso perché 80.000 euro sono una miseria) rimarrà appiccicato addosso a quel bimbo per tutta la vita.
Sono gli esiti di una legge che, nata per tutelare la maternità, è stata fin da subito interpretata come l’istituzione del diritto della donna ad abortire. Ovvio allora che quando quel diritto non viene “rispettato” si proceda ad un risarcimento. In tutto questo l’interesse della parte più debole, il bambino, non è preso in considerazione. Si dice che di fronte alla decisione di abortire ci sono due diritti inconciliabili, quello della donna di rifiutare la maternità e quello del figlio alla vita. Ma, a parte il fatto che esistono già gli strumenti giuridici per conciliare i due diritti (l’istituto dell’affido anonimo ai servizi sociali), ed a parte il fatto che è molto discutibile quale dei due debba prevalere essendo il diritto alla vita un diritto primario su cui si fonda ogni sistema di leggi che sia volto al bene comune di tutti i cittadini, in questo caso si è codificato che per la legge un essere umano innocente può essere considerato dannoso per il solo fatto di esistere. Basta che la madre lo consideri tale.

June 26, 2008

VIVA L’IRLANDA

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:58 pm

di Cesare

Corriere della Sera 11 giugno 2008: in Spagna la Sig.ra Bibiana Aldo, ministra femminista dell’Uguaglianza, ha istituito il Telefono Verde per i maschi che si autogiudicano violenti e si autodenunciano. Infatti, secondo la Signora, la violenza maschile è connessa alla scomparsa della società patriarcale (ovvero i padri nella legislazione familiare e in famiglia contano nulla). A che serve dunque il Telefono Verde? Di fatto a rendersi conto che sono stati distrutti e come tutti i vinti costretti a autodenunciarsi di qualunque colpa sia gradita al vincitore. Di solito appunto la colpa del vincitore: la violenza. E dunque? Più di così che vuole la ministra dell’Uguaglianza? il telefono serve, aggiunge la signora Aldo, anche a ritrovare l’identità perduta. Sono i famosi due tempi della violenza dei regimi totalitari: prima ti distruggo, poi, se resta qualcosa, sulla tua rovina ti ricostruisco. E come? ai maschi il ruolo di accusatori e delatori di se stessi, mentre lo Stato pensa a fornire l’identità. In sostanza è il potere che si arroga il diritto di costruire e imporre ai vinti i modelli di vita, in questo caso il modello maschile, fuori del quale c’è la sanzione morale, sociale, amministrativa e penale. E’ la messa fuorilegge di ogni elaborazione autonoma maschile del maschile. Se e come essere padri, lo dice mamma Stato, così anche l’essere maschi. Come si deve essere e come si deve vivere è sapere iniziatico di chi è al potere. Naturalmente un sapere inesistente. Ma proprio per questo serve al controllo. E’ Europa anche questo? Terra promessa o Terra di illibertà e orwelliana violenta oppressione?
In URSS, chi si permetteva di derogare al conformismo nullafacente dell’unità socialista produttiva di fabbrica, subiva un trattamento psichiatrico coatto per sindrome antisociale. E l’autodenuncia era consigliata. Se si sostituisce all’unità socialista produttiva, l’unità produttiva socialfemminista, lo scenario è sovrapponibile: trattamento psichiatrico coatto e esiti disastrosi per l’intera comunità. In URSS però non si era mai pensato alla autodelazione telefonica in ossequio al profilo maschile psicologicamente corretto. A quando il modello femminile? Forzature violente ed assurde. Come l’eutanasia per i bambini in Olanda, la realizzazione delle entità biologiche metà bestie e metà uomo in Inghilterra, l’aborto come diritto positivo ed assoluto della donna, la legislazione familiare che nega ogni diritto al padre, la fecondazione eterologa che nega ogni diritto identitario al nascituro, l’equiparazione della convivenza delle coppie gay al matrimonio, la distruzione della famiglia fondata su un padre ed una madre, la distruzione pianificata dell’appartenenza cristiana delle popolazione europee, le quote rosa e le azioni affermative ad eliminare il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini e spinte in Svezia fino ad imporre il commissario politico donna in ogni CdA aziendale e la tassa su chi nasce maschio, le legislazioni speciali di ogni genere e tipo fondate sulla distruzione dei principi fondamentali del diritto e finalizzate a fare dei cittadini maschi cittadini con diritti personali fortemente limitati e ad intimidire il genere maschile prospettandogli carcere e campi di rieducazione, la costrizione al lavoro fuori casa delle donne, volenti o nolenti, altrimenti il PIL europeo ne soffre e le donne devono vergognarsene, la ricostruzione di ogni verità e documento storico e religioso, letteratura compresa, secondo i dettami dell’ideologia femminista al potere. Questi i valori e le norme che saranno veicolati dalle leggi europee? Questo è Europa?
Se Europa è questa, come non vivere con radicale inquietudine la prospettiva di una casa europea dove la follia di lobby impazzite diventa legge a casa propria? Follia imposta con l’argomento retorico che: “si deve fare in Italia perché già si fa in Europa”. Infantile e truffaldina petizione di principio, elaborata dal giacobinismo socialfemminista e radicalschic, per cui un’ Europa che non c’è viene proposta come realtà di una società più giusta, civile e felice rispetto alle “arretratezze” dei popoli europei. “Perchè in Europa già si fa”: lo spot pubblicitario di ogni sovversione del buon senso, della volontà buona e della libertà stessa. Poi si scopre, grazie all’Irlanda, che questa Europa da matti devono ancora farla. E che se la sottopongono al voto popolare non la vota nessuno perché tutti hanno capito che è solo un artificio per imporre scelte politiche disumane, assurde e illiberali. Scelte da matti appunto. Non è così? Allora fatela ratificare con un voto democratico.

June 23, 2008

La poetessa Danta Alighieri

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 6:30 am

di Cesare Brivio

Repubblica on line del 20 giugno 2008, riporta quanto segue circa l’errore nella traccia dell’esame di italiano alla maturità di quest’anno. Errore che, scambiando una lirica d’amore di Montale a un maschio, per l’inno all’amore salvifico della donna, ha impegnato migliaia di studenti a scervellarsi non su una traccia di letteratura italiana, ma su uno degli innumerevoli spot pubblicitari ispirati dalla politica delle azioni affermative pro genere femminile:
“Sulla poesia di Montale, l’ispettrice del ministero racconta di aver “preparato una nota per il ministro che è rimasta lettera morta”, in cui spiegava che “la lirica di Montale, originariamente, era ispirata al ballerino russo che aveva colpito il poeta per le sue movenze femminee” ma nell’ultima versione di Ossi di seppia il poeta aveva cancellato tutte le dediche per esaltare “il ruolo salvifico dell’amore assoluto di cui è capace solo una donna. L’uomo non è il maschio, ma l’essere umano”. Al massimo, quindi, una “imprecisione”, non un errore, tant’è che al suo ufficio non è arrivata “nessuna segnalazione, nessun rilievo nei confronti della traccia”. E comunque, “c’erano tutti gli elementi della poetica di Montale con cui i ragazzi potevano costruire il tema”.
Da sempre esistono burocrati che riscrivono la storia e la letteratura. La riscrivono secondo il Bene e il Vero che il potere ha definito in quel momento. E oggi siamo in un’epoca in cui si riscrive in rosa anche il Vangelo e il Padre nostro, perché la distinzione maschio e femmina, secondo l’ideologia al potere, è una gravissima discriminazione.
E ha ragione l’ispettrice del ministero: se Cristo che invoca con il nome di Padre il Suo Dio, scandalizza tanti autorevolissimi Cristiani per offesa alla uguaglianza di genere, figurarsi se lei, che è una semplice funzionaria cultrice della letteratura italiana , non può far dire a Montale quello che le pare e piace.
Ma se in Italia si mistificano i contenuti con tanta serena sicurezza e così gravemente e a questo livello di resposabilità, è facile immaginare quale insopportabile “sbobba” femminista venga quotidianamente rifilata dalle cattedre italiche ai nostri poveri studenti maschi e femmine. A proposito: la poetessa Danta Alighieri, ancora in attesa di un nobel per la letteratura che una cultura maschilista le nega ormai da secoli e secoli…

June 18, 2008

U.S.A., LA NUOVA FRONTIERA DELLA PATERNITA’

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 8:58 pm

di Armando Ermini

“Di tutte le roccie sulle quali costruiamo le nostre vite, l’occasione che oggi festeggiamo serve a ricordarci che la famiglia è la più importante. E siamo chiamati a riconoscere e onorare quanto fondamentale sia per queste fondamenta il ruolo del padre. Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…….. E le fondamenta della nostra comunità sono di conseguenza meno salde. ……Dobbiamo fare in modo che per i padri sia più facile fare scelte responsabili e più difficile evitarle…….”

Parole che avrebbe potuto pronunciare papa Benedetto XVI o Giovanni Paolo II, o un qualsiasi altro personaggio definito oscurantista, medievale, oppressore, patriarcale, maschilista e chi ha più epiteti da inventarsi più ne metta. E invece no, quelle parole così fuori moda, così “vecchie” e stantie come cose d’altri secoli, superate dalle nuove libertà e dai nuovi diritti di un mondo che sembrava aver definitivamente e trionfalmente messo in soffitta i termini “famiglia” o “padre” se non per ricordarceli come muffe della storia, quelle parole le ha pronunciate il liberal per antonomasia, colui al quale i progressisti di ogni latitudine guardano come al nuovo campione della speranza, il candidato democratico alla presidenza Usa Barack Obama.
Il quale, come spesso accade nei sorprendenti States, ha spiazzato un sacco di gente. Dopo aver sconvolto ogni previsione conquistando la nomination contro la navigata Hillary Clinton ( chissà perché Hillary preferisce usare il cognome maritale, simbolo dell’oppressione maschilista?) facendo gridare al pregiudizio antifemminile come se gli elettori democratici non fossero stati liberi di votarla valutandone pregi e difetti, ora riporta in campo con grande determinazione le parola padre e paternità. Immagino le facce sconvolte e intristite di chi sulla fine del padre aveva teorizzato la nascita di una società finalmente libera, facce che però non vedremo qui da noi in Italia, perché è certo che quel discorso di Obama del 15 giugno all’Apostolic Church of God di Chigago, sarà minimizzato e censurato dalla stampa liberal (è Il Foglio, infatti, che lo ha pubblicato per intero il 17 Giugno). Troppo duro da digerire, troppo contrario a ciò che per decenni hanno tentato di inculcare nei cuori di uomini e donne: il padre non serve, la famiglia è il cuore e la causa dell’oppressione della persona.

Coraggio, si rassegnino a dover fare ancora i conti col vecchio, scomodo, ingombrante padre. L’era della madre singola e trionfante, fulcro della nuova società, non è ancora suonata e non suonerà, nonostante tutto, per il semplice motivo che i costi psichici e materiali di un mondo che svilisce la paternità sono troppo alti, e la saggezza profonda dei popoli inizia a rendersene conto.

E coraggio anche ad Obama. Faccia un altro passo. Si renda conto che l’aborto non può essere un diritto di nessuno, che privare il padre della parola circa la nascita di suo figlio è esattamente il modo migliore per deresponsabilizzarlo e dunque per minare la famiglia, la “roccia” su cui lui stesso ripone ogni speranza per un mondo migliore. Lo faccia, ed al salutare prezzo di gettare nel panico i suoi sostenitori radical chic, si conquisterà la fiducia di tante persone normali, uomini e donne, e non solo in USA.

June 14, 2008

Spagna: telefono verde per maschi violenti

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 8:30 pm

di Armando Ermini
E’ l’ultima trovata della ministra spagnola per l’Uguaglianza, la giovane Bibiana Aldo. Non è ben chiaro a cosa dovrebbe servire, racconta Il Corriere della Sera dell’11 Giugno. Qualcuno pensava per indurre i “machi” maneschi a sfogare la propria aggressività su altri obbiettivi, ma il ministro ha rettificato, alzando ancor di più la posta: il telefono verde servirà per i maschi in crisi d’identità, disorientati “dalla fine della società patriarcale”, ovvero per cambiare il modello di mascolinità. La Aldo ha trascurato di precisare come dovrebbe essere il nuovo modello di maschio non nocivo; forse quello illustrato nei suoi films da Pedro Almodovar, noto sostenitore di Zapatero?
Noi restiamo in attesa, seppur con poche speranze, che il problema violenza venga finalmente trattato senza pregiudizi ideologici, ciò che farebbe emergere la verità indicibile che la violenza non è di genere ma infrageneri (http://www.maschiselvatici.it/accadeoggi/dati.htm, ma anche altri articoli che carsicamente emergono sulla stampa, se ne occupò anche D Donna, e poi scompaiono nel dimenticatoio e che dimostrano che in tutti i paesi in cui si conducono indagini statistiche non orientate unilaterlamente esiste un insospettabile tasso di violenza femminile, praticamente pari a quella maschile, anche in Spagna).
Nel frattempo, boutade per boutade, consigliamo al ministro spagnolo, ma perché no anche quello italiano, di istituire anche un telefono giallo o a roselline per le femmine scassaminchia, quelle, tanto per interderci, che si industriano ogni santo giorno di trovare qualche motivo di discussione col proprio uomo, del quale non accettano nulla. Troppo macho o troppo soft, troppo pantofolaio o troppo calcettodipendente, troppo spendaccione o troppo tirchio, troppo taciturno o troppo ciarliero, troppo severo con i figli o troppo loro amico, e via elencando in una serie infinita di difetti, fino ad arrivare all’inemendabile peccato di omesso ricordo delle ricorrenze familiari. Le signore o signorine in questione (chissà quante saranno?) potrebbero utilmente essere consigliate di lasciarlo un po’ in pace, magari sfogando la loro tenace verve polemica in qualche gossip con le amiche del cuore, libere di dire tutto ciò che vogliono, magari davanti ad una tazza di thè coi pasticcini di prassi. Farebbe un gran bene a loro ed ai loro uomini, e la vita di coppia ne godrebbe un sacco.

Morti. Bianche?

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 7:25 am

di Cesare Brivio

Il termine “morti bianche” per indicare la strage dei morti sul lavoro, nasconde, a mio avviso, la realtà: si tratta praticamente sempre della morte di maschi, padri, mariti, compagni e fratelli. Morti di maschi dunque, non morti bianche. Di questi eroi di pace, nessuno si preoccupa di specificare il genere, di raccontare il vissuto concreto, la ricchezza di affetti della loro vita, la loro gioia di viverla. Il loro infinito dolore di perdere la propria vita, non interessa nessuno. Interessa nessuno se non come “morti bianche”. Ma “morti bianche” vuol dire niente. Quasi una sigla. Dove sono gli uomini, il loro sangue e le lacrime? “Morti bianche” serve ad addormentare la coscienza. Un uso scientifico del linguaggio per nascondere la tragedia umana. Come già per l’ aborto, per cui si usa il termine di “bambini non nati”, o ”IGV”, invece che uccisi. Ma come rimediare a queste morti, se si impedisce di elaborare il lutto nascondendo il il volto concreto di chi muore, di chi soffre , di chi cade nella infermità? Nel caso degli incidenti sul lavoro si comincia con il tacere il genere che è maschile. Quando invece in cronaca nera lo si sottolinea e attribuisce in maniera esclusiva proprio e solo al genere maschile. Perché questa differenza incomprensibile? Il motivo è perché sono maschi? C’è mai stato un articolo o una trasmissione televisiva che parlasse di maschi che muoiono sul lavoro perché loro, i maschi, sono loro che vanno nei cantieri, loro che vanno nei mestieri a rischio? Una che piangesse sui padri, perché è loro, dei padri, in gran parte la responsabilità del mantenimento della famiglia? al massimo sulla scena mediatica si è voluto rappresentare il dolore delle mogli. Il termine”morti bianche” serve oggi a tacere la realtà di dono straordinario che il maschile reca alla società? A mio parere sì. Nel contesto ideologico attuale è infatti uno scandalo prospettare un maschile e un paterno positivo. E’ polyticall correct infangare il genere maschile e distruggere in ogni modo e occasione la figura paterna. Anzi il pestaggio morale maschile è una professione con tanto di specializzazioni su cui fluiscono imponenti finanziamenti pubblici a costruire dati falsi spacciati per scientifici, rilevazioni statistiche farsesche: oggi sono in tanti che fanno soldi e carriera in questo modo. Dietro questo termine di “morti bianche” non solo si cela il sangue concretissimo di migliaia di maschi che mettono in gioco la propria vita per la famiglia e il prossimo. Si cela anche la falsa coscienza di una classe dirigente che ha elaborato in modo oscuro, spesso persino a se stessa, il folle desiderio e il concreto distruttivo profitto, di contrapporre il genere femminile al genere maschile, tramite la costruzione di una visione del mondo e di una società in cui il maschile e il paterno è vissuto come un disvalore.

June 11, 2008

Giovani uomini e vecchi mestieri

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 12:28 pm

di Paolo Mombelli

Nella mia piccola città ho trovato due negozi nuovi dove si esercitano arti antiche. A gestirli, lavorando sodo e con perizia, due giovanotti trentenni che fino a due anni fa lavoravano in fabbrica a tempo determinato. Uno di loro ha aperto una bottega di meccanico di biciclette, ed è abile e meticoloso nel fare tutte le riparazioni che servono, nel dare consigli su strade, gomme, rapporti da usare per trarre il massimo vantaggio e la giusta soddisfazione nel montare in sella per viaggiare, anche lontano, cercando le montagne che da qui formano l’orizzonte del nord. D’inverno, quando la gente usa poco la bici e lui resta senza lavoro, ha iniziato a costruirle, le bici. Sceglie personalmente i telai nelle fabbriche, trova cerchi e tubolari, selle in cuoio. Usa colori bellissimi, inusuali, come un verde pisello tenue o un giallo ocra, monta il “fisso”, un vecchio “rapporto” senza cambio che invertendo la pedalata funziona da freno, monta manubri dalle forme antiche. Alla fine firma il manufatto, preziosissimo, e lo espone in vetrina, e la gente si ferma a guardare e a immaginare di correrci sopra attraversando la primavera che verrà.
L’altro ha aperto una bottega di calzolaio. Finito il tempo dell’usa e getta per molte famiglie nell’età dell’euro, ha pensato che la gente sarebbe tornata a prendersi cura delle proprie vecchie scarpe, facendole riparare per usarle un anno ancora. E’ bravo, onesto, adatto alle tasche di tutti. Si’, proprio di tutti, perchè anche lui, come il meccanico, nei tempi morti dopo il cambio di stagione, si è ingegnato, ha provato e riprovato, ed ha imparato a confezionare scarpe su misura, andando di persona a scegliere i materiali fino nelle Marche o in Toscana.
Sono intelligenti e fieri, questi due giovanotti. Nell’epoca della grande produzione e della grande distribuzione, della robotica e dell’automazione, loro usano le mani. E’ tornato l’homo faber.

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