A fare il padre? vai avanti tu che mi scappa da ridere.
di Cesare
Da Repubblica on line del 24 giugno: in Canada una bimba di dodici anni, incoraggiata dalla madre, porta in tribunale il papà perché, come punizione, non le dà l’autorizzazione ad una gita scolastica. Il giudice Suzanne Terzier ha dato ragione alla piccola. E non è un caso eccezionale: risulta infatti che un numero sempre maggiore di minorenni ricorre ai tribunali per vicende similari.
La vicenda fa pensare che se le licenze di Stato sono numerose (dalla vendita dei Sali e Tabacchi alla gestione delle sale da Bingo) a queste licenze si aggiunge da qualche decennio anche la licenza per l’esercizio della paternità: è concessa su illuminata valutazione di idoneità dei servizi sociali e dei giudici. La quale licenza tuttavia è sì una licenza di Stato, ma tutta particolare. Infatti per legge 194 non è concessa al padre fin da subito, fin dal concepimento, ma solo dopo la nascita del figlio. Infatti suo figlio può essere eliminato dalla madre prima che nasca (per cani o gatti la cosa è più delicata). Dalla nascita del figlio in poi la licenza paterna, che non è ancora stata concessa, è comunque revocata per automatica attribuzione della medesima alla madre. Infatti è alla madre e non al padre che i tribunali riconoscono l’autorità di definire il modo corretto di essere padre in caso di contrasto in merito. Dunque la licenza di paternità è concessa sì, ma alla madre. Il padre la vede solo passare di mano: dallo Stato alla madre. In caso poi di confliggenti desideri tra padre e figli, se la madre appoggia i desiderata dei figli, come illustra il sopracitato esempio canadese, la funzione paterna è di fatto attribuita ai figli, per la nota proprietà transitiva, attiva in caso di interessata alleanza antipaterna tra madre e figli. I quali figli, nell’esercizio della funzione paterna al posto del padre, quando non fossero soddisfatti di come il padre riconosca a loro di fare il padre a se medesimi e a lui stesso, possono portarlo in tribunale dove il padre trova sempre un giudice pronto a spiegargli che la licenza paterna non gli è stata ancora concessa: infatti è in prova sulla base del giudizio della moglie, di figli e dei giudici. In tale occasione può anche essere invitato bruscamente a fare davvero il padre perché risulta anche un padre assente. In caso di pervicace renitenza ad obbedire a moglie, figli e giudici, la pedagogia paterna di costoro prevede una serie di punizioni. Per esempio l’allontanamento dalla famiglia che tuttavia continuerà a mantenere come se avesse la licenza paterna. Altrimenti andrà in galera, tra la generale riprovazione di giornali e tv contro il padre padrone.
Nella mia piccola città ho trovato due negozi nuovi dove si esercitano arti antiche. A gestirli, lavorando sodo e con perizia, due giovanotti trentenni che fino a due anni fa lavoravano in fabbrica a tempo determinato. Uno di loro ha aperto una bottega di meccanico di biciclette, ed è abile e meticoloso nel fare tutte le riparazioni che servono, nel dare consigli su strade, gomme, rapporti da usare per trarre il massimo vantaggio e la giusta soddisfazione nel montare in sella per viaggiare, anche lontano, cercando le montagne che da qui formano l’orizzonte del nord. D’inverno, quando la gente usa poco la bici e lui resta senza lavoro, ha iniziato a costruirle, le bici. Sceglie personalmente i telai nelle fabbriche, trova cerchi e tubolari, selle in cuoio. Usa colori bellissimi, inusuali, come un verde pisello tenue o un giallo ocra, monta il “fisso”, un vecchio “rapporto” senza cambio che invertendo la pedalata funziona da freno, monta manubri dalle forme antiche. Alla fine firma il manufatto, preziosissimo, e lo espone in vetrina, e la gente si ferma a guardare e a immaginare di correrci sopra attraversando la primavera che verrà.















