L’Altro è sempre senza invito
di Cesare Brivio
A parte le più che naturali e ragionevoli esigenze di tutela dei diritti di sicurezza dei cittadini, le manifestazioni di violenza, verbale e non, contro il popolo dei Rom o dello Straniero in senso lato, clandestino o no che sia, nulla hanno a che fare con la sicurezza, sacrosanta richiesta di una popolazione civile e laboriosa capace di darsi leggi efficaci per gestire i fenomeni migratori. Al contrario, hanno a che fare semplicemente con lo scatenarsi irrazionale di sentimenti distruttivi in primo luogo per chi li prova. Le accuse ai Rom, ai clandestini, quando pretendono di essere connotazione esclusiva di una categoria, la Storia insegna, sono accuse che di volta in volta vengono attribuite e sono state attribuite a tutti i gruppi sociali o etnici o culturali o politici che appaiono o sono apparsi non omologati e non omologabili . Le accuse nascono più che altro dal fatto che costoro incarnano una alterità. Ma chi rappresenta l’alterità occupa uno spazio a mio avviso sacro; lo spazio definito dal termine che, proprio perché sacro, mi sembra giusto iniziare con una lettera maiuscola: lo spazio dell’Altro. E quando mai l’Altro ha avuto più di una stalla o di un garage come casa. Ma chi più del Selvatico è l’Altro? E che cosa più della Vita è l’Altro? L’Altro, la Vita ci inquieta sempre, ci fa soffrire sempre, e per questo cerchiamo sempre di tenerla fuori del nostro cuore. Ma è l’unica garanzia che abbiamo per non morire. Per costringere il nostro cuore a vivere con pienezza. Un conto è la saggezza che sa accogliere e gestire l’alterità esercitando la vitale responsabilità paterna che sa condurre al bene e al giusto il torrente tumultuoso e spesso fangoso dell’esperienza e un conto il rifiuto espresso con la violenza e la demonizzazione. Il Selvatico è sempre e comunque lo Straniero, l’Altro. E non è forse proprio x questo che il nostro cuore è un po’ ammalato e un po’ pieno di nostalgia finchè non trova la via che gli consente di accoglierlo? e proprio noi, noi maschi selvatici, siamo i primi a guardare con rispetto, consapevole comprensione e disponibilità a questi estranei così poco rassicuranti.

















caro cesare,
credo che l’accoglienza deve fare i conti con la capacità di accoglienza, altrimenti diventa invasione. questo dal tuo scritto non viene fuori.
per me è importante.
giustissimo non demonizzare la categoria. ma nemmeno banalizzare il selvatico, che non è solo “Altro” (per cui secondo te qualsiasi Altro, diventa automaticamente selvatico).
il selvatico è, anche, uno che si fa, e se ne sta, per i cazzi suoi. ben lontano dalla folla.
guido
Comment by Administrator — May 21, 2008 @ 2:26 pm
Caro Cesare,
la sicurezza è un tema maledettamente impellente. Una vera comunità deve saperla coniugare con l’accoglienza dell’Altro da sè, dello Straniero, con leggi severe ed anche intransigenti ma che mai, ribadisco il mai, discriminino in funzione di categorie etniche o sessuali. Ho aggiunto sessuali perchè il 18 maggio, ad esempio, Liberazione chiedeva conto ai maschi, e solo a loro, della loro “innata” violenza,e pochi giorni dopo titolava sul fatto che tutti i figli maschi siano dei potenziali stupratori. Il “capro espiatorio”, comunque definito, è radicalmente estraneo al selvatico, che ha il dovere di tenere alta la guardia.
Solo chi ha forti problemi circa la propria identità, etnica, culturale, sessuale, può arrivare a scorgere nell’Altro il nemico su cui scaricare le proprie insicurezze.
Il selvatico, per rispondere a Guido, sa certamente stare lontano dalla folla, anzi spesso “deve” starci, ma l’Altro da sè lo rispetta sempre, anche quando non lo frequenta. Sta all’equilibrio dei nostri governanti scongiurare possibili invadenze e far rispettare con severità le nostre leggi, senza per questo generalizzare impropriamente contro questo o quel gruppo etnico, nè pretendere la omologazione forzata dello straniero, purchè anch’egli rispetti la legge dell’ospitante.
armando
Comment by Administrator — May 25, 2008 @ 8:14 pm
Cesare, il rispetto deve essere reciproco, altrimenti si fa solo del buonismo gratuito che non giova a nessuno. Le reazioni della folla hanno origine anzitutto dalla mancanza di sicurezza e di regole, che devono essere date dallo Stato.
Detto francamente, da italiano mi sono stancato di essere bollato come razzista solo perché, al pari di altri, pretendo, esigo che chi viene nel nostro Paese debba rispettare le nostre usanze e le nostre leggi. Per esempio, ti posso assicurare che in un Paese come la Spagna - che recentemente ha espulso decine di migliaia di clandestini - nessuno bolla di razzismo il governo o la gente che ne approva i metodi.
Comment by Fabio — June 8, 2008 @ 9:43 pm
Vorrei sfatare un mito. Il patto di Schengen ha poco a che vedere con il desiderio di libera circolazione dei cittadini europei.
Le frontiere colabrodo e la tolleranza per l’immigrazione clandestina non sono frutto di carità, ma sono invece perfettamente funzionali a qualunque esigenza di tipo mercantile.
L’ospitalità dei Paesi deve essere commisurata all’impatto sociale che provoca, alle loro effettive possibilità di accoglienza e non deve estendersi a chi ne abusa criminosamente.
Comment by ba — June 9, 2008 @ 2:12 pm