La deriva della magistratura
di Antonio Bertinelli
Ci sembra ozioso dilungarsi sui motivi che hanno spinto il Costituente ad assicurare, con gli articoli 104 e 105, l’autonomia e l’indipendenza dei giudici. Ci manca l’abilità per lavorare di fioretto sugli articoli 29 e 30 della Costituzione, dedicati alla famiglia e alla prole; ci manca la sottigliezza giuridica-politica per fare ulteriori considerazioni sugli art. 3, 31, 36 e 37 della stessa, concettualmente dedicati alla tutela funzionale della persona e del suo sviluppo. Spesso l’apparato normativo rappresenta quello che dovrebbe essere; il suo presupposto è la percezione di una dissonanza tra quello che è e quello che vorremmo, ma da molti anni l’azione partigiana di certi magistrati mette a nudo la marcata interdipendenza dei tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario); ci avverte che è finito un sistema etico, un progetto collettivo, un ordine morale. Ci sembra che, come ogni altro gruppo sociale, anche i magistrati necessitino di risorse ideologiche, simboliche e materiali. Mille problemi ed altrettante doglianze costituiscono il quadro offerto del Paese nelle relazioni dei Procuratori Generali per l’apertura di ogni anno giudiziario. (more…)
Carlo Sgorlon
A parte le più che naturali e ragionevoli esigenze di tutela dei diritti di sicurezza dei cittadini, le manifestazioni di violenza, verbale e non, contro il popolo dei Rom o dello Straniero in senso lato, clandestino o no che sia, nulla hanno a che fare con la sicurezza, sacrosanta richiesta di una popolazione civile e laboriosa capace di darsi leggi efficaci per gestire i fenomeni migratori. Al contrario, hanno a che fare semplicemente con lo scatenarsi irrazionale di sentimenti distruttivi in primo luogo per chi li prova. Le accuse ai Rom, ai clandestini, quando pretendono di essere connotazione esclusiva di una categoria, la Storia insegna, sono accuse che di volta in volta vengono attribuite e sono state attribuite a tutti i gruppi sociali o etnici o culturali o politici che appaiono o sono apparsi non omologati e non omologabili . Le accuse nascono più che altro dal fatto che costoro incarnano una alterità.
MI INCATENO A 50 METRI DI ALTEZZA PER PARLARE DEI PAPA’ SEPARATI DAI FIGLI.
Dunque cammina cammina, la liberazione sessuale ci ha portato fuori dei secoli sessuofobici, naturalmente cattolici, quando la penitenza di una preghiera ridava pace alla coscienza in dubbio di essersi presa qualche licenza di troppo dovendo convivere con la vitale impertinenza del sesso. Cammina cammina siamo arrivati alle laicissime e insopportabili turbe causate da uno sguardo maschile. Lascivo. Le turbe denunciate da una signora guardata con intenzione da un giovanotto sul locale Milano-Lecco. Giovanotto che la polizia ferroviaria in nutrito drappello, grazie ad un tempestivo e tempestoso appostamento, trascina davanti ad un giudice della Repubblica, esibendo come prova provata appunto l’impressione certissima della signora, nonché del nutrito drappello di poliziotti, che l’intenzione tralucente dallo sguardo era desiderante, peggio lasciva, e perciò molesta e che di quello sguardo, contenente il corpo del reato, era inequivocabile titolare il maschio in questione. Per l’intenzione lasciva dello sguardo maschile la Repubblica e la Sua Magistratura ha dunque deciso tolleranza zero. E guardate che non è come a prima vista si potrebbe concludere: non si tratta di cultura giunta alla psicosi sessuofobica di massa, non si tratta di un apparato di repressione che rileva e sanziona penalmente il reato di intenzione di fantasticheria sessuale tramite sguardo. Cosa che se letta in tal senso davvero mai si è vista né sentita né immaginata. Bensì del contrario: grazie alla educazione alla sessualità libera, recentissima conquista della dura lotta per la liberazione sessuale, chiunque può far sesso con nessuno e con niente e in piedi sul locale Milano-Lecco, finamai da pendolare. Una libertà sessuale così sfrenata richiede un contenimento repressivo proporzionale: si immagini poi che cosa succederebbe se si permettesse ai maschi, con la scusa di dormire, di tenere gli occhi chiusi in treno davanti ad una bella donna.
Simona Ercolani, co-regista del documentario sulla tragedia alla ThyssenKrupp in cui morirono sette operai maschi, ha dichiarato ad una trasmissione su RAI Uno del 1 maggio:
Una ventinovenne napoletana, diplomata e con studi universitari alle spalle, figlia di un ingegnere deceduto quindici anni orsono e di una bancaria in pensione, ha scritto una lettera al Presidente Napolitano, preannunciandigli che ha deciso di abortire causa le deficitarie condizioni economiche. Lei e suo marito, entrambi precari, guadagano 1300 euro al mese in due ed anche se non pagano nulla per la casa, ritengono di non poter mantenere dignitosamente il bambino.














