I Maschi Selvatici e la lista “Aborto? No, grazie.”

Per la prima volta da quando sono nati, quest’anno i Maschi Selvatici si sono schierati apertamente alle elezioni politiche dando una precisa indicazione di voto per la lista “Aborto, no grazie” di Giuliano Ferrara.
A questa decisione ha contribuito la presenza come candidato di Claudio Risé, capolista in Lombardia 2 e presente anche a Roma e Napoli. Come è noto i Maschi Selvatici si ispirano da sempre alle opere di Risè, che per primo in Italia ha messo il padre al centro della sua riflessione, come epicentro della crisi della modernità occidentale, ed al suo interno della perdità d’identità del maschile.
Troviamo molto significativo che grazie alla presenza di Claudio Risè, anche alcune associazioni di padri separati si siano espresse in modo analogo al nostro. Segno che sta crescendo la consapevolezza comune che i problemi dei padri non sono separabili da quelli dei maschi, e viceversa.
A coloro che hanno letto questa decisione come scelta direttamente partitica vogliamo dire che la realtà è diversa.
La lista “Aborto no grazie”, non è mai stata, né ha mai voluto essere, un partito politico.
E’ stato invece il tentativo di discutere, anche in campagna elettorale, di tematiche antropologiche. Tale è l’aborto, ovvero la soppressione di una vita umana di cui qualcuno rivendica apertamente il diritto, tale è il problema eugenetico che l’aborto e le possibilità offerte dalla moderna tecnologia portano con sé. Né quella lista si è mai proposta intenti punitivi verso nessuno, non sanzioni penali verso le donne, non la soppressione o la modifica della legge 194, semmai la sua piena attuazione nello spirito con cui fu varata, ossia la tutela della maternità ivi compresi tutte quei provvedimenti necessari a mettere le donne in condizioni di non dover rinunciare alla maternità per problemi materiali.
Il tema della sacralità della vita è uno dei temi intorno a cui i Maschi Selvatici sono nati.
Tema antropologico, quindi pre o trans-politico, costituendo uno dei fondamenti su cui la comunità nasce e si struttura.
Da esso ne discendono direttamente altri, il concetto di famiglia, il ruolo e la funzione insostituibili del padre, la possibilità per i figli di crescere in modo psichicamente equilibrato sotto la guida di padre e madre e nella importantissima percezione psichica che la propria venuta al mondo è un evento non sottoposto e sottoponibile alla decisione e alla mutevole volontà di nessuno.
Di fondamentale importanza ci è sembrato un impegno diretto su queste tematiche proprio in quanto maschi, e sotto un duplice aspetto.
Il primo aspetto riguarda la totale espulsione del padre dal processo procreativo che la modernità sta da decenni attuando. La stessa legge 194 contribuisce a questa esclusione perché non prevede l’espressione del parere paterno nel momento della decisione sulla nascita di un figlio al cui concepimento ha dato inizio ed al quale conferisce la metà dei suoi geni. E’ opportuno ricordare che le tecniche di fecondazione artificiale, che le legislazioni di importanti paesi consentono anche per coppie lesbiche, e gli avveniristici progetti di autoproduzione di sperma rosa, sono drammatiche accellerazioni di quel processo che trova origine nelle legislazioni abortive dalle quali il padre è stato emarginato.
Delle conseguenze psicologiche negative sul maschio di questa espulsione abbiamo parlato più volte sul sito e sul blog ed a quegli articoli rimandiamo. Si tratta, in estrema sintesi, del senso di autosvalutazione di sé e dei propri compiti che da sempre sono stati quelli di difendere e proteggere la propria compagna e i propri figli. Venendo meno questa consapevolezza, viene meno anche il senso di responsabilità paterna e si favorisce così il suo disimpegno da doveri indispensabili per il bene dei figli, sia maschi che femmine, che per l’assenza fisica o psichica del padre soffrono conseguenze devastanti, e per il bene della stessa madre, lasciata troppo spesso sola di fronte a compiti e responsabilità che la sovrastano. Ne risulta danneggiato dunque non solo il genere maschile, ma l’intera comunità.
Il secondo aspetto per cui ci siamo impegnati per la lista “Aborto no grazie”, è molto concreto. Per troppi anni gli uomini si sono disinteressati alla questione, quasi che la vita dovesse interessare solo le donne. Lo abbiano fatto per comodità, per calcolo opportunistico o perché davvero non riuscivano a percepire l’importanza del tema, poco cambia. L’effetto è stato devastante su tutti i piani, non ultimo quello di lasciare campo aperto al sedimentarsi di un senso di onnipotenza femminile, apertamente rivendicato dalla maggioranza del mondo femminista, rispetto alla decisione di dare la vita o la morte al proprio figlio, che pur essendone dipendente è soggetto altro dalla madre e la cui venuta al mondo non mette in discussione il diritto delle donne di autodeterminazione sul proprio corpo.
Abbiamo quindi ritenuto che fosse giunto il momento di una riassunzione di corresponsabilità maschile e paterna, cosa affatto diversa da qualsiasi forma di prevaricazione rispetto alle donne.
Questi sono stati i motivi che ci hanno spinto all’indicazione di voto per la lista promossa da Giuliano Ferrara, che toccando un tabù della modernità, puntava a far emergere un enorme rimosso della nostra civiltà.
In sostanza a noi interessano i contenuti, non gli schieramenti, e quella lista puntava a temi che da sempre sono stati anche nostri. L’avremmo sostenuta comunque, anche se si fosse apparentata con uno qualsiasi dei due schieramenti.
Siamo sempre stati consapevoli che fra le questioni antropologiche e la politica non esiste una continuità in linea retta.
Anche se ci è chiaro che da concezioni antropologiche opposte alle nostre non possono scaturire decisioni politiche congruenti col nostro pensiero, sappiamo tuttavia che esistono margini per collocazioni partitiche diverse, tanto che un nostro aderente ha ritenuto di dare il suo contributo su questi temi come candidato nell’IdV. Per questo non abbiamo mai indicato uno schieramento preferenziale, lasciando che fosse la coscienza dei singoli a decidere da quale posizione condurre una battaglia sui cui fondamenti, tuttavia, non può esserci fra di noi differenza di sostanza. Al contrario dei partiti tradizionali, la lista Ferrara, proprio per la particolarità e “limitatezza” d’intenti, a quei principi per noi irrinunciabili rispondeva in pieno.
Questo tipo di scelta che guarda alla sostanza delle cose e non alle ideologie, la rivendichiamo in pieno. Per questo l’abbiamo appoggiata con convinzione, anche rischiando esiti del tutto insoddifacenti, come è poi accaduto. Ma questo è un altro problema, attinente alla possibilità pratica che il tema aborto possa oggi essere percepito nella sua radicale importanza in una campagna elettorale.
I Maschi Selvatici intendono continuare nella battaglia per la vita nelle forme e con le modalità concrete più appropriate, insieme coi soggetti e con le associazioni che si sono dimostrati sensibili su questi temi. A noi interessa discutere coi nostri lettori non di schieramenti o ideologie, non di destra o di sinistra, ma di ciò che è importante per davvero. Siamo convinti che da tale confronto possano nascere nuove idee per approfondire e sviluppare la nostra identità di maschi impegnati nelle sfide della nostra epoca.















Un abbraccio forte a Claudio Risé, Giuliano Ferrara e tutti voi che vi siete dati ancora una volta generosamente a viso aperto per onorare la vita, un abbraccio fraterno a chi non si è sottratto alla battaglia.
I commenti ingenerosi ed inutili non ci tolgono il gusto dell’esperienza e dell’amicizia nella verità.
grazie ancora
Comment by Paolo — April 22, 2008 @ 5:58 pm
grazie anche a te, Paolo, che ti sei speso ancora una volta per una causa giusta.
Armando
Comment by Administrator — April 29, 2008 @ 9:31 pm