Raccogliamo l’appello del Dalai Lama
di Paolo Ferliga
Più di un milione di firme raccolte in una settimana di sostegno al Dalai Lama. Firma anche tu!!!
Stanno scomparendo dalle prime pagine dei giornali, così come rischiano di scomparire dalla faccia della terra, i monaci buddisti del Tibet.
Eppure proprio ieri Tenzin Gyatso, il Dalai Lama, autorità religiosa riconosciuta da tutto il popolo tibetano, ha rivolto un appello alla comunità internazionale: “Non abbiamo potere, a parte la giustizia, la verità e la sincerità. Per questo mi rivolgo alla comunità internazionale affinché per favore ci aiuti.”
Il popolo tibetano non ha più una patria indipendente dal 1950 da quando, il 7 ottobre, quarantamila uomini dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese attaccano da otto diverse direzioni la città di Chamdo, nel Tibet orientale. Il piccolo esercito del Paese delle Nevi, di soli ottomila uomini, viene sbaragliato: e’ l’inizio dell’occupazione militare del Tibet da parte della Repubblica Popolare Cinese, occupazione che dura ancora oggi.
L’occupazione provoca, nelle sue prime due fasi - quella della collettivizzazione e quella delle Rivoluzione culturale - un milione e duecentomila morti e la distruzione di quasi tutti i monasteri. Nel 1959 esistevano in Tibet 6259 monasteri, nel 1976 ne restavano in piedi soltanto otto.
Il 10 marzo 1959 scoppia nella capitale Lhasa, una rivolta. Il Dalai Lama, allora ventiquattrenne, si trova nella sua residenza estiva nel Norbulingka e viene difeso da trentamila tibetani. L’esercito cinese bombarda la regione e costringe il Dalai Lama a rifugiarsi in India in esilio.
Tutti questi fatti, ben documentati dal libro Lontano Tibet di Carlo Buldrini, sono ovviamente ben noti alle diplomazie occidentali, che però hanno sempre anteposto l’interesse economico con la Cina, a una ferma politica di sostegno al piccolo popolo delle nevi, al suo diritto alla vita.
Oggi in Tibet vivono otto milioni di cinesi e sei milioni di tibetani. E’ chiaro che la politica demografica della Cina cerca di far scomparire quel popolo. E con quel popolo rischia di scomparire un luogo dell’Anima, uno di quei luoghi che alimentano l’inconscio collettivo e consentono a ciascuno di noi de restare in rapporto con una dimensione sacra della vita. Se scompariranno il buddismo tibetano e il Dalai Lama, la perdita per l’intera umanità sarà davvero incalcolabile.
Le Olimpiadi in Cina sono un’occasione da non lasciar cadere per cercare di salvare il Tibet. Chiediamo che i rappresentanti della nostra nazione non partecipino all’inaugurazione se le autorità cinesi non accettano il dialogo col Dalai Lama e non consentono di risolvere il conflitto in Tibet in modo democratico.
















