Le donne: una rivoluzione mai nata
recensione a cura di Armando Ermini
Fabrizio Marchi
Le donne: una rivoluzione mai nata
Mimesis edizioni, Milano 2007
Sgombriamo subito il campo dalla postfazione di Lidia Ravera (quella che… le torturatrici non sono donne ma uomini mascherati), tributo pagato dall’editore al dogma politically correct secondo cui non può darsi una critica al modo di essere femminile se non immediatamente controbilanciata da un parere opposto, che peraltro si limita a riproporre i soliti argomenti delle donne vittime ma portatrici di superiorità intellettuale nei confronti degli uomini, e, fra di esse, della superiorità morale di quelle “colte” e “progressiste”. La verità è che l’unica differenza fra le donne “progressiste” e le altre è che le prime sono dotate di una robusta falsa coscienza, le altre, almeno, tendono ad essere più sincere prima di tutto con se stesse. Lasciamo perdere.
La parte del libro in cui Fabrizio Marchi descrive lo stato del rapporto fra i sessi in modo realistico e disincantato, e proprio per questo amaro, è secondo me la migliore.
Non si fanno sconti a nessuno. Donne e uomini sono risucchiati, ognuno con la sua parte in commedia, in un “gioco” funzionale agli interessi del neocapitalismo finanziario e consumistico.
Le donne ne hanno accettato i meccanismi in cambio di notevoli vantaggi esercitabili rispetto alla generalità degli uomini normali, ma a prezzo della reiterata subordinazione ai pochi ma determinanti maschi dominanti. Incapacità di vivere la sessualità in modo spontaneo, giocoso e privo di secondi fini, ci dice Marchi, caratterizzano il genere femminile, specie in Italia, e non si vedono all’orizzonte segnali di cambiamento. E’ come se, continua, la sovrapposizione fra sessufobia di matrice religiosa (in specie cattolica) e utilitarismo capitalista, avessero provocato un vero e proprio mutamento nel DNA femminile. (more…)
Testimonianza personale: 30 Marzo. Firenze, piazza SS. Annunziata durante il comizio elettorale di G. Ferrara. Un gruppo di ragazzotte di varia età appartenenti a un collettivo femminista disturba il comizio con grida, insulti, etc. etc. Da alcuni ragazzi dei Centri sociali che le fiancheggiavano, separati però dal gruppo femminile, se ne stacca uno e corre a lacerare un manifesto della lista No Aborto posto davanti al luogo del comizio. Sedata la piccola rissa, i pochi poliziotti colà convenuti intendevano allontanare, con molta discrezione e calma, il gruppetto di donne in modo che si potessero sentire le parole del comiziante. Parole testuali ascoltate con le mie orecchie rivolte al capitano di PS, che subito abbozza sconsolato:
Un’amica, qualche giorno fa, mi raccontava di non avere mai avuto un rapporto troppo confidenziale col nonno, uomo riservato e taciturno. Poco tempo prima che lui morisse, un uomo, in modo abbastanza casuale, le chiese se fosse la nipote di… Lei confermò. L’uomo si commosse, e le raccontò due episodi della vita del nonno che nessuno, in famiglia,sapeva. Verso la fine della guerra, alcuni soldati alleati erano stati fatti prigionieri dai tedeschi e rinchiusi negli spogliatoi del campo sportivo, verosimilmente destinati al campo di concentramento. A fargli la guardia due soldati tedeschi. Il nonno, una notte senza luna, li liberò, da solo e senza armi, approfittando del fatto che le guardie non si aspettassero un’azione simile e fossero abbastanza distratte. Un’ altra volta, mentre lavorava nei campi, il nonno vide un aereo britannico precipitare poco distante. Raccolse il pilota, che era riuscito a lanciarsi col paracadute, lo portò a casa e lo curò. Quando il pilota guarì e riuscì a mettersi in contatto con alcuni partigiani di Brescia, il nonno gli “prestò” il suo cavallo, con la raccomandazione che, qualora i tedeschi l’avessero catturato, uccidesse il cavallo. L’animale, infatti, conosceva la strada del ritorno, e avrebbe messo in pericolo il nonno e la sua famiglia. Il cavallo tornò, da solo, il pilota era salvo. Terminata la guerra il nonno ricevette due lettere di ringraziamento, una da Eisenhauer e l’altra da Churchill. La donna corse a casa del nonno a chiedere conto di questi fatti, e l’uomo non fece una piega, confermò, semplicemente. Quando lei gli chiese perchè non glielo avesse mai raccontato, lui rispose che non aveva fatto niente di straordinario, e che non gli sembrava nemmeno che valesse la pena raccontarlo.

Per la prima volta da quando sono nati, quest’anno i Maschi Selvatici si sono schierati apertamente alle elezioni politiche dando una precisa indicazione di voto per la lista “Aborto, no grazie” di Giuliano Ferrara.
Stanno scomparendo dalle prime pagine dei giornali, così come rischiano di scomparire dalla faccia della terra, i monaci buddisti del Tibet.













