February 17, 2008

Aborti, vita, padri. Annunziata dixit

Filed under: Bioetica, La Grande Madre terribile - Administrator @ 9:59 pm

di Armando Ermini

Lucia AnnunziataLucia Annunziata, scrivendo su La Stampa delle manifestazioni del 14 febbraio in difesa della 194, ha almeno il merito di non fare eccessivo ricorso ai vieti luoghi comuni tardofemministi che hanno infestato le pagine dei giornali e delle trasmissioni radiotelevisive, quelli alla Aspesi, tanto per capirci. Il vero problema dell’Italia di oggi, scrive Annunziata, non è l’aborto ma sono le nascite, quindi la vita, e questo è quello che esprimevano le donne scese in piazza. Il fatto è che è quasi impossibilie essere madri. Mancano le strutture, manca la stabilità ma soprattutto manca una società che ami le madri e i bambini.

Troppi Peter Pan, troppi Bamboccioni, troppo pochi i compagni di vita, e troppo poche le aziende, e le istituzioni, che premino la maternità. … Questo, banalmente, significa che non c’è carenza di mamme, nel nostro paese, ma carenza di padri.
Le donne sono sole, sempre più sole, davanti alla responsabilità della vita: è il timore, più che il diritto, la fonte vera dell’indignazione che ha mosso di nuovo le donne, di fronte a una discussione quale quella sulla moratoria, che appare una criminalizzazione e un’ulteriore sminuizione del valore della scelta di essere madre.
Pensare che le manifestazioni del 14 mettessero in contrapposizione chi vuole abolire l’aborto e chi lo rivendica come un diritto, prosegue la giornalista, sarebbe far torto alle donne ma anche a Giuliano Ferrara, che non chiede l’abolizione della 194 ma una sua diversa applicazione.
E’ dunque un bene, conclude, che di questi temi si parli in campagna elettorale.
Fin qui Lucia Annunziata, le cui argomentazioni prendiamo per buone in blocco. Però…

Le donne sono lasciate sole di fronte alla responsabilità della vita. Vero, purtroppo. Sennonchè proprio oggi è stata diffusa la lettera/appello a Veltroni e Bertinotti, firmata da varie esponenti radicalchic (Aspesi, Guzzanti, Mannoia, Hack, Maraini, Ravera ed altre) in cui si legge testualmente: pretendiamo ….il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Sennonchè su Liberazione del 10 febbraio, Angela Azzaro rivendicava alle donne la prerogativa insindacabile di decidere loro, e solo loro, se il feto portato in grembo fosse per caso vita umana o un qualsiasi grumo di cellule di cui potersi disfare senza drammi.
Allora, egregia Sig.a Annunziata, non si può far sfoggio di orgoglio onnipotente, rivendicare il primato assoluto sulla vita, addirittura decidere cosa è vita e cosa non lo è, e poi lamentarsi della solitudine in cui le donne sono lasciate. Delle due l’una: o ci si sente onnipotenti, e quindi la solitudine è normale e non dovrebbe spaventare, oppure non è così. Oppure la donna, al pari di qualsiasi essere umano, ha bisogno di vivere in relazione, in primo luogo col suo compagno, ha bisogno di sostegno, di essere aiutata anche a guardare dentro di sè e decidere insieme a chi, insieme a lei, ha dato inizio alla nuova vita, che cosa farne di quell’esserino insignificante e debole che le cresce dentro. Allora occorre un salutare bagno d’umiltà, che non significa affatto rinuncia a se stesse, semmai rinuncia a sentirsi creatrici onnipotenti e giudici uniche della vita e della morte del proprio figlio (se mai vita e morte possano essere sottoposte a giudizio).

C’è carenza di padri. Vero anche questo, purtroppo. Sennonchè contro il padre è stata dichiarata una guerra senza quartiere. Si ricercano tutti i modi per espellerlo dall’atto procreativo, dapprima fisicamente con la fecondazione artificiale, poi anche simbolicamente con gli esperimenti sull’autofecondazione femminile. E si fa balenare un futuro finalmente libero dai padri e dai maschi. Si è dichiarata la sua inutilità come educatore dei propri figli, facendo propaganda per consentire la fecondazione artificiale a donne single o coppie lesbiche. Con separazioni e divorzi si è espulso dalla sua casa rifiutandosi con tenacia degna di miglior causa di rimuovere gli ostacoli che gli impediscono di svolgere la sua funzione, anche ricorrendo alle infamanti e false accuse di violenza sessuale contro i propri bambini. Gli si impedisce, infine, di dichiarare, anche solo di dichiarare, quale sarebbe la sua volontà nell’atto più importante, la nascita del proprio figlio.
E tutto questo, potentissima spinta alla mortificazione e insieme all’irresponsabilità, è stato fatto con il concorso determinante proprio delle donne che ora lamentano la carenza di padri.
Senza voler sminuire in nulla le gravi mancanze maschili, gravi se non altro perchè ci siamo lasciati emarginare senza nulla dire e siamo così sfuggiti non ad un nostro diritto ma, cosa molto più grave, ad un nostro dovere, c’è molto da sorprendersi, egr. Sig.a Annunziata, se i padri latitano e lasciano le donne tremendamente sole?

La verità è che, nonostante si dica che il pensiero femminile sia più capace di quello maschile di abbracciare l’insieme dei problemi e di tenere insieme gli opposti, non si può sacrificare il vitello e poi accusarlo di essere morto. Che la sig.a Annunziata se ne accorga o meno, è un giochino in cui le donne sono state abilissime, ma ormai è usurato.
E’ il momento di parole chiare, finalmente. E che non somiglino al fumo veltroniano del “ma anche”. O forse è lui ad aver “copiato”?

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