C’è donna e donna
Donna romena chiede a Basescu la cittadinanza romena per l’italiano padre di sua figlia: “Lo Stato Italiano ci vieta il diritto di esistere”.
Su autorizzazione del dott. Gaetano Giordano (Centro studi separazione e affido minori) riportiamo un suo articolo comparso nel suo sito www.centrostudi-ancoragenitori.it. Lo facciamo per due precisi motivi. La conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, del feroce pregiudizio antipaterno di tanti giudici italiani che non esitano a mettere letteralmente sul lastrico un uomo privandolo completamente, così appare, della sua unica fonte di reddito, e in questo caso pare vogliano penalizzare anche la sua compagna e l’incolpevole bambina. C’è però anche un altro aspetto nella vicenda, legato al primo. Le leggi applicate a senso unico finiscono per incentivare un lato oscuro del femminile. La voglia di vendetta che non conosce ostacoli. Per la quale si usano e si strumentalizzano i figli propri (anzi, considerati come “cosa” propria), per la quale non si esita a far male anche ai figli altrui. La maternità e la femminilità non sono solo quel concentrato di bene e di altruismo di cui si straparla, e il male non è appannaggio dei soli maschi, come le cronache ormai giornaliere dimostrano. Occorre che la comunità ne prenda finalmente e onestamente atto. E che dire poi dell’esempio che noi, paese sviluppato e “progredito” offriamo a chi ci vede (da lontano) come una specie di eldorado che promettte speranze ai popoli meno “fortunati”?
I Maschi Selvatici
In una drammatica lettera, la donna, attualmente priva di occupazione, ha chiesto al presidente romeno Basescu di accelerare la concessione della cittadinanza romena richiesta dal proprio compagno, A.M., romano, di 47 anni, impiegato di una ditta di telecomunicazioni.
La coppia, che ha una figlia di cinque mesi, aveva come unico sostegno finanziario lo stipendio di A.M.: che però riceve da tre mesi una busta paga a zero euro. Tutta la cifra dovutagli viene infatti versata direttamente alla ex moglie su disposizione del Tribunale. (more…)
Lucia Annunziata, scrivendo su La Stampa delle manifestazioni del 14 febbraio in difesa della 194, ha almeno il merito di non fare eccessivo ricorso ai vieti luoghi comuni tardofemministi che hanno infestato le pagine dei giornali e delle trasmissioni radiotelevisive, quelli alla Aspesi, tanto per capirci. Il vero problema dell’Italia di oggi, scrive Annunziata, non è l’aborto ma sono le nascite, quindi la vita, e questo è quello che esprimevano le donne scese in piazza. Il fatto è che è quasi impossibilie essere madri. Mancano le strutture, manca la stabilità ma soprattutto manca una società che ami le madri e i bambini.
Due sono gli argomenti forti a cui ricorrono i pro-choice nella discussione sul “diritto di aborto”.
Dagli scienziati inglesi la notizia di un procedimento che consentirà di ottenere sperma dal midollo femminile, ovuli da quello maschile. Ricerca presentata come felice approdo per le donne alla totale e definitiva emancipazione dall’uomo: la riproduzione per partenogenesi da cui, tra l’altro, potranno nascere solo donne. Altro che maschio e padre senza volto di Man not included, il servizio per l’inseminazione eterologa con donatore sconosciuto. C’è una scienza che non si limita a conoscere ma che progetta e fa il male dell’Umanità. Conosce in odio all’Uomo. Una rivolta contro il Padre Creatore descritta nel Genesi. Mai avremmo immaginato che potesse avere questa profondità fin nella struttura stessa della biologia umana. E già si prospettano progetti ancora più violenti sulla mente dell’Uomo a dimostrare che l’anima, lo spirito non esiste ed è costruibile. Un desiderio insopprimibile e sfrenato di dimostrare che l’Uomo è meno di niente, un grumo di cellule diversamente e malamente impastato, altro che figlio di Dio. Naturalmente il tutto a sostenere l’onnipotenza proprio di chi si vuol dimostrare che valga nulla. Il paradosso di sempre che il male ci propone. Di cui l’aborto offre cifra chiarissima. E quello che più colpisce è, se ci fate caso, come questi progetti siano prospettati sempre e soltanto come progetti finalizzati al bene della donna, bene a sua volta quasi sempre identificato con il suo insediamento come potenza sovrana e assoluta. Chi vuole bene alle donne percepisce come se ci fosse un consapevole uso della loro immagine, una strumentalizzazione dei loro desideri, a coprire orrendi progetti di “miglioramento” dell’Umanità che, come tanti analoghi nella Storia, sono a rischio evidente di concludersi in disastri senza fine. Come se ci fossero all’opera forze potentissime che vogliono il dominio sull’Uomo ridotto a manufatto sottraendolo una volta per tutte alla libertà infinta che consegue alla relazione filiale con Dio Padre. E come se queste forze usassero la donna, quanto è di più caro all’uomo nel Creato, per vincere ogni resistenza. Per questo ogni volta che una donna, come sull’Avvenire di venerdì 1 febbraio 2008, Marina Corradi sul divieto del termine padre e madre proposto in Inghilterra, si riappropria della identità e saggezza femminile, e prende posizione contro questi progetti, mi sento un po’ meno angosciato: esiste un femminile degno di Maria. E, come tale, si rende conto che mai come in questi tempi la donna, come immagine di genere, se non combatte in prima linea, ora e con assoluta chiarezza a fianco dei maschi contro chi la blandisce per perdere lei e il maschile, è a rischio di una caduta tragica: destino ineludibile se chi, custode della vita, giudica la vita morto artefatto, e lascia che venga manipolata, deturpata e spenta in nome di un desiderio folle di impossibile onnipotenza.
















