No alla moratoria dell’aborto. Gli argomenti, deboli, di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi
di Armando Ermini
Chiaromonte e Paolozzi scrivono , il 9 gennaio, a Il Foglio, per argomentare il loro diniego alla moratoria sull’aborto proposta da G. Ferrara. Negano, innanzi tutto, che le donne che abortiscono siano assassine, ma nessuno lo ha detto, tanto che è sempre stato chiaro che la non punibilità dell’atto non è in discussione. Tuttavia è difficile negare che un aborto sia la soppressione di una vita umana e un atto di dominio su di essa, cosa su cui le due non rispondono, limitandosi a dire che le donne lo sanno di non essere assassine anche quando interrompono la gravidanza per motivi da loro stesse definiti futili.
Rivendicano la diversità del corpo femminile, che nessuno ha mai negato, confinando il maschio in un ruolo un tantino meccanico, come se l’atto di iniziare una vita non fosse anche da parte maschile un atto d’amore ma solo ricerca del piacere. Senonchè, poche righe sotto, scrivono che la sessualità maschile non può e non sa separare il piacere dalla riproduzione. Argomento invero contraddittorio rispetto al ruolo meccanico che avrebbe il maschio, ed anche rispetto all’accusa di cui gli uomini sono oggetto di cercare ossessivamente il piacere come unico fine (i maschi, si sa, sono sporcaccioni, solevano dire le nonne alle fanciulle in età puberale). Ed anche strano per come viene concepita la sessualità femminile evidentemente capace, essa e solo essa, di operare la scissione fra piacere e riproduzione. A me risulta, ma posso sempre sbagliarmi, che il coito non protetto da parte di uno dei due sia a rischio di gravidanza, e che entrambi, maschio e femmina, possano arrivare al piacere anche senza la penetrazione vaginale, posto che questa è comunque un atto naturale e non uno stupro in sé come teorizzato da certo femminismo.
Questi argomenti contraddittori e inconsistenti servono però alle due per affermare che il problema della contraccezione, dello “stare attenta”, è interamente del maschio, al quale, è un evidente sottinteso, viene attribuita per intero la responsabilità dell’eventuale gravidanza indesiderata e quindi del conseguente aborto. E perché mai? Se un figlio si fa in due, anzi se il ruolo maschile è nient’altro che meccanica ginnastica, perché non incombe anche alla donna il compito di “stare attenta”, od anche, aggiungo io, di rifiutarsi ad un rapporto a rischio gravidanza, visto che su di lei incombe poi l’onere maggiore? Il guaio è che il corpo delle donne spesso si ribella. Per sottrarsi all’idea che tocchi solo a lei portare il peso,la responsabilità dello “stare attenta”, scrivono. Ma quando si parla di responsabilizzare il padre, quell’essere quasi ininfluente nel progetto di vita che si va costruendo, anche alla sua responsabilità ci riferiamo, insieme ovviamente a quella femminile. Mi risulta inoltre che le donne abbiano salutato l’invenzione della pillola come un momento epocale nella loro liberazione sessuale, e dunque? Dunque l’ oscillazione continua fra vittimismo e onnipotenza, sapientemente usata per colpevolizzare e/o deprimere il genere maschile, definito intemperante, distratto, disordinato, sta diventando davvero insopportabile. Come insopportabile è continuare a vedere tutto in termini di conflitto fra i sessi. Anche la legge 194 rappresenta, scrivono, un compromesso rispetto, appunto, al conflitto tra i sessi. Piacerebbe conoscere come la vorrebbero , una legge che già esclude completamente il padre anche dalla possibilità di esprimere il suo parere su suo figlio e finanche dalla conoscenza che la moglie è incinta, e che da alle donne ampie possibilità di disfarsi del bambino sulla base di un generico disagio psichico in cui può star dentro tutto? Non lo scrivono, naturalmente, ma si capisce lo stesso. Vorrebbero che alle donne fosse riconosciuto pieno, incondizionato e insindacabile, diritto di vita e di morte sul figlio, considerato “cosa loro”. E’ tanto vero che, mentre si lamentano , a torto, che nelle argomentazioni maschili la donna non è mai contemplata e il bambino sembra sia sottrattola legame con il corpo materno, nel loro ragionamento è proprio il bambino a non comparire mai, neanche una volta. E che dire, per finire, della vera e propria ossessione per l’identificazione che sarebbe fatta fra donna e madre? Che la maternità, senza per questo negare che una donna possa realizzarsi anche altrove, sia parte fondamentale del femminile (come, con valenze diverse e forse più sbilanciate sul piano spirituale, la paternità per gli uomini), non lo dicono i maschi oppressori. Lo dicono e lo dimostrano quelle donne che arrivate alla soglia dei quaranta si ritrovano sole e senza aver fatto quell’esperienza, in nome della quale arrivano anche a negare al figlio la presenza del padre. Tutta colpa dei paradigmi patriarcali? Ma per favore!
A me pare che Chiaromonte e Paolozzi dimostrino davvero poca stima per il proprio genere, e lo vogliano ingabbiare in un nuovo stereotipo da loro stesse inventato. Altro che il maschilismo!

















Siamo sempre al solito femminese fasullo, incartapecorito e autoreferenziale. Sembrano quelle vecchie croste di pseudoavanguardia che li quadri e dici: “Come sono invecchiati e datati!”. E dire che avevano pure la pretesa di passare per rivoluzionari. Parlo dei quadri. Ma anche di queste signore.
Comment by Nessie — January 12, 2008 @ 9:18 pm
Cara Nessie, gli argomenti e il lessico che quarant’anni orsono sembravano, ed in parte lo erano, rivoluzionari, oggi appaiono stantii e ripetitivi. Non è solo da parte femminile che avviene, ma da una parte di quella generazione (che è anche la mia) che sembra cristallizzata, che si rifiuta, nonostante la storia, di sottoporre a vaglio critico vero le convinzioni di allora. Non ce la fanno proprio forse perchè troppo doloroso, ma è indice di debolezza e di poco coraggio.
Armando
Comment by Administrator — January 23, 2008 @ 12:12 am
Hai ragione in quasi tutto, ottime argomentazioni maschilmente …logiche !
Su una cosa non sono d’accordo; sul scivolare esilmente, secondo moda, che l’aborto è assassinio ! E’ il più becero e volgare modo di assassinare. E’ il metodo più antinaturale (la madre donatrice che è prevaricatrice) che esista. E’ peggio di uccidere un bambino che può scappare con la fuga. E’ peggio di uccidere un debole, vivente all’esterno che può urlare e chiedere aiuto ! E’ il peggior assassinio che un essere umano possa produrre. Anche se nessuno sente urlare, nessuno o pochi vedranno gli effetti del delitto, anche se le leggi lo permettono….è il delitto per cui Dio non perdona l’umanità attuale e qunto vi è di più terribile ed imperdonabile è proprio la legislazione che NON lo sanziona ed anzi lo permette !
Comment by Mario — February 5, 2008 @ 10:53 pm