January 30, 2008

Quo vadis, Amnesty?

Filed under: Bioetica - Administrator @ 8:19 am

di Cesare Brivio

Tremendo il silenzio di Amnesty sulla moratoria sull’aborto promossa da Giuliano Ferrara.
Quo vadis Amnesty?
Di fronte al miliardo di aborti nel mondo, ai cinquemilioni di aborti in Italia, alle pratiche eugenetiche, alla imponente documentazione sulla devastazione dei figli dell’Uomo che esce dalle moderne camere degli orrori dove in ogni ospedale si pratica l’omicidio chiamato interruzione della gravidanza e indicato con una sigla, IGV, Amnesty International vede ma non sente e non parla, sente ma non vede e non parla, parla ma non vede e non sente. Amnesty International da tempo vede, sente e parla della violenza a partire da filtri di lettura ideologici, a cui progressivamente sembra aver dato l’anima e abbandonato molti fra coloro che meritano la sua tutela.

January 27, 2008

Go out, get drunk and fight

Filed under: La condizione maschile, Il Selvatico - Administrator @ 7:02 pm

di Paolo Mombelli, medico-psichiatra-psicoterapeuta

“L’articolo che segue, autorizzato dall’amico Paolo, è pubblicato sulla rivista ALL RUGBY, direttore Gianluca Barca”. I Maschiselvatici.

Qualche volta nel rugby ho visto rappresentate alcune delle qualità della vita di tutti i giorni: il “logos”, il “pathos” e l’”ethos”, cioè il cervello, il cuore e la regola. Sì, perché questo è uno sport che per molti aspetti è quasi una metafora dell’esistenza, nella sua obliqua linearità e nella sua complessa semplicità. In Galles, purtroppo, di questi tempi, si discute invece dell’aggressività violenta e distruttiva espressa nei dopo partita (dentro e oltre il cosiddetto “terzo-tempo”) da parte di qualche giocatore, anche famoso.
Non pretendo, qui, di spiegare le ragioni di questi inconsulti e pericolosi “passaggi all’atto”. Però nemmeno mi sottraggo al bisogno di capire cosa sta succedendo in questo sport, e lo faccio con una sorta di “Lavori in corso”, esplicitando la mia riflessione e ponendomi all’ascolto di eventuali ed auspicabili ulteriori contributi. In Galles, soprattutto da parte degli addetti ai lavori, si è cercato di minimizzare i fatti sostenendo che un eccessivo ed abituale consumo di alcool da parte di atleti professionisti che praticano uno sport impegnativo come il rugby è impossibile. (more…)

January 26, 2008

Paternità e cultura

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 2:51 pm

di Armando Ermini

Paternità di Eugenio RiottoIl dibattito pubblico sulla proposta di moratoria dell’aborto lanciata da G. Ferrara, è stato anche l’occasione per riaprire, seppure troppo timidamente, il tema della paternità. Soprattutto da parte di chi si è dichiarato contrario alla proposta di Ferrara in nome dell’esclusiva o prevalente competenza femminile sulle questioni della vita, si è molto insistito sullo speciale rapporto che lega la madre al nascituro e quindi sulla differenza di fondo fra maternità e paternità alla base della ineluttabile asimmetria. Che quel rapporto sia speciale e unico è evidente. Pur senza, in quanto maschi, sentirne l’intensità, la ragione è sufficiente per comprenderne l’esistenza. Dal punto di vista della biologia e del legame col corpo, la paternità si differenzia quindi dalla maternità, ancorché l’atto paterno della fecondazione sia altrettanto essenziale dell’accoglimento materno per la nascita di una nuova vita. La differenza è tanto vera che, ci dicono gli antropologi, l’umanità ha tardato a scoprire il legame fra penetrazione maschile e gravidanza femminile. Il padre è entrato sulla scena della generazione dei figli in un momento successivo alla madre. Significa dunque che è stata necessaria una “mediazione” culturale affinché il legame fra padre e figlio fosse conosciuto e riconosciuto. Non mi sembra ci possano esseri dubbi sul fatto che questo elemento di conoscenza ha costituito una radicale frattura nel modo con cui l’umanità percepisce se stessa. Ha dato al maschio/padre nuova coscienza di sé e della sua importanza, e contemporaneamente nuove responsabilità personali e dirette nei compiti di difesa della prole e della compagna. Insomma un vero e proprio salto nello sviluppo della civiltà umana. (more…)

January 19, 2008

La rilevanza morale dell’aborto secondo Livia Turco

Filed under: La Grande Madre terribile - Administrator @ 11:35 am

di A. Ermini

Scrive Livia Turco su Il Foglio del 16 gennaio:
“Nella coscienza di una donna abortire non è compiere un omicidio ma vivere la perdita di una parte di se stessa. E’ vivere l’incapacità e l’impossibilità e a volte anche il rifiuto di accogliere suo figlio. Il mistero della della relazione generativa appartiene solo a colei che la vive. ……..Dire che solo lei può dirimere quel mistero non significa conferirle un diritto sulla base di un’attribuzione astratta di poteri. Non è la conseguenza dell’attribuzione alla donna di un potere femminile estraneo alla generazione ma è la constatazione di uno stato di fatto. ………La rilevanza morale dell’aborto è nel vuoto simbolico normativo e culturale, che circonda, nella società di oggi, la nascita, la generazione, l’accudimento della persona. Il discorso morale per sconfiggere l’aborto è narrare, rappresentare, codificare la capacità di accoglienza della vita delle singole persone, della coppia, della società. Si tratta di un discorso morale eversivo……..Se non c’è accoglienza della vita non si sconfigge l’aborto…….Dunque è possibile costruire una cultura laica del rispetto della vita umana fin dal concepimento ed è possibile che essa diventi universale e condivisa al di là e oltre le convinzioni religiose e le evidenze scientifiche. E ciò se si realizza una crescita umana della società che non può che essere trainata dal soggetto che la vita la crea e la porta in grembo. Per tutto questo, caro Giuliano, non basta non colpevolizzare le donne, bisogna ascoltarle e conferire autorevolezza al loro discorso morale.” (more…)

January 11, 2008

No alla moratoria dell’aborto. Gli argomenti, deboli, di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi

Filed under: La Grande Madre terribile - Administrator @ 4:05 pm

di Armando Ermini

Franca Chiaromonte e Letizia PaolozziChiaromonte e Paolozzi scrivono , il 9 gennaio, a Il Foglio, per argomentare il loro diniego alla moratoria sull’aborto proposta da G. Ferrara. Negano, innanzi tutto, che le donne che abortiscono siano assassine, ma nessuno lo ha detto, tanto che è sempre stato chiaro che la non punibilità dell’atto non è in discussione. Tuttavia è difficile negare che un aborto sia la soppressione di una vita umana e un atto di dominio su di essa, cosa su cui le due non rispondono, limitandosi a dire che le donne lo sanno di non essere assassine anche quando interrompono la gravidanza per motivi da loro stesse definiti futili.
Rivendicano la diversità del corpo femminile, che nessuno ha mai negato, confinando il maschio in un ruolo un tantino meccanico, come se l’atto di iniziare una vita non fosse anche da parte maschile un atto d’amore ma solo ricerca del piacere. Senonchè, poche righe sotto, scrivono che la sessualità maschile non può e non sa separare il piacere dalla riproduzione. Argomento invero contraddittorio rispetto al ruolo meccanico che avrebbe il maschio, ed anche rispetto all’accusa di cui gli uomini sono oggetto di cercare ossessivamente il piacere come unico fine (i maschi, si sa, sono sporcaccioni, solevano dire le nonne alle fanciulle in età puberale). Ed anche strano per come viene concepita la sessualità femminile evidentemente capace, essa e solo essa, di operare la scissione fra piacere e riproduzione. A me risulta, ma posso sempre sbagliarmi, che il coito non protetto da parte di uno dei due sia a rischio di gravidanza, e che entrambi, maschio e femmina, possano arrivare al piacere anche senza la penetrazione vaginale, posto che questa è comunque un atto naturale e non uno stupro in sé come teorizzato da certo femminismo. (more…)

January 8, 2008

Creare allarme sociale per far approvare leggi e zittire gli oppositori: nel 1976 l’aborto, nel 2007 la violenza sulle donne. Nulla di nuovo sotto il sole

Filed under: Bioetica, La condizione maschile - Administrator @ 8:29 pm

di Armando Ermini

Antonio SocciAntonio Socci, su Libero del 6 Gennaio documenta in che modo nel 1976, a partire da un problema reale e doloroso, i media e le forze politiche abortiste con azioni combinate e convergenti, gonfiarono a dismisura le cifre sugli aborti clandestini e sulla mortalità femminile ad essi dovuta, creando così allarme e angoscia sociali sull’onda dei quali passò in parlamento la legge 194.
Secondo Pannella, che ha ripetuto queste cifre al TG5 del 4 gennaio, gli aborti clandestini variavano all’epoca da 1 a 1,5 milioni all’anno. Il Corriere della Sera, nel numero del 10/9/76 parlava di un range compreso fra 1,3 e 3 milioni, mentre secondo Il Giorno (7 settembre 1972) il numero di interruzioni di gravidanza svariava da 3 a 4 milioni annui. Cifre iperboliche sparate (non ) a caso, tanto che, scrive Socci,
sarebbe bastato qualche piccolo accertamento per scoprire la verità. Secondo calcoli fatti da statistici ipotizzando 3 (o addirittura 4) milioni di aborti clandestini l’anno ne derivava un tasso medio di abortività in base al quale – alla fine - “tutte le donne italiane avrebbero praticato nella loro vita almeno 8 aborti procurati clandestini” (Palmaro). Uno scenario ovviamente assurdo.
Che i “milioni di aborti clandestini” ogni anno fossero un argomento totalmente infondato, è provato, in modo indiscutibile, oggi, dai dati ufficiali sugli aborti legali in Italia, fermi attorno ai 130 mila l’anno (dal 1978 hanno raggiunto al massimo la cifra di 240 mila all’anno, ma attestandosi subito molto al di sotto dei 200 mila). Se questo è il numero delle donne che interrompono la gravidanza oggi che l’aborto è facile, legale e assistito, in qualunque ospedale, e addirittura propagandato, è ovvio che dovevano essere un numero molto inferiore a praticarlo quando era illegale, si rischiava il carcere, la faccia e la pelle, ed era difficile trovare le “mammane” che lo praticassero.
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