Disoccupato tenta il suicidio.
Non aveva i soldi per il regalo alla figlia
di Armando Ermini
E’ la storia, tristissima, riportata dai giornali. Un trentanovenne foggiano con residenza a Torino, si è trovato all’improvviso senza più nulla della sua vita. Separato da poco e quindi senza casa, senza possibilità di vedere la figlia, disoccupato (e chissà che ciò non abbia influito sulla separazione) e senza soldi in tasca, neanche per un regalo alla bambina che compiva gli anni. Disperato insomma. Ha mandato un sms a Telefono Amico che con l’aiuto della polizia è riuscita a sventare il tentativo di suicidio che l’uomo stava mettendo in atto. La cronaca ci dice che gli agenti gli avevano dato appuntamento di fronte alla chiesa della Gran Madre (coincidenza significativa) ma che lo hanno trovato piangente su un vicino ponte. Ora è in cura psichiatrica.
Ma non è la psichiatria a poterlo aiutare per davvero, se non per lenire sul momento la sua disperazione. Ormai troppi maschi e troppi padri si trovano a vivere situazioni simili e non c’è da meravigliarsi se si lasciano andare a gesti estremi, contro se stessi o gli altri.
Esiste una vera emergenza sociale provocata dalla facilità con la quale un uomo ed un padre possono essere spossessati di tutto, affetti e beni materiali. Quella che è stata definita con felice quanto triste espressione, la Fabbrica dei divorzi lavora a pieno ritmo. Non esiste crisi economica che tenga. Ma è anche l’ora di smetterla, una volta per tutte, di accusare i maschi di insensibilità e di volontà di potere sulle donne e sui figli. Quale insensibilità? Quella che li fa sentire annientati per non poter provvedere alla famiglia? Quale potere? Quello di essere sbattuti fuori dalla propria casa senza aver nessuna colpa se non quella di non piacere più a Lei? Quello di dover mendicare qualche ora coi figli? La verità è che è stata costruita una mostruosa macchina, culturale, mediatica e giuridica, fondata su una menzogna, quella del maschio oppressore, che si autoalimenta e si autoconferma quando qualche disperato, certamente fragile, certamente non giustificabile, perde la testa e si mette a sparare come a Reggio Emilia. Di questi fatti portano la responsabilità anche tutti coloro, legislatori, giudici, Associazioni femminili, che quella macchina hanno contribuito a costruire considerando gli uomini in torto a prescindere, ma anche ingannando e deresponsabilizzando tante donne, facendo loro credere di potersi permettere tutto.
















